paolo sorrentino la grande bellezza

COME INVECCHIA BENE “ LA GRANDE BELLEZZA”! – DIECI ANNI FA LO STRAORDINARIO FILM DI PAOLO SORRENTINO VINCEVA L'OSCAR PER IL MIGLIOR FILM STRANIERO - LA PELLICOLA ERA USCITA IN ITALIA NEL 2013 E AVEVA INCASSATO IL PLAUSO DI PUBBLICO E CRITICA: FELLINIANA, ONIRICA, DIVISA QUASI EQUAMENTE TRA ALTO E BASSO, TRA SACRO E PROFANO, “LA GRANDE BELLEZZA” SI ERA TRASFORMATA IN UN SIMBOLO - TUTTI SOGNAVANO DI ESSERE JEP GAMBARDELLA… – VIDEO

Estratto dell’articolo di Gianmaria Tammaro per www.lastampa.it

 

pasotti la grande bellezza

Dieci anni fa, La grande bellezza di Paolo Sorrentino vinceva l’Oscar per il miglior film straniero. La cosa più incredibile, però, non è il premio (certo, è incredibile pure quello, e per inciso: in bocca a lupo a Matteo Garrone); la cosa più incredibile è la storia del suo percorso, di come abbia fatto a trovare il momento e lo slancio giusti, tra sacrifici, caparbietà e passione. […]

 

In Italia, La grande bellezza era uscita un anno prima, nel 2013. Aveva avuto successo, incassato bene (2 milioni e più di euro solo nella prima settimana di programmazione), ottenuto il plauso della critica e del pubblico. Jep Gamberdella, più per il talento di Toni Servillo e per la qualità della scrittura di Sorrentino e Umberto Contarello che per un puro colpo di fortuna, era diventato un guru, un esempio, un jukebox di battute brillanti e spiazzanti. […]

 

paolo sorrentino

Felliniana, onirica, enorme, pienissima, divisa (quasi) equamente tra alto e basso, tra sacro e profano, proprio come Roma, La grande bellezza si era trasformata in un simbolo, in un caso quasi politico (lì, alle feste di Gambardella, c’era pure un ospite anonimo che sbirciava e viveva in segreto). Noi siamo come lui, come Jep, diceva qualcuno. E invece no. Noi vorremmo essere come Jep […]

 

toni servillo paolo sorrentino 2

Noi il mare non lo vediamo sul soffitto della nostra camera, e non sentiamo nemmeno il tuff, tuff, tuff dei motoscafi. Noi siamo condannati a una vita tesa, a metà, felice e infelice insieme. Jep Gamberdella, invece, era – ed è ancora, sempre grazie a Servillo e a Sorrentino – un personaggio della letteratura contemporanea, un Ulisse figlio di Napoli, impiantato a Roma, che ha imparato a conoscere sulla propria pelle come funziona il mondo. Si perdeva tra i rimpianti di una giovinezza fatta di bagni a mezzanotte, di baci rubati e di amori apparentemente inossidabili e invincibili per poi ritrovarsi in mezzo ai due fuochi dell’amicizia e della passione (che bravi Carlo Verdone, Carlo Buccirosso e Sabrina Ferilli).

 

Sorrentino è Sorrentino. Ha i suoi maestri e i suoi riferimenti. Però etichettare questo film, La grande bellezza, come un’unica cosa, come un’idea satellite della filmografia di qualcun altro, è non solo sbagliato, ma proprio imbarazzante. Perché c’è il rischio, così, di perdersi tutto il resto. La grande bellezza è un’opera-fiume che parte da un punto e arriva a un altro, che ci dice della vita e della mondanità, di quell’incredibile fatica che è stare al mondo, e intanto ci mostra, ci suggerisce, si diverte.

 

toni servillo paolo sorrentino

I locali, la dolce vita degli anni Duemila, la chiesa e i cardinali appassionati di cucina e poco di fede; l’importanza delle radici, la Costa Concordia come una grande, solenne metafora dell’Italia che va a fondo e di cui nessuno sembra interessarsi. E poi i colpi di cannone che ci risvegliano dal torpore di una vita passata in mezzo alla mediocrità, i funerali come momento di massima visibilità per sé stessi e non per gli altri. Roma che abbraccia e che poi abbandona i suoi figli. La pasta riscaldata del giorno dopo, che è sempre più buona e saporita del giorno prima.

paolo sorrentino 6

 

Dieci anni fa, questo film vinceva l’Oscar, e ci riusciva perché Nicola Giuliano di Indigo e lo stesso Sorrentino decisero di imbarcarsi in un viaggio negli Stati Uniti per incontrare, conoscere e salutare i grandi elettori dell’Academy. Erano fondamentalmente soli: due uomini contro tutti. Giuliano ha raccontato che viaggiavano insieme, che spesso condividevano il letto, e che finivano per ritrovarsi in situazioni assurde, a pranzo o a cena con i loro miti di sempre. Fu questo lavoro – qualcuno, oggi, lo definirebbe di “pubbliche relazioni” – a portare La grande bellezza in cinquina, e fu in quel momento, poi, che arrivarono i rinforzi del distributore italiano e internazionale.

 

paolo sorrentino toni servillo

Ve lo dicevamo all’inizio: è una storia nella storia. Un altro Oscar, un altro capolavoro. Sorrentino, sul palco, ringraziò – a parte Servillo e Giuliano, che erano lì con lui, sorridenti e soddisfatti, cast e troupe – Fellini, i Talking Heads, Martin Scorsese e Diego Armando Maradona. Ancora una volta, come nel film: alto e basso, sacro e profano, il vero verissimo e la semplicità della vita insieme. E forse è questa la vera, grande bellezza.

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