frank miller

“UN VERO UOMO RIMANE CALVO” – IL FUMETTISTA FRANK MILLER NON HA INTENZIONE DI SCRIVERE UNA STORIA SU TRUMP: “È GIÀ ABBASTANZA UNA PARODIA” – OSPITE DEL COMICON DI NAPOLI, L’AUTORE DI 'SIN CITY' PRESENTA “XERXES”, IL PREQUEL DI '300' – ANCHE UN’OPERA DI FANTASIA DEVE FARE I CONTI CON IL CONFORMISMO, MA LUI DI STORIE NE HA ANCORA TANTE: “LE MIE TAVOLE CONTRO LA JIHAD…”

 

 

Giuseppe Marino per “il Giornale

 

frank miller fixer

«Per tutta la mia vita ho avuto la sensazione che questo mondo apparentemente ordinato di leggi, logica e ragione non sia nient'altro che un sudario, una chimera. Ma una volta ogni tanto il mondo ha perfettamente senso. Una volta ogni tanto il mondo rivela se stesso. Sono in pace ora. E in guerra». Fixer è forse l'eroe meno noto messo al mondo dalle chine e dalle parole di Frank Miller, nonostante in queste righe sia condensata tutta l'epica di un maestro assoluto della storia del fumetto. Eppure quella storia pare sparita, dimenticata.

frank miller 4

 

Ieri Miller era al Comicon di Napoli e tra gli stand assediati dai fan delle nuvole parlanti nella fiera arrivata alla sua ventesima edizione, era facile trovare copie di tutte le pietre miliari scritte, e spesso anche disegnate, da Miller: le atmosfere «hard boiled» di Sin City, la saga degli spartani alle Termopili in 300, il Batman reinventato in Il ritorno del Cavaliere oscuro.

 

frank miller fixer

Tutte opere entrate di diritto tra i grandi classici del fumetto, tutte tramutate in successi al cinema, spesso con la partecipazione diretta dell'autore che non è certo estraneo a Hollywood. Eppure, era impossibile trovare una copia di Sacro terrore, il fumetto che vede Fixer come protagonista. Uscito all' indomani dell'11 settembre, Sacro terrore è un grido di battaglia in stile Miller, nei cui fumetti carichi di inchiostro compaiono eroi, e super eroi, «ma super è solo una parola inventata per definire i loro poteri, sono eroi e basta», dice l'autore al Giornale, con tante sfumature umane e psicologiche, ma in bianco e nero quando si tratta di decidere da che parte stare.

 

frank miller

«E infatti - dice Miller - quel fumetto scatenò uno scandalo negli Stati Uniti e fu rifiutato da molti editori, e lo capisco, è una storia assetata di sangue». Il fatto è che il fumetto è uno dei territori colonizzati dalla cultura progressista, soprattutto in Italia, e vedere il protagonista positivo di una storia affrontare un gruppo di terroristi islamici senza usare mezze misure risultò assai indigesto. Un esempio? Il primo incontro di Fixer con un gruppo di jihadisti si apre con questa vignetta: «Ora ci cimentiamo nella diplomazia postmoderna. Blam». E la sua compagna di scorribanda, una catwoman che, prima di iniziare a combattere gli integralisti non disdegnava i furti acrobatici, non è da meno. Torturare un terrorista? «I' m okay with that», chiosa senza battere ciglio. E nel finale: «Diamo loro esattamente ciò che vogliono. Meno le vittime innocenti. Blam, blam, blam».

frank miller sin city

 

L' autore spiegò che voleva essere «un'opera di propaganda». E l'accusa di semplificazione, in un mondo dove Capitan America combatte il nazismo rappresentato da un malvagio essere che ha un teschio rosso al posto del viso, non regge. È solo che nell'America, e nell' Occidente di oggi, anche un'opera di fantasia a tinte forti, come sono da sempre le strisce disegnate, deve fare i conti con il conformismo espressivo.

frank miller 3

Pressato da ogni parte (un altro grande fumettista disse che «Frank ha scritto quel fumetto pieno di whisky»), Miller ha di recente detto al Guardian che non vuole rivedere le sue opere, ma che legge la rabbia che traspare da quelle pagine, e che appartiene a quel tempo e oggi non saprebbe riscrivere un testo così.

 

Ma non è un'abiura. Quando gli chiediamo se l'America oggi ha troppa paura delle parole forti e delle idee forti, Miller ammette che «Non c' è dubbio, la gente oggi ha fin troppa paura di usare le parole, è fin troppo prudente».

 

frank miller 2

I pr delle case editrici ora lo marcano stretto, ma lui non si smentisce, non si conforma all'immagine che una certa cultura mainstream vorrebbe imporgli. Nel 1988, quando Il ritorno del Cavaliere oscuro venne pubblicato in Italia a puntate dalla rivista «Corto Maltese», la direttrice Fulvia Serra lo presentò come un'opera di critica liberal all'edonismo dell' epoca reaganiana. Era un clamoroso falso: Miller criticava quell' America, ma da destra, dalla visione di un anarcoide-libertario che vedeva quel governo fin troppo invadente nella sfera del privato cittadino.

frank miller 300 1

 

E così anche ieri, a Napoli, chiamato a dire la sua su Trump, Miller dice che «Non scriverebbe una storia sul regime americano di ora, è troppo spaventoso per scherzarci, e in fondo è già abbastanza una parodia». Ma anche qui, siamo lontani dall' altezzosità liberal verso il presidente tycoon. Che, casomai, a Miller non piace «perché un vero uomo rimane calvo».

 

frank miller xerxes 1

Ma per fortuna di storie nel cassetto Frank Miller, nonostante i 61 anni e segni sul fisico di una vita vissuta all' altezza dei suoi personaggi noir, ne ha ancora tante: ha appena pubblicato Xerxes, un prequel di 300 dedicato all' onnipotente re persiano, si appresta a darci anche la sua versione di Superman e a prolungare la vita dell' amatissima saga di Sin City, una città del peccato che deve le sue scene affogate nell' inchiostro nero, per ammissione dello stesso autore, al bianco e nero di Hugo Pratt. Miller guarda avanti: «Sì anche a me piace essere nostalgico per qualche minuto. Ma è un fenomeno che colpisce tutte le generazioni: il mondo è sempre stato nostalgico, anche perché è retto da una banda di adolescenti di mezza età che finiscono con l' adorare l' epoca in cui hanno vissuto». I sogni di Miller non hanno bisogno di nostalgia.

frank miller xerxesfrank miller sin city 1frank miller 1frank miller 300FRANK MILLER FRANK MILLERSTAN LEE E FRANK MILLERfrank millers sin city a dame to kill for poster eva green 405x600BATMAN DI FRANK MILLER

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