drone google

GOOGLE VA ALLA GUERRA – IL MOTORE DI RICERCA COINVOLTO NEL PROGETTO MAVEN PER IMPLEMENTARE L’USO DI DRONI KILLER – I DIPENDENTI PROTESTANO APPELLANDOSI AL MOTTO AZIENDALE “DON’T BE EVIL”, MA I VERTICI SE NE FREGANO E FANNO I PARACULO: “LO SCOPO È SALVARE LE VITE”

Antonio Grizzuti per “la Verità

 

GOOGLE DON'T BE EVIL

«Don' t be evil», letteralmente «non essere malvagio», più che un semplice motto aziendale per i dipendenti di Google è una vera e propria filosofia di vita. È per questo motivo che i primi di aprile 3.000 dipendenti del motore di ricerca più importante del mondo hanno indirizzato una lettera al quarantacinquenne amministratore delegato Sundar Pichai.

 

«Caro Sundar, noi tutti crediamo che Google non debba essere coinvolta nel business della guerra», questo l'incipit della missiva. «Ti chiediamo», proseguono i dipendenti, «che il progetto Maven venga cancellato, e che Google pianifichi, pubblicizzi e metta in atto politiche atte a chiarire che né l'azienda né i suoi appaltatori si occupino di realizzare tecnologie belliche».

 

SUNDAR PICHAI

Sembra la trama di una puntata di X files, invece è realtà. Il progetto Maven fa parte di un piano di investimenti da 7,4 miliardi di dollari che coinvolge il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, accademici e aziende private. Come spiega il capo della speciale divisione dell'intelligence per l'implementazione degli algoritmi nel settore bellico, il colonnello Drew Cukor, l'obiettivo è sviluppare una tecnologia basata sull' intelligenza artificiale capace di «estrarre autonomamente oggetti di interesse dalle immagini in movimento o fisse».

 

L'esigenza dei militari è processare una quantità enorme di filmati raccolti nei voli di ricognizione effettuati dai droni. Il software offrirebbe una soluzione automatizzata per rintracciare informazioni preziose, rendendo più rapido e sostenibile il lavoro degli operatori. Qui entra in gioco Google con la sua piattaforma Tensorflow, specializzata nella gestione di grandi quantità di dati e nel riconoscimento di oggetti non classificati.

DRONI USA

Le rassicurazioni da parte dei vertici aziendali sull'uso non offensivo della tecnologia non hanno dato i frutti sperati.

 

Appena un mese fa, un dipendente che ha chiesto di mantenere l'anonimato dichiarava al sito Gizmodo.com che in effetti «l'uso del machine learning in campo militare solleva preoccupazioni fondate», aggiungendo che è in corso una «vivace discussione» all'interno dell'azienda in merito a questa tematica. Poi è arrivata la lettera che mette nero su bianco i timori degli impiegati di Mountain View. «Questo progetto rovinerà irreparabilmente l'immagine di Google», avvertono i dipendenti. «Contribuire allo sviluppo di questa tecnologie per aiutare il governo degli Usa nella sorveglianza militare - con conseguenze potenzialmente letali - non è assolutamente accettabile».

eric schmidt

 

Di tutt' altro avviso Eric Schmidt, ex ceo di Mountain View ma ancora oggi membro del consiglio di amministrazione di Alphabet. Nel corso di un'audizione svoltasi martedì di fronte ai membri della Commissione per i servizi militari della Camera dei rappresentanti, pur non menzionando direttamente la lettera, Schmidt ha affermato che l'intelligenza artificiale è una «tecnologia che potrà essere utile per finalità sia difensive che offensive», e che ogni sforzo per rendere più semplice e proficua la collaborazione tra il Pentagono e le aziende private è benvenuto.

 

further future eric schmidt di google

Contattato dalla Verità, il team della comunicazione di Google risponde con un comunicato avvolgente: «Avere dipendenti attivamente impegnati nel lavoro che svolgiamo è una parte importante della nostra cultura. Maven è un progetto molto conosciuto del Dipartimento della Difesa americano e Google sta lavorando su una sola parte di esso, limitata a fini non offensivi». La stessa nota sottolinea come il tutto abbia «lo scopo di salvare vite», a cominciare dalle «tecnologie di machine learning».

 

Tra i temi inerenti le nuove tecnologie, il ricorso alle armi letali autonome è in effetti forse quello che comporta i risvolti etici più problematici.

eric schmidt entra nella google car

Nell' agosto del 2017, Elon Musk e altri 116 esperti di 26 Paesi diversi hanno lanciato un appello alle Nazioni Unite affinché venga proibito l'uso dei robot killer. Un appello analogo era stato formulato dal Future of life institute nel 2016. Oltre allo stesso Musk, in coda alla petizione figurano nomi del calibro di Stephen Hawking, Steve Wozniak (fondatore di Apple) e Noam Chomsky.

 

Molti ignorano tuttavia che il rapporto tra Google e il governo americano nasce negli anni Novanta, prima che il motore di ricerca vedesse la luce.

ELON MUSK PIANGE

La genesi di questo legame è stata spiegata nel dettaglio sul magazine Quartz da Jeff Nesbit, ex dirigente della National science foundation (Nsf), l'agenzia governativa che si occupa di finanziamenti relativi alla formazione in molti campi della scienza e dell'ingegneria. A quei tempi, per via della spending review voluta dall'amministrazione Clinton, la Cia e la Nsa (Agenzia per la sicurezza nazionale) avevano difficoltà a stare dietro allo sviluppo di sistemi adeguati al controllo delle tecnologie in rapida evoluzione, come il nascente World wide web.

SERGEI BRIN

 

Consci che il sapere in questi campi si stava spostando dalle università alla Silicon Valley, decisero di provare a coinvolgere i privati. A tal fine venne istituito un programma di finanziamenti denominato Massive digital data system (Mdds), che per anni si è occupato di sostenere i progetti più promettenti erogando milioni di dollari.

 

LARRY PAGE DI GOOGLE CON HILLARY CLINTON

Tra i beneficiari risultano i futuri cofondatori di Google, Sergey Brin e Larry Page. «La ricerca svolta da Brin e Page nell' ambito del programma di fondi governativo diventò il cuore del futuro Google», spiega Nesbit, «ovvero la possibilità per le persone di trovare con precisione ciò che cercano all' interno di un'enorme quantità di informazioni».

 

Nel corso degli anni le speculazioni sui legami tra l'intelligence americana e Google si sono sprecate. Grazie alle rivelazioni di Nesbit oggi sappiamo però che se Google è diventato ciò che conosciamo è anche grazie ai fondi governativi e, come scrisse Wired nel 2012, a una «lunga e complicata relazione con l'apparato militare e di intelligence».

 

SERGEY BRIN E LARRY PAGE

Nel 2014 fece scalpore la rilevazione dello scambio di email su tematiche inerenti la sicurezza nazionale tra il direttore dell'Nsa, il generale Keith Alexander, e Sergey Brin e Eric Schmidt. Oggi lo stesso Schmidt siede in qualità di consigliere nell' Innovation board del dipartimento della Difesa, un organismo creato nel 2016 per ottimizzare le sinergie tra Washington e la Silicon Valley.

Ultimi Dagoreport

kyriakou pier silvio berlusconi enrico mentana crippa fedele confalonieri mediaset urbano cairo marina

DAGOREPORT - RITORNA A CASA, LESSO! SI ACCAVALLANO LE VOCI CHE LA PROSSIMA DESTINAZIONE DI ENRICO MENTANA SIA QUELLA DI PADRONE SUPREMO DI TUTTA L’INFORMAZIONE MEDIASET - RUOLO CHE DAL 1998 RICOPRE IL FEDELISSIMO “FELDMARESCIALLO” DI FEDELE CONFALONIERI, MAURO CRIPPA, ARTEFICE MAGICO DEL “RETEQUATTRISMO” DEI DEL DEBBIO-PORRO-GIORDANO-SALLUSTI CHE HA APPARECCHIATO L’AVANZATA POPULISTA DI SALVINI E POI IL MELONISMO SENZA LIMITISMO - CHE PIER SILVIO (E LA SORELLA SUPERIORE MARINA) ABBIA LE PALLE IN SATURAZIONE DEL “CRIPPISMO ALLA FIAMMA” SI ERA BEN CAPITO DALLO SBARCO SU RETE4 DI BIANCA BERLINGUER, POI DI TOMMASO LABATE E INFINE DI MILO INFANTE CHE, OLTRE A CONDURRE DUE PROGRAMMI, E' NOMINATO CONDIRETTORE DELLA “STANZA DEI BOTTONI” DEL CRIPPA-PENSIERO, VIDEONEWS - L’IPOTESI MENTANA È STATA ACCOLTA DALLA CRICCA DI CRIPPA OVVIAMENTE MALE, MALISSIMO, CONOSCENDO ALTRESÌ BENE IL CARATTERINO DI CHICCO. E GIRANO A MEZZA VOCE BATTUTINE DEL TIPO: ‘’PIER SILVIO MANDA IN PENSIONE IL 67ENNE CRIPPA PER SOSTITUIRLO CON MENTANA, PENSIONATO DI 71 ANNI...’’

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI - FINE DEL PRIMO TEMPO....

giorgia meloni e primo ministro etiope abiy ahmed sem fabrizi

DAGOREPORT – COME SI È ARRIVATI AL CLAMOROSO SCAZZO DIPLOMATICO CON L’ETIOPIA? BISOGNA TORNARE AL 2024, QUANDO IL PREMIER DI ADDIS ABEBA, ABIY AHMED, AIUTA GIORGIA MELONI A CONVINCERE L’UNIONE AFRICANA A FIRMARE IL PIANO MATTEI. GLI ALTRI LEADER DEL CONTINENTE NERO ERANO SCETTICI (EUFEMISMO) E AHMED TIRA FUORI DAL CILINDRO IL COINVOLGIMENTO DELL’UE – SOLO CHE IL GOVERNO ETIOPE SI ASPETTAVA QUALCHE “VANTAGGIO” CHE, EVIDENTEMENTE, NON È ARRIVATO. RISULTATO? LA “RITORSIONE” CONTRO SEM FABRIZI, OTTIMO AMBASCIATORE, CHE DOPO DIECI MESI È STATO RICHIAMATO IN ITALIA PER EVITARE L’UMILIAZIONE DI ESSERE DICHIARATO “PERSONA NON GRATA"

ceuta migranti spagna francia pedro sanchez giorgia meloni emmanuel macron

FLASH – IN POCHI SOTTOLINEANO QUALI SONO GLI UNICI DUE GRANDI PAESI DELL’UE A NON ACCODARSI AI “RESPINGIMENTI” DEI DUBLINANTI VERSO L’ITALIA: FRANCIA E SPAGNA – MACRON E SANCHEZ SE LA RIDONO DI FRONTE ALLE DIFFICOLTÀ DI GIORGIA MELONI, E MOSTRANO ORGOGLIOSAMENTE MA SENZA PUBBLICIZZARLA LA LORO POSIZIONE: NOI SIAMO PER L’ACCOGLIENZA, NON RIMANDIAMO INDIETRO NESSUNO, ANCHE SE POTREMMO. UNA MOSSA POLITICA CHE MANDA FUORI GIRI GLI OTOLITI DELLA “SIRENETTA DEL COLLE OPPIO”

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…