DROGATI ANCHE DI SOLDI – STORIA DELLE COMUNITÀ OSCURE, DA DON GELMINI ALL’IMPERO MUCCIOLI – FIUMI DI SOLDI PUBBLICI, GRANDI FINANZIATORI E LE NUOVE DROGHE CHE FANNO SALTARE IL SISTEMA

Emiliano Liuzzi per "il Fatto Quotidiano"

muccioli morattimuccioli moratti

 

Coriano, paesello arrampicato sulle colline di Rimini, metà degli anni Ottanta. È lì e in quel periodo che Vincenzo Muccioli, Vincenzo e basta, ogni giovedì si presenta sul cancello della comunità da lui fondata, San Patrignano, e indica alle madri che accompagnano i figli consumati dall’eroina: “Ne entrano tre, lui, quello e quell’altro”, indica col dito.

 

Gli piaceva a Muccioli recitare il ruolo di santone alla romagnola, l’uomo possente nel fisico di tempra. Aveva in pugno la vita di qualche disgraziato, e lo sapeva. Poi, nell’ufficio, arrivavano le telefonate delle varie famiglie potenti: per loro non c’era il metodo democratico (si fa per dire) della scelta casuale. Loro entravano. Grazie ai quattrini.

 

vincenzo mucciolivincenzo muccioli

E in questo Muccioli sapeva essere un gran filibustiere. Non è un caso l’intreccio con la famiglia Moratti, allora una delle più potenti d’Italia. E non con Massimo, ma con Gianmarco e la sora Letizia, che sguazzano nel politico e nel mondano. Dai Moratti, Muccioli, ricevette tutto: soldi, tanti, e popolarità della sua San Patrignano. E quando il 18 maggio 1989 arriveranno i carabinieri a indagare in quello che è passato alla storia come l’omicidio della porcilaia, li tratterà con sufficienza. In realtà l’omicidio resta uno dei misteri irrisolti.

 

Di sicuro c’è solo un ragazzo morto, Roberto Maranzano, 36 anni, Palermo, tossicodipendente da un anno in comunità. È Muccioli a dire agli inquirenti che quello lì, inteso come Maranzano, si vantava di legami con la camorra. L’inchiesta, grazie al potere esercitato da Muccioli, è archiviata: omicidio a opera di ignoti.

vincenzo mucciolivincenzo muccioli

 

Solo tre anni dopo, grazie alla tenacia di un’assistente sociale del comune di Guastalla, Reggio Emilia, arriva la testimonianza: l’uomo è stato ucciso da altri tre ragazzi della comunità, Muccioli sapeva, ma ha fatto di tutto perché non emergesse la verità a sporcare la reputazione di San Patrignano. Ma durante il processo Muccioli muore e muore anche la San Patrignano che lui aveva creato. Diventerà, come è oggi, una holding.

 

Muccioli chiamato Vincenzo, un merito lo avrà. E non è da ricercare nei metodi terapeutici discutibili (legava le persone, in piena crisi, e partivano anche sganassoni), ma nella sua figura, che aprirà il dibattito sul recupero dalla tossicodipendenza, argomento tabù in Italia. Almeno negli anni Ottanta.

vincenzo mucciolivincenzo muccioli

 

Ma oggi funzionano ancora le comunità? Sì, ma il numero delle persone che per uscire dalle droghe si rivolgono a centri nati su quel modello sono diminuiti. Anche perché col tempo sono cambiati gli usi delle droghe. Prima esisteva l’eroina, oggi una grande quantità di droghe sintetiche che neppure gli specialisti contano più. E il percorso per il recupero, probabilmente, dovrebbe essere riformato e rivisto.

 

Perché se il numero di tossicodipendenti aumenta (438mila lo scorso anno) diminuiscono le persone che invece sono in cura. Dei 438mila, almeno 277mila non si sottopongono a nessuna terapia. In sostanza esiste una sorta di vuoto, e il recupero è spesso affidato ai centri sanitari.

 

vincenzo mucciolivincenzo muccioli

Insieme a Muccioli s’avanzano altre comunità, come la comunità incontro di don Pierino Gelmini, morto due giorni fa. Anche in questo caso non mancano gialli e finanziatori. Il giallo è l’accusa a don Gelmini, popolare in quegli anni anche come commentatore di sport in tv, in un caso di molestie sessuali. Il finanziatore, invece, si chiama Silvio Berlusconi, uno degli uomini più potenti del Paese. Il legame dei Moratti con Muccioli è imprenditorial-affettivo, Berlusconi lo fa perché non può restare indietro e quando gli servono voti è capace di raccattarli ovunque.

 

Giornali, pagine. “Una vita passata a combattere la droga”, ogni volta che ne muore uno. Certo, bisognerebbe anche dire che le comunità sono cassaforti che solo in teoria non dovrebbero creare profitto, ma in realtà – in alcuni casi - fanno soldi a pioggia, grazie ai privati, al Parlamento europeo, alle Regioni, che ogni anno versavano, allora, centinaia e centinaia di milioni di euro.

 

vincenzo mucciolivincenzo muccioli

L’esempio lo prendiamo ancora da San Patrignano: Andrea Muccioli, numero uno della comunità, poco prima di essere cacciato dai Moratti, si era costruito una villa da 900 metri quadrati a un costo di qualcosa come quattro milioni di euro. Soldi in parte suoi, in parte presi dalla Comunità.

 

Ma è materialmente impossibile, per come era organizzata l’erogazione dei finanziamenti tenere un conto complessivo. San Patrignano, a fronte di un bilancio da 35 milioni di euro l’anno e circa mille ospiti, ne prendeva, fino al 2012, 3 milioni e mezzo dal settore pubblico. Il resto lo faceva la produzione interna, i ristoranti e la catene di negozi aperte, e i soldi dei privati.

 

E i tossicodipendenti in cura in Italia sono una media di duecentomila ogni anno, tra quelli nelle comunità e in servizio al Sert. Non meglio sono andate le cose all’interno della comunità Incontro, quella di don Pierino Gelmini, morto in attesa del processo per le molestie.

 

Oggi la sua realtà ha 164 sedi in Italia e 74 all’estero, oltre a un seggio all’Onu come associazione non governativa. Raccontava, il prete, di aver creato quello che sarebbe diventato un colosso per caso: era il 1963, don Gelmini aveva incontrato in piazza Navona, a Roma, Alfredo, un ragazzo con problemi di droga, e decise di aiutarlo.

Don GelminiDon Gelmini

 

Don Pierino raccontò di essere stato colpito dalle parole di Alfredo: “Zi’ prete, dammi una mano, non voglio soldi ma sto male”. Così don Pierino portò questo Alfredo a casa sua, in provincia di Terni, e nel 1979 iniziò la sua attività mirata all’espansione, ben oltre quella di San Patrignano e con uno sponsor, Berlusconi, più forte dei Moratti.

 

Altro che ha goduto negli anni di appoggi dal centrodestra di Berlusconi è don Antonio Mazzi, anche lui prete che si occupa di tossicodipendenze e opinioni in tv. La sua Exodus, creata nel 1985, ha 26 centri sparsi in Italia e collabora con alcune strutture all’estero, in Ucraina e in Brasile. Dal 1996 ha lo status di fondazione. Di Berlusconi, don Mazzi dice: “Lui lo perdonerei, non perdonerei i giudici che hanno giocato sulla sua vita. È stato perseguitato dalla magistratura”.

 

Don GelminiDon Gelmini

Morto, anche lui portandosi appresso misteri, Francesco Cardella, detto Chicco, grande leader della comunità Saman in Sicilia: venne sospettato dell’omicidio Rostagno e di un traffico d’armi con la Somalia. Si rifugiò in Nicaragua, dove è morto. Quando Craxi era latitante ad Hammamet si spostava con l’aereo personale di Cardella, acquistato con soldi che non si è mai capito da dove provenissero.

Ultimi Dagoreport

fulvio martusciello occhiuto zangrillo

IN FORZA ITALIA C’È UN CLIMA INFAME – IL TAJANEO FULVIO MARTUSCIELLO MANDA UN MESSAGGIO NELLA CHAT DEL PARTITO CAMPANO E INVITA A DISERTARE LA GIORNATA DI OGGI DEL CONVEGNO DEI GIOVANI IMPRENDITORI DI CONFINDUSTRIA A CAPRI: “IL PROGRAMMA DI OGGI È DAVVERO FIACCO”. IL MOTIVO? OGGI ALL’EVENTO PARLERANNO I DUE ACERRIMI AVVERSARI INTERNI DI TAJANI: ROBERTO OCCHIUTO E PAOLO ZANGRILLO – “DOMANI INVECE TUTTI PRESENTI PER APPLAUDIRE ‘IL NOSTRO UNICO LEADER’ (MA CHI E’, KIM JONG UN?)

meloni merz le pen trump

DAGOREPORT - NEI GIORNI IN CUI A BRUXELLES SI TIENE UN CONSIGLIO EUROPEO INFUOCATO, GIORGIA MELONI PERDE IL SUO UNICO ALLEATO: MERZ. SUL BILANCIO COMUNITARIO, IL CANCELLIERE TEDESCO VOLTA LE SPALLE ALLA DUCETTA, CHE SOGNA UN BILANCIO GONFIO, E SI ACCODA AL FRONTE DEI PAESI FRUGALI: "DOBBIAMO RIDURLO IN MODO SIGNIFICATIVO" - INOLTRE, LA MELONI, ORA CHE NON C'È PIÙ L'UNGHERESE VIKTOR ORBAN, SCONFITTO ALLE ELEZIONI DI APRILE, È RIMASTA L'UNICA A DIFENDERE IL DIRITTO DI VETO, CHE BLOCCA OGNI DECISIONE A BRUXELLES - A VIENNA SI SONO RIUNITE LE TESTE D'UOVO DEL VECCHIO CONTINENTE PER INTERROGARSI SUI TERREMOTI POLITICI CHE POTREBBERO SCUOTERE IL MONDO NEI PROSSIMI MESI: DELLE ELEZIONI ITALIANE, ANCORA SENZA UNA DATA, NEPPURE UNA PAROLA. A TOGLIERE IL SONNO AI POTENTONI EUROPEI SONO SOPRATTUTTO TRE APPUNTAMENTI ELETTORALI: ISRAELE, STATI UNITI E FRANCIA....

giuseppe castagna giancarlo giorgetti banco bpm credit agricole

DAGOREPORT - MENTRE GLI OCCHI DI TUTTI SONO PUNTATI SUL PALIO DI SIENA TRA MPS E INTESA, CON FARE SILENTE E QUASI ACCOMODANTE, COM’È IL LORO STILE, I FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE STANNO ALLUNGANDO LE LORO MANINE SU BANCO BPM, SECONDO POLO BANCARIO ITALIANO PER RETE DI SPORTELLI - PER RENDERE L’ISTITUTO, CARO ALLA LEGA, NON PIÙ CONTENDIBILE (VEDI L’OPS DI UNICREDIT FERMATA A COLPI DI GOLDEN POWER), IL MINISTRO DEL MEF GIORGETTI HA PORTATO DENTRO IL CAPITALE SOCIALE DEL BANCO I FRANCESI, GIA’ A CAPO DEL GRUPPO CREDIT AGRICOLE ITALIA - UNA VOLTA RAGGIUNTO IL 29,3% DI BPM, NELLA TESTA DI PARIGI SPUNTA LA GENIALE IDEA: PERCHÉ IMBARCARSI IN UN’OPA ONEROSA SUL BANCO CARO AL CARROCCIO, QUANDO LO SI PUÒ ESPUGNARE “A GRATIS”, SENZA SGANCIARE UN EURO DI PREMIO AI SUOI AZIONISTI? - C’EST FACILE! BASTA FAR CREDERE CHE SIA BPM A COMPRARE CREDIT AGRICOLE ITALIA: IL BANCO INCORPORA LA CONTROLLATA DEI FRANCESI, E IL RISULTATO “POLITICO” È CHE GLI ITALIANI SI PRENDONO LA BANCA TRANSALPINA. IL PIÙ CLASSICO GIOCO DI PRESTIGIO…

giulia presutti

OCCHI FODERATI DI...PRESUTTI – DAL CASO DELLA DENUNCIA DI MOLESTIE SESSUALI NEI CONFRONTI DI NELLO TROCCHIA E SARA GIUDICE (ACCUSE POI ARCHIVIATE), ALLE DISCUTIBILI CENE AL "CEFALU’ BISTRO’" DI LAVITOLA, LA RESISTIBILE ASCESA (E REPENTINA DISCESA?) DI GIULIA PRESUTTI - LA 36ENNE GIORNALISTA RAI, DOPO AVER FATTO RIBELLARE LA REDAZIONE DI "REPORT", ORA FA INCAZZARE L'INTERO GRUPPO DI LAVORO DI “MI MANDA RAI TRE” -LA REDAZIONE DEL PROGRAMMA SI CHIEDE: PERCHÉ UNA GIORNALISTA COME LEI, CHE NON HA MAI CONDOTTO UNA TRASMISSIONE, DEVE PER FORZA CONDURRE? PERCHE' PAOLO CORSINI INTIGNA NEL VOLERLA "LANCIARE" A DISPETTO DEI SANTI? - LA PIACENTE GIULIA E' FIGLIA DEL POTENTE PIERCARLO PRESUTTI, DA 17 ANNI CAPO DELLO SPORT DELL'ANSA, E UOMO DI RELAZIONI TRASVERSALI NELLA ROMANELLA EDITORIAL-POLITICA...

marco caputo giovanni alibrandi rai radio

DAGOREPORT – RADIO RAI, UN UFFICIO DI COLLOCAMENTO PER AMANTI, MOGLI, AMICI DI: DAL CASO CLAUDIA CONTE ALL’INFORNATA DI BELLE E PROCACI GIOVANI SU RADIO2, C’È GROSSO MALESSERE A VIA ASIAGO – IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL PROSSIMO ANNO, È PARTITO IL SOLITO VALZER DI ABBOCCAMENTI CON LA POLITICA (ALCUNI DIRETTORI GIA' S'ALLISCIANO VANNACCI) – LE POLTRONE CHE TRABALLANO: MARCO CAPUTO, DIRETTORE DI RADIO RAI, E GIOVANNI ALIBRANDI, GRAN CAPO DI RADIO2, NOMINATO IN QUOTA LEGA MA POI ALLONTANATOSI DAL CARROCCIO - EMA STOCKHOLMA E LA NUMEROSA SQUADRA DI "BADANTI" AL SUO SEGUITO - LA GRANDE INFORNATA DI "INFLUENCER" E BONAZZE VARIE A RADIO2...

meloni vannacci manlio messina cateno de luca berlusconi

DAGOREPORT - SE IL CAMPO LARGO CONTINUA TAFAZZIANAMENTE A DARSI BOTTIGLIATE SULL'INGUINE, ESCLUDENDO UN GIORNO L’”INAFFIDABILE” RENZI, IL GIORNO DOPO IL “CONTIANO” ONORATO, DOPODICHÉ TOCCA DELEGITTIMARE L’’’ESATTORE” RUFFINI E IL “POLIZIOTTO” GABRIELLI, MELONI DIMOSTRA ANCORA UNA VOLTA DI POSSEDERE INTELLIGENZA POLITICA. NEL PURO SOLCO DEL BERLUSCONISMO D’ANTAN: MA PERCHÉ ESCLUDERE QUANDO SI PUÒ AGGIUNGERE? - E VOILÀ, HA RECUPERATO IL FEDELISSIMO MANLIO MESSINA CHE A SUA VOLTA HA AGGANCIATO IL MOVIMENTO GUIDATO DA CATENO DE LUCA, "SUD CHIAMA NORD" - L’OBIETTIVO DI CATENO (E MESSINA) È QUELLO DI RAGGIUNGERE IL 3% ATTRAVERSO UNA CAMPAGNA DI ARRUOLAMENTO DI ALTRI SINDACI, CONTROCANTO DEL PROGETTO CIVICO ITALIA MESSO SU DA ONORATO, MA NON ESCLUDENDO DI PORTARE NELL’ARMATA BRANCA-MELONI GLI AMICI UDC DI CESA E DI MASTELLA - E COSÌ, PER RIEQUILIBRARE I VOTI PERDUTI DEI BOLLITI SALVINI E TAJANI, E SEMPRE AUSPICANDO CHE LUNGO LA STRADA IL FENOMENO VANNACCI SI SGONFI, “GIORGIA BERLUSCONI” HA COMINCIATO AD ALLARGARE IL PERIMETRO DEL CENTRODESTRA, PRONTA AD ACCOGLIERE IL DIAVOLO (SE NECESSARIO) PUR DI ARRIVARE AL PREMIO DI MAGGIORANZA DEL 42%… - VIDEO