rosita missoni

“IL PITTI NON È IL CRAZY HORSE!” – LA VOLTA CHE QUELLA VISIONARIA DI ROSITA MISSONI, MORTA IERI A 93 ANNI, FECE INCAZZARE TUTTI ALLE SFILATE DI FIRENZE PER AVER TOLTO IL REGGISENO ALLE MODELLE: LA MOSSA LE COSTÒ L’ESCLUSIONE L’ANNO SUCCESSIVO, MA FECE CAPIRE CHE LA “SIGNORA DEL COLORE” NON TEMEVA NULLA - ERA IL 1967 E DA ALLORA, CON IL MARITO OTTAVIO, FU UNA SCALATA AL SUCCESSO: LIBERÒ LE DONNE DAL GRIGIORE E DAL NERO, GRAZIE ALLO ZIG ZAG ICONICO. E PERMISE ALLE SIGNORE DI INDOSSARE TESSUTI PIÙ MORBIDI E NON RIGIDI. PRIMA C’ERA RIUSCITA SOLO COCO CHANEL…

1 - ROSITA MISSONI LA SIGNORA DEL COLORE

Estratto dell’articolo di Maria Corbi per “la Stampa”

 

rosita missoni 6

«Se io ho creato Missoni, Rosita ha creato me». Il tributo di Ottavio alla compagna di una vita, con l'onestà che lo ha sempre contraddistinto, nelle scelte non solo estetiche. Una coppia protagonista del successo della loro azienda ma anche del Made in Italy e di quel gusto che ci rende ancora unici nel mondo. Ieri la "signora dei colori", come veniva chiamata Rosita Missoni, se ne è andata e per chi crede in un "dopo" è facile immaginarla con il suo Ottavio. Quando lui morì, il 9 maggio del 2013 rimase a guidare famiglia e azienda che sono sempre state una cosa sola, come erano un tempo le dinastie. Dopo solo 4 mesi da quel lutto la perdita del primogenito Vittorio, in un incidente aereo al largo di Los Roques, in Uruguay. Ma spettava a lei tenere insieme tutto quel dolore e quello smarrimento, fare in modo che il sogno e la storia dei Missoni continuassero. E lo fece trasformando il dolore in forza.

rosita missoni 1

 

[…]

Una famiglia che ha fatto del «colore» e delle fantasia la sua cifra, anche in tempi in cui la cupezza ha invaso il guardaroba, dove il nero e il grigio la facevano da padrone. Per i Missoni non importava quello che facevano gli altri, ma quello che sentivano e che onestamente li rappresentava. Rosita era nata in mezzo alle stoffe e ai colori, nella fabbrica di famiglia dove si cucivano scialli e tessuti ricamati. «Da piccola, ha raccontato, ritagliavo le figurine dalle riviste che mio zio si procurava grazie ai maître di Golasecca di rientro dalle trasferte in America».

 

Il mito Missoni è nato nel 1953 in un piccolo scantinato di Gallarate (Varese) prima del trasferimento nella casa-atelier di Sumirago. Rosita aveva solo 22 anni. «In quegli anni tutti andavano in città, mentre Ottavio mi portò a vedere un terreno agricolo tra i vigneti e con una vista meravigliosa sul Monte Rosa, che ti parlava. Mi disse: qui costruiamo la nostra fabbrica, a Milano se vogliamo ci andiamo per il weekend».

 

rosita missoni

L'amore tra di loro era scoppiato solo qualche anno prima, nel 1948, a Londra, alle prime Olimpiadi del dopoguerra. «Ottavio faceva i 400 metri ostacoli e quando lo vidi uscire notai il suo numero: 331», raccontò Rosita. «Lo presi come un segno perché il 7 era il numero fortunato del mio nonno materno. Quando poi lo incontrai in treno per Brighton arrossii moltissimo. Ero e sono tuttora timida».

 

Un amore senza fine il loro. E quando Ottavio se ne è andato, Rosita ha voluto le sue ceneri in camera da letto, con lei, come ha confidato in un'intervista.

ottavio rosita missoni

Un successo costruito insieme. La prima sfilata Missoni è nel 1966, al Teatro Gerolamo di Milano. L'anno dopo arriva la prima copertina su Arianna, rivista di moda del gruppo Mondadori. Nel ‘67 si aprono le porte di Palazzo Pitti che presto però si richiuderanno a causa di uno "scandalo". Rosita si rende conto che l'intimo che indossano le modelle si vede in trasparenza e non è "giusto" per gli abiti. Così fa togliere il reggiseno alle modelle, una scelta che costerà l'esclusione alle sfilate dell'anno successivo. «E ora Missoni porta il Crazy Horse a Pitti», titola un quotidiano.

 

rosita missoni

[…] Nel 1970 i Missoni aprono la prima boutique nel department store Bloomingdale's di New York. Nel 1972 vengono inseriti trai venti grandi nomi mondiali della moda. Da li una corsa inarrestabile. […]

Rosita e Ottavio frequentano il jet set senza mai farsi risucchiare da quel vortice irreale. Il loro centro rimane Sumirago, la famiglia, gli amici di sempre, la casa affacciata sul verde che è stato il loro segreto di longevità.

 

[…] Poi, nel 1996 il testimone passa alla seconda generazione. La figlia Angela è stata direttore creativo per oltre vent'anni.

[…]

ottavio rosita missoni

La proprietà del marchio oggi si divide fra la famiglia fondatrice e, con una quota del 41,2%, il Fsi - Fondo Strategico Italiano, entrato in societa' nel 2018 con un'operazione da circa 70 milioni.

 

2 - ADDIO ALLA SIGNORA DEI COLORI «COSÌ RIVOLUZIONÒ LA MODA»

Estratto dell’articolo di Gian Luca Bauzano per il “Corriere della Sera”

 

[…] Il Monte Rosa. L’immagine più amata dalla stilista, l’ultima che ha visto prima di spegnersi nella serata del’1 gennaio all’età di 93 anni per le complicazioni di una polmonite. Le esequie sono previste per il 7 gennaio.

rosita missoni and angela missoni

«Aveva superato la crisi e avevamo festeggiato assieme il compleanno (il 20 novembre, giorno di Sant’Ottavio onomastico del marito scomparso nel 2013, ndr ) e Natale.

La malattia l’aveva resa più fragile, ma sembrava essersi ripresa. Poi ci ha salutato, nel sonno, senza soffrire», racconta Angela Missoni, terzogenita di Rosita e Ottavio.

[…]

Inventò con suo marito i telai per maglieria per i celebri zig zag. […] Diana Vreeland, la mitica direttrice di Vogue America. Nel 1968 sentenziò: «I Missoni? Geni. I colori non sono più solo sette, ora esistono anche i toni». E il Guardian aggiunse: «Le caleidoscopiche creazioni di Rosita e Ottavio indicano una nuova dimensione alla maglieria di tutto il mondo».

[…]

3 - ADDIO A ROSITA MISSONI RIVOLUZIONARIA GENTILE CHE COLORÒ LA MODA

Estratto dell’articolo di Brunella Giovara per “la Repubblica”

[…]

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Del talento si era già accorta la Biki, la sarta famosa che aveva capovolto l’immagine di Maria Callas, prima grassa poi magra, bellissima e infelice per sempre, in un mondo così lontano da Gallarate, con le prime alla Scala, i tè danzanti, i cumènda e quello “spirit de Milàn”, che a chi lavorava in provincia sembrava la Luna, e anche Marte. Biki aveva commissionato ai Missoni una piccola collezione, oggi si direbbe una capsule. Poi la Rinascente aveva chiesto delle cose, intanto i due avevano spolverato le vecchie macchine Rachel, che si usavano per fare gli scialli, usandole per fare certi abitini leggeri, e soprattutto comodi, e così colorati.

 

No tailleur, sì la maglia disinibita e anche elegante, prima di loro ci era riuscita solo Coco Chanel, a togliere il rigido dalle donne che ancora dovevano usare i corsetti e le stecche e i lacci, proponendo il cedevole jersey.

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Nel ’66 la prima vera sfilata, al Teatro Gerolamo di Milano. Sul fondale un grande taglio tipo Lucio Fontana, le modelle uscivano da lì ed erano allegre, e molto colorate. Cinque mesi dopo l’esordio a Parigi. Poi Pitti, dove Rosita decide di togliere il reggiseno alle indossatrici, perché si vedeva troppo, e stava male. «Il Pitti non è il Crazy Horse!», nacque una polemica che finì quasi subito, il nude look era cosa fatta.

 

E un nuovo mondo irrompeva, non solo nella moda. Woodstock, il rock, certi colori e accostamenti lisergici, in Italia anche piazza Fontana, il cupo bianco e nero dei Settanta a cui si poteva reagire con il colore Polaroid, con lavorazioni multiple, alcune ripescate dal passato, certi Jaquard ormai irriconoscibili, nell’intreccio di nuances sempre nuove, era tutto così moderno, giovane, e lo sprint dei Missoni non si è più fermato, dai Settanta in avanti, piacevano al jet set (allora si diceva così), agli americani, alla Vreeland, quindi al globo intero. Piaceva agli attori, alle star, e anche a un giornalista come Giorgio Bocca, che pure era un montanaro, ma con quel golfone del suo amico Ottavio si era fatto fotografare un po’ di volte.

rosita missoni 4

 

Del resto, avevano creato uno stile italiano e non confondibile, pochi ne sono capaci. Poi, cosa non hanno creato, nell’intreccio imprevedibile e sorprendente dei fili e dei colori, dai golf agli abiti da sera, sempre morbidi, tra il famoso fiammato e il “put togheter”, e non solo sulle passerelle ma nelle mostre, e nell’arte. Nella famiglia poi tribù, dei figli Vittorio, Angela e Luca, e di Margherita e gli altri nipoti che via via hanno riempito la grande casa di Sumirago, casa e azienda, vicine. Un posto scelto da Ottavio, «perché si vede sempre il sole », e anche la Punta Dufour.

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Ottavio se ne è andato nel 2013, qualche mese dopo la morte del figlio Vittorio, scomparso e mai ritrovato in un orrendo incidente aereo in Venezuela. Lei teneva le ceneri di Tai in un vaso colorato in camera da letto, e così è andata avanti, navigando tra i suoi grandi dolori. Avvolta nelle maglie morbide della maison, con il taglio di capelli corto (e i capelli, fieramente bianchi, da anni), gli occhiali con un tocco di rosso, o di nero, la curiosità. La dicevano matriarca, era ancora la ragazza di Golasecca, che teneva al Milan e aveva il ricordo dei telai vecchi, nel sottoscala di Gallarate, che non era il garage di Steve Jobs, ma quasi.

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