donald trump ali khamenei iran

“IL TEMPO STA PER SCADERE” - TRUMP LANCIA UN ULTIMATUM ALL’IRAN: “FACCIANO L’ACCORDO SUL NUCLEARE, E NIENTE BOMBA, O IL PROSSIMO ATTACCO SARÀ MOLTO PEGGIORE. LA MIA ARMADA E’ PRONTA A COLPIRE. È UNA FLOTTA PIÙ GRANDE DI QUELLA INVIATA IN VENEZUELA” - LA REPLICA DI TEHERAN: “RISPONDEREMO COME NON MAI. E ATTACCHEREMO DURAMENTE ISRAELE” - LA CINA PROVA A FRENARE IL TYCOON MA IL SEGRETARIO DI STATO AMERICANO MARCO RUBIO RINCARA: “IL GOVERNO DI TEHERAN NON È MAI STATO COSÌ DEBOLE COME ADESSO” - LA CASA BIANCA E’ AL BIVIO: LA TENTAZIONE DI ABBATTERE IL REGIME IRANIANO È FORTE, MA I RISCHI SONO ELEVATI. E LA SOLA FLOTTA NON BASTA – SENZA CONTARE CHE GLI IRANIANI SONO PRONTI A AZZERARE IL TRAFFICO MARITTIMO NELLO STRETTO DI HORMUZ CON MINE, DRONI E BARCHINI BOMBA. SIGNIFICHEREBBE FERMARE OLTRE UN QUINTO DEL FLUSSO MONDIALE DI IDROCARBURI…

Massimo Basile per repubblica.it - Estratti

 

Donald Trump ha lanciato un ultimatum a Teheran: «Il tempo sta per scadere». «Facciano l’accordo sul nucleare - e niente bomba- , o il prossimo attacco sarà molto peggiore», ha aggiunto, riferendosi a quello della scorsa estate ai siti atomici iraniani.

ali khamenei trump

 

È una frase pesante, pronunciata da un uomo che ogni giorno alimenta una crisi, interna o internazionale. «Un’imponente Armada si sta avvicinando all’Iran - ha minacciato Trump - si muove rapidamente, con grande potenza e determinazione. È una flotta più grande di quella inviata in Venezuela». Riferimento alla portaerei Abraham Lincoln e al suo gruppo di navi da guerra pronte all’attacco.

 

portaerei usa lincoln

Secondo gli oppositori del tycoon, l’accelerazione è l’ennesima «distrazione di massa» dalla pubblicazione dei file del finanziere pedofilo e suo ex amico Jeffrey Epstein, che il dipartimento di Giustizia sta bloccando da oltre un mese nonostante la richiesta del Congresso. Ma la drammatica escalation con l’Iran coinvolge il mondo intero. La risposta iraniana è stata altrettanto dura: Ali Shamkhani, consigliere della Guida Suprema Ali Khamenei, ha parlato di un «inizio di guerra» nel caso gli Stati Uniti dovessero attaccare e promesso di colpire «l’aggressore, tutti i suoi sostenitori e al cuore Tel Aviv», riferimento agli storici nemici di Israele.

 

L ACCORDO SUL NUCLEARE TRA TRUMP E KHAMENEI VISTO DA CHATGPT

«Le nostre coraggiose forze armate sono pronte, con il dito sul grilletto», ha scritto sul social X il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, rilanciando la minaccia di Teheran, che ha promesso una «risposta immediata e senza precedenti». Nelle stesse ore, però, la rappresentanza iraniana all’Onu ha ribadito la disponibilità a trovare un accordo «giusto, equo e su un piano di parità» sul nucleare.

 

La posta in gioco va oltre le dichiarazioni sui social. L’Iran afferma il diritto alla tecnologia nucleare pacifica, mentre gli Stati Uniti pensano ad attacchi preventivi, in un quadro di tensione globale crescente, mentre il bilancio della sanguinosa repressione del regime iraniano contro i manifestanti ha raggiunto, secondo gli attivisti, 6.221 vittime.

donald trump e ali khamenei

 

 

Ma secondo il segretario di Stato americano Marco Rubio, sentito dalla commissione Esteri del Senato, il governo di Teheran «non è mai stato così debole come adesso». «Nessuno sa», ha però ammesso, chi prenderebbe il potere se la Guida Suprema venisse rimossa. Rubio ha parlato di situazione «più complessa» rispetto al Venezuela, dove il presidente Nicolás Maduro è stato deposto e arrestato il 3 gennaio con un blitz delle forze armate americane. Rubio si è spinto oltre, suggerendo l’ipotesi che gli Stati Uniti potrebbero attaccare in modo preventivo l’Iran per proteggere i soldati americani impegnati nella regione.

donald trump firma le sanzioni contro khamenei e l'iran

 

«Penso che sia saggio e prudente disporre di una forza di intervento in grado di rispondere, non per forza in base a ciò che accadrà, ma se necessario prevenire l’attacco contro migliaia di militari americani e i nostri alleati», ha aggiunto, per poi concludere: «Spero non si arrivi a questo». Teheran ha contattato i Paesi vicini, ricevendo da Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti la rassicurazione che non permetteranno l’utilizzo del loro spazio aereo per eventuali attacchi.

 

Intanto l’ambasciatore cinese all’Onu, Fu Cong, ha messo in guardia il Consiglio di sicurezza contro qualsiasi «avventurismo militare». «La Cina - ha dichiarato - spera che gli Stati Uniti e le altre parti interessate adottino ulteriori misure a favore della pace e della stabilità in Medio Oriente e che evitino di esacerbare le tensioni e di gettare benzina sul fuoco».

PORTAEREI USS ABRAHAM LINCOLN

 

(…)

 

CASA BIANCA AL BIVIO

Gianluca di Feo per repubblica.it - Estratti

Donald Trump evoca una “Armada” schierata nei mari intorno all’Iran, ma la flotta americana pronta a intervenire è di gran lunga inferiore a quella mobilitata durante le crisi mediorientali degli ultimi due anni. I cinquanta velivoli F35 e di F18 della portaerei “Lincoln”, assieme ai missili cruise Tomahawk imbarcati su sei caccia e un paio di sottomarini a propulsione nucleare, sono gli unici strumenti d’attacco a disposizione della Casa Bianca. Mezzi sufficienti per un blitz contro più obiettivi, ma non per portare avanti una campagna prolungata nel tempo contro il regime teocratico.

 

ali khamenei

Le altre squadriglie di cacciabombardieri spedite negli aeroporti giordani e sauditi non potranno contribuire a un’offensiva, perché i monarchi sono contrari a un nuovo scontro con Teheran. Se però il presidente americano deciderà di scatenare un assalto, allora questi stormi di F15, F16 e F35 - si ipotizza siano circa centocinquanta velivoli - dovranno farsi carico di proteggere le installazioni statunitensi e i Paesi che le ospitano, oltre a contribuire allo “scudo” israeliano con le batterie anti-missile Thaad. Nelle basi più esposte a una rappresaglia in Qatar, Kuwait ed Emirati, aerei e personale sono già stati ridotti al minimo.

 

Insomma, lo scenario è complesso e spinge a ritenere che la priorità di Trump sia quella di ottenere concessioni dagli ayatollah senza usare le armi: puntare a un deal sul nucleare e a una moratoria delle esecuzioni di manifestanti. L’attacco scatterebbe solo se si concretizzasse la possibilità di infliggere un «colpo decisivo» - come avrebbe detto il presidente - al regime sciita: se l’intelligence individuerà una finestra di opportunità per uccidere la Guida Suprema Khamenei o i capi dei Guardiani della Rivoluzione, allora potrebbe venire dato l’ordine di agire.

KHAMENEI TRUMP

 

La missione verrebbe probabilmente affidata ai bombardieri B2 Spirit, con una replica dell’operazione di trentasei ore con decollo dagli States che nello scorso giugno ha demolito i laboratori nucleari sotterranei.

 

I jet della portaerei Lincoln si occuperebbero di neutralizzare quel che resta delle difese aeree iraniane - già colpite da Israele - e oscurare la rete radar, che avrebbe recentemente perfezionato gli apparati di concezione bielorussa per localizzare i velivoli stealth come il B2 o l’F35.

 

 

 

corpi dei manifestanti morti in iran

Contemporaneamente al blitz per decapitare la teocrazia, non si può escludere il lancio di decine di cruise sugli edifici simboli del potere, come le caserme dei Pasdaran, gli uffici dei servizi segreti, la tv e la radio di Stato. Esplosioni che servirebbero come messaggio ai manifestanti per convincerli a tornare in piazza. (…)

 

Un raid mirato contro una singola personalità comporta tuttavia rischi così alti di fallire da apparire un azzardo. Trump a Caracas ha dimostrato di essere disposto a osare, ma Teheran è tutta un’altra storia e un colpo mancato provocherebbe comunque una rappresaglia missilistica molto pericolosa. Per questo al presidente è stato sottoposto un piano alternativo per aumentare la pressione senza azioni dirette: un blocco navale delle petroliere, proprio come quello che in Venezuela ha preceduto la cattura di Maduro.

 

corpi dei manifestanti morti in iran

Militarmente è un’attività semplice e toglierebbe alla teocrazia la principale risorsa finanziaria, oltre ad affermare con ancora più determinazione le ambizioni di Trump sul dominio del mercato petrolifero.

 

Ci sono due incognite. La prima è relativa alla “guerra psicologica”: la macchina interna di propaganda degli ayatollah può sfruttare l’embargo per rovesciare sugli Usa la colpa della crisi economica. La seconda è più bellicosa: i Guardiani della Rivoluzione sono pronti ad azzerare il traffico marittimo nello stretto di Hormuz con mine, droni e barchini bomba. Significherebbe fermare oltre un quinto del flusso mondiale di idrocarburi, destinato soprattutto all’Asia. Una prospettiva che fa paura a molte nazioni ma non agli Stati Uniti, che non importano più greggio dalla regione.

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