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FOLLOW THE MONEY! - NEL CASO DI GARLASCO C'E' UNO STRANO GIRO DI SOLDI NON TRACCIATI. I TRE AVVOCATI PARTE DEL PRIMO POOL DI ANDREA SEMPIO (FEDERICO SOLDANI, MASSIMO LOVATI E SIMONE GRASSI) SOSTENGONO DI AVER RICEVUTO 15 MILA EURO, A TESTA, IN NERO, DA PARTE DELLA FAMIGLIA DEL 38ENNE - I LEGALI AVREBBERO PAVENTATO SPESE, MAI SOSTENUTE, PER 45 MILA EURO - PER LO STESSO LOVATI, "È LEGITTIMO CHE GLI INQUIRENTI PENSINO CHE I CONTANTI POSSANO ESSERE STATI PASSATI AD ALTRI" - INFATTI, C'E' UNA INCHIESTA PARALLELA SECONDO CUI IL PM MARIO VENDITTI, NEL 2017, AVREBBE ARCHIVIATO ANDREA SEMPIO IN CAMBIO DI UNA MAZZETTA - LA SINGOLARE COINCIDENZA TRA UN APPUNTO DI GIUSEPPE SEMPIO E LA TEORIA DEL PERITO SU DNA SULLE UNGHIE DI CHIARA POGGI

Pm 'singolare coincidenza tra appunto padre di Sempio e teoria perito su Dna'

(ANSA) - MILANO, 11 MAG - Tra i vari aspetti contestati riguardo alla gestione delle prime indagini 2016-2017 su Andrea Sempio, c'è anche, secondo la Procura di Pavia, una singolare "coincidenza". Ovvero che un appunto sequestrato al padre Giuseppe Sempio, e risalente al periodo di quella prima inchiesta, riportasse la teoria del trasferimento del Dna sulle unghie di Chiara da contatto con il mouse di un computer, che "si coniuga" con ciò che mise a verbale il perito del processo d'appello bis a Alberto Stasi, Francesco De Stefano, sentito dai pm nove anni fa.

 

Perito che indicò come "verosimile" l'ipotesi del trasferimento del profilo genetico da "contatto mediato" con un oggetto. Tra l'altro, De Stefano, sentito all'epoca come teste nelle indagini coordinate dall'aggiunto pavese Mario Venditti (indagato a Brescia col padre di Sempio proprio per le anomalie di quel fascicolo), stando alle nuova inchiesta, cambiò "versione" rispetto a quanto detto nel processo, introducendo l'ipotesi "più probabile che il Dna maschile sulle unghie di Chiara - scrivono l'aggiunto Civardi e le pm De Stefano e Rizza - sia stato raccolto da qualcosa toccato dalla vittima" e in precedenza dal soggetto a cui era riferibile quel Dna.

 

Quel "cambio di versione", spiegano i pm, si "coniuga singolarmente con gli appunti stesi" dal padre di Sempio "in epoca coeva allo sviluppo delle indagini pavesi sul figlio". Su un quaderno, sequestrato nel filone bresciano, venne trovato l'appunto con scritto "maus x ricerca, mano sinistra" con alcuni disegni. Secondo i pm, "curiosamente" il padre del 38enne "rappresenta icasticamente" quanto dirà De Stefano in un'intervista nel 2022:

 

"ce n'era talmente poco di Dna maschile che l'unica spiegazione era che se l'è raccattato usando il mouse". Tra l'altro, secondo i pm pavesi, in quella testimonianza nella prima inchiesta (usata, per l'accusa, per scagionare Sempio invece di svolgere nuove analisi sul Dna) c'è almeno una "dichiarazione" del perito non "corrispondente al vero" sui "volumi" di Dna, "smentita" poi dalla recente perizia Albani.

 

QUEI SOLDI NON TRACCIATI E I RAPPORTI OPACHI DIETRO LA PRIMA ARCHIVIAZIONE DI SEMPIO

Estratto dell'articolo di C.R.G. e M.P.I. per “la Repubblica”

 

MASSIMO LOVATI - MEME BY 50 SFUMATURE DI CATTIVERIA

I soldi e la regia. A metà novembre sfilano in procura a Brescia gli avvocati del primo pool di Andrea Sempio e la pm Giulia Pezzino, che con l'aggiunto Venditti lo portò ad archiviazione nel 2017. L'argomento è la corruzione, sul piatto c'è un passaggio mai tracciato di 45mila euro ai tre, «cifra — dice l'avvocato Federico Soldani — che per noi era congrua data la delicatezza del reato, dovevamo studiare una miriade di carte».

 

Quante? «Un faldoncino, non di più». Poi ammette: «Tutti e tre abbiamo preso soldi in nero». Lo conferma il collega Simone Grassi, un civilista («Non so nulla di penale se non l'esame all'università») capitato nell'inchiesta per caso: «Non ho svolto alcuna attività e me ne vergogno».

VENDITTI - NOTTE PRIMA DEL RIESAME - MEME BY 50 SFUMATURE DI CATTIVERIA

 

E quando gli inquirenti chiedono a Massimo Lovati («l'interrogatorio è stato piuttosto superficiale e l'atteggiamento dei pm era molto morbido», ammette) se quei soldi fossero andati altrove, l'istrionico legale li spiazza: «Non lo escludo, capisco l'ipotesi investigativa, in quanto è legittimo pensare che i contanti possano essere stati passati ad altri».

 

Sull'anomalo possesso di elementi secretati, i legali provano a giocarsi la carta degli «atti privati», almeno finché non vengono mostrati i timbri della procura. «Non so cosa dire», balbetta Soldani, che poi infila una serie di «non ricordo» (18 in tutto) sugli incontri preventivi tra Andrea Sempio e Silvio Sapone, il carabiniere della "squadretta" di Pavia.

 

Poi entra in scena il nome di Gian Luigi Tizzoni, il collega che difende i Poggi. La controparte. «Gli ho chiesto gli atti del 2014 — dice Lovati — era stato mio praticante ed è mio amico». La consulenza di Garofano, poi mai depositata? «Me lo ha suggerito l'avvocato Tizzoni tra il 27 e il 30 dicembre — aggiunge — mi ha dato vari suggerimenti per questa attività, eravamo in contatto e ci siamo sentiti più volte», tanto da anticipargli l'archiviazione e i passi dell'inchiesta: «Mi ha detto che il dottor Venditti aveva intenzione di sentire il perito De Stefano». Non era preveggenza, come conferma l'ex pm Pezzino.

[...]

 

MASSIMO LOVATI A QUARTO GRADO

I 45 MILA EURO IN CONTANTI AI TRE AVVOCATI PRIMA CHE ANDREA VENISSE INDAGATO

Estratto dell'articolo di Cesare Giuzzi per “il Corriere della Sera”

 

Se non ci fosse di mezzo il sospetto di un’indagine «comprata» («Nel 2016, non appena indagato, Sempio si è attivato immediatamente, unitamente al padre, al fine di reperire dei soldi per pagare gli investigatori», dicono i pm) questa storia sarebbe una comica all’italiana.

 

Tre avvocati (gli ex legali di Sempio) sentiti in contemporanea a Brescia che si scaricano addosso le responsabilità. Quali? Aver preso almeno 45 mila euro dalla famiglia Sempio, tutti in nero, paventando spese legali mai sostenute (su questo sono tutti concordi) ancora prima che il ragazzo venga effettivamente indagato nel breve periodo tra 2016 e inzio 2017 dopo il primo esposto della difesa di Stasi.

Giuseppe Sempio

 

È il capitolo dell’inchiesta bresciana che vede indagato l’ex pm Mario Venditti e il padre di Sempio, Giuseppe. Il 12 novembre 2025 il procuratore Francesco Prete convoca gli avvocati Federico Soldani, Massimo Lovati e Simone Grassi. Quest’ultimo a verbale ammette di aver intascato «15 mila euro a testa» senza aver fatto nulla. Ricorda solo di «aver fatto la foto delle scarpe di Andrea che ho fatto recapitare a Quarto grado».

 

Essendo civilista partecipava alle riunioni ma «stavo zitto e non davo contributi». Ad occuparsi di tutto, secondo lui, era Lovati che aveva anche concordato «la cifra di 45 mila euro». Soldi che i Sempio portavano in mazzette che poi venivano spartite. [...]

 

I pm contestano il possesso dell’esposto di Stasi quando era secretato e Sempio non aveva ancora neppure ricevuto un avviso di garanzia. Lovati dice di averlo avuto «dal giornalista Giangavino Sulas» (ora scomparso). I magistrati però lo inchiodano: su quegli atti c’è il timbro della «Procura generale di Milano».

 

MASSIMO LOVATI

«Prendo atto». L’avvocato Soldani dice invece che fu Lovati a «decidere la cifra che per noi era congrua data la delicatezza del reato»: «Si trattava di 45 mila euro da dividere in tre parti uguali. Fu Lovati a insistere che venissero erogati in contanti». I pm chiedono a Soldani dei contatti telefonici tra lui, Sempio e il carabiniere Sapone del 21 e 22 gennaio.

 

«Non ricordo». Prima dell’interrogatorio lei tranquillizzò Sempio dicendo che gli avrebbero chiesto quello di cui aveva parlato in precedenza con Sapone: «Non ricordo». Lei dice a Sempio di avere parlato con il pm di archiviazione: «Ho sbagliato a parlare, mai parlato con il pm».

 

mario venditti

Il 20 novembre viene sentita l’ex pm (si è dimessa proprio a ridosso della riapertura delle indagini su Garlasco) Giulia Pezzino, co-assegnataria con Venditti del fascicolo del 2016. Rivendica la correttezza della sua indagine e dice che non ha mai autorizzato Sapone a parlare con Sempio: «Escludo categoricamente».

 

[...] Anche allora i legali dei Poggi furono da subito molto duri verso l’esposto di Stasi. I pm pavesi, altrettanto scettici, anziché procedere ad accertamenti decisero di convocare il perito genetista Francesco De Stefano che nel 2014 aveva detto che il Dna era inutilizzabile. Chiedono i pm: «Avete avuto indicazioni da Tizzoni per sentire De Stefano?» «Sì, ritengo di sì».

GIUSEPPE SEMPIO DANIELA FERRARIANDREA SEMPIO IN PROCURA A PAVIAANDREA SEMPIO IN PROCURA A PAVIAGiuseppe SempioMARIO VENDITTI E ANDREA SEMPIO

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