LA STRATEGIA DEI TECNICI: CRISTO È MORTO DAL FREDDO - DOPO IL CROLLO DEL PONTE DI GENOVA, GLI ESPERTI SCRIVONO UNA MAIL IN CUI INCOLPANO IL PROGETTO ORIGINARIO DI MORANDI, DI 50 ANNI PRIMA. MA NEL 2016 SI PARLAVA DEL PROBLEMA DEI TIRANTI. E ORA I PM INDAGANO SULLA REPENTINA RETROMARCIA - PARLA BRENCICH, IL GRANDE ACCUSATORE DEL PONTE FINITO INDAGATO: ''ABBIAMO DATO AD AUTOSTRADE UN SUGGERIMENTO PRECISO''

 

 

1. UNA MAIL DOPO LA STRAGE COSÌ I SUPER -CONSULENTI HANNO CAMBIATO VERSIONE

Matteo Indice, Marco Grasso per ''La Stampa''

simulazione crollo ponte morandi genova 3

 

 

Nello spazio di due anni le versioni si sono aggiornate in modo sorprendente. E i super-consulenti di Autostrade che prima fornivano report preoccupanti sulla tenuta dei tiranti, e chiedevano d' installare sensori senza ottenere riscontri dalla società, dopo il disastro del ponte Morandi hanno descritto in maniera molto generica le possibili cause del cedimento, evocando «probabili fatti collegati al progetto originario» del viadotto. Una formula, non è difficile capirlo, che metterebbe in discussione la linea del crollo annunciato fin qui sostenuta dagli inquirenti.

 

Si indaga sulla retromarcia

La Procura vuole ora capire cosa ci sia alla base dell' apparente cambio di rotta e tutti i protagonisti dei vari carteggi saranno riascoltati. Per orientarsi bisogna ripartire dall' interrogatorio di Fabrizio Gatti, del centro di consulenze ingegneristiche Ismes/Cesi, sentito il 29 agosto a Milano dai poliziotti della squadra mobile. «Siamo stati chiamati - spiega - il 26 giugno 2015 da Autostrade per l' Italia. Ci furono chiesti servizi specialistici, assestment-validazione sistema di sorveglianza e verifiche strutturali... Facevamo verifiche periodiche e nel maggio 2016 abbiamo compilato e consegnato il report finale in cui abbiamo evidenziato asimmetrie di comportamento degli stralli e nel raggio di angolazione dei medesimi».

simulazione crollo ponte morandi genova 2

 

È evidente che, agli occhi dei pm, questo passaggio assume un rilievo cruciale. E certifica come a quasi due anni e mezzo dallo scempio, i collaboratori ingaggiati da Autostrade avessero focalizzato nei tiranti («stralli» è la loro definizione tecnica, cavi con anima in acciaio e guaina in calcestruzzo) il problema principale del viadotto collassato meno d' un mese fa. Non solo: «Abbiamo raccomandato un sistema di monitoraggio dinamico e permanente», e nel farlo si sono rapportati quasi sempre a un ingegnere di Aspi, Massimo Maliani, uno dei 20 indagati.

 

Cosa accadde dopo la consegna di questi risultati e soprattutto con la richiesta di tenere il ponte sott' occhio ventiquattr' ore su ventiquattro? «Da quel momento non abbiamo più avuto rapporti con Autostrade».

 

"Così l' ho visto crollare"

ponte morandi genova

 Il concessionario commissiona uno studio molto simile al Politecnico di Milano nell' ottobre 2017, ottenendo risposte analoghe: ci sono anomalie ai tiranti e bisogna installare sensori, sebbene nel frattempo siano trascorsi diciotto mesi. Autostrade, si sa, aveva già dal 2015 deciso di risistemare proprio gli stralli, ma il progetto esecutivo è stato presentato solo alla fine del 2017, a valle di un approfondimento che di fatto diceva più o meno ciò che Ismes/Cesi aveva profilato già nella primavera 2016.

 

Qui secondo gli inquirenti sta una delle prove di sottovalutazione d' un rischio che pure era stato palesato, senza dimenticare il testimone oculare Davide Ricci, anch' egli sentito dalla polizia: «Ero sotto il Morandi nel momento del crollo, a bordo della mia auto, ho visto staccarsi i tiranti come se si stessero sbriciolando».

 

Ma il problema sta pure in ciò che avviene dopo la catastrofe. Nella tarda serata del 14 agosto Autostrade, tramite il direttore generale traffico e informazioni Enrico Valeri, contatta Ismes/Cesi. E chiede che inoltrino di nuovo il report sugli stralli del maggio 2016. Ismes manda una mail nella notte tra il 14 e il 15 agosto con un accompagnamento anomalo, scritto da un' addetta dell' area commerciale.

 

Premesso che sarebbe stato rispedito lo studio di due anni prima, l' interlocutrice di Autostrade ribadisce che quelle asimmetrie ai tiranti «potrebbero non essere la causa specifica, da ricondursi semmai a fatti collegati al progetto originario».

 

I conflitti d' interesse Perché Ismes/Cesi si prende questa responsabilità a ridosso dello scempio? È quello che si cercherà di capire con le nuove tornate d' interrogatori.

il ponte di genova e le case sottostanti

Nel frattempo il tribunale resta alla ricerca d' un perito specialista in ponti per l' incidente probatorio. Scelta difficile, poiché non è facile individuare esperti che non abbiano in passato avuto collaborazioni con Autostrade.

 

 

2. DA INDAGATORE A INDAGATO "LA SOCIETÀ NON CI ALLERTÒ"

Tommaso Fregatti per ''la Stampa''

 

 

Ieri mattina l' invito ad andare in caserma a ritirare l' avviso di garanzia. «Sapevo che sarebbe potuto succedere ma quando tocchi la cosa con mano...». Antonio Brencich, professore universitario, ex membro della commissione ispettiva voluta dal ministro Danilo Toninelli, è sempre stato tra più critici in merito al Viadotto Morandi. Ha realizzato studi, interviste, approfondimenti in cui denunciava la criticità del ponte. Ora però, si ritrova accusato proprio del crollo e della morte di 43 persone.

il ponte di genova e le case sottostanti

 

 

Da indagatore a indagato. Per la Procura era tra quelli a conoscenza dei rischi del Morandi...

«Ho avuto a che fare con il ponte solo nell' episodio del verbale dell' 1° febbraio come membro del comitato tecnico del Provveditorato. Stop».

 

Parliamo di quel parere. Lo firmerebbe di nuovo?

«Indietro non si torna. Ritengo di non aver mai avuto elementi che potessero far sospettare una situazione di pericolo».

 

Lei era uno dei membri che avrebbero dovuto indagare sul crollo per il Mit...

il crollo del ponte morandi a genova

«Ingenuamente pensavo che quella nomina fosse dovuta alla mia attività all' interno del Provveditorato. Poi mi sono reso conto che la mia era un' interpretazione ingenua».

 

 Accetterebbe di nuovo l' incarico?

«Con il senno di poi proprio no. Avrei dovuto fermarmi e pensare un po' di più. Ho sempre detto sì a qualsiasi ente pubblico che chiedesse il mio aiuto».

 

Dalle prescrizioni contenute nel parere si poteva immaginare un margine di rischio?

«Abbiamo dato ad Autostrade un suggerimento preciso. Quello di diagrammare la portata del ponte nel tempo. Cosa abbiano fatto non lo so».

 

Autostrade ha mai evidenziato l' urgenza dei lavori?

antonio BRENCICH

«Mai avuto la percezione. Né numerica, né verbale tantomeno documentale. C' erano più di 20 persone presenti quel giorno».

 

Subito dopo il suo parere, Autostrade chiese uno studio al suo dipartimento dell' Università, ma non si rivolse a lei. Perché?

DANILO TONINELLI

«Forse perché mi reputavano un nemico del ponte oppure non ero sufficientemente autorevole. Chiedete a loro». 

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