call center

MENTRE I POLITICI SI SCORNANO PER LE CAZZATE, I CENTRALINISTI DEI CALL CENTER IN PUGLIA VENGONO PAGATI 33 CENTESIMI L'ORA. E IN UN MESE, UDITE UDITE, PORTANO A CASA 92 EURO! - ACCADE A TARANTO. QUATTRO ORE AL GIORNO A VENDERE DIVERSI ABBONAMENTI IN DUE TURNI: 10-14 E 14-18. UNA SQUADRA DI DODICI CENTRALINISTI SENZA UNO STRACCIO DI CONTRATTO E...

call center

Laura Bonani e Fabio Savelli per il “Corriere della Sera”

 

Taranto. Puglia. Italia. Anno 2018. Un' ora al telefono può essere pagata 33 centesimi.

Un mese 92 euro. Il «premio» - come racconta una lavoratrice che ha visto materializzarsi dopo 53 giorni una (finta) busta paga - può essere di 200 euro. Quattro ore al giorno a vendere abbonamenti per Tim e Fastweb in due diversi call center. Due turni: 10-14 e 14-18. Una squadra di dodici centralinisti senza uno straccio di contratto.

CALL CENTER IN ALBANIA

 

La promessa di venire remunerati in percentuale ai contratti stipulati con i clienti. La carta igienica portata da casa. E se si andava in bagno l' ora non veniva conteggiata. Il mondo dei lavoratori in outbound , cioè «esternalizzati», si arricchisce di nuove frontiere di sfruttamento. Sono i centralinisti che ci propongono offerte commerciali per passare all' uno o all' altro operatore. Alimentano un sottobosco di illegalità cui nessuna normativa è riuscita, in questi anni, a porre un freno. L' unico deterrente possibile è a posteriori. Quando scattano i controlli di carabinieri, Finanza, ispettorato del lavoro dopo le segnalazioni dei sindacati. Stavolta è stata la Cgil a muoversi.

 

Racconta Andrea Lumino (Slc-Cgil) che appena alcuni lavoratori si sono aperti testimoniando quello che stavano vivendo è partito un esposto a Procura e prefetto. I sigilli alle due strutture sono stati immediati. Avevano ideato un sistema per ingannare anche Tim e Fastweb, che si dichiarano estranee alla vicenda nonostante avessero stipulato un rapporto commerciale.

 

call center 1

Uno dei due non era un call center vero e proprio, perché era iscritto alla Camera di commercio come corriere espresso. I suoi centralinisti avevano l' obbligo di non registrare le telefonate. Molti di loro (curioso paradosso) contattavano persino chi era già cliente Tim, proponendogli di passare a un' offerta più vantaggiosa.

 

Per farlo era però necessario disdire il vecchio contratto (con tutto quello che significava come costo di chiusura), rifarne uno nuovo magari intestandolo a un altro componente in modo da bypassare i controlli degli operatori telefonici che lo inquadravano come nuova attivazione.

call center

Il tecnico della compagnia telefonica così usciva. Faceva un allaccio sull' ultimo miglio per una rete già esistente e a rimetterci era solo il cliente finale, perché era costretto a sobbarcarsi anche le spese per la nuova utenza.

 

Il raggiro - raccontano diversi addetti - avveniva spesso. Peccato che anche loro venivano ingannati. Con la promessa di un contratto mai arrivato. E l' urgenza di raggiungere un monte mensile di nuove attivazioni che però sfuggiva sempre. Perché il centralinista non aveva accesso alle informazioni sull' effettiva chiusura del contratto con il cliente. Tutto avveniva con la spedizione di documenti cartacei tramite dei pony express. Il titolare del call center? Ha un nome e un cognome. Ma risulta un nullatenente. Però sapeva vendere bene il sogno di un lavoro.

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