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QUANDO A FACEBOOK NON CONTI PIÙ UNA MAZZA, RICICLATI IN POLITICA - DIETRO L'ADDIO DI SHERYL SANDBERG, EX "NUMERO DUE" DI MARK ZUCKERBERG, CI SAREBBE UN GRADUALE RIDIMENSIONAMENTO DI POTERE DENTRO L'AZIENDA, CHE L'AVREBBE SPINTA A DEDICARSI AI DIRITTI CIVILI, PER RIFARSI UN PO' L'IMMAGINE (TANTO IL PORTAFOGLIO È BELLO GONFIO): "VOGLIO FARE DI PIÙ PER LE DONNE IN UN MOMENTO COSÌ DELICATO SUL TEMA DELL'ABORTO" - ORA NELLA HOLDING META CRESCE SEMPRE DI PIÙ IL PESO DELL'EX POLITICO BRITANNICO CLEGG...

Davide Casati e Martina Pennisi per il “Corriere della Sera

 

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Il giorno dopo, come sempre, è quello delle domande. Perché Sheryl Sandberg ha lasciato Meta? E perché la «numero 2» di Mark Zuckerberg, la manager che ha creato il modello di business responsabile dei successi economici di Facebook prima e di Meta poi, lo ha fatto proprio ora?

 

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La risposta ufficiale la dà, in una intervista a Fortune, la stessa Sandberg: spiega di aver «deciso» durante il fine settimana, spinta dall'imminente decisione della Corte Suprema sull'aborto e dalla volontà di «fare di più per le donne in un momento così delicato. Mi piace pensare che la mia carriera e quella di altre leader sia stata d'ispirazione, che le mie figlie crescano in un mondo in cui ci sono molte più donne in posizione di vertice». Un messaggio che lascerebbe aperta la porta anche a un futuro in politica.

 

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L'ormai vicina sentenza su Roe vs. Wade potrebbe però aver agito da catalizzatore di una situazione già in parte chiara, per Sandberg. Zuckerberg sta profondamente cambiando la sua azienda, puntando senza dubbi sul metaverso: eppure, nel lungo post d'addio, Sandberg non ha mai usato questa parola.

 

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Un'assenza che non poteva passare inosservata, e che potrebbe indicare possibili divergenze su un progetto che non ha ancora fugato i dubbi degli analisti sulla sua profittabilità.

 

A complicare le cose, per la Meta «modello Sandberg», c'è poi il terremoto nel mercato della pubblicità digitale, che ha fatto perdere alle azioni di Menlo Park il 40% da inizio anno.

 

La spinta concomitante di concorrenza (a partire da TikTok), pressioni regolatorie (in primis dell'Ue) e mosse di player come Apple e Google stanno modificando il «campo di forze» in cui Meta agisce: Wall Street prevede, per l'azienda, una crescita di ricavi pubblicitari del 6%, nel 2022, contro una media del +44% nei 10 anni passati.

 

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Su Sandberg potrebbe aver pesato anche il «fallout» degli scandali che hanno segnato la seconda metà dei suoi 14 anni in Meta su antitrust, privacy, equilibrio tra libertà di espressione e moderazione dei contenuti.

 

Il tutto mentre il suo ruolo, per quanto di enorme responsabilità, sembrava offuscato da altre «stelle». Il Wall Street Journal ha mostrato come la percentuale di dipendenti a diretto riporto di Sandberg fosse in calo, mentre crescevano, ad esempio, quelli del Chief growth officer, Javier Olivan, cui Zuckerberg affiderà ora anche i compiti di Coo.

 

NICK CLEGG E MARK ZUCKERBERG

E mentre aumentava il ruolo pubblico del «ministro degli Esteri» di Meta, Nick Clegg, ex vicepremier britannico, ora capo della diplomazia di un «Super Stato» da quasi 3 miliardi di utenti.

 

mark zuckerberg nick clegg

«La sensazione», scrivevano nel 2021 Sheera Frenkel e Cecilia Kang del New York Times, «è che non ci siano più un numero 1 e un numero 2, ma un numero 1 e molti altri». È la fine di un'era, ha notato Zuckerberg. Ed è l'inizio di un'altra, tutta da scrivere: per Sandberg, e per Meta.

 

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