MADRI A TUTTI I COSTI – LUI È MORTO DA QUATTRO ANNI, MA IL TRIBUNALE DI BOLOGNA DICE SÌ ALL’IMPIANTO DEGLI EMBRIONI CONGELATI 19 ANNI FA – POLEMICHE PER LA DECISIONE DEI GIUDICI, MA NON È DETTO CHE GLI EMBRIONI SIANO ANCORA VITALI

1. IL MARITO È MORTO, SÌ ALL’IMPIANTO DI EMBRIONI

Francesco Alberti per il “Corriere della Sera

 

Quel figlio, se deciderà di metterlo al mondo, rappresenterà per lei «un lungo ponte d’amore» verso il marito che non c’è più. Ileana (nome di fantasia), ferrarese, 50 anni, una vita nel commercio, aveva perso ogni speranza: «Sono frastornata e felice al tempo stesso» fa sapere tramite l’avvocato bolognese Boris Vitiello. Troppo presto, troppe le emozioni, per sbilanciarsi sul suo futuro di madre: «Mi confronterò con i medici del Sant’Orsola, penso ci siano diversi aspetti da valutare, a cominciare dalla mia età...».

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Vedova da 4 anni, da quando il marito fu stroncato da una malattia, Ileana, nell’ordinanza della prima sezione civile del tribunale di Bologna che ha dato il via libera all’impianto di embrioni congelati 19 anni fa, ha rivissuto come in un film alcuni dei passaggi più dolorosi della sua vita. 
 

È il 1996: lei e il convivente decidono, non ancora sposati, di congelare 8 embrioni dopo il fallimento dell’impianto. Nel 1998 si sposano e poco dopo la situazione precipita: la malattia aggredisce l’uomo, il sogno dei figli o di altri impianti si allontana. Nonostante ciò, la coppia mantiene i contatti con il Centro di fecondazione del Sant’Orsola, continuando a dare il proprio assenso alla crioconservazione degli embrioni.

 

Nel 2011, alla morte del marito, la donna chiede che si proceda all’impianto, ma l’ospedale, nonostante il via libera del comitato di bioetica, dà parere contrario sulla base della legge 40 del 2004 («Fu una posizione prudenziale, è un tema controverso» ha spiegato ieri Eleonora Porcu, responsabile del Centro di infertilità). 
 

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La donna va per vie legali. Nel 2013 il primo ricorso d’urgenza viene rigettato dal tribunale. L’avvocato Vitiello presenta reclamo e nel dicembre scorso la prima sezione civile, rifacendosi alle linee guida che regolano le procedure di fecondazione prima dell’entrata in vigore della legge 40, giunge alla conclusione che «nel caso di embrioni crioconservati, ma non abbandonati, la donna ha sempre il diritto di ottenere il trasferimento». 
 

E nel caso della coppia, i giudici, pur non considerando le dichiarazioni rese nel 2010 alla stregua di un valido consenso, hanno ritenuto che fosse comunque evidente «la volontà» di mantenere gli embrioni e, alla luce dell’età della donna e della lunghezza dei processi civili, hanno deciso un intervento d’urgenza, accogliendo il ricorso. «Una decisione pro vita — ha detto l’avvocato Vitiello —: senza la pronuncia del tribunale sarebbe stato impossibile sapere la sorte degli embrioni già formati». 
 

Materia incandescente, da sempre. Un caso analogo avvenne a Palermo nel 1999: «Un tribunale emise un provvedimento d’urgenza con cui autorizzò l’impianto di embrioni nell’utero di una donna rimasta vedova» ha ricordato la segretaria dell’associazione «Luca Coscioni», Filomena Gallo, secondo la quale «la sentenza di Bologna tutela il diritto della donna e pone il Parlamento di fronte alla necessità di riformare la legge 40». 
 

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Per il ministro Beatrice Lorenzin, «la sentenza è corretta, ma restano questioni non codificate che riguardano il buonsenso e la capacità di giudicare caso per caso». Critica la Chiesa. Monsignor Renzo Pegoraro della Pontificia Accademia per la Vita: «L’ennesimo paradosso: la tecnologia, nella sua applicazione, dà luogo a situazioni difficili da risolvere». E l’Avvenire: «Resta l’ombra di un bimbo che potrebbe nascere orfano di padre prima ancora che inizi la gravidanza». 


Dubbi anche in campo scientifico. Dopo 19 anni, gli embrioni sono ancora vitali?

 

«Tecnicamente è possibile — secondo Claudio Giorlandino, ginecologo e segretario della Sidip Italian College —, ma non ci sono certezze». E Domenico Arduini, direttore di ginecologia all’università Tor Vergata di Roma: «Il rischio di aborti è davvero molto alto». In Gran Bretagna, nel 2010, nacque un bimbo da un embrione conservato 20 anni. 
 

2. BODEI: SE TECNICAMENTE È POSSIBILE FARLO ALLORA NON É CONTRARIO ALLA NATURA

Elvira Serra per il “Corriere della Sera

 

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Il filosofo Remo Bodei non è troppo sorpreso. «C’è già stato un caso, in California, e destò molto clamore: era il 1999 e Gaby Vernoff aveva appena partorito una bambina concepita con lo sperma del marito morto». 
 

Non solo: il liquido seminale era stato estratto 30 ore dopo il decesso dell’uomo e congelato per 15 mesi prima della fecondazione in vitro. 
«Insomma, l’idea della procreazione postuma non è nuova». 
 

A lei quali pensieri suggerisce? 
«Dal punto di vista della immaginazione, c’è qualcosa di spettrale nell’idea stessa. Soprattutto se pensiamo che gli embrioni sui quali si sono pronunciati i giudici di Bologna hanno 19 anni». 
 

Fuori tempo massimo? 
«Dovrebbe dirlo un esperto. Di sicuro, dal punto di vista etico l’idea di mantenere una continuità biologica e affettiva con il proprio partner è comprensibile. Il problema, semmai, è tecnico». 
 

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Cosa intende? 
«Che sebbene il principio stabilito dal Tribunale di Bologna possa essere giusto in generale, nel caso particolare rischia di essere inutile perché è alta la probabilità di aborto». 
 

E non le sembra contro natura l’idea della gravidanza postuma? 
«Il fatto stesso che sia possibile far nascere dei bambini con questa tecnica significa che si stanno seguendo leggi di natura. Certo, con strumenti nuovi». 
 

Neppure l’età della madre, cinquantenne, le sembra un ostacolo? 
«L’elemento più incerto è l’età dell’embrione. Della madre non mi preoccuperei: l’età media delle donne si è allungata, l’ultima ricerca Istat dice che chi vive nella provincia di Nuoro ha l’aspettativa di vita più alta, fino a 88,5 anni; se diventa madre a 59 anni può immaginare di accompagnare il figlio per quasi trent’anni». 
 

embrioneembrione

C’è chi parla di «metodi Frankenstein». Lei cosa dice? 
«Mi sembra terroristico usare questi termini. Bisogna tener conto di come sono fatti gli esseri umani, dei loro bisogni e desideri». 
 

E lei cosa consiglia? 
«Io penso che non bisognerebbe fare carte false per avere bambini, sarebbe meglio adottarli. Ma non è illogico, né condannabile, desiderare di averli a tutti i costi». 

 

 

3. D’AGOSTINO: UN LEGAME EGOISTICO E NECROFILO - SI RISCHIA DI DANNEGGIARE IL BIMBO

El. Ser. per il “Corriere della Sera

 

Francesco D’Agostino, presidente emerito del Comitato nazionale per la Bioetica. Cosa ne pensa? 
«Con tutto il rispetto, queste ipotesi, come quella alla quale il Tribunale civile di Bologna ha dato il via libera, dal punto di vista psicologico hanno un connotato di necrofilia». 
 

Addirittura? 
«Quando parliamo di necrofilia non dobbiamo pensare ai rapporti sessuali con i cadaveri, ma a un indebito attaccamento alla morte, al passato». 
 

EMBRIONEEMBRIONE

La donna ferrarese che ha chiesto l’intervento dei giudici ha spiegato di voler proseguire nel percorso di amore intrapreso con suo marito. 
«Ecco, c’è un desiderio narcisistico di avere figli a tutti i costi. Qui non si sta pensando al miglior interesse del bambino, ma a quello della donna che vuole restare legata alla memoria del marito scomparso. Perché, se desiderava tanto diventare madre, non ha fatto ricorso a una fecondazione eterologa?». 
 

Beh, in questo caso gli embrioni c’erano già, e sono quelli concepiti con il marito: non si dovrebbe pensare, eventualmente, a un diritto prioritario degli embrioni pre-esistenti? 
«Eh no, non possiamo giocare e cambiare le carte in tavola. Se noi riteniamo che un embrione bello e fatto abbia diritto alla vita, allora diamo ragione alla legge 40 per cui ogni embrione deve essere impiantato nell’utero della mamma. Pensi che io mi ero spinto ancora più in là: cioè a far impiantare tutti gli embrioni congelati in altre donne, proprio nell’interesse del bambino». 
 

Il quotidiano della Cei «Avvenire» individua «l’ombra di uno o più bambini che potrebbero nascere orfani di padre prima ancora dell’inizio della gravidanza» e denuncia «un’alterazione della genitorialità della quale l’episodio di Bologna costituisce solo uno dei tanti episodi». È d’accordo? 
«Non c’è esperienza più tragica di quella del neonato che nasce dopo che è morto il padre. Sarà sempre sottoposto alla memoria di un uomo che non ha mai conosciuto». 
 

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Questo, purtroppo, già succede. 
«Sa, nel Vangelo a un certo punto Gesù dice: “Lascia che i morti seppelliscano i morti”. Significa che bisogna lasciarsi alle spalle la morte e aprirsi alla vita. Ma la decisione di progettare una nascita come in questo caso, dopo 19 anni dal concepimento degli embrioni, nasconde un grande problema antropologico e psicologico: voler dire no alla morte». 

 

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