molestie

A OGNI AZIONE, UNA DELAZIONE - FILIPPO FACCI: “NELLA LEGGE DI BILANCIO 2018 C’E’ UN PROVVEDIMENTO CHE INTRODUCE IL DIVIETO DI SANZIONARE, DEMANSIONARE, LICENZIARE, TRASFERIRE L'AUTORE DELLA DENUNCIA PER MOLESTIA - CHI DENUNCIA È IN UNA BOTTE DI FERRO. E SE RACCONTA BALLE?”

Filippo Facci per “Libero Quotidiano”

 

filippo facci

Fare denunce o essere dei delatori - per dirlo in un brutto modo - può diventare un lavoro o perlomeno può aiutare a tenersene uno. Già avevamo parlato della legge sul "whistle blowing", inteso come colui che, dopo aver scoperto un illecito, denuncia l' azienda per cui lavora: una legge approvata nel novembre scorso ora lo protegge da possibili rappresaglie e lo rende praticamente illicenziabile, così che, nell' azienda o nell' organizzazione dove lavora, non regni l'omertà. Molto bello, detto così.

 

Ora, però, nella legge di bilancio 2018 in vigore dal primo gennaio, si aggiunge un' altra perlina ben nascosta, un altro provvedimento che si chiama "Divieto di licenziamento a seguito di denuncia di molestie, art.1 comma 2018". Cioè: non bastava la legge 205 dell'anno scorso che riconosceva tutele speciali alle lavoratrici (e ai lavoratori) che avessero subito molestie sessuali.

 

molestie

Ora viene proposta un'integrazione all' articolo 26 denominato "Molestie e molestie sessuali" del Codice delle pari opportunità tra uomo e donna (legge del 2006) che introduce il divieto di sanzionare, demansionare, licenziare, trasferire o sottoporre ad altra misura avente effetti negativi (si vieta tutto, in pratica) l' autore della denuncia per molestia.

 

LA NUOVA LEGGE

Testuale: "Viene, inoltre, prevista in favore del soggetto che denuncia la molestia, la pena della nullità del licenziamento qualora questo gli venga intimato per motivi discriminatori o ritorsivi, nonché del mutamento di mansioni ai sensi dell' articolo 2103 del codice civile, e di qualsiasi altra misura ritorsiva o discriminatoria adottata nei confronti del denunciante".

 

molestie

Insomma, chi denuncia - i fatti propri o altrui - è in un botte di ferro. Non lo licenziano neppure se appicca fuoco all'azienda. O se fa una denuncia per molestie proprio il giorno prima in cui era probabilmente previsto il suo licenziamento. E costui se racconta balle?

 

Ah, ma ci hanno pensato. Leggiamo: "Al fine di evitare abusi dello strumento, il legislatore puntualizza che non è garantita la nullità delle disposizioni datoriali sopra esposte qualora sia accertata, anche con sentenza di primo grado, la responsabilità penale del denunciante per i reati di calunnia o diffamazione, ovvero l' infondatezza della denuncia".

 

È scritto malissimo, ma avete capito. Però a questo punto non è neppure chiaro perché basti una sentenza di primo grado per sbugiardare un accusatore, una molestata potrebbe vincere in Appello (accade spesso) ma nel frattempo avrà perso il lavoro. Boh.

Detto questo, proviamo a calare questa legge (esattamente come la legge sul whistle blowing) nella realtà di questo Paese, e chiediamoci se non ci stiamo ficcando tutti nei guai. Siamo un paese di omertosi, di maschilisti, è vero, ma anche di carogne e di spie.

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SALTO CULTURALE

Leggi del genere implicano un salto culturale che da noi forse si attende ancora, e si tratta di capire se leggi del genere possono accelerarlo o rallentarlo. Al di là del lato culturale, e dell' emulazione di leggi di chiaro stampo anglosassone, i problemi potrebbero essere terribilmente concreti: una donna molestata o un "whisteblower" possono denunciare tutto quello che vogliono, ma alla fine si passa sempre da ipotesi di reato - se è una cosa seria - e quindi la cosa finirà nelle mani della magistratura: ed è qui che ogni ipotesi di riservatezza andrà a farsi benedire.

 

molti caso di molestie sessuali alla silicon valley

Anche se le indagini fossero tutelatissime (e in genere non lo sono) il processo è notoriamente pubblico e chi accusa deve presentarsi a testimoniare, quindi c' è da chiedersi se la molestata o il molestato (o ancora il whistlebloster) potranno mai sentirsi sufficientemente tutelati a fronte del ginepraio complessivo (giudiziario, civile, mediatico) in cui si andrebbero a infilare.

 

Come detto, poi, basta la luna storta di un giudice monocratico e magari spunta una sentenza di primo grado che si ritorce sull' accusa: che resta fregata, sputtanata e senza lavoro. Accorciare i tempi della giustizia eliminando due gradi di giudizio, beh, pare troppo persino per i peggio forcaioli. A ogni modo: oggi chi denuncia, ed è in buona fede, ha uno strumento di tutela in più. E chi denuncia, ed è in cattiva fede, pure.

 

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