MARCELLO, COME HERE – I GIORNI DEL GIUDIZIO PER DELL’UTRI: OGGI A BEIRUT L’UDIENZA DI CONVALIDA DELL’ARRESTO - ATTESA PER LA DECISIONE DELLA CASSAZIONE DI DOMANI MA I LEGALI CHIEDONO IL RINVIO (SOLO IN CASO DI CONDANNA VERRÀ VALUTATA LA RICHIESTA DI ESTRADIZIONE)

1. IL GIORNO DELLE DECISIONI SU DELL'UTRI - L'ENIGMA DELL'ESTRADIZIONE DAL LIBANO
Virginia Piccolillo per ‘Il Corriere della Sera'

Sarà il giorno più lungo per l'ex senatore di Forza Italia Marcello Dell'Utri. Da sabato si trova in una cella di sicurezza di Beirut. Stamane ci sarà l'udienza di convalida del suo arresto in Libano per il tentativo di fuga, che secondo i magistrati di Palermo c'è, e ricalca il piano ordito dal fratello gemello Alberto in un colloquio intercettato. Ma che la sua difesa continua a smentire: «È contrario alla logica pensare che abbia deciso di sottrarsi alla giustizia usando il proprio passaporto, la propria carta di credito, il proprio cellulare e registrandosi in albergo con il proprio nome».

Dell'Utri, che secondo la polizia libanese, «non si aspettava di essere arrestato, ma ha seguito gli agenti molto tranquillo», oggi apprenderà in un'udienza a porte chiuse se debba restare in custodia cautelare in carcere, come richiesto dai magistrati di Palermo per pericolo di fuga, o possa tornare in hotel. O, nel caso torni a parlare di problemi di salute, in una struttura sanitaria.

Ma oggi sarà soprattutto la vigilia dell'udienza in Corte di cassazione, nella quale si dovrebbe decidere se condannare l'ex senatore in via definitiva a sette anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa (o rinviare a un terzo processo di Appello).

Domani a decidere sarà la prima sezione penale. Il collegio giudicante sarà presieduto da Maria Cristina Siotto: il magistrato che di recente ha prosciolto Niccolò Pollari e Marco Mancini per il caso Abu Omar. A sostenere l'accusa sarà il sostituto pg Aurelio Galasso.
Solo in caso di condanna verrà valutata dal procuratore generale del Libano, Samir Hammoud, la richiesta di estradizione, in un'udienza che potrebbe tenersi entro dieci giorni. Si saprà quel giorno se la più alta carica giudiziaria dello Stato concederà l'estradizione per un reato che in Libano non esiste: il concorso esterno in associazione mafiosa.

Ma la questione giudiziaria libanese non è priva di incognite. In Italia si indaga su chi abbia chiuso un occhio sulla trasferta a Beirut dell'ex senatore in attesa di giudizio, che secondo quanto diceva in una saletta riservata di un ristorante romano il fratello Alberto, progettava la fuga in caso di condanna definitiva, utilizzando una onlus creata in Africa dall'ex premier Silvio Berlusconi. Grazie al sostegno di «Gennaro»: per gli investigatori Mokbel che, attraverso la sua difesa, smentisce ogni accusa di coinvolgimento in un presunto piano di fuga.

Ma la difesa, giudiziaria e politica di Dell'Utri, ha gioco facile a mostrare che, paradossalmente, le carte erano in regola. Lo fa Renato Brunetta: «Non gli è stato ritirato il passaporto, non gli è stato mai stato vietato l'espatrio. Si è inventato dal nulla un reato sulla base di chiacchiere di terze persone», dice il capogruppo forzista che accusa: «Con ogni evidenza le dichiarazioni del governo e le prime pagine dei giornaloni sulla vicenda Dell'Utri segnano l'inizio della campagna elettorale». Mentre per il pd Dario Ginefra occorre chiarire «dove e per colpa di chi si è creata la falla che ha permesso a Dell'Utri di lasciare l'Italia indisturbato» .

2. E I LEGALI CHIEDONO DI RINVIARE IN CASSAZIONE
Giovanni Bianconi per ‘Il Corriere della Sera'

La decisione di Beirut sull'arresto provvisorio per l'estradizione è importante, certo, ma il giorno del giudizio è domani, a Roma, dov'è fissata l'udienza in Corte di cassazione per l'accusa che da vent'anni insegue Marcello Dell'Utri: concorso esterno in associazione mafiosa.

I giudici del «palazzaccio» dovranno decidere sulla condanna a sette anni di pena sancita nel processo d'Appello bis. L'appuntamento però potrebbe saltare e slittare a data da destinarsi, perché i difensori dell'ex senatore, Massimo Krogh e Giuseppe Di Peri, hanno presentato istanza di rinvio per legittimo impedimento. Entrambi per problemi di salute.

L'avvocato Krogh è ricoverato in clinica dopo essersi sottoposto a un intervento d'urgenza, e il suo collega Di Peri ha seri problemi a spostarsi da Palermo. I due legali hanno depositato da giorni la documentazione medica a sostegno delle loro richieste; loro non ci saranno, e i giudici della prima sezione penale stabiliranno se andare avanti ugualmente - anche nominando dei difensori d'ufficio - oppure aggiornare il processo ad altra data.

Decisione non facile, sia perché per una vicenda giudiziaria che va avanti da diversi lustri non sarà indolore motivare un rigetto, sia perché gli ultimi eventi - la pur breve latitanza di Dell'Utri e il successivo arresto in Libano - potrebbero far propendere per una scelta o per l'altra.

Il fatto che da sabato l'imputato si trovi in prigione ha aperto una riflessione all'interno del collegio difensivo (di cui fa parte, come sostituto, anche l'avvocato Pietro Federico), ma l'orientamento sembra quello di insistere con l'istanza di rinvio. Anche per dimostrare la serietà delle motivazioni, non un banale tentativo di spostare più avanti possibile il verdetto che potrebbe essere l'ultimo. Quello definitivo. Nessuna strumentalizzazione, ma motivazioni reali da far valere anche con un assistito agli arresti.

La sentenza della Cassazione per Dell'Utri è decisiva. Già una volta, a marzo 2012, gli andò bene quando i giudici di legittimità annullarono, seppure parzialmente, la condanna nel primo processo d'Appello (7 anni anziché i 9 inflitti dal Tribunale di Palermo, in primo grado).

Poi nel 2013 un'altra Corte d'appello ha emesso una nuova condanna, con la stessa pena, giunta al nuovo vaglio di legittimità. Ora la strada è più in salita, ma i difensori dell'ex senatore non hanno perso le speranze di un annullamento-bis (è già capitato in un altro processo in cui Dell'Utri era imputato di estorsione aggravata). Se la Corte suprema dovesse ordinare un terzo processo d'Appello si avvicinerebbero i tempi della prescrizione, ma potrebbe decidere anche un annullamento «secco». Tuttavia - al di là di teorie, speranze e scaramanzie - le possibilità di una conferma della condanna sono concrete.

Al punto che - come l'altra volta - l'ex senatore aveva preso le contromisure. Sebbene l'avvocato Di Peri smentisca: «Pensare che un imputato fugga in un Paese col quale l'Italia ha un trattato di estradizione, utilizzando documenti autentici e registrandosi in albergo col proprio nome, è un'offesa all'intelligenza».

È prevedibile che questo argomento sarà utilizzato nella disputa giuridico-internazionale che si apre domani a Beirut, dove l'Italia vuol far valere l'ordinanza di custodia cautelare per «pericolo di fuga» emessa dalla Corte d'appello di Palermo in vista del verdetto della Cassazione. Se poi dovesse arrivare la condanna definitiva cambierebbe l'argomento del contendere in Libano: non più carcerazione preventiva ma espiazione di pena, mentre l'annullamento con conseguente assoluzione farebbe cadere l'istanza di estradizione.

L'annullamento con rinvio a un terzo processo d'Appello, invece, lascerebbe in piedi il provvedimento di arresto provvisorio. Sul quale però i difensori di Dell'Utri sono pronti a rivolgersi al Tribunale della libertà. Sollecitando l'annullamento del provvedimento di cattura, con un argomento che lo stesso tribunale ha sostenuto per negare il ritiro del passaporto all'ex senatore: l'inutilizzabilità delle intercettazioni acquisite da altri procedimenti (in questo caso quella effettuata nel ristorante romano «Assunta madre» in cui Alberto Dell'Utri parlava dei progetti di fuga del fratello all'estero) se non per casi specifici previsti dal codice. La battaglia legale, insomma, continuerà. E l'eventuale rinvio in Cassazione ne allungherebbe i tempi.

 

PRIMI ANNI BERLUSCONI MARCELLO DELLUTRI E MIRANDA RATTI A MILANO jpegMARCELLO DELLUTRI MARCELLO DELLUTRI SEGUITO DALLA FIGLIA LA CONDANNA DI BERLUSCONI PELLEGRINAGGIO A PALAZZO GRAZIOLI SCHIFANI E BRUNETTA BRUNETTA E BERLUSCONI GENNARO MOKBEL MOKBEL

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