pompei priapo antico vaso greco

DALLE BESTEMMIE DEGLI ANTICHI EGIZI AL TURPILOQUIO DEI POETI GRECI FINO AGLI EPIGRAMMI SALACI DI MARZIALE: ECCO QUALI PAROLACCE USAVANO GLI ANTICHI - I GRAFFITI DI POMPEI PEGGIO DI UN BAGNO ALL'AUTOGRILL: SI VA DA "APPOLLINARE, MEDICO DI TITO, IN QUESTO BAGNO EGREGIAMENTE CAGÒ" A UN ENTUSIASTICO "CHE GIOIA INCULARE!". MA SI PUÒ TROVARE ANCHE UN MEMORABILE COMMIATO: "PIANGETE RAGAZZE, IL MIO CAZZO VI HA ABBANDONATO. ORA..."

Da www.focus.it

PRIAPO POMPEI

 

Da quanto l'uomo è venuto al mondo, ha cercato espressioni efficaci - le cosiddette parolacce - per esprimere rabbia e sdegno. Se è molto probabile che già nella Preistoria i nostri antenati tirassero "accidenti" quando si facevano male o litigavano con qualcuno, è certo che dagli Antichi Egizi in poi il turpiloquio fu sdoganato, come testimoniano i reperti che ci sono pervenuti. Ma cosa urlavano gli antichi quando perdevano la pazienza e quali parolacce avevano nel loro vocabolario?

 

ANTICO VASO GRECO

BESTEMMIE EGIZIANE. Gli Egizi nel III-II millennio a.C. bestemmiavano già senza ritegno. Almeno stando all’interpretazione di alcuni geroglifici e papiri, in cui Nefti, la dea dell’oltretomba, era definita una “femmina senza vulva”, il dio Thot un essere “privo di madre” e Ra, il dio Sole “con la cappella vuota”. I reperti che ci sono pervenuti però sono ancora troppo pochi per ricostruire l'arte della parolaccia del popolo del Nilo.

 

GRECI. Abbiamo molte più informazioni invece sugli antichi Greci. Loro a differenza degli Egizi preferivano non scherzare con gli dei. In compenso imprecavano  “per l’aglio”, “per il cane” e “per la capra”! Il filosofo Pitagora (VI secolo a.C.) credendo che i numeri fossero a fondamento della realtà imprecava addirittura con i numeri. Se si arrabbiava, si dice che gridasse: "Per il numero 4!". 

POMPEI 1

 

Quanto a turpiloquio poi erano maestri: il poeta Archiloco già nel VII secolo a.C. scriveva versi in rima (i cosiddetti "giambi"). E all'occorrenza non andava per il sottile:

"Il suo cazzo (...) come quello di un asino di Priene

stallone gonfio di cibo eiaculava"

scrisse. Lui che era capace di raggiungere anche sublimi vette di lirismo. Come in questo giambo:

"Cuore, o cuore, sballottato da insolubili dolori,

rialzati, resisti contro chi ti tratta male, opponi

il petto, piazzato accanto alle tane dei nemici

con tenacia: e, se vinci, non ti rallegrare assai,

o, se perdi, non crollare, messoti a lutto in casa,

ma rallegrati per i beni e per i mali soffri

non troppo: ammetti come questo ritmo è della vita".

 

ALLA ROMANA. Gli antichi latini non erano meno pudichi dei Greci. Nel loro vocabolario si trovano termini come stercus (merda), mentula(membro maschile), futuere (fottere), meretrix (prostituta) e scortum(sgualdrina). Tutte espressioni comparse anche sui graffiti dei muri di Pompei.

 

porno a pompei

COME UN AUTOGRILL. Leggere i graffiti di Pompei è un po' come leggere le frasi scritte in un bagno all'autogrill: si va da "Appollinare, medico di Tito, in questo bagno egregiamente cagò" a un altrettanto entusiastico "Che gioia inculare!". Ma si può trovare anche un "memorabile" commiato: "Piangete ragazze, il mio cazzo vi ha abbandonato. Ora incula i culi. Fica superba addio!"

 

 

Ma quando proprio si indispettivano, come esprimevano la loro rabbia? Solitamente davano al nemico del “sannita” . I fondatori dell’Urbe, infatti, consideravano questi italici, che si erano opposti strenuamente alle loro legioni, montaniagrestes e latrones, cioè “montanari”, “rozzi” e “briganti”. "Sporco sannita" poteva insomma essere un insulto della peggior specie.

 

PAROLACCE D'AUTORE. Le parolacce in alcuni casi, come già in Archiloco, erano anche messe nero su bianco. Lo fece in Grecia il commediografo Aristofane (V secolo a.C.), inventore di offese capaci di suscitare grande ilarità tra il pubblico. Il suo scopo era infatti attaccare i governanti con un linguaggio volutamente "basso" per farsi capire dal popolo.

 

ffresco pompei

Lo stesso che fece secoli dopo il poeta latino Marziale (I secolo d.C.) che si divertì a irridere l'oziosa vita della metropoli romana. Per farlo raccontava aneddoti che avevano come protagonisti uomini impotenti o donne corrotte, con l'obiettivo di mettere a nudo la "bassezza" umana.

 

Lo stile che gli risultò più efficace erano gli epigrammi, versi composti da frasi brevi e taglienti, come questo: “La merda Basso, la fai in un vaso d'oro - e non ti vergogni, tu./ Il vino lo versi nel vetro. Dunque la tua merda vale di più”.

MEDIOEVO TRIVIALE. medioevali, razzisti e classisti, consideravano offensivo il termine “villano”, che indicava l’abitante della campagna, proprio com’era offensivo per i Romani dare del “sannita” a qualcuno. Non solo la provenienza, anche le professioni e il cibo più umile originavano termini sprezzanti per ogni occasione: i siciliani del Trecento erano mangiamaccarruna, i napoletani mangiafoglia (di cavolo). E nello stesso periodo si poteva squalificare un avversario dandogli del votacessi o dello “scardatore di castagne di villa”.

 

Nei comuni medioevali divisi in fazioni e perennemente in lotta fra loro era facile offendere qualcuno in base al suo schieramento: a mal ghibellino cacato si poteva rispondere con sozzo guelfo traditore, ma anche con “fiorentino marcio” o, all’occorrenza geografica, con “sozzi marchisani” o “sozza romagnola”.

 

POMPEI A LUCI ROSSE 4

Insomma, è evidente che gli uomini del passato offendevano e dicevano parolacce per sfogare rabbia, odio, indignazione o frustrazione, o, secondo alcuni antropologi, per provocare la reazione fisica dell’avversario.

 

tomba della fustigazionetomba dei toritomba dei tori tomba dei tori tomba della fustigazionetomba dei tori

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