gino paoli goffredo bettini pietro ingrao

TUTTO PUR DI SENTIR CANTARE IL “COMPAGNO” GINO PAOLI - GOFFREDO BETTINI RENDE OMAGGIO AL GRANDE CANTAUTORE, MORTO A 91 ANNI, E RICORDA QUANDO, NEL 1975, IMITÒ LA VOCE DI PIETRO INGRAO PER CONVINCERE PAOLI A PARTECIPARE A UNA GRANDE FESTA DELLA GIOVENTÙ A ROMA ORGANIZZATA DAI GIOVANI COMUNISTI: “GLI DISSI ‘PRONDO, GINO, SONO PIETRO INGRAO… TU TI SEI IMPEGNADO CON I GIOVANI COMUNISTI… TE LO CHIEDE IL PARTITO…’. PAOLI VENNE. UNA SERATA MAGNIFICA E LUCENTE DI ROMA. UN’ORA E MEZZO DI ACCLAMAZIONI, CORI E INCITAMENTI” – “GINO PAOLI NON AVEVA UN CARATTERE FACILE. ERA UN PO’ OSTICO, CHIUSO, SORPRENDENTE E TALVOLTA DI UN’IRONIA MICIDIALE. EPPURE, ORA CHE SE N'È ANDATO, A ME RIMANE SOLTANTO IL SENTIMENTO DI UNA PROFONDA DOLCEZZA…” – VIDEO

 

Articolo di Goffredo Bettini per www.rivistarinascita.it

 

ornella vanoni gino paoli goffredo bettini gianni borgna

Con la scomparsa di Gino Paoli è venuto meno un poeta. E come urlò Alberto Moravia ai funerali di Pierpaolo Pasolini: “Quando muore un poeta è una grande tragedia, perché di poeti ne nascono tre o quattro in un intero secolo”.

 

Gino è stato forse il più grande cantautore italiano. Apparteneva alla “scuola di Genova”: De Andrè, Lauzi, Luigi Tenco e l’indimenticabile Umberto Bindi.

 

Ho detto un poeta; perché con le parole e la musica cambiò radicalmente la canzone italiana. La rese più vera, cruda, aderente alla vita; in grado di comprendere e indagare anche le ombre della vicenda umana.

 

ornella vanoni gino paoli

Egli stesso le attraversò, nel pieno del suo successo, sparandosi un colpo di pistola che sfiorò il cuore, senza tuttavia ucciderlo. Come se intendesse decidere in prima persona il momento di andarsene e non lasciarlo al comando del destino.

 

Paoli non fotografava le dinamiche umane, sentimentali, le passioni ed il dolore; piuttosto evocava, sognava, alludeva: “Questa stanza non ha più pareti ma alberi, alberi infiniti…”.

 

Ma della qualità della sua musica ne parleranno in tanti, anche su Rinascita avremo diversi contributi. Paoli merita di essere studiato. Io voglio, invece, nel ricordo, ricostruire un rapporto particolare, umano e di collaborazione artistica, soprattutto con Gianni Borgna e con me.

 

goffredo bettini rilancio di rinascita

Era il 1975. I giovani comunisti romani guidati, appunto, da Gianni curiosavano con altissima tensione nella cultura, nel cinema, nel teatro, nella letteratura. Carmelo Bene, Pier Paolo Pasolini, il teatro d’avanguardia, il nuovo canzoniere italiano, il camion bianco di Quartucci e Tatò, il jazz di Cecil Taylor e Archie Shepp; potrei continuare. Eravamo un gruppo assortito. Walter Veltroni, Nanda Adornato, Giulia Rodano ed altri ancora. Gianni aveva due chiodi fissi Pasolini e Gino Paoli.

 

Del primo aveva letto già tutto e del secondo conosceva a memoria ogni brano musicale. Allora ero la vittima della sua bonaria ma inflessibile petulanza. Lui pensava, io eseguivo. Ero quello che doveva mettere in pratica i suoi sogni più ambiziosi.

 

gino paoli alla camera dei deputati

Nel settembre del ‘75 quando decidemmo di svolgere una grande festa della gioventù al Pincio, decise che lì, in quell’enorme spazio, avrebbe dovuto cantare Gino Paoli. Era un periodo di “bassa” dell’amato cantautore, dopo i grandi successi degli anni precedenti si era un po’ allontanato dal grande pubblico, che tutti pensavano averlo abbandonato.

 

Gianni sdegnato ci disse: “Altro che abbandonato! Al suo concerto verranno 20.000 persone”. Detto in quel momento sembrò un irrealistico slancio di volontà. Fatto sta che passai l’intero agosto prima del festival a rincorrere Gino Paoli, impossibile da contattare al telefono. Mi aiutò il suo manager Willy David, con il quale avevo stabilito un rapporto di confidenza e simpatia.

 

gino paoli tentato suicidio 1963

Mi arrampicai sull’Appennino Emiliano. Da solo. Rigorosamente con treni locali e in seconda classe. Mi avevano detto, infatti, che suonava da quelle parti, girando tra le balere.

 

Finalmente individuai dove fosse precisamente a cantare. Lo raggiunsi. L’atmosfera che ricordo era piuttosto triste quasi dimessa. Mi presentai e lo vidi distratto. Ma Borgna mi aveva caricato a pallettoni. Non potevo deluderlo.

 

Alla fine insistendo gli strappai un sì, anche se mi parve non capire il senso della richiesta, l’azzardo di un concerto in uno spazio così ampio, l’interesse morboso che gli stavamo dimostrando. Con questo sì a mezza bocca, tornai a Roma.

 

gino paoli mina

Gianni balzò in piedi, in un gesto di pura euforia. Andando avanti nei giorni e avvicinandoci all’appuntamento della nostra festa, Paoli ci telefonò annunciando il suo ripensamento. In questo caso, il nostro giovane segretario dalla gioia passò in un attimo al grido di dolore, alternato ad una lamentazione continua e strisciante. Pensammo come intervenire di nuovo.

 

Eravamo troppo piccoli per premere e fargli cambiare idea. Dovevamo rivolgerci ai grandi. Chi per noi era il più grande? Pietro Ingrao.

 

Ero già amico del grande dirigente comunista. Ma non c’era tra di noi, ancora, la confidenza che mi permettesse di chiedergli un intervento diretto. Gianni non desistette. Mi disse: “Tante volte ci hai fatto l’imitazione di Ingrao; allora adesso facendo la sua voce lo chiami e gli imponi di venire”. Dissi a Gianni che aveva superato il confine tra un impegno appassionato e un vero e proprio imbroglio.

 

gino paoli 4

Ma chi lo ha conosciuto sa’ di cosa fosse capace il mio amico più caro. Alla fine cedetti: “Prondo, Gino, sono Pietro Ingrao… su questo terreno qui… tu ti sei impegnado con i giovani comunisti, non puoi mancare alla parola… te lo chiede il partito”.

 

Paoli venne. Una serata settembrina magnifica e lucente di Roma. Un’ora e mezzo di acclamazioni, cori e incitamenti. Più di 20.000 giovani stretti l’uno all’altro. Una interminabile ovazione finale. Paoli in gran forma, con gli occhi lucidi mentre andava verso la fine del suo concerto.

 

Aveva avuto ragione Gianni. Che scriverà poi pagine bellissime sui cantautori italiani, sulla “scuola di Genova”, su Gino Paoli, sul Festival di Sanremo. Da allora diventammo amici e non ci perdemmo mai di vista. La sua carriera rifiorì, scrisse nuove canzoni e si rincontrò con il suo pubblico di un tempo e con le nuove generazioni che cominciarono ad amarlo. Ma la storia non finisce qui.

 

gino paoli 1

Nel 1984, come responsabile culturale della federazione del PCI e grazie alle buone feste dell’Unità che avevo inventato e organizzato a Roma, mi indicarono come coordinatore della festa nazionale dell’ Eur, svolta pochi mesi dopo la morte di Berlinguer, nel 1984. Non mi dilungo.

 

Il programma lo inventammo Gianni ed io. Era scoppiettante e innovativo. Tuttavia anche in questo caso, Gianni mi disse: “Dobbiamo far cantare insieme Gino Paoli e Ornella Vanoni”.

 

Ancora una missione impossibile. Si punzecchiavano, c’era una competizione tra di loro, c’era l’aria di qualche dispetto reciproco. In più di un momento temetti la rottura. Alternativamente accontentavo la Vanoni e poi Gino Paoli.

 

andrea orlando sabrina alfonsi goffredo bettini foto lapresse

In un equilibrio incerto. Fino all’ultimo. Fino a quando dovevamo decidere la scaletta, la posizione delle luci, la collocazione di ognuno sul palco. Svolgemmo il concerto al Velodromo, nella grande area occupata dalla nostra manifestazione. Alla fine le piccole ripicche si sciolsero nella magia della loro musica. Da quel concerto, partì’ una vera e propria tournée dei due grandi artisti finalmente riuniti.

 

Il ricordo i cui fili ho voluto rammendare oggi, dopo la morte di Gino e anche di Ornella, è poca cosa rispetto alla loro complessiva esperienza umana e artistica. Ma per noi giovani comunisti di allora è molto importante.

 

gino paoli alla camera dei deputati

Sono sodalizi che travalicano la pura azione politica e ti proiettano in un mondo dal quale la buona politica dovrebbe saper abbeverarsi. Gino Paoli non aveva un carattere facile. Era un po’ ostico, chiuso, sorprendente e talvolta di un’ironia micidiale. Eppure, ora che se n'è andato, a me rimane soltanto il sentimento di una profonda dolcezza. Di una lunga vita che, come i “sassi”, il mare ha consumato.

gino paoli tencogino paoli danilo reagino paoli stefania sandrelligino paoli 1964gino paoli anni 60gino paoli ornella vanoni anni 80gino paoli deputato pci 1990

 

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