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DIETROFRONT! FILIPPO VANNONI, INSIEME A MARRONI PRINCIPALE ACCUSATORE DI LUCA LOTTI NELLA FUGA DI NOTIZIE SUL CASO CONSIP, INNESTA LA RETROMARCIA E RITRATTA - DOPO LA PERQUISIZIONE DISPOSTA DALLA PROCURA DI NAPOLI, IL GIORNALISTA DEL “FATTO” MARCO LILLO SI SFOGA: “HANNO PERQUISITO ME E NON TIZIANO RENZI"

1 - CASO CONSIP INDAGATO VANNONI E SUBITO RITRATTA LE ACCUSE A LOTTI

Giacomo Amadori e Fabio Amendolara per “la Verità”

FILIPPO VANNONIFILIPPO VANNONI

 

Era ritenuto un petalo del Giglio magico. Poi a dicembre venne quasi bollato come traditore. Ora potrebbe tornare a far parte della corolla. Era lui la pietra angolare su cui si reggeva il filone sulla fuga di notizie dell' inchiesta Consip. Infatti se avesse confermato le sue dichiarazioni di dicembre, avrebbe inferto un duro colpo al ministro dello Sport, Luca Lotti, indagato per rivelazione di segreti d'ufficio, ma anche all' ex premier Matteo Renzi. Però, alla fine, ha fatto una parziale retromarcia. Come qualcuno sospettava.

 

luigi marroniluigi marroni

Filippo Vannoni è il presidente di Publiacqua, società partecipata del Comune di Firenze, nominato da Renzi nel 2015 consigliere economico di Palazzo Chigi. Prima di Natale, ascoltato come persona informata dei fatti dalla Procura di Napoli che indagava sulle mazzette legate agli appalti Consip, aveva chiamato in causa Lotti per le presunte rivelazioni sulle indagini Consip. In realtà aveva confermato quanto raccontato dal suo (ex?) amico Luigi Marroni (si definivano la «il duo V&M» o anche «una bella accoppiata FV&LM»), ex amministratore delegato della Consip, la centrale acquisti della pubblica amministrazione.

 

Il quale aveva dichiarato: «Anche Vannoni, una prima volta subito prima dell' estate del 2016 e una seconda volta una ventina di giorni fa, mi ha detto e ribadito che avevo il telefono sotto controllo». Per gli investigatori, Vannoni e Marroni, pur non avendo alcun motivo di interagire professionalmente tra loro, in realtà lavoravano in sinergia e citavano spesso «il Capo» (secondo l' accusa, Renzi).

 

filippo vannoni e matteo renzifilippo vannoni e matteo renzi

Vannoni davanti ai pm napoletani e in particolare a Henry John Woodcock, confermò la ricostruzione di Marroni e aggiunse che a informarlo era stato Lotti. Subito dopo, però, il presidente di Publiacqua, «imbarazzato e con modi concitati», sarebbe andato a chiedere perdono al suo vecchio amico e avrebbe ammesso di «aver mentito». Un gesto che Lotti non apprezzò a pieno, tanto da dichiarare ai magistrati, come riportato dal Fatto quotidiano, di averlo congedato con questa frase: «Non ti do una testata per il rispetto del luogo nel quale siamo (davanti a Palazzo Chigi, ndr)».

 

WOODCOCKWOODCOCK

Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti (è crollato anche un argine dell' Arno a causa dell' esplosione di un tubo della rete gestita da Publiacqua) e il Giglio magico potrebbe aver serrato le fila. «Non parlo con i giornalisti» ci informò con una punta di disprezzo Vannoni qualche giorno fa. Sabato è stato convocato in Procura come indagato per favoreggiamento (di Marroni). Ma ieri mattina, davanti alla trimurti giudiziaria che veglia sul caso Consip (il procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, l'aggiunto Paolo Ielo e il pm Mario Palazzi), ha modificato le sue precedenti dichiarazioni.

SCIARELLISCIARELLI

 

Assistito dall' avvocato fiorentino Alessandro Becattini, ha ammesso di aver informato Marroni del fatto che fosse intercettato, ma ha negato che la sua fonte fosse Lotti e non ha fatto il nome di nessuna altra presunta gola profonda. Ha raccontato di essere venuto a conoscenza della notizia in modo piuttosto ingarbugliato, una nuova versione su cui però nei corridoi della procura non sono circolate indiscrezioni.

 

Resta il mistero del perché Vannoni abbia fatto a Napoli il nome del ministro e persino quello di Matteo Renzi, senza che questi fossero stati citati da Marroni: «Sicuramente, prima di parlare con il Marroni e dirgli che aveva il telefono sotto controllo, il Lotti mi ha sicuramente detto che c'era una indagine su Consip» aveva detto sotto il Vesuvio. Quindi aveva aggiunto: «Ricordo che il presidente Renzi (con cui aveva fatto il boy scout, ndr) mi diceva solo di "stare attento" a Consip».

 

tiziano renzi 7tiziano renzi 7

Ieri, durante l'interrogatorio romano, il nome di Renzi non è stato pronunciato, mentre gli inquirenti hanno chiesto a Vannoni conferma del fatto che Lotti fosse la sua fonte. L'indagato, come detto, si è rimangiato questa accusa e ha spiegato che incolpò l'ex sottosegretario per una sorta di crollo psicologico. Prima di Natale gli inquirenti partenopei avrebbero chiesto con insistenza chi fosse la sua fonte, incalzandolo con una certa decisione e indicandogli tra i possibili spifferatori di segreti proprio Lotti; il presidente di Publiacqua, sotto pressione, avrebbe ceduto, confermando agli inquirenti il nome del loro principale sospettato.

 

matteo renzi con il padre tizianomatteo renzi con il padre tiziano

Sempre ieri, su disposizione della Procura di Napoli, sono state perquisiti casa e ufficio del giornalista del Fatto quotidiano Marco Lillo. L'iniziativa parte da una denuncia dei legali di Alfredo Romeo, l'imprenditore arrestato lo scorso 1 marzo con l' accusa di corruzione. Gli avvocati hanno chiesto di scoprire se il libro di Lillo Di padre in figlio (incentrato sull' inchiesta Consip) non avesse alla base una gigantesca fuga di notizie. La presunta «rivelazione del segreto d'ufficio» è costata al giornalista il sequestro del telefono cellulare, del computer e dei supporti elettronici.

 

PAOLO IELOPAOLO IELO

I magistrati hanno disposto il sequestro del cellulare anche della sua compagna, Francesca Biagiotti e di un grafico del Fatto quotidiano. Le toghe napoletane sono a caccia di un atto giudiziario ben preciso: si tratta di un'informativa del Noe di Napoli (trasmessa anche a Roma), depositata il 9 gennaio 2016. Ieri, invece, è stato restituito il cellulare alla giornalista Federica Sciarelli, indagata dalla Procura di Roma per rivelazione del segreto d'ufficio insieme al pm Woodcock, con cui da tempo ha una relazione. Il magistrato anglo-napoletano verrà ascoltato domani dai colleghi di Roma.

 

2 - MARCO LILLO: «HANNO PERQUISITO ANCHE MIO PADRE DI 96 ANNI NON QUELLO DEL LEADER PD»

Virginia Piccolillo per il “Corriere della Sera”

 

«Hanno perquisito me, che non sono indagato, mio padre di 96 anni, la mia compagna e la mia ex. E non hanno perquisito Tiziano Renzi che invece è indagato». Marco Lillo, giornalista de Il Fatto Quotidiano , autore del libro-inchiesta sulla Consip, Di padre in figlio, si dice «allibito». E chiede: «Vi rendete conto che è grave? Hanno cercato in tutti i modi di carpire le mie fonti».

marco lillomarco lillo

 

Molti penseranno: se ne accorge ora che tocca a lui .

«Sì, ho letto parole di soddisfazione anche per la perquisizione di Federica Sciarelli, che i pm di Roma accusano di avermi fatto da tramite con il pm Woodcock. E che invece so essere innocente».

 

Da frasi citate da La verità sembra che la Sciarelli ora ce l'abbia con lei. L' ha risentita?

«Oggi. Ma in quel momento stavo entrando dai finanzieri. Ha detto solo: "Avrai letto. Ma, come sai, io non parlo con nessuno..."».

MARCO LILLO - DI PADRE IN FIGLIOMARCO LILLO - DI PADRE IN FIGLIO

 

Il tono era arrabbiato?

«Non mi sembrava. Non credo abbia detto che vuole strozzarmi. Anche se è a causa mia che le hanno preso il cellulare. Ma se avessero avuto le intercettazioni, invece dei tabulati, avrebbero capito di avere sbagliato. Io le ho chiesto se Woodcock era a Roma nel giorno della perquisizione alla Consip e lei mi ha detto no. Invece c'era, e il giorno dopo abbiamo riso».

 

Dalle celle telefoniche hanno visto che eravate vicini. Vi siete incontrati?

«Io ci abito in Prati, vicino alla Rai. Secondo me, anche la procura sa di avere sbagliato».

 

Mica se la prenderà con le procure?

«No. Non ho nulla da dire nemmeno sui finanzieri che mi hanno perquisito. Hanno capito la delicatezza di entrare nella stanza di mio padre che dormiva. Sono stati gentili, professionali. Però...».

 

Però?

«Però noto una disparità».

 

Quale disparità?

MATTEO E TIZIANO RENZI MATTEO E TIZIANO RENZI

«Tra la famiglia Lillo e la famiglia Renzi».

 

Ovvero?

«Sulla base di una denuncia per diffamazione fatta dall'indagato Romeo (per me un pretesto) hanno perquisito 4 case, la mia macchina, l'ufficio, persino il computer del grafico. Invece al padre e agli amici di Renzi nessuno ha chiesto chat e telefonini. Non sarebbe stato interessante capire di più sulla fuga di notizie che ha rovinato l'inchiesta Consip, per la quale sono indagati il ministro Lotti e il comandante generale dei Carabinieri Del Sette?».

 

Le hanno trovato documenti segreti?

«Non ne ho. Le informative le avete pubblicate prima voi del Corriere».

 

E la telefonata tra Renzi e il babbo che riporta nel libro?

«Ho avuto una "dritta". E il mio lavoro è raccontare fatti di interesse pubblico. Spero di scrivere un altro libro sul perché non chiedono con la stessa forza a Tiziano ciò che Matteo gli contesta: la "verità che non ha detto a Luca"».

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