L’EUROPA POLITICA È IN CRISI E ANCHE QUELLA DEL TURISMO E DELLA CULTURA NON SI SENTE TROPPO BENE. MA AFFERMARE CHE ROMA E PARIGI SARANNO SOPPIANTATE DA SINGAPORE E SHANGAI PER QUALCHE GRATTACIELO LUCCICANTE E’ SCIOCCO (QUANDO SI CONFONDE LA CRONACA CON LA STORIA)

1. IL GRAND TOUR AL CAPOLINEA

Enrico Franceschini per “la Repubblica”

 

singaporesingapore

L’immagine del turismo di massa contemporaneo si riassume da mezzo secolo in una battuta: “Se oggi è lunedì, questa deve essere Parigi”. Oppure Londra, Roma, Barcellona, Atene. Era l’identikit di un frenetico visitatore con valigia ricoperta di etichette colorate, tappe di un viaggio attraverso il continente più vario, più ricco di arte, cultura, gastronomia, shopping, per dirla tutta la regione più bella del mondo.

 

Ma tra poco più di un decennio l’itinerario più gettonato cambierà. Le etichette sulla valigia descriveranno tappe differenti, attraverso Cina, Vietnam, Corea, Giappone, India, Thailandia. “Se oggi è lunedì”, bisognerà aggiornare lo slogan, “questa deve essere Singapore”. E la vecchia Europa finirà per perdere la sua leadership, già abbattuta o minata in tanti campi, anche come prima destinazione turistica del pianeta.

 

AUTOSTRADE A SHANGAI AUTOSTRADE A SHANGAI

Un rapporto della World Tourism Organization (Wto, un’agenzia dell’Onu) fotografa la nuova tendenza. Le presenze di turisti internazionali in Europa sono cresciute del 2,4 per cento tra il 2000 e il 2010. Ma tra il 2015 e il 2025 si prevede che avranno una flessione, aumentando soltanto del 2,1 per cento, mentre nello stesso periodo il turismo nel resto del mondo aumenterà del 3,5 per cento.

 

Questo significa, afferma il documento, che l’Europa è avviata a un “inevitabile declino” come principale area turistica della terra. La stima del Wto è che entro il 2030 il vecchio continente sarà sopravanzato da altre regioni come numero di visitatori, con in testa l’Asia. Per quella data il nord-est asiatico supererà l’Europa meridionale come zona più visitata del globo.

 

SHANGAI SHANGAI

«È il risultato della prodigiosa crescita economica dei paesi emergenti», dice a “Repubblica” Eduardo Santander, presidente della European Travel Commission, alla vigilia del congresso mondiale del turismo che si apre sabato a Londra. «L’Asia in particolare beneficia del miglioramento dei trasporti inter-regionali, del progresso nel campo dei servizi a partire da alberghi e ristorazione, oltre che di tutti i vantaggi portati dalla globalizzazione».

 

In sostanza, i turisti seguono lo sviluppo: se la Cina è diventata la prima superpotenza economica mondiale, è giocoforza che sempre più gente abbia la curiosità di visitarla, e lo stesso vale per le altre nazioni attraversate dal boom, dall’India al Brasile, dalla Russia alla Turchia, dal Messico al Dubai. Arte, gastronomia e shopping non sono esclusive europee: se ne trovano a bizzeffe anche altrove. La novità è che ora è più facile esplorarle, gustarle, acquistarle, in luoghi un tempo considerati esotici, scomodi o pericolosi.

turisti sotto vetro a dubaituristi sotto vetro a dubai

 

Beninteso, l’Europa non è in procinto di scomparire dalla mappa del turismo planetario. Nel 2013 ha avuto 563 milioni di presenze turistiche internazionali, pari al 52 per cento del mercato globale del turismo. I visitatori le hanno portato guadagni per 368 miliardi di euro. Il futuro turistico del continente, come osserva Santander, «rimane prospero» e continuerà a espandersi: il numero dei turisti, sempre secondo i calcoli del Wto, salirà a 745 milioni nel 2030. Ma rallenterà rispetto alla crescita del passato.

 

Non soltanto per l’ascesa del mondo emergente anche sul versante turistico, ovvero non solo per la crescente concorrenza di altre regioni, ma pure per problemi propri. Una popolazione mediamente più anziana (determinata dal calo demografico), la disoccupazione giovanile, la crisi dell’euro, afferma il rapporto del Wto, pesano sull’immagine turistica dell’Europa.

 

castel 
del 
Monte
castel del Monte

Altri fattori negativi sono la complessità burocratica e gli handicap fiscali e legali, innanzi tutto la difficoltà ad ottenere un visto e l’alta tassazione. Il vecchio continente paga inoltre insufficienti fondi promozionali e un brand poco chiaro, forse in parte il risultato della competizione tra Paesi che si contendono gli stessi turisti, quando si dovrebbe invece puntare su un messaggio comune.

 

«Promuovere l’Europa come una collezione di destinazioni nazionali individuali appartiene al passato», ammonisce il presidente della European Travel Commission. «Il futuro della promozione turistica è un approccio transnazionale, rafforzando la collaborazione sotto l’ombrello di un unico marchio europeo».

 

Non esiste più il “turista per caso”, sostituito dal viaggiatore digitalmente sofisticato dell’era del web, che vuole capire e scegliere ancor prima di partire. A funzionare perciò non è tanto il numero di città e Paesi che un turista può visitare in una vertiginosa settimana di spostamenti, spesso con il risultato di non ricordarsi neanche più dove si trova, come nella succitata battuta del “se oggi è lunedì, questa deve essere Parigi”, quanto la quantità e qualità delle esperienze tematiche a disposizione.

 

lava dell etnalava dell etna

«Sulla base delle nostre ricerche — indica Santander — ad attirare sono le rotte culturali, i percorsi gastronomici, le vie dello shopping, gli itinerari della salute e del wellbeing, le sfide del turismo sportivo e avventuroso, i pellegrinaggi della fede».

 

Tutti motivi da coordinare da un Paese all’altro, evidenziando contemporaneamente ciò che accomuna l’Europa e quello che la differenzia, tenuto conto che la diversità fra territori anche geograficamente contigui rappresenta buona parte del suo fascino.

 

Abituati a considerare la propria ricchezza turistica come un dato acquisito, insomma, gli europei si sono un po’ seduti sopra l’immenso capitale di tesori artistici, culturali e gastronomici che la storia ha loro fornito. La conseguenza è che talvolta il visitatore incappa in alberghi scadenti, ristoranti trappola e musei antiquati rispetto alle esigenze del moderno viaggiatore.

ERUZIONE ETNA ERUZIONE ETNA

 

Mentre il turismo è un grande business e andrebbe curato come tale: in Europa costituisce il 9 per cento del pil e il 10 per cento della forza lavoro, un’impresa su 7 (al di fuori del settore finanziario) è collegata al turismo per un totale di 3 milioni e mezzo di aziende e oltre 15 milioni di dipendenti, pari al 29 per cento dell’industria dei servizi.

 

«Non abbiamo alcuna intenzione di arrenderci», avverte il presidente dell’Etc Santander, citando un nuovo sito pan-europeo, www.VisitEurope.com, come uno dei mezzi per rilanciare il brand del vecchio continente nel match contro l’Asia e i nuovi mercati emergenti. Se non abbiamo ancora fatto l’Europa politica, è il suo messaggio, sbrighiamoci a fare almeno l’Europa del turismo.

 

2. MA IN QUELLE MEGALOPOLI NON C’è NULLA DA ESPLORARE

Paolo Rumiz per “la Repubblica”

 

Perderemo il primato? Pazienza. Io mi tengo la mia Europa. Se l’industria pesante del turismo preferisce buttarsi in Cina all’assalto di shopping, aeroporti, megalopoli e aria condizionata, si accomodi. Lo dice uno che ha sempre amato e sognato l’Oriente. Oggi la terra del sol levante è un’altra cosa. Ha perso molto del suo mistero. La Transiberiana è sempre più un’avventura per ricchi, non ha più profumo di samovar e carovane.

Cabo da Roca a Ovest di Lisbona
Cabo da Roca a Ovest di Lisbona

 

L’Afghanistan è uno spazio off limits, il Pakistan gli fa concorrenza. Il Kazakistan si è trasformato in una sequenza di pozzi petroliferi. Le strade russe sono governate dalle mafie e percorrerle da soli si rischia la vita, per saperlo basta parlare con un camionista. Buona metà del Caucaso fermenta di rivolte e bande armate. Il Tibet e lo Xinkiang sono schiacciate da un’indecente repressione.

 

Ma i signori delle statistiche guardano davvero alla realtà? Non vedono che gli spazi di viaggio per i nostri figli si sono drammaticamente ristretti anziché allargarsi? Quarant’anni fa io potevo andare in macchina da Trieste a Kabul senza correre alcun rischio e senza essere un Indiana Jones. Ora tutto questo non è più possibile. Ma i governatori dei flussi mondiali non vedono e non sentono.

 

case sperdute   scoziacase sperdute scozia

Non tengono conto che il mondo è al collasso, che l’instabilità comincia già in Ucraina e che Paesi mediterranei da sempre invasi da turisti, come la Siria e l’Egitto, sono diventati insicuri o proibiti. Non mettono in conto, nelle loro proiezioni matematiche, che Paesi emergenti come la Cina e l’India sono condannati, nel giro di pochi anni, a un disordine sociale sul quale il turismo avrà, ne sono certo, l’effetto della benzina sul fuoco.

 

Non so che farmene di un Oriente che non ha più una sua via della seta, che non mi permette un approccio graduale. Non me ne frega niente di farmi un Ottomila himalaiano su percorsi già attrezzati da bombole di ossigeno e dopo essere stato portato ad alta quota in elicottero. Non salirò mai su un penitenziario galleggiante di lusso per andare alle Hawaii e non farà mai acquisti nei grattacieli di Dubai. Non esiste.

 

Voglio viaggiare, non “essere viaggiato”, e non intendo subire pacchetti preconfezionati da altri. Non mi importa un mondo che assomiglia al mio, non voglio volare per dieci fusi orari solo per incontrare una tranquillizzante fotocopia dell’Occidente. Non salirò mai su un battello del Volga se a bordo, anziché delle vecchie canzoni russe, mi obbligheranno ad ascoltare un deprimente karaoke.

 

barra beach in scoziabarra beach in scozia

Mi diranno che il mio è un discorso di élite, e rispondo di sì. Ma è un’élite dello spirito, non del denaro. Scendere il Po in canoa è di gran lunga più affascinante e meno costoso che andare alle Seychelles. L’Europa offre scelte di una varietà incomparabile. Zigzagare per i Carpazi, valicare le Alpi in bicicletta, discendere il Danubio in battello, andare a piedi in pellegrinaggio a Cestochowa, affacciarsi sulle dune del Baltico, percorrere a vela le isole dalmate, entrare nelle mura fredericiane di Castel del Monte, salire sui campanili di Chartres, camminare sulle brughiere delle Ebridi a Nord della Scozia, salire sulle nevi dell’Etna o affacciarsi sui tempestosi faraglioni di Cabo da Roca a Ovest di Lisbona. Non esiste continente capace di condensare così tanto in così poco spazio.

 

Paolo 
Rumiz
Paolo Rumiz

Il problema è che non lo sappiamo dire, comunicare. Come una vecchia signora, Europa dorme sugli allori, certa che corteggiatori non le mancheranno. L’Italia del Grand Tour, non se ne parla. È un magnifico giocattolo governato dall’incuria e da scriteriati che non ne comprendono le bellezze, e che non ha ancora imparato a costruire un’ospitalità moderna, leggera.

 

Se il continente perderà il suo primato nonostante il sontuoso apparato dell’Unione che lo rappresenta, sarà anche per la sua incapacità di percepire le sue bellezze in modo unitario, anziché in ordine sparso. Forse dobbiamo ancora cominciare a conoscerci. Quanto ci farebbe bene un bel bagno autarchico d’Europa.

 

 

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