“COME PUÒ UNA PERSONA TOGLIERSI LA VITA CONFICCANDOSI PER DUE VOLTE UNA LAMA DA 30 CENTIMETRI NEL PETTO?” – I DUBBI DEI GENITORI DI ANDREA COSTANTINI, IL 38ENNE TROVATO MORTO LO SCORSO SETTEMBRE NELLA CELLA FRIGORIFERA DEL SUPERMERCATO DOVE LAVORAVA, A TERMOLI - NONOSTANTE LE FERITE SUL CADAVERE, E L’ARMA DEL DELITTO RITROVATA A DIVERSI METRI DI DISTANZA DAL CORPO, GLI INQUIRENTI AVEVANO IPOTIZZATO CHE SI TRATTASSE DI UN SUICIDIO, MA ORA L’INCHIESTA È STATA RIAPERTA CON L’IPOTESI DI OMICIDIO O ISTIGAZIONE AL SUICIDIO – LA TELEFONATA DAL CELLULARE DELLA VITTIMA, AVVENUTA TRE ORE DOPO CHE...
Estratto dell’articolo di Alfio Sciacca per il "Corriere della Sera"
andrea costantini con i genitori lidia e gennaro
«Come può una persona togliersi la vita conficcandosi per due volte una lama da 30 centimetri nel petto? Com’è possibile che il coltello venga poi ritrovato a diversi metri di distanza?». Lidia e Gennaro Costantini continuano a sollevare interrogativi che investigatori più scrupolosi avrebbero dovuto porsi la sera del 15 settembre, quando nella cella frigorifera di un supermercato di Termoli (Campobasso) venne trovato il cadavere di loro figlio Andrea.
Aveva 38 anni e la sua morte, dopo appena quattro giorni, secondo la Procura di Larino, era da archiviare come suicidio. Senza un sopralluogo del pm e nemmeno un esame esterno del cadavere. Il luogo del ritrovamento mai sequestrato: l’indomani era già stato ripulito dai dipendenti del supermercato e gli indumenti che indossava Andrea riconsegnati alla famiglia. Va da sé che non fu disposta neppure l’autopsia, analizzati i vestiti, né sequestrati pc e telefonino della vittima.
[…] In camera mortuaria fu il padre a notare degli strani lividi sul collo di Andrea e decise di fare delle foto. «Aveva lividi anche all’inguine — aggiunge Gennaro Costantini —, ma di quelli purtroppo non abbiamo foto».
In ogni caso quel poco che è riuscito a documentare è uno degli indizi che potrebbero supportare l’ipotesi di un delitto e non di un suicidio. Quando, sempre su istanza della famiglia, l’inchiesta venne riaperta con l’ipotesi di omicidio o istigazione al suicidio, la Procura decise che era opportuno riesumare il cadavere per l’autopsia. Ma intanto erano già passati quattro mesi. […] è difficile che su un cadavere ormai saponificato vengano rilevati i lividi di cui parla la famiglia.
[…] «Perché — si chiedono — non analizzano i vestiti per vedere se ci sono tracce di Dna di altre persone?». Telefonino e pc della vittima dopo la morte vennero consegnati alla compagna di Andrea. E alla fine sono stati i legali della donna ad estrarre una copia forense del cellulare che giorni fa hanno consegnato in Procura.
Sempre grazie a indagini difensive, questa volta della famiglia, è saltato fuori l’ultimo indizio che per il legale di parte, Piero Lorusso, sarebbe «decisivo per smontare definitivamente l’ipotesi del suicidio».
Non avendo a disposizione il cellulare, il legale ne ha fatto analizzare il traffico telefonico ed ha scoperto che alle 20.08 del 15 settembre dal telefono di Andrea è partita una strana telefonata. «Un mistero — spiega Lorusso —. La telefonata viene fatta ben tre ore dopo l’ultima volta che viene ripreso ancora in vita da una telecamera di sicurezza all’interno del supermercato. Ma anche 25 minuti prima che iniziassero le ricerche da parte dei colleghi».
Si chiede il legale: «Quando è partita la telefonata Andrea era ancora vivo e ha tentato un ultimo disperato contatto, oppure qualcuno ha usato il telefono per depistare? Anche perché nelle tre ore precedenti quello stesso cellulare non aveva risposto a diverse telefonate in entrata».
[…] Per confermare del tutto quella dell’omicidio sarebbe stato determinante conoscere l’ora esatta del decesso, che non è stata mai accertata. «In ogni caso — insiste il legale — per il punto in cui è stata trovata l’arma e per i lividi che Andrea aveva sul collo e all’inguine è inverosimile pensare che si sia conficcato due volte il coltello nel petto. Più logico ipotizzare che sia stato trattenuto per il collo e poi colpito al basso ventre. Quindi accoltellato». Insomma per la difesa sarebbero stati in due ad aggredirlo e poi ucciderlo.
Quanto al movente i sospetti della famiglia, al momento, sono solo illazioni. Si parla di una storia ormai al capolinea con la compagna, con la quale aveva avuto un figlio, e del suo proposito di troncare la relazione per tornare dai genitori.
ANDREA COSTANTINI CON LA COMPAGNA
«Mi diceva — racconta la madre — qui non si può vivere più. Ormai è un inferno». Prima di morire Andrea aveva anche acquistato un terreno, che dopo pochi mesi voleva già rivendere. Ciò lo tormentava e sarebbe stato motivo di dissapori. «Sono allusioni prive di alcun fondamento, tanto che la mia assistita non è indagata — replica la legale della donna, Paola Cecchi—. Non c’era alcun segnale di una separazione in atto. Lo si evince anche dalla relazione della psicologa dove Andrea andava da poco. C’era stato anche la mattina della morte. La psicologa dice che non era in uno stato depressivo, semmai solo in ansia per la storia del terreno».




