stupro violenza sessuale

CHI CERCA GIUSTIZIA, VIENE GIUSTIZIATO - UN INDIANO DI 29 ANNI, HARWINDER SINGH, E’ STATO LIBERATO DAL GIUDICE NONOSTANTE ABBIA AGGREDITO E TENTATO DI STUPRARE UNA RAGAZZA A FIRENZE - PER IL GIP DELLA VIOLENZA “NON C’È TRACCIA” – MA LUI STESSO, UNA VOLTA FERMATO DAGLI AGENTI, AVEVA CONFESSATO: “L’HO AGGREDITA, ME LA VOLEVO SCOPARE”

Riccardo Pelliccetti per “il Giornale”

STUPROSTUPRO

 

Libero. Libero dopo aver aggredito violentemente e tentato di stuprare una ragazza a Firenze. È questa la decisione del giudice Francesco Bagnai nei confronti di un immigrato indiano di 29 anni, Harwinder Singh, che nella notte tra il 21 e il 22 febbraio ha pedinato e poi usato violenza su una 23enne che stava rientrando a casa dopo il lavoro in un pub, tentando anche di strangolarla con un laccio. Tutto ciò non è stato considerato sufficiente dal Gip per tenere in carcere l' aggressore.

 

Eppure l' immigrato indiano, fermato poco dopo l'agguato da una pattuglia della guardia di Finanza, aveva confessato agli agenti: «Ho aggredito la ragazza perché me la volevo scopare». Ma sembra che il giudice Bagnai abbia ritenuto più attendibile l' aggressore che gli agenti e, pur riconoscendo «l' estrema brutalità dell' atto, compiuto utilizzando uno strumento che poteva facilmente provocare conseguenze anche molto più gravi» ha scritto il Gip nella motivazione. Ma «per quanto riguarda la finalità della violenza sessuale», il giudice ha ritenuto che «vi siano molti dubbi perché in realtà l' indagato non ha compiuto nessun atto tipico di tale reato», cioè non ha palpeggiato né cercato di spogliare la ragazza.

RAGAZZA STUPRATA RAGAZZA STUPRATA

 

La verità, secondo quanto riferito dalla vittima, è che Singh non ne ha avuto il tempo perché la ragazza, nonostante fosse a terra e con il laccio stretto intorno al collo, ha reagito sferrando calci all' aggressore e urlando. Ma, evidentemente, l' atto brutale non è bastato per farlo rimanere in carcere. Il Gip, infatti, lo ha liberato dopo 48 ore, accusandolo solo di lesioni personali aggravate e non di tentata violenza sessuale, respingendo la richiesta di detenzione formulata dal pm Sandro Cutrignelli, il quale ha deciso di ricorrere in Cassazione.

 

Insomma, il Gip non ha ritenuto credibile la vittima né tanto meno gli agenti che lo hanno fermato, i quali hanno anche dichiarato che l' immigrato comprende e parla l' italiano, giacché vive nel nostro Paese da oltre sei anni. Ma non hanno persuaso il giudice, il quale ha invece replicato che «Singh non parla bene l' italiano, anzi, non parla quasi affatto e inoltre si trovava in una situazione di evidente costrizione». Come mai questa distonia? La risposta è semplice: davanti al Gip, l' immigrato ha dato una versione completamente diversa dalla prima dichiarazione agli agenti ed è riuscito a convincerlo di non essere in grado di comprendere la nostra lingua.

STUPROSTUPRO

 

Naturalmente la nuova versione dell' indiano fa acqua da tutte le parti, ma non per chi doveva giudicarlo. Singh ha infatti raccontato di essersi smarrito in città mentre cercava di raggiungere la stazione e ha chiesto indicazioni a una coppia in bicicletta, che come risposta gli avrebbe strappato il cellulare.

 

E la versione poco credibile raggiunge l' apice quando l' immigrato ha affermato: «Quando mi sono accorto che la ragazza che ho aggredito non era la stessa che mi aveva rubato il cellulare l' ho lasciata andare.

 

Ero ubriaco e non ricordo esattamente tutto, ma io volevo solo recuperare il cellulare, ho provato a spiegarlo alla polizia e alla guardia di Finanza, ma non mi hanno neppure ascoltato, mi hanno picchiato e non mi facevano parlare». Insomma, da aggressore si è trasformato in vittima innocente. Peccato che la ragazza non fosse in bicicletta e che Singh l' avesse seguita per diversi chilometri, dal centro città alla periferia.

 

Inoltre, né la vittima né gli agenti che l' hanno fermato hanno riscontrato evidenti segni di ebbrezza. Ma per il Gip le dichiarazioni dell' indiano vanno comunque verificate, a prescindere dalla violenza bestiale che ha compiuto. La motivazione del giudice lascia senza parole: «La custodia cautelare in carcere è sproporzionata rispetto al reato per il quale ricorrono gravi indizi». Ma sì, lasciamolo libero, così la prossima volta potrà finalmente soddisfare il suo istinto bestiale.

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