donald trump ilhan omar

E MENO MALE CHE ERA LA SINISTRA A “FOMENTARE L’ODIO” – LA DEPUTATA DEM ILHAN OMAR, CHE È STATA AGGREDITA DA UN UOMO ARMATO DI SIRINGA DURANTE UN COMIZIO A MINNEAPOLIS, RIVELA CHE LE MINACCE DI MORTE NEI SUOI CONFRONTI AUMENTANO VERTIGINOSAMENTE OGNI VOLTA CHE TRUMP PARLA DI LEI – IL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO NON HA CONDANNATO L’ATTACCO, MA ANZI HA GRIDATO AL “COMPLOTTO”: “E’ UN'IMBROGLIONA. PROBABILMENTE L’HA ORGANIZZATO LEI, CONOSCENDOLA” – NON È LA PRIMA VOLTA CHE IL TYCOON PRENDE DI MIRA LA 43ENNE NATA IN SOMALIA: A DICEMBRE L'HA DEFINITA “SPAZZATURA” CHE "PROVIENE DA UN PAESE DI "PIRATI" – LA COMUNITÀ SOMALA È AL CENTRO DELLE RETATE DELL’ICE IN MINNESOTA…

ILHAN OMAR

1 - DEPUTATA OMAR, 'LE MINACCE DI MORTE CONTRO DI ME SONO AUMENTATE'

(ANSA) - Balzo delle minacce di morte verso la deputata democratica Ilhan Omar. "Da quando sono entrata in carica, ogni volta che il presidente degli Stati Uniti ha scelto di usare un retorica di odio per parlare di me e della comunità che rappresento, le minacce di morte nei miei confronti aumentano vertiginosamente", ha detto Omar sottolineando che se Donald Trump non fosse in carica e "non fosse ossessionato" da lei non avrebbe bisogno di una sicurezza 24 ore al giorno.

 

2 - LA DEPUTATA DEMOCRATICA OMAR AGGREDITA A MINNEAPOLIS

Serena Di Ronza per l’ANSA

 

Ancora paura a Minneapolis. La deputata democratica Ilhan Omar è stata aggredita nel corso di un comizio, quando un uomo si è lanciato verso il podio e, armato di una siringa, le ha spruzzato addosso un liquido dall'odore forte, rivelatosi poi aceto di mele.

 

Gli agenti per la sicurezza sono rapidamente intervenuti e lo hanno prima ammanettato e poi allontanato. Superato lo shock iniziale, Omar ha continuato a parlare. Poi, uscendo dalla sala, ha commentato: "non lascerò che i bulli vincano".      

 

uomo armato di siringa aggredisce ilhan omar

L'incidente conferma come le tensioni nella città del Minnesota restino elevate nonostante i tentativi di 'de-escalation' di Donald Trump. Dopo aver abbassato i toni per 24 ore, il presidente è comunque tornato ad attaccare. Se l'è presa prima con Omar, accusandola di aver orchestrato il suo attacco: "penso sia un'imbrogliona. Probabilmente si è fatta spruzzare addosso, conoscendola", ha detto Trump. Poi ha scagliato la sua rabbia contro il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, malgrado i colloqui costruttivi degli ultimi giorni.

 

donald trump

"Sta giocando con il fuoco", ha scritto sul suo social Truth commentando le dichiarazioni che il primo cittadino ripete da giorni, ovvero che Minneapolis "non applica e non applicherà le leggi federali sull'immigrazione". Il riferimento di Frey, come ha più volte spiegato, è al compito delle polizia della città che deve "mantenere al sicuro i cittadini, non applicare le leggi federali sull'immigrazione".     

 

Le polemiche accompagnano il proseguimento delle indagini sull'incidente in cui è rimasto ucciso Alex Pretti. I due agenti che hanno sparato sono stati messi in congedo amministrativo mentre gli inquirenti continuano l'esame delle prove a disposizione. Stephen Miller, il consigliere di Trump e architetto della sua stretta all'immigrazione, ha aperto alla possibilità che in Minnesota siano stati commessi degli errori.

 

Ilhan Omar

L'operazione - ha ammesso - non ha seguito le linee guida stabilite dalla Casa Bianca in seguito alla sparatoria del 7 gennaio in cui è stata uccisa un'altra manifestante a Minneapolis, Renee Good. Un'ammissione che mostra un ammorbidimento dei toni anche da parte del falco dell'amministrazione, sempre più flagellata da polemiche e scaricabarile su chi far ricadere la responsabilità della spirale a Minneapolis.

 

Se il controverso comandante del Border Patrol Gregory Bovino è ormai fuori gioco, a tremare sempre di più è la ministra alla sicurezza nazionale Kristi Noem. Se dai democratici si è alzato un coro unanime per chiederne l'uscita, anche fra i repubblicani ci sono le prime crepe. Due senatori conservatori ne hanno infatti preteso la testa e il rischio per la Casa Bianca è che la fronda aumenti.     

 

I democratici compatti sono anche scesi in campo in difesa di Omar, condannando l'attacco "disgustoso" di cui è stata oggetto. La deputata è da tempo nel mirino di Trump, che l'ha più volte definita "spazzatura" proveniente da un paese di "pirati". Poco prima dell'attacco, il presidente dall'Ohio l'aveva definita come l'esempio di migranti che "non vogliamo negli Stati Uniti". La Us Capitol Police, che indaga sulle minacce a deputati e senatori, ha definito l'assalto "inaccettabile" e assicurato che farà il possibile affinché venga inflitta all'aggressore una pena esemplare.

ILHAN OMAR AGGREDITA

 

L'uomo, identificato nel 55enne James Kazmierczak, era seduto in prima fila ad ascoltare Omar. Non appena la deputata aveva finito di dire che l'Ice avrebbe dovuto essere abolito è entrato in azione. Molto scossa, Omar ha chiesto dieci minuti per riprendersi, poi ha continuato il suo intervento. "Sono sopravvissuta a una guerra, non sarà questo a fermarmi", ha detto sicura di sé.      Ai cittadini di Minneapolis ha dedicato una canzone Bruce Springsteen. E' in risposta al "terrore di stato" e in memoria di Alex Pretti e Renee Good. "Stay free", rimanete liberi.

 

LA PRIMA DONNA CON IL VELO AL CONGRESSO AL CENTRO DELLE CAMPAGNE D'ODIO MAGA

Estratto dell’articolo di Anna Lombardi per “la Repubblica”

 

ilhan omar

Nel 2018 fu la prima rifugiata eletta al Congresso, la prima somala, la prima musulmana e la prima a indossare il velo in aula. […] Ilhan Omar, 43 anni e tre figli, è la deputata dem di Minneapolis aggredita ieri, durante un incontro pubblico, da un uomo che le ha spruzzato addosso una sostanza liquida mentre chiedeva le dimissioni di Kristi Noem, capo dell'Homeland Security e l'uscita dell'Ice dalla sua città.

 

La sua parabola, è raccontata in un docufilm presentato al Tribeca Festival, "Time for Ilhan": dove lei si racconta: «Sono nata a Mogadiscio e sono arrivata in America a 12 anni dal mio Paese in guerra dopo aver trascorso 4 anni in un campo profughi in Kenya. Sapevo solo due parole: "ciao" e "stai zitta". Capii subito che l'America non era quel che mi avevano detto. Ma mio nonno mi spiegò che vivere in un mondo migliore vuol dire costruirlo».

DONALD TRUMP

 

[…] La scalata in casa dem fu inizialmente osteggiata: anche per quel velo da lei indossato la prima volta all'indomani dell'11 settembre. […] Ma la sua piattaforma è sempre andata oltre la comunità. Si è battuta, ad esempio, per far avere sussidi alle madri che studiano: come lei, che prima di diventare insegnante aveva fatto di tutto, dalle pulizie ai call center. Già 8 anni fa chiedeva lo smantellamento dell'Ice, proprio come ora.

 

Da sempre è una delle più feroci critiche di Trump : insieme alle altre giovani neo elette di quella tornata elettorale, Alexandria Ocasio Cortez, Rashida Tlaib e Ayanna Pressley all'epoca chiamate The Squad, perché facevano squadra, appunto, ed erano radicali rispetto al partito.

 

I trumpiani gliela giurarono: montando contro di lei pure la bufala del matrimonio col fratello per entrare negli Usa: dove invece era approdata grazie a un programma del Dipartimento di Stato. Il presidente l'ha attaccata più volte: l'ultima, a dicembre, quando l'ha definita: «Spazzatura. Lei e i suoi amici devono essere cacciati, hanno distrutto il Paese».

rashida tlaib ilhan omar alexandria ocasio cortez ayanna pressley

 

L'assedio di Minneapolis è iniziato anche per questo: giustificato con la vicenda di certe frodi nei programmi di assistenza pubblica. Una storia vecchia che si è già chiusa con 62 condanne, ma di recente gonfiata fino a diventare un caso nazionale, la comunità somala come capro espiatorio. […]

ilhan omar DONALD TRUMP A DAVOS - FOTO LAPRESSEDONALD TRUMP Ilhan Omardonald trump a davos - foto lapresseDONALD TRUMP A DAVOS - FOTO LAPRESSEIlhan Omarilhan abdullahi omar alexandria ocasio cortez, rashida rlaib e ayanna pressley

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - IL PALIO DI SIENA IN VERSIONE BANCARIA SI È RIDOTTO A UN REFERENDUM: CALTA SÌ, CALTA NO - DOPO LA DECISIONE DI MILLERI DI NON ENTRARE IN CDA, PROBABILMENTE IN VISTA DI DISMETTERE IL PROPRIO 17,5% (UNICREDIT CI COVA), SONO RIMASTI IN CAMPO GLI ALTRI DUE INDAGATI PER “CONCERTO OCCULTO”: ‘’GOLIA’’ CALTAGIRONE VS ‘’DAVIDE’’ LOVAGLIO - LA PARTITA DEL 15 APRILE, MALGRADO LA DISTANZA DI QUOTE, RIMANE MOLTO APERTA PERCHÉ “ALMENO LA METÀ DEL CAPITALE DEL MONTE È CONTROLLATO DA INVESTITORI ISTITUZIONALI, TRA CUI GRANDI FONDI” - LOVAGLIO HA QUALCHE BUON MOTIVO PER INCAZZARSI CON CALTARICCONE DI AVERLO BUTTATO FUORI DA CEO ‘’PER VIA DEI RISCHI LEGATI AL SUO COINVOLGIMENTO” NEL PAPOCCHIO DELLA SCALATA MEDIOBANCA. OGGETTIVAMENTE, NON AVENDO IN TASCA AZIONI DI MPS, QUALE “CONCERTO” POTEVA METTERE IN ATTO LOVAGLIO? IL SUO RUOLO ERA SOLO DI “ESEGUIRE L’INCARICO”, COME SI EVINCE DALLE INTERCETTAZIONI….

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...

markus soder soeder ursula von der leyen manfred weber friedrich merz

DAGOREPORT – ANCHE MERZ, NEL SUO PICCOLO, S’INCAZZA! IL CANCELLIERE TEDESCO È UNA FURIA CONTRO MANFRED WEBER, IL BOSS DEL PPE CHE A BRUXELLES LAVORA PER L’ALLEANZA CON I POST-NAZISTI DI AFD: “NON COLLABORIAMO CON L’ESTREMA DESTRA E ANCHE LUI LO SA”. TRADOTTO DAL TEDESCO: SE NON TI ADEGUI, SEI FUORI – È LA STESSA LINEA DEL POTENTE MARKUS SOEDER, PRESIDENTE DELLA BAVIERA CHE SCALPITA, E TEME LA CRESCITA DI AFD NEL SUO LAND (INTANTO, DOMENICA SI VOTA IN RENANIA PALATINATO, REGIONE DELL’OVEST IN CUI FROTTE DI VOTI STANNO MIGRANDO VERSO LE SVASTICHELLE…)

peter thiel donald trump papa leone xiv thomas joseph white

DAGOREPORT – PREVOST, CUOR DI LEONE: “NON ME NE FREGA NULLA DEI SOLDI CHE ARRIVANO DAGLI STATI UNITI. CANCELLATE LE CONFERENZE ALL'ANGELICUM DI PETER THIEL” - LA RISPOSTA TOSTA DEL SANTOPADRE AL RETTORE DELL'ANGELICUM, IL TRUMPIANO THOMAS JOHN WHITE, CHE GLI AVREBBE FATTO PRESENTE DI CORRERE COSI' UN SERIO RISCHIO: FAR SVANIRE L'OBOLO DEGLI STATI UNITI, PRIMO FINANZIATORE DEL VATICANO (13,7 MILIONI) – COLPO DI SCENA AL TERZO GIORNO DI PISTOLOTTI ROMANI, THIEL HA SVELATO IL NOME DI CHI AVREBBE AVVERTITO IL MONDO DELL’ARRIVO DELL’ANTICRISTO: RATZINGER, DEFINITO “IL PIÙ  GRANDE PENSATORE CRISTIANO DEGLI ULTIMI 100 ANNI” (NON A CASO FU BENEDETTO XVI CHE TOLSE LA SCOMUNICA AI SEGUACI ANTI-CONCILIARI DI MONS. LEFEVBRE) - IL NOME DI RATZINGER   SERVE SOLO A RINFOCOLARE LA SPACCATURA TRA LA CHIESA CONSERVATRICE USA E QUELLA PROGRESSISTA DI LEONE XIV…