I FURBETTI DELLA PARCELLA! I BENI DELLA MAFIA SEQUESTRATI SONO UN VERO AFFARE, PER GLI AMMINISTRATORI GIUDIZIARI! AL SUD UN RISTRETTO GIRO DI PROFESSIONISTI SI SPARTISCE INCARICHI CHE FRUTTANO ANCHE 4 MILIONI DI EURO. LE NOMINE SONO A DISCREZIONE DEI GIUDICI…

1 - MANAGER DI BENI SEQUESTRATI, LA GIUNGLA DELLE PARCELLE D’ORO. SE IL PATRIMONIO È INGENTE, FINO A QUATTRO MILIONI DI COMPENSO

Andrea Bassi per “Il Mattino”

 

MAFIA CAPITALEMAFIA CAPITALE

Aziende tolte alla mafia giungla di parcelle d’oroAndrea Bassi Inutile chiedere stime ufficiali. Non ce ne sono. Il fenomeno è sommerso, e ogni tano emerge come la punta di un iceberg. Certo, qualche cifra anche attendibile circola. Come quelle dell’Inag, l’Istituto degli amministratori giudiziari, secondo cui le aziende sequestrate e confiscate alla mafia sarebbero oltre 8 mila per un valore di 4 miliardi di euro. E se si aggiungessero anche i 402 mila immobili, il totale supererebbe gli 8 miliardi, con 79 mila lavoratori coinvolti. Solo il Tribunale di Napoli, facendo una semplice visura camerale, risulta al momento proprietario di 228 aziende.

 

paul castellanopaul castellano

Un dato che, tuttavia, potrebbe essere parziale. E in assenza di statistiche ufficiali, si sussurrano altri numeri. Qualcuno dice che il totale dei beni sequestrati e confiscati alle mafie in Italia si aggiri ormai attorno ai 30 miliardi di euro. Più di una manovra finanziaria. A gestire una buona fetta di questo impero economico e finanziario, ci sono loro, gli amministratori giudiziari, professionisti di fiducia dei giudici, e da questi nominati, che quando un’azienda o un immobile in odor di mafia viene sequestrata «preventivamente», in attesa che un processo stabilisca se l’imprenditore è o meno delinquente, sono chiamati a gestire tutti i suoi per conto del Tribunale. Già, ma quanto guadagna un amministratore?

 

john gottijohn gotti

Questa domanda, incredibile a dirsi, non ha al momento una risposta. O almeno non ha una risposta univoca. A porre la questione è stato di recente Raffaele Cantone. Qualche mese fa ha preso carta e penna ed ha scritto al governo. Quello stesso governo dal quale, in qualità di presidente dell’Autorità anticorruzione, ha ricevuto enormi poteri, come per esempio commissariare aziende o singoli appalti, quando sente puzza di corruzione.

 

Il punto è questo. Quando Cantone commissaria un’azienda, il prefetto del luogo nomina un amministratore con pieni poteri. Il compenso che spetta a questo manager è lo stesso che spetta agli amministratori giudiziari. Cantone si è reso subito conto che stabilire il compenso è un vero rebus, e ha chiesto al governo di intervenire. «Da quattro anni», spiega Domenico Posca, fondatore e presidente onorario dell’Istituto degli amministratori giudiziari, «attendiamo che il governo faccia chiarezza sulle tariffe».

operazione apocalisse contro la mafiaoperazione apocalisse contro la mafia

 

In pratica manca un decreto attuativo che dica quanto spetti a questi manager nominati dai giudici. Così ogni tribunale fa a modo suo. Reggio Calabria se sequestra un’azienda che vale fino a un milione di euro, paga da 350 a 600 euro al mese. Se l’azienda è di grandi dimensioni, con un patrimonio superiore a 5 milioni, si può arrivare fino a 3.500 euro. Insomma, lo stipendio medio di un dirigente. A Roma, invece, è stato firmato un protocollo d’intesa proprio con gli amministratori giudiziari.

 

Nel caso di sequestri di valore superiore a 5 milioni di euro, spetta un compenso annuo per la custodia e conservazione delle quote, che va dallo 0,25% al 2% del maggior valore tra l’attivo loro e i componenti positivi di reddito. E questo oltre ad uno stipendio pari a quello dei dirigenti del comparto dell’azienda diminuito di una percentuale tra il 20% e il 75%. Ma il criterio maggiormente seguito dai magistrati nel liquidare i compensi è quello di utilizzare le tabelle di un decreto ministeriale della giustizia, il numero 140.

operazione apocalisse contro la mafia 8operazione apocalisse contro la mafia 8

 

Qui in realtà sta uno dei noccioli della questione, che in caso di amministrazioni con patrimoni rilevanti, può portare a super-compensi. Sopra i 50 mila euro gestiti, il Decreto stabilisce una remunerazione tra l’1% minimo e il 2% massimo della somma tra l’attivo e i ricavi lordi. Basta poco per raggiungere cifre ragguardevoli. Nel caso di un sequestro di 200 milioni, andrebbero liquidati 4 milioni.

 

Ma in giro ci sono sequestri anche miliardari, così in qualche caso, l’amministratore giudiziario può arrivare ad avere liquidazioni che non avrebbero nulla da invidiare a quelle di un super manager di una società quotata in Borsa. Soldi che, se ci sono in cassa, vengono prelevati dai conti della stessa società sotto sequestro. Il governo, dopo la segnalazione di Cantone, ha provato a mettere un freno a questa giungla.

 

operazione apocalisse contro la mafia 3operazione apocalisse contro la mafia 3

A maggio ha approvato in via preliminare una bozza di provvedimento molto articolata ma che, in estrema sintesi, stabilisce, nel caso di aziende con attivo superiore ai 2,4 milioni, un tetto tra lo 0,30 e lo 0,60%. Il decreto è ora all’esame del Consiglio di Stato per il via libera definitivo, ma è fortemente osteggiato dagli stessi amministratori. «Quel testo», dice Posca, «stabilisce compensi troppo bassi. Pensi», aggiunge, «che per un supermercato che fattura un milione e ha beni per 300 mila euro, l’amministratore prenderebbe 600 euro al mese, meno dell’ultimo dipendente».

 

Sarà. Ma il problema, in realtà, è anche un altro. La legge non pone un limite agli incarichi. Anzi, spesso i giudici quando li assegnano nemmeno sanno se quello stesso amministratore ne ha già altri o quali risultati ha ottenuto nelle gestioni passate. Da anni, di nuovo, si attende che venga messo a punto come previsto, l’albo dei professionisti e un software con una banca dati di tutti gli amministratori, gli incarichi che hanno in corso e i risultati ottenuti in quelli precedenti.

operazione apocalisse contro la mafia 15operazione apocalisse contro la mafia 15

 

Non è una questione secondaria. Qualche tempo fa aveva fatto scalpore il caso di un amministratore palermitano, l’avvocato Gaetano Cappellano Seminara, con decine di incarichi per i quali, ovviamente, cumulava i compensi. Giuseppe Caruso, il prefetto ex capo dell’Agenzia per i beni sequestrati, in un’audizione parlamentare aveva denunciato come in Sicilia i due terzi dei sequestri fossero gestiti da un pungo di commercialisti e avvocati.

 

Grandi studi specializzati sono sorti anche a Napoli, come quello Maresca, uno degli amministratori del sequestro Romeo, impegnato in decine di aziende. Tutto legittimo, ovviamente. Ed è certo che chi ha tanti incarichi sia bravo nel suo mestiere. Ma il dubbio riguarda il fatto che gestire un’azienda è un’attività complessa, gestirne trenta o quaranta è da supereroi. Tanto è vero che il governo aveva pensato di inserire un tetto agli incarichi: un’azienda, un amministratore.

 

Anche perché i risultati non sono esaltanti. Le statistiche, sempre quelle disponibili, dicono che quando dal sequestro si arriva alla confisca e il bene passa allo Stato, solo un’azienda su dieci sopravvive. «Questo dato lo contesto», dice ancora Posca: «Se il totale delle aziende fallite è rapportato alle 12 mila sequestrate e non alle 1.700 confiscate, siamo nell’ordine del 10-15% del totale. Del tutto fisiologico».

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Tanto o poco che sia, resta un interrogativo di fondo. Se un magistrato impegnato in complesse indagini per mafia o camorra, debba interessarsi anche della gestione economica di aziende e immobili, di bilanci e acquisti, di nomine e consulenti. O se non fosse più semplice ed economico che a farsene carico sia direttamente lo Stato, magari mediante un’agenzia specializzata in grado di selezionare gli amministratori per competenze e professionalità.

 

2 - MAFIA: MAGORNO A BINDI, CONVOCHI CANTONE SU ALLARME PARCELLE

(ANSA) - "La presidente della commissione Antimafia, Rosy Bindi, valuti nel prossimo ufficio di presidenza se non sia opportuno convocare il presidente dell'Anticorruzione, Raffaele Cantone, sull'allarme che ha lanciato sulle parcelle spesso milionarie degli amministratori giudiziari dei beni sequestrati alla mafia".

 

operazione apocalisse contro la mafia operazione apocalisse contro la mafia

Lo chiede il deputato del Partito democratico, componente della commissione Antimafia, Ernesto Magorno. "Secondo quanto riferito dalla stampa - spiega Magorno - Cantone avrebbe scritto al ministero della Giustizia per sottolineare la questione degli amministratori giudiziari dei beni sequestrati per mafia, nominati dai giudici in maniera discrezionale, i cui compensi non sarebbero regolati in modo chiaro e quindi raggiungerebbero spesso cifre astronomiche, parametrate sul valore dei beni confiscati. E' opportuno che questa materia venga regolata, in modo che non ci sia troppa discrezionalita', che spesso porta pochi professionisti a collezionare incarichi, con il rischio che le aziende sequestrate non possano essere poi ben amministrate".

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