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EITAN, IL LENTO RISVEGLIO - PER I MEDICI "LA SPERANZA AUMENTA, MA IL PERCORSO SARA' LUNGO" - IL PICCOLO HA UNA SERIE DI FRATTURE, UN TRAUMA POLMONARE E INTESTINALE - È ANCORA INTUBATO, MA CON LA POSSIBILITA' DI ALLEGGERIRLO PIANO PIANO DAI FARMACI CHE LO TENGONO SEDATO - IL DOTTOR IVANI, CHE NON LO HA MAI LASCIATO SOLO: "LE RISPOSTE POSITIVE CI SONO"

Irene Famà per "la Stampa"

 

Giorgio Ivani

«La speranza aumenta». Da quando Eitan, il piccolo di cinque anni unico sopravvissuto alla strage di Stresa, è arrivato all'ospedale Regina Margherita di Torino, il dottor Giorgio Ivani non l'ha mai lasciato solo. E per la prima volta, a fine giornata, anche lui, uomo di estrema cautela, vede una speranza.

 

Ieri i medici hanno iniziato a risvegliare il piccolo. «È un percorso lungo», ci tiene a precisare Ivani, direttore del reparto di anestesia e rianimazione dell'ospedale pediatrico. Eitan Moshe Biran è ancora intubato, ma i dottori hanno iniziato a diminuire lentamente il dosaggio dei medicinali per la sedazione. E poi ci sono quei colpi di tosse, quei brevi respiri spontanei, quei piccoli movimenti che alimentano la fiducia. «La risonanza magnetica ha escluso danni al cervello e al midollo» spiega Ivani.

 

Un pelouche per Eitan

Le notizie sembrano buone, ma per tirare un sospiro di sollievo è ancora troppo presto: preoccupano le possibili complicanze legate alla situazione di grave politrauma. Che il direttore del reparto sottolinea: «Eitan ha una serie di fratture, un trauma polmonare e intestinale. Ci vuole tempo, molto tempo». Cautela, quindi. Ma oggi Eitan potrebbe riaprire gli occhi.

 

«Le risposte positive ci sono» spiega Giovanni La Valle, direttore generale della Città della Salute. Il dottor Ivani chiarisce la questione medica: «È ancora intubato, ma con la possibilità di alleggerirlo piano piano dei farmaci che lo tengono sedato».

 

Ultima foto con Eitan

Uomo di scienza, ripete la parola «speranza». Lui, insieme alla sua equipe, era accanto a Eitan quando in ospedale non era ancora arrivato nessun parente. Quando le generalità delle vittime dell'incidente non erano ancora chiare ed era difficile risalire all'identità al piccolo. Quando Eitan, che in ebraico significa «forza», per i medici non aveva ancora un nome.

 

Poi l'elenco di chi aveva perso la vita sulla montagna del Mottarone è stato reso noto e tra le quattordici vittime c'erano anche i familiari del bimbo: papà Amit, mamma Tal, il fratellino Tom di due anni, i bisnonni materni Barbara Konisky e Itshak Cohen arrivati da Israele pochi giorni per riabbracciare i nipoti. Sono rimasti uccisi nella cabina della funivia della linea Stresa-Alpino-Mottarone caduta nel vuoto e rotolata tra gli alberi per 54 metri.

 

La famiglia di Eitan

Vicino a Eitan, arrivati dal pavese nella serata di domenica, ci sono la zia Aya, che abita a Pavia, e i nonni paterni che si sono trasferiti lì un anno fa. In ospedale trascorrono giorno e notte. C'è il dolore per la perdita dei propri cari - fratelli, nipoti, figli - ma c'è anche spazio per la speranza e questa porta il nome di Eitan.

 

«I parenti saranno coinvolti nel risveglio del bambino» spiegano i dottori. Perché oltre all'aspetto medico, bisogna tenere in considerazione anche quello psicologico. Altrettanto importante e altrettanto delicato. Quando Eitan si sveglierà, qualcuno dovrà spiegargli la tragedia. Dovrà spiegargli perché accanto a lui non ci sono la mamma e il papà. Dovrà raccontargli di quella funivia precipitata nei boschi che con sé ha trascinato anche la sua famiglia.

 

Medici dell'ospedale di Torino

Come spiegare la morte a un bambino di cinque anni? Come spiegare la strage di Stresa, quando le indagini sono ancora in corso e le domande rivolte al destino probabilmente non troveranno mai risposta? L'equipe di psicologi clinici dell'ospedale lo definirà passo passo.

 

«È importante che, al suo risveglio, il bambino incontri volti per lui significativi» spiega la dottoressa Marina Bertolotti, psicologa del dipartimento pediatrico del Regina Margherita. Poi si cercherà di capire quali siano le sue consapevolezze e medici, psicologi, familiari affronteranno la comunicazione dell'accaduto.

 

striscione fuori dall'ospedale

Le salme dei familiari di Eitan torneranno in Israele e il governatore del Piemonte Alberto Cirio è in costante contatto con l'ambasciatore per fornire tutto il supporto necessario. La Regione, poi, si è messa a disposizione delle famiglie delle altre vittime per coprire i costi del trasferimento delle salme, visto che i funerali verranno celebrati nei luoghi d'origine. Si prega per i morti. E si continua a pregare per Eitan.

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