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I TEST MISSILISTICI DI CICCIO KIM SONO COSTATI FINORA 200 MILIONI DI DOLLARI - PYONGYANG SPENDE, OGNI ANNO, PER LA DIFESA TRA I 7 E 10 MILIARDI DI DOLLARI - LA SOMMA SERVE A MANTENERE 1,2 MILIONI DI SOLDATI, 7 MILIONI DI RISERVISTI, 10 MILA CANNONI, 4.300 CARRI ARMATI, 810 AEREI E 70 SOTTOMARINI. MA QUESTA FORZA DA COMBATTIMENTO NON RESISTEREBBE PIÙ DI UN MESE AGLI USA

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Guido Olimpio e Guido Santevecchi per il “Corriere della Sera”

 

Pyongyang ha giocato d'anticipo. In attesa del voto del Consiglio di Sicurezza Onu ha ammonito gli Usa che «sperimenteranno i più grandi dolori e le peggiori sofferenze». E che la Repubblica Popolare Democratica di Corea (questo il nome ufficiale della Nord Corea) farà «pagare agli americani il prezzo dovuto». Un elemento ricorrente nella retorica di Kim Jong-un. Il Rispettato Maresciallo ad agosto ha promesso di «far pagare mille volte agli Stati Uniti il costo delle loro azioni contro di noi». In un certo senso questi slogan si sono già realizzati.

kim jong un e la moglie ri sol jukim jong un e la moglie ri sol ju

 

Secondo dati dell' intelligence di Seul, infatti, l' intero programma nord coreano per la realizzazione di missili e ordigni nucleari ha portato ad una spesa tra 1 e 3 miliardi di dollari nel corso degli anni: un affare se si considera che la sola portaerei Gerald Ford è costata agli Usa 8 miliardi di dollari, senza contare il denaro stanziato per lo sviluppo. E un sottomarino d'attacco della classe Virginia ha un valore di circa 2,5 miliardi di dollari. Gli americani non avranno pagato proprio «mille volte di più», ma la frase di Kim non è troppo lontana dalla realtà.

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Quanto costa ai nordcoreani lanciare un missile? Uno Scud a corto raggio tra 1 e 2 milioni di dollari; un Musudan a medio raggio tra i 3 e i 6; un missile balistico a lungo raggio tra i 5 e i 10 milioni. Sempre i contabili stimano che il conto per i primi 31 missili lanciati da quando Kim prese il potere a dicembre 2011 al luglio del 2016 è di circa 97 milioni. Da allora a oggi ne sono stati provati un' altra ventina. Se i calcoli sono giusti, il «prezzo» complessivo dei test che hanno spaventato il mondo è inferiore ai 200 milioni di dollari.

 

I numeri dell' economia nord coreana sono avvolti nell' incertezza, ma si calcola che alla Difesa vadano tra i 7 e i 10 miliardi di dollari l'anno, intorno al 20-25% del suo Prodotto interno lordo, valutato tra i 30 e i 40 miliardi per il 2016.

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La somma serve a mantenere un esercito da 1,2 milioni di soldati, 7 milioni di riservisti, 10 mila cannoni, 4.300 carri armati, 810 aerei e 70 sottomarini. Una forza da combattimento «convenzionale» obsoleta e con poche riserve di carburante e munizioni, che non resisterebbe più di un mese alla forza americana e sud coreana. Per questo entrano in gioco missili e ordigni nucleari che sono l' assicurazione sulla vita per Kim Jong-un e il suo sistema di potere.

 

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Ma la polizza nucleare la Dinastia Kim l'ha cominciata a preparare fin dagli Anni 90, quando i pachistani decisero di passare alla Nord Corea la loro tecnologia atomica in cambio di quella missilistica, che a sua volta Pyongyang aveva sviluppato partendo dai primi Scud di fabbricazione sovietica ceduti dall' Egitto negli Anni 70. È un filone dove segretezza e trasparenza si alternano.

 

Perché Pyongyang, pur proteggendo parte dei suoi segreti, voleva che le sue ambizioni belliche fossero note. Per portare avanti il progetto il Nord ha puntato sull' assistenza di molti amici, organizzando una sorta di bazar dove vettori a lungo raggio, gas tossici, Bomba sono diventati la merce principale. Un modo per cooperare e, al tempo stesso, fare cassa con quanto usciva dalle sue fabbriche. Dalle mitragliatrici e i tank finiti in Siria alla consulenza per lo sviluppo di mini-sommergibili.

 

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I cinesi, nel 1974, decidono di dare una mano a Islamabad nel settore nucleare, una risposta ai test condotti dall' India, rivale storica. I particolari dell' intesa - come ha ricordato il New York Times - saranno siglati in occasione dei funerali di Mao: davanti alle spoglie del Grande Timoniere entra in scena il Grande Maestro della proliferazione, lo scienziato pachistano A. Q. Khan accusato di aver ceduto informazioni vitali ai cosiddetti «Stati-canaglia».

 

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Nell' 82 parte il primo carico di uranio impoverito cinese in direzione del centro pachistano, l' inizio di un sentiero che si spingerà fino in Corea del Nord. Gli americani si accorgono dei traffici, la loro intelligence raccoglie dati, comprese le foto satellitari di un C 130 che atterra in una base coreana per caricare componenti per missili.

 

Islamabad si «sdebita» garantendo supporto nel settore atomico. Nel giro poi entrano altri protagonisti: gli iraniani - interessati tanto al nucleare che all' arsenale missilistico - e i siriani. È come un bricolage. Ognuno porta un pezzo, ma sono certamente gli scienziati di Kim a chiudere il ciclo. Con un grande successo. Irreversibile.

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