milena gabanelli tiktok

I SOCIAL NON SOLO CI SPIANO, CI LEGGONO NEL PENSIERO – MILENA GABANELLI HA REALIZZATO UN ESPERIMENTO PER CAPIRE COME TIKTOK UTILIZZA I DATI DEGLI UTENTI: FOTO, VIDEO, INFORMAZIONI SUGLI ACQUISTI E SUI PROPRI CONTATTI – TUTTO FINISCE IN MANO A SOCIETA’ SPECIALIZZATE NELLA PROFILAZIONE, CHE CLASSIFICANO OGNI SINGOLO UTENTE E LO COLLOCANO IN UNA O PIÙ CATEGORIE – IL TEST SU DUE SMARTPHONE DIVERSI CHE UTILIZZANO LA STESSA RETE WIFI: IL RISULTATO È INQUIETANTE – VIDEO

GUARDA QUI LA VIDEO-INCHIESTA DI MILENA GABANELLI SU TIKTOK E I DATI DEGLI UTENTI

 

Estratto dell’articolo di Milena Gabanelli e Simona Ravizza per il “Corriere della Sera”

 

MILENA GABANELLI SIMONA RAVIZZA -ESPERIMENTO SU TIKTOK E DATI DEGLI UTENTI

Tutti, almeno una volta, abbiamo avuto l’impressione che i social ci leggano nel pensiero, quasi ci spiassero. Per capire se, e come, questo è possibile abbiamo fatto un esperimento eseguito dagli esperti informatici di Swascan di Pierguido Iezzi, con la supervisione scientifica di Andrea Rossetti, docente di Informatica giuridica della Bicocca, e Stefano Rossetti, avvocato per la protezione dei dati personali di noyb.

 

L’esperimento su TikTok

Abbiamo preso due smartphone: uno nuovo, mai usato prima e che per semplicità consideriamo intestato a Gabanelli, e uno utilizzato abitualmente che identifichiamo come intestato a Ravizza. Entrambi vengono collegati alla stessa rete wi-fi. Con il telefono vergine apriamo un account TikTok, il social che in Italia oggi conta 14,8 milioni di utenti attivi al mese, e 1,2 miliardi a livello globale, di cui il 25% con un’età tra i 10 e i 19 anni.

 

INFORMATIVA SULLA PRIVACY DI TIKTOK

Per aprire il nuovo account bisogna fornire i dati personali e creare una password. Età minima richiesta 13 anni, ma di fatto lo usano anche i bambini perché non c’è nessun tipo di controllo. Per continuare occorre accettare i termini d’uso e la policy privacy.

 

[…]

 

I termini d’uso

Le condizioni principali che accettiamo sono due, spiegate così da TikTok: 1) «Non devi pagare per l’uso della nostra Piattaforma, ma, in cambio, veniamo pagati da terzi affinché ti possano pubblicizzare o vendere prodotti»; 2) «Quando pubblichi un contenuto sulla Piattaforma, rimani il titolare dello stesso, tuttavia, (...) altri utenti potranno a loro volta utilizzarlo. Laddove tu decida di rimuoverlo successivamente, copie dello stesso realizzate da altri utenti potranno comunque essere visualizzate sulla Piattaforma».

MILENA GABANELLI - TIKTOK

 

Con l’informativa sulla privacy invece autorizziamo TikTok a raccogliere tutti i contenuti che creiamo: fotografie, video, registrazioni audio, livestream, commenti, hashtag, feedback, revisioni, nonché i relativi metadati (fra cui, quando, dove e da chi è stato creato il contenuto). I testi dei messaggi e i relativi metadati (l’ora in cui il messaggio è stato inviato, ricevuto e/o letto, nonché i partecipanti alla comunicazione). Informazioni sugli acquisti.

 

Ci sono poi le informazioni raccolte in modo automatico: modello del dispositivo, il sistema operativo, gli schemi o i ritmi di battitura, l’indirizzo IP e la lingua del sistema. Localizzazione. Contenuti visualizzati, durata e frequenza di utilizzo. Infine ci sono le informazioni dedotte: generalità dei soggetti con cui interagisco, nonché i nostri interessi.

 

Le conseguenze del consenso

I DATI DEGLI UTENTI DI TIKTOK

Noi non lo vediamo, ma ogni volta che utilizziamo TikTok, come qualsiasi altro social, si generano migliaia di file di testo con tutte le informazioni di cui sopra. A chi vanno questi dati? Dall’analisi del traffico degli esperti di Swascan si vede che i file confluiscono nei server di proprietà di TikTok e in un’immensa rete di computer (CDN) che ri-distribuisce i contenuti.

 

Da qui le informazioni che ci riguardano – lo sappiamo perché lo dichiara lo stesso TikTok – vengono inviate ai cosiddetti data broker, ossia società specializzate nelle operazioni di profilazione che classificano ogni singolo utente e lo collocano in una o più categorie.

 

[…]

 

Test numero 1

I SOCIAL E I DATI DEGLI UTENTI

Sullo smartphone vergine di Gabanelli decidiamo di seguire 20 brand tra i più noti e seguiti come Adidas, Balenciaga, Gucci, Chiara Ferragni, ecc. Ebbene, su Instagram del telefono di Ravizza, dove non è stata eseguita nessuna ricerca, compare la pubblicità degli stessi brand di cui è diventata follower Gabanelli.

 

È la conferma pratica che tramite i data broker almeno tre informazioni essenziali passano da TikTok di Gabanelli a Instagram di Ravizza: indirizzo IP, user agent e geolocalizzazione. Il risultato è che in base all’indirizzo IP che indica il wi-fi a cui io sono collegata, chi è vicino a me e collegato alla stessa rete, riceve pubblicità su quello che interessa a me.

 

Test numero 2

Sul telefono vergine cerchiamo su Google informazioni su un noto brand di tecnologia, Samsung, e accettiamo tutti i cookies. Su TikTok di Gabanelli compare in tempo reale la pubblicità di Samsung. Il perché sta nell’analisi del traffico dei dati: Samsung manda le informazioni alla società Sprinklr, che è partner di TikTok.

 

Test numero 3

IL TEST DI DATAROOM SU TIKTOK

Su TikTok del telefono usato abitualmente da Ravizza compare la pubblicità di VGP, un’agenzia di videogames. Dall’analisi del passaggio di informazioni si vede che TikTok fornisce al data broker Adjust i dati degli utenti, che in base alla loro profilazione possono diventare giocatori. Siccome Adjust è anche socio di VGP, grazie alle informazioni ricevute può fare pubblicità mirata su TikTok individuando gli utenti più inclini a spendere soldi all’interno dell’app.

 

IL TEST DI DATAROOM SU TIKTOK

Ma come ha fatto Ravizza a finire classificata come potenziale giocatrice? È stato sufficiente fare qualche ricerca sulle società di game per un articolo. Ogni click viene registrato e diventa possibile protocollare l’intera vita.

 

Le tracce digitali

Per dare un’idea della precisione dei dati raccolti su ciascun individuo, si può osservare il recente caso della «lista Xandr», uno dei principali data brokers. La lista permette di conoscere il grado di dettaglio con cui queste società operano. Per esempio, se utilizzate il vostro cellulare con una frequenza superiore alla media, sarete etichettati come «Mobile addicts». […]

 

Poi ci sono le categorie sull’etnia, le classificazioni di classe («Sophisticated hispanic»), la situazione finanziaria («Very poor»), e lo stato di salute.  Le informazioni si stratificano nel tempo e non sono usate solo per le annunciate finalità pubblicitarie. Ma anche, solo per fare qualche esempio, per valutare il merito creditizio, nella ricerca del personale e per il microtargeting politico.

 

IL TEST DI DATAROOM SU TIKTOK

Il filosofo sudcoreano Byung-chul Han nel saggio Nello sciame la sintetizza così: «La società della sorveglianza digitale, che ha accesso all’inconscio collettivo, al futuro comportamento delle masse, sviluppa tratti totalitari: ci consegna alla programmazione psicopolitica e al controllo».

siti sui quali si informano gli italiani dataroom

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