antonino monteleone iene erba olindo rosa

ERBA CALPESTATA – LA LETTERA DELLA “IENA” ANTONINO MONTELEONE A “LA STAMPA” (NON PUBBLICATA) IN RISPOSTA ALL’ARTICOLO DI NUZZI SULLA COLPEVOLEZZA DI ROSA E OLINDO: “OMETTE DI DIRE CHE TUTTE LE INFORMAZIONI CHE EMERGONO NELLE CONFESSIONI SONO IN REALTÀ RICAVABILI DAL TESTO DEL PROVVEDIMENTO DI FERMO E DALLE FOTO DELLA STRAGE. GLI INTERROGATORI, A VOLTE POI, SONO CONDOTTI IN MODO DA IMBOCCARE GLI INDAGATI E…” – VIDEO

 

 

L'ARTICOLO DI NUZZI SULLA STRAGE DI ERBA: 

https://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/rosa-olindo-quel-che-non-torna-strage-erba-gianluigi-nuzzi-244259.htm

 

erba olindo rosa le iene

Il 10 agosto, su La Stampa, Gianluigi Nuzzi ha scritto un articolo che metteva in fila tutte le risapute argomentazioni a sostegno della colpevolezza di Rosa Bazzi e Olindo Romano nella strage di Erba.

 

Noi de Le Iene, ultimi arrivati sull’argomento, in due anni di inchiesta abbiamo raccolto delle evidenze che possono mettere in dubbio la colpevolezza dei coniugi, anche se validata da 26 giudici e 3 gradi di giudizio.

 

le iene e le nuove rivelazioni sulla strage di erba

Abbiamo proposto a La Stampa una replica punto per punto all’articolo di Nuzzi, entrando nel merito di ogni singola questione, a firma di Antonino Monteleone. La Stampa ha deciso di non pubblicarla, cosa legittima ma emblematica. Non è la prima volta che le ragioni della difesa dei coniugi non trovano spazio sui media nazionali.

 

Questo atteggiamento poteva essere comprensibile a ridosso della strage, quando ancora di tanta parte delle indagini nulla si sapeva. Oggi, alla luce delle molte e molte evidenze, stranezze, omissioni, distorsioni, errori, ci sembra davvero incomprensibile come qualcuno continui a dare le spalle ai fatti. Senza arrivare a parlare di censura, esiste un dovere, oltre che un diritto di cronaca.

 

gianluigi nuzzi foto di bacco

Qui di seguito la lettera di Antonino Monteleone, in risposta all’articolo di Gianluigi Nuzzi, che La stampa ha deciso di non pubblicare.

 

Gentile Direttore,

lo scorso 10 agosto il suo giornale ha ospitato un intervento di Gianluigi Nuzzi che spiegava come mai, a quasi quattordici anni dagli eventi e nove dall’ultimo grado di giudizio, in molti dubitino della colpevolezza di Olindo Romano e Rosa Bazzi.

 

A ‘Le Iene’ ce ne occupiamo ormai da due anni. Durante i 19 servizi e lo speciale di 180 minuti, abbiamo messo in crisi punto per punto “i baluardi della sentenza definitiva, prove scientifiche e testimoniali” a favore della colpevolezza dei due e delle quali Nuzzi si ostina a sostenere la solidità.

 

OLINDO ROMANO ROSA BAZZI

La testimonianza di Mario Frigerio, l’unico superstite alla strage.

 

In aula Frigerio disse indicando Olindo: “non me la dimenticherò mai quella faccia”.

 

Eppure, dopo la strage, al suo risveglio in ospedale, interrogato dai Carabinieri, puntava il dito contro un uomo “olivastro” (Olindo è certamente pallido), “più alto di lui di 5/6 cm” (Olindo è più basso di Frigerio), “non del posto”.

 

A domanda se quella persona gli ricordasse un volto noto risponde: “no, se l’avessi visto l’avrei saputo riconoscere”.

 

OLINDO E ROSA1

Non solo Frigerio in quei primi colloqui non pensa e non menziona Olindo Romano, ma addirittura, tramite il suo avvocato Manuel Gabrielli, inoltra in procura un fax in cui segnala che la casa di Azouz e Raffaella era “frequentata da extra-comunitari di etnia araba”, alludendo al fatto che la persona da lui vista potesse essere uno di loro.

E allora perché Frigerio cambia ricordo?

Nei servizi de ‘Le Iene’, tre specialisti della memoria in ambito forense (Giuliana Mazzoni, Giuseppe Sartori, Piergiorgio Strata) concordano nel ritenere che il ricordo di Frigerio sia stato alterato da chi lo ha interrogato, in un modo tale da crearne uno falso.

 

Le confessioni di Rosa e Olindo.

l interrogatorio in ospedale di mario frigerio

 

Secondo Nuzzi, le confessioni rese dai due sarebbero dettagliatissime e conterrebbero elementi noti solo agli assassini.

 

Nuzzi omette di dire che TUTTE le informazioni che emergono nelle confessioni sono in realtà ricavabili dal testo del provvedimento di fermo e dalle foto della strage.

erba olindo rosa le iene monteleone intervista bonafede

 

Con una mossa ai limiti delle regole processuali, durante gli interrogatori i magistrati le mostrano ai due indagati, che solo dopo averle viste descrivono la scena del delitto.

 

Gli interrogatori, a volte poi, sono condotti in modo da imboccare gli indagati: Rosa non è a conoscenza del taglio sopra la coscia di Valeria Cherubini ed è un PM a rivelarglielo quando le chiede se sia stata lei a farlo.

 

Come a non bastare, le confessioni sono piene di contraddizioni e inesattezze, circa 240 secondo un minuzioso lavoro di verifica realizzato dagli avvocati Schembri e Bordeaux.

le iene e le nuove rivelazioni sulla strage di erba 1

Così tante che persino i Giudici d’Appello sono costretti a riconoscerle.

 

La macchia sul battitacco dell’auto.

 

Le indagini dei Carabinieri e dei RIS di Parma non hanno trovato NESSUNA traccia dei due coniugi sulla scena della strage, né delle vittime a casa loro.

 

La sola e unica connessione ‘biologica’ tra i coniugi e le vittime è la macchia di sangue rinvenuta sul battitacco della loro Seat Arosa.

A ‘Le Iene’ abbiamo mostrato cosa pensa di quel rilievo Carlo Fadda, il Carabiniere che l’ha effettuato. È lui stesso ad avere dubbi sull’origine della traccia. Secondo le sue parole potrebbe benissimo essere una macchia da contaminazione, data dal continuo andirivieni di forze dell’ordine tra la scena del crimine e il cortile. La traccia inoltre non è visibile nella fotografia scattata da Fadda e allegata agli atti.

 

MARTA CALZOLARO IENE ERBA

Lo scontrino del McDonald’s.

 

La sera della strage i coniugi sono stati a Como nel noto fast-food, come ironizza Nuzzi: “la cenetta dell'hamburger, patatine e carneficina”. Della cena c’è certezza per l’esistenza dello scontrino. Nuzzi ne parla come di una prova messa agli atti “per dar corpo a un alibi barcollante”, nel tentativo di costruirsene uno posticcio.

 

Ma nessuno che abbia visto lo scontrino (pag. 72, relazione del RIS di Parma) lo può sostenere: accartocciato fino a renderlo quasi illeggibile viene rinvenuto, non esibito, sbandierato, come fu fatto credere all’epoca, nel processo e dai media.

La cena di Rosa e Olindo non era in grado di provare nulla, eppure all’opinione pubblica è stata spacciata come prova a carico.

 

Le intercettazioni mancanti e la società fiduciaria.

la famiglia castagna

 

Nella sua ricostruzione Nuzzi dimentica due questioni fondamentali: il pasticcio delle intercettazioni e l’assetto societario di chi le ha lavorate, dietro incarico della Procura di Como.Mancano all’appello tantissime intercettazioni (file audio), altre sono state trascritte in modo inesatto; tutti gli errori e le lacune riguardano momenti fondamentali delle indagini enon hanno aiutato Rosa Bazzi e Olindo Romano a difendersi nel processo.

 

La cosa più inquietante è stato scoprire durante l’inchiesta che la società che le ha lavorate su mandato diretto della Procura, fa capo, in parte, a una fiduciaria con sede in Svizzera.

 

il generale garofano

Com’è possibile che un compito così cruciale possa essere stato affidato a una società schermata che non risponde ai criteri minimi e legali di trasparenza? C’è una legge che lo vieta, proprio a tutela del buon andamento dell’attività giudiziaria. Finora nessuno – anche dopo le nostre ripetute segnalazioni – ha dato una spiegazione a questa gravissima irregolarità.

 

L’analisi dei nuovi reperti.

 

l interrogatorio in ospedale di mario frigerio

E non finisce qui: Nuzzi ricostruisce accuratamente l’incredibile vicenda dei reperti ritrovati sulla scena del crimine, mai analizzati e infine distrutti, nonostante l’ordinanza di due diverse Corti ne imponesse la conservazione, e nonostante l’ok dato dalla Cassazione a un esame a spese della difesa. La distruzione illegittima viene poi seguita dal sorprendente ritrovamento, a 12 anni dalla strage, di un nuovo scatolone «contenente cinque plichi di reperti, tra cui una tanica, otto coltelli, un affilacoltelli, un mazzo di chiavi, un abbonamento e un cellulare».

mario frigerio parla di olindo

 

Lo scatolone risulta «aperto senza che vi fosse allegato il verbale di apertura». E qualche mese dopo, cosa ancora più incredibile e vera, ne viene ritrovato un altro, anch’esso scampato all’illegittima distruzione, contenente indumenti del piccolo Youssef e del super testimone Mario Frigerio.

 

Questa montagna di irregolarità è definita da Nuzzi “uno sgambetto della giustizia”, a noi invece sembra solo l’ultimo episodio di una catena di eventi catastrofici, dei quali anche il Ministro della Giustizia Bonafede cerca di venire a capo da ormai tre anni.

 

antonino monteleone il caso erba il super testimone

Siccome eravamo gli ultimi arrivati su questa vicenda, prima di mandare in onda i nostri servizi a ‘Le Iene’, insieme all’autore Marco Occhipinti ho cercato un confronto telefonico proprio con Gianluigi Nuzzi. Gli chiedemmo se fosse disponibile a un’intervista per spiegare le ragioni di chi crede Rosa e Olindo colpevoli, non accettò.A differenza delle solide certezze di cui oggi sembra circondato, ci fece intendere che nella sua trasmissione si coltivava il dubbio. E che quindi gli risultava impossibile schierarsi.

 

Non c’è più tempo per lasciare la vicenda in balìa delle tifoserie, del derby tra innocentisti e colpevolisti.

strage di erba le iene

Messi da parte gli schieramenti, esiste solo chi conosce gli atti e lo svolgimento del processo e chi si ostina a trascurarli lasciando spazio alle leggende metropolitane sulla ‘Strage di Erba’.

 

È corretto avere riguardo, come fa notare Nuzzi, per la “devastazione” che la strage infligge alle vittime superstiti.

Sono convinto che oltre al dolore di chi ha perso i propri cari, prima o poi tutti dovremo riconoscere il dolore di altre due vittime, condannate ingiustamente al carcere a vita.

i morti della strage di erba

 

Antonino Monteleone

 

antonino monteleone. antonino monteleone rosa bazziraffaella castagna con il figlio youssef marzouk

 

dopo la strage di erba

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