aborto facciamolo da noi - curato da eugenia roccella

EUGENIA ROCCELLA E IL PASSATO CHE LA TRAPASSA - RICICCIA IL LIBRO DEL 1975 CURATO DALLA NEO-MINISTRA DELLA FAMIGLIA, EUGENIA ROCCELLA: IL TITOLO ERA “ABORTO, FACCIAMOLO DA NOI” - LOREDANA LIPPERINI LA INCHIODA: “TEMPO FA ROCCELLA HA DETTO: ‘LE FEMMINISTE NON HANNO MAI CONSIDERATO L’ABORTO UN DIRITTO’. SÌ, INVECE. E ANCHE LEI. PAGINA 18 DELLA SUA INTRODUZIONE...’” - LA RISPOSTA DELLA ROCCELLA: “L'ABORTO NON ERA VISSUTO COME UN DIRITTO PIUTTOSTO COME UNA DISPERATA VIA DI FUGA"

1 - HO IMPARATO DAL FEMMINISMO CHE L'ABORTO NON È UN DIRITTO SU LA STAMPA: «CARA ROCCELLA, DICCI LA VERITÀ SULL'ABORTO»

eugenia roccella francesco storace

Lettera di Eugenia Roccelli per “La Stampa”

 

Caro direttore, Loredana Lipperini ha ritrovato nella sua libreria «Aborto, facciamolo da noi», un libro del 1975 con la prefazione di Adele Faccio, curato da me. Anch' io l'ho conservato, ma ne ho solo una copia molto sciupata. Sciupata perché all'epoca l'ho prestato cento volte, a ragazze che nulla sapevano del proprio corpo, giovani donne degli anni Settanta che cominciavano a ribellarsi alla mistica della femminilità in modo magari confuso ma coraggioso.

ABORTO FACCIAMOLO DA NOI - CURATO DA EUGENIA ROCCELLA

 

Era un libro politico, certo, anzi era un libro militante, firmato dal Movimento di Liberazione della Donna, di cui ero leader, e dal Cisa, l'organizzazione di Adele Faccio che aveva inaugurato la disobbedienza civile sull'aborto. Fu Adele, con il suo plateale arresto, a dare impulso alla raccolta di firme per il referendum abrogativo delle norme del Codice Rocco sulla «integrità della stirpe» promosso dai radicali.

 

Oggi ben poche donne, anche tra quelle che si professano femministe o transfemministe, sanno chi era Adele Faccio, sanno delle migliaia di autodenunce raccolte dal Mld, dei digiuni di Pannella ma anche nostri; io ho digiunato 15 giorni per un obiettivo tipicamente radicale, poi raggiunto, cioè la fissazione dei tempi di discussione della legge sull'aborto in commissione. Parlavamo di diritto? Sì, lo facevamo. In realtà erano i radicali a farlo, a differenza delle femministe storiche, e spesso erano accusati di tradire lo slogan femminista («nessuna legge sul nostro corpo») chiedendo, appunto, una legge. L'articolo di Lipperini mi invita a «dire la verità sull'aborto».

eugenia roccella

 

Ma delle battaglie di quegli anni nessuno ha più memoria, e se oggi si parla di aborto è solo per usarlo come arma contundente e impropria contro un governo che non è di sinistra e non è nemmeno tecnico (un peccato assai grave), e bisogna agitare lo spauracchio dell'attacco ai diritti delle donne. Che questa maggioranza sia stata votata dagli italiani ha poca importanza, così come non importa che il governo sia guidato da una donna, un fatto rivoluzionario nella storia, molto maschilista, della politica italiana.

 

ADELE FACCIO

La verità è complessa, non si può ridurre a slogan, e nemmeno a semplificazioni del tipo «ha cambiato idea», o peggio, «ha rinnegato il suo passato». Non ho rinnegato proprio nulla. Anche allora l'aborto non era la nostra massima aspirazione, ma un male necessario, per non essere schiacciate in un ruolo che chiudeva le donne in una gabbia di oppressione e subalternità. Al di là del clima gioioso che c'è sempre nelle manifestazioni, l'aborto non era vissuto come una rivendicazione orgogliosa, piuttosto come una disperata via di fuga, non un diritto, ma un potere iscritto nel corpo.

 

Non è al Mld che ho imparato che l'aborto non è un diritto, ma attraverso il femminismo della differenza. Leggendo per esempio una leader carismatica come Carla Lonzi, che scriveva «L'uomo ha lasciato la donna sola di fronte a una legge che le impedisce di abortire: sola, denigrata, indegna della collettività. Domani finirà per lasciarla sola di fronte a una legge che non le impedirà di abortire». Di citazioni potrei farne tante, ma non è questo il punto.

 

eugenia roccella contro le unioni civili

Il punto è: si può aprire una riflessione sulla rivoluzione antropologica, su quali siano le forme del nuovo patriarcato, su quali siano oggi gli obiettivi delle donne, senza trincerarsi dietro logiche di schieramento e accuse strumentali, false e a volte offensive? Lipperini parla anche del Fuori, una delle prime associazioni gay, ma non spiega che se allora avessi ragionato di matrimonio omosessuale con loro mi avrebbero riso in faccia, accusandomi di voler normalizzare e irreggimentare la libertà sessuale, e avrebbero rilanciato scagliandosi contro il matrimonio eterosessuale, il «pezzo di carta».

ADELE FACCIO

 

Tutto è cambiato, la sinistra sostiene il liberismo procreativo, il nuovo fiorente mercato del corpo, fatto di contratti, compravendite, affitti di parti del corpo femminile; le femministe che ritengono che la fonte dell'esclusione delle donne sia il corpo sessuato sono definite con disprezzo Terf, e non c'è spazio per un pensiero irregolare.

 

Giorgia Meloni ha ripetuto fino alla nausea che non vuole cambiare la legge sull'aborto, e io non solo non ho nessuna volontà di farlo, ma non ne avrei nemmeno il potere, visto che dell'applicazione della legge 194 si occupa il ministero della Salute insieme alle Regioni. La mia storia è insolita, e sulla mia famiglia, anomala e scombinata, ho scritto un libro che uscirà nei primi mesi dell'anno prossimo.

eugenia roccella paola binetti

 

Se davvero a qualcuno importa conoscere la verità sull'aborto che Lipperini chiede, e anche cosa ha voluto dire vivere dentro una famiglia radicale, dentro il piccolo e straordinario mondo pannelliano, potrà farlo. Ma non mi sembra ci sia in circolazione molta reale curiosità per chi la pensa diversamente, e dietro tutta la retorica della diversità temo si nasconda solo la voglia di rimanere ben chiusi nelle proprie certezze.

 

2 - CARA ROCCELLA DICCI LA VERITÀ SULL’ABORTO

Loredana Lipperini per “La Stampa”

loredana lipperini premiata foto di bacco

 

Il libro si intitola “Aborto, facciamolo da noi”, edizioni Roberto Napoleone, l’anno di uscita è il 1975, il prezzo, 1500 lire. In copertina, su sfondo rosso, due mani di donna unite e aperte nel gesto femminista. Non ci sono autori, se non le due sigle di Cisa (Centro Informazione Sterilizzazione e Aborto) e Mld (Movimento di Liberazione della Donna). C’è una prefatrice, Adele Faccio, e, infine, c’è una curatrice, Eugenia Roccella, attuale ministra per la Famiglia, Natalità e Pari opportunità.

 

Sono andata a ricercare il libro nei piani alti della libreria: sapevo di averlo perché le ragazze della mia generazione lo avevano quasi tutte, e perché parlava di anticoncezionali, di visite ginecologiche, della conoscenza di quei nostri corpi su cui, con grande sorpresa, potevamo esercitare una libertà impensata fino a quel momento.

amintore fanfani 1

 

Quel libro era anche un gesto di militanza: nella seconda parte, le militanti del Cisa illustrano come si esegue un’interruzione di gravidanza con il metodo Karman, ovvero non con raschiamento ma con aspirazione, pratica che limitava enormemente le complicazioni nei tempi in cui l’aborto era illegale, e si finiva in assai loschi studi medici a rischiare la perforazione dell’utero e a inzuppare la camicetta di sudore e dolore, visto che non si praticava anestesia.

 

REFERENDUM SULL ABORTO

Quel libro era dunque un libro politico: non un invito al lato oscuro del materno, come dice oggi la ministra, ma semmai il tentativo di salvare le vite delle donne che ogni martedì e giovedì alle 17 affollavano le scale di via di Torre Argentina 18, la sede del Partito radicale dove il Cisa teneva le riunioni riservando ai casi più complessi il volo charter per Londra e distribuendo fra le case delle militanti gli interventi con il Karman.

 

LOREDANA LIPPERINI

Quelle donne in lacrime che imploravano aiuto al telefono chiedevano di non morire. Ed Eugenia Roccella questo scriveva nella prefazione: di sentirsi, come femminista, sorella di «Petruzza Lo Prete, immigrata di Genova, morta perché si è infilata un ferro nell’utero nel tentativo di evitare una gravidanza non voluta». La sua lunga dedica, peraltro, include, oltre a Petruzza, Rosalba Morandi, Antonina Vitale, Elena Lauria e «tutte le donne morte per aborto clandestino». Subito sotto, Roccella estende la dedica «a Paolo VI, Fanfani, la Dc, tutti coloro che sono contro l’aborto libero, gratuito, assistito per l’aborto clandestino, di massa e di classe, magari in nome del “principio della vita” perché ci pensino su».

REFERENDUM SULL ABORTO

 

Oggi che entrambe abbiamo scavallato i sessant’anni, mi chiedo quanto lei ci abbia pensato su. L’ho conosciuta nel 1976, appena arrivata al Partito radicale. La chiamavamo tutti Jenny. Era la figlia di Franco, cofondatore del partito, ma era soprattutto una ragazza compunta, precisa, abilissima nello scegliere le parole giuste, non un eccesso o una trasandatezza nel vestire, una determinazione lucida in ogni intervento come segretaria del Movimento di Liberazione della Donna.

 

Prima dell’occupazione dello stabile di via del Governo Vecchio, la sede Mld era appunto in via di Torre Argentina: per l’esattezza era nel piccolo corridoio che si apriva davanti all’ascensore interno, accanto alla stanza della Lega Obiettori di Coscienza e, a futura ironia, a quella del Fuori (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano). Molti anni dopo, Roccella avrebbe parlato in più occasioni dei suoi ex vicini di corridoio come di “lobby gay”.

REFERENDUM SULL ABORTO

 

Ora, non è che non si possa cambiare, figurarsi: la vita riserva a tutti la possibilità di capriolare, e di diventare la stessa persona che a vent’anni si è combattuta con tutte le proprie forze. Succede, e del resto una piccola parte dei vecchi femminismi, quella che troppo spesso ha confuso sorellanza con posizioni di potere, non ha aiutato a rendere limpide le acque. Però, quel che si auspicherebbe è l’onestà. Non molto tempo fa Roccella ha detto: «Le femministe non hanno mai considerato l’aborto un diritto». Sì, invece. E anche lei. Pagina 18 della sua introduzione: «A difendere il diritto all’aborto dobbiamo essere proprio noi femministe». Per Petruzza Lo Prete, e per tutte le altre di ogni tempo e luogo.

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni giustizia referendum magistrati

DAGOREPORT -  ARIANNA MELONI E I CAPOCCIONI DI FRATELLI D’ITALIA POSSONO RIPETERE A PAPPAGALLO CHE IL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA "NON È UN VOTO SU GIORGIA", MA MENTONO SAPENDO DI MENTIRE. IL VOTO DEL 23 MARZO SARÀ INEVITABILMENTE UN PLEBISCITO POLITICO SULLA STATISTA DELLA SGARBATELLA - CON LA CRESCENTE RIMONTA DEL "NO", NON BASTA PIU' ATTACCARE I MAGISTRATI (DAGLI SCONTRI DI TORINO AL FATTACCIO DI ROGOREDO), ORA LA MELONI SA CHE NON POTRA' FARE A MENO DI METTERCI LA FACCIA - UNA PERSONALIZZAZIONE CHE FINO A IERI HA TENTATO IN OGNI MODO DI EVITARE RICORDANDOSI CHE FU UNA SCONFITTA REFERENDARIA A TRASCINARE IL GOVERNO DI MATTEONZO RENZI DALL’ALTARE ALLA POLVERE) - MA ORA LA RIMONTA DEL"NO" METTE PAURA E NON PUO' PIU' NASCONDERSI ALZANDO I SOLITI POLVERONI DI PROPAGANDA: SOLO LEI HA LA LEADERSHIP PER TRASCINARE LA GALASSIA DEGLI ASTENUTI A VOTARE ''SI'" (SONDAGGI RISERVATI VALUTANO IL BRAND GIORGIA MELONI 2/3 DEI CONSENSI DI FDI) - MA TUTTI PARTITI SONO APPESI ALL'ESITO DEL REFERENDUM: DALLA RESA DEI CONTI DELLA LEGA CON SALVINI ALLA SFIDA IN FORZA ITALIA TRA TAJANI E I FIGLI DI BERLUSCONI - UNA VITTORIA DEL "NO" POTREBBE INVECE RINGALLUZZIRE UN’OPPOSIZIONE DILANIATA DALL'EGOLATRIA DI ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE, UN DUELLO DI POTERE CHE HA SEMPRE IMPEDITO DI PROPORRE ALL'ELETTORATO UNA VERA ALTERNATIVA AL MELONISMO...

francesco lollobrigida vino

DAGOREPORT - UNO DEI MISTERI PIÙ INDECIFRABILI DELLE CRONACHE POLITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI HA UN NOME, UN COGNOME E UN "RAFFORZINO" IN TESTA: FRANCESCO LOLLOBRIGIDA. L’EX COGNATO D’ITALIA, È TORNATO IN PISTA AL TAVOLO DELLE NOMINE, E MOLTI OSSERVATORI POLITICI SONO RIMASTI SGOMENTI. È PROPRIO “LOLLO”, CHE ERA STATO RELEGATO A MACCHIETTA DI SE STESSO DALLE SORELLE MELONI? QUELLO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, DI “GESÙ CHE MOLTIPLICA IL VINO” E CHE FA FERMARE IL FRECCIAROSSA A CIAMPINO? GAFFE A PARTE, LO “STALLONE DI SUBIACO” HA UNA COSA CHE ARIANNA, DONZELLI E RAMPELLI SI SOGNANO: I VOTI – I RAPPORTI CON LA COLDIRETTI E GLI ANNI DI “GAVETTA” TRA VIA DELLA SCROFA E MONTECITORIO

steve bannon giuseppe conte matteo salvini davide casaleggio, gennaro vecchione jeffrey epstein - pietro dettori

DAGOREPORT - FANNO BENISSIMO QUEI SINISTRELLI DI BONELLI E FRATOIANNI A CHIEDERE CONTO A SALVINI DEI SUOI RAPPORTI CON STEVE BANNON. MA PERCHÉ NON FANNO LA STESSA DOMANDA AL LORO ALLEATO, GIUSEPPE CONTE? NEL 2018, IN PIENA EUFORIA GIALLO-VERDE, BANNON CALÒ SU ROMA PER INCONTRARE DAVIDE CASALEGGIO, A CUI SEMBRA ABBIA PROVATO A VENDERE UN SOFTWARE DI PROFILAZIONE – ERANO GLI ANNI FOLLI IN CUI TRUMP CHIAMAVA CONTE “GIUSEPPI”, E A ROMA ARRIVAVA IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA AMERICANO, PER INCONTRARE IL CAPO DEI SERVIZI, GENNARO VECCHIONE – I LEGAMI CON LA LINK UNIVERSITY, IL RUOLO DI PIETRO DETTORI, EX GURU DELLA COMUNICAZIONE GRILLINA ORA RICICLATOSI MELONIANO - TUTTI I MISTERI E LE INQUIETANTI COINCIDENZE CHE NEL 2018 PORTARONO IL SOVRANISMO DELLA LEGA E IL POPULISMO M5S A PALAZZO CHIGI, GOVERNO CONTE-SALVINI...

andrea pucci bocelli giorgia meloni carlo conti sanremo laura pausini

DAGOREPORT – BENVENUTI AL FESTIVAL DI ATREJU! “CI SIAMO PRESI FINALMENTE SANREMO”, GHIGNANO SODDISFATTI I CAPOCCIONI MELONIANI IN RAI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI OCCUPAZIONE FAMELICA DI POSTI DI POTERE, MANCAVA SOLO ESPUGNARE DEL TUTTO QUEL BARACCONE CANTERINO DIVENTATO UN DISTURBO MENTALE DI MASSA – IL CASO PUCCI? L’ENNESIMA ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA: IL COMICO “MARTIRE” SERVE PER COPRIRE LE DERILANTI DISAVVENTURE DEL FRATELLINO D’ITALIA, PATACCA PETRECCA - FINITO L’EFFETTO AMADEUS, CONTI SI RITROVA A SCODELLARE SUL PALCO DELL’ARISTON UN CAST DEBOLE, PIENO ZEPPO DI RELITTI E DI SCONOSCIUTI. BASTERÀ A RISOLLEVARE LO SHARE, MESSO A RISCHIO DA GERRY SCOTTI E DALLE PARTITE DI CHAMPIONS? – AI POVERI TELE-MORENTI SARÀ RIFILATO (DI NUOVO) ANCHE IL “VINCERÒ” DI BOCELLI…

john elkann theodore kyriakou repubblica

DAGOREPORT - COME MAI LA TRATTATIVA TRA JOHN ELKANN E IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI, SI È ARENATA? IL MOTIVO DELL’IMPASSE, CHE HA SPINTO I GIORNALISTI DI “REPUBBLICA” A DUE GIORNI DI SCIOPERO, GIRA PROSAICAMENTE INTORNO AL VALORE DELL'OPERAZIONE, STIMATA INTORNO A 140 MILIONI DI EURO - DOPO OLTRE 6 MESI IN CUI UN PLOTONE DI AVVOCATI E CONTABILI HA ROVESCIATO COME UN CALZINO CONTI, CONTRATTI E PENDENZE LEGALI DEL GRUPPO, IL GRECO ANTENNATO AVREBBE FATTO UN'OFFERTA DI 90 MILIONI - UNA “MISERIA” CHE SAREBBE STATA RIFIUTATA DA ELKANN CHE HA AVREBBE STIMATO SOLO IL POLO RADIOFONICO TRA GLI 86 E I 100 MILIONI, CON RADIO DEEJAY DA SOLA VALUTATA OLTRE I 40 MILIONI - RIUSCIRANNO ELKANN E KYRIAKOU A NEGOZIARE UN ACCORDO? AH, SAPERLO…

binaghi mezzaroma giampaolo rossi pier silvio berlusconi meloni alcaraz tennis sinner

DAGOREPORT - RAI ALLA DERIVA! DOPO L'OLIMPICA PATACCA-PETRECCA, ARRIVA UN’ALTRA MAZZATA PER TELE-MELONI: GIAMPAOLO ROSSI E CAMERATI RIESCONO NELL’IMPRESA DI PERDERE LE FUTURE PALLETTATE TRA SINNER E ALCARAZ: I DIRITTI IN CHIARO PER LE ATP FINALS DAL 2026, INFATTI, LI HA ACQUISTATI MEDIASET - DOPO LA MOSSA DI ATP MEDIA (IN CUI LA FITP HA UNA MINIMA PARTECIPAZIONE) DI CEDERE AL BISCIONE DI PIER SILVIO LA PARTE IN CHIARO DELL’EVENTO, BINAGHI SI PREPARA A TOGLIERE DI MEZZO LE MANINE DI “SPORT E SALUTE”, E QUINDI IL GOVERNO MELONI, DALLA GESTIONE DEL TORNEO CHE VALE OLTRE MEZZO MILIARDO DI EURO? L'ESECUTIVO AVEVA POSTO AL PRESIDENTE DELLA FITP COME CONDIZIONE PER OTTENERE I 100 MILIONI DI CONTRIBUTI PUBBLICI DI CONDIVIDERE CON “SPORT E SALUTE” LA GESTIONE DELLE ATP FINALS - LA SEDE DI TORINO CONFERMATA SOLO FINO AL 2026. POI... - VIDEO