tav torino lione salvini di maio conte

IN CARROZZA, SI PARTE! - VIA AI FINANZIAMENTI UE PER LA TAV, SALVINI AFFONDA: "FARLA SUBITO. MI PIACCIONO I TRENI CHE CORRONO” - ARRIVANO I SOLDI PER LA TRATTA ITALIANA: SARÀ FINANZIATA AL 55% DA BRUXELLES. I GRILLINI CON LE SPALLE AL MURO -  LE MOSSE DI PALAZZO CHIGI PER NON PERDERE I 4 MILIARDI UE...

Marco Imarisio per il “Corriere della sera”

salvini tav

 

L'avvio del bando italiano per gli appalti della Tav non è stato un fulmine a ciel sereno. Per nessuno. Il governo sapeva che sarebbe successo, come un atto dovuto, almeno dal 31 marzo. Da quando l' Unione europea ha richiesto a Francia e Italia l' Action Status Report, l' adeguamento periodico annuale in base al quale i due governi presentano i programmi di attività condivisa.

 

L' appalto per i lavori sulla parte nostrana del tunnel di base, 800 milioni di euro per lo scavo e 200 per la valorizzazione del materiale di scarto, lo smarino della futura galleria, doveva essere lanciato il primo maggio di quest' anno. D' accordo con il ministero alle Infrastrutture e con la presidenza del Consiglio, che dallo scorso inverno ha avocato a sé il dossier sulla contestata linea ad alta velocità Torino-Lione, Telt, la società transnazionale di diritto francese incaricata della realizzazione della Tav, aveva fatto presente a Bruxelles che era in corso la campagna elettorale per le Europee del 26 maggio.

tav lavori linea torino lione

 

Se fosse stata rispettata quella data, sarebbero state infinite polemiche e discussioni. Una questione di opportunità. Al primo Consiglio di amministrazione dopo quella data, è stato dato il via libera, con tutte le cautele imposte dalla legislazione transalpina, ovvero la subordinazione delle candidature delle aziende interessate agli appalti alla decisione finale dei due Stati sulla sorte della Torino-Lione.

 

Non è stato un Consiglio di amministrazione come gli altri, quello che si è svolto ieri a Parigi. Non solo per la presenza al tavolo del nuovo presidente del Piemonte Alberto Cirio, e quella forse più importante di Iveta Radicova, la coordinatrice europea del Corridoio mediterraneo, anche lei al debutto in quella assemblea. Con la pubblicazione dei bandi italiani, tutto il tunnel è ormai in fase di gara per l' assegnazione degli appalti.

Tav - Salvini Di Maio

 

 Un fatto dal forte valore simbolico, è proprio per questo la decisione di procedere, seppure al passo del diritto francese, è stata presa da Telt dopo una «costante interlocuzione», così fanno sapere fonti Telt, con la struttura commissariale della presidenza del Consiglio. La posta in gioco più alta era quella fissata dall' Unione europea tramite l' Inea, l' Agenzia esecutiva per l' innovazione e le reti, l' ente che tiene i cordoni della borsa per i finanziamenti europei.

 

Tav. - Salvini Di Maio Toninelli

Lo scorso 6 giugno, il ministro Danilo Toninelli e il suo omologo francese Elizabeth Borne sono stati convocati a Bruxelles. I lavori sono in ritardo, su entrambi i versanti. Urge revisione del trattato internazionale siglato nel 2016, con una nuova tabella di marcia dei lavori per non perdere i 4 miliardi di finanziamento che l' Ue è disposta a mettere sul tavolo della Tav. È la condizione che l' Ue chiede per stanziare i suoi fondi, destinati a salire fino al 55 per cento del totale, anche per le tratte nazionali del tracciato. La spada di Damocle che pende sul governo è questa, perché impone una risposta sulla sorte dell' opera entro il 30 settembre, tre mesi prima della scadenza naturale del primo accordo, pena la restituzione dei finanziamenti ricevuti fino a quel giorno. Telt sta preparando le nuove linee guida, che spostano alla fine del 2021 l' utilizzo definitivo degli 813 milioni ricevuti finora, con l' autorizzazione del Mit e della presidenza del Consiglio.

TAV - LA LETTERA DI CONTE A TELT 2

Nel silenzio, ma la Tav avanza, con il consenso dei vertici del Mit e del governo. Nei giorni scorsi Marco Ponti, il capo della commissione ministeriale che redige l' analisi costi-benefici sulle grandi opere, di forte orientamento No Tav, ha affermato in una intervista al Corriere di Torino che la Torino-Lione si farà, «come tutto il resto». Proprio ieri, durante un convegno a Roma, il suo vice Francesco Ramella ha detto in pubblico che «l' opera si farà perché il ministro si è fatto convincere».

 

L' ago della bilancia sembra pendere oggi a favore di un Sì sommesso, pronunciato mezza voce, ma pur sempre tale. Il tracciato alternativo ideato dall' ex sindaco di Venaus Nilo Durbiano, che prevede lo scavo di una galleria parallela a quella del Frejus, un tunnel di 15 chilometri da Oulx e Modane, è stato bocciato dai tecnici dell' analisi costi-benefici e suscita perplessità anche tra gli esperti del movimento No Tav. Ma soprattutto è una strada poco praticabile perché trattandosi di un progetto completamente nuovo, farebbe cadere ogni finanziamento europeo.

 

Resta sul tavolo l' ipotesi di una mini Tav, ovvero lo stesso tracciato senza la stazione internazionale di Susa e con l' aggiramento dello snodo di Orbassano. Sono modifiche giudicate possibili anche da Telt, ma hanno una contrindicazione. Con l' innalzamento della quota europea al 55% del totale dei lavori, non solo del tunnel di base, ma dei lavori sulla tratta italiana, una revisione al ribasso sarebbe poco conveniente dal punto di vista economico. Tutte cose che il governo italiano sa bene.Il resto sono schermaglie politiche e pillole da indorare a elettori delusi .

TAV TORINO LIONE

 

 

TAV, VIA AI FINANZIAMENTI UE

 

Massimiliano Scafi per il Giornale

La resistenza di Luigi Di Maio, coltello in bocca, ultimo giapponese: «Questo è un regalo ai francesi e, se permettete, io penso prima al nostro Paese».

 

 

L'imbarazzo di Danilo Toninelli: «Gli esperti hanno definito l'opera economicamente negativa e io, guardando il ponte di Genova, resto dell'idea che le risorse vadano utilizzate meglio». Il tentativo dimediazione, fallito, di Laura Castelli: «Facciamo una Tav leggera». Ma i grillini sono con le spalle al muro. Il consorzio Telt, riunito a Parigi, dà infatti disco verde agli appalti per il versante italiano della Torino-Lione. Un miliardo e tre, una bella cifra, che si aggiunge ai soldi già stanziati per il lato francese e alla decisione della Ue di finanziare il 55 per cento dei lavori: e ora per l'alta velocità è quasi fatta. I Cinque stelle si preparano alla ritirata, il problema è come ammainare la bandiera senza perdere la faccia. «Deciderà per il meglio Giuseppe Conte, il premier è lui», dice il ministro dei Trasporti, quasi rassegnato.

giuseppe conte 4

 

In carrozza, si parte. L'avis de marchés, diviso in due lotti, uno per la costruzione e l'altro per la valorizzazione dei materiali di scavo, sarà pubblicato nei prossimo giorni sulla Gazzetta Ufficiale. Ivana Radikova, coordinatrice europea del Corridoio mediterraneo, ha portato a Parigi una buona notizia, l'aumento del cinque cento dei contributi Ue, e aspetta «veloci riscontri». Del resto lunedì scorso da Bruxelles erano stati chiari: sbrigatevi a decidere, avete un mese di tempo prima di perdere i fondi.

 

Il presidente del Piemonte, Alberto Cirio, reduce dalla riunione del Telt che ha sbloccato i bandi, parla di «giornata storica». Adesso manca il via libera formale di Palazzo Chigi. Il governatore è già in pressing. «Domani scriverò al Conte, perché l'Ue sollecita una parola chiara dal governo italiano sulla volontà di proseguire con l'opera. La Regione chiede, quindi, al presidente del Consiglio di dare certezza all'Europa e consentire a Telt di inviare i capitolati alle imprese che parteciperanno ai bandi approvati oggi». Cirio «si batterà» pure per nominare al più presto il presidente dell'Osservatorio e «per procedere con le compensazioni territoriali oggi ferme e per portare lo stanziamento complessivo, come promesso, a cento milioni».

LUIGI DI MAIO E LA TAVsalvini tav

 

Soddisfatto pure Matteo Salvini. «La Tav leggera? Un treno passa sotto la montagna oppure no. A me piacciono i treni che corrono. C'è un progetto in itinere, spero che la lezione delle Olimpiadi sia servita. I numeri ci dicono che l'economia italiana è sana, vogliamo crescere, non siamo più nel Medioevo». I 5s si diano una regolata. Di Maio però tiene duro.

 

salvini visita il cantiere tav di chiomonte 9

«Sono vent'anni - scrive su Facebook - che sentiamo discutere di Tav, era urgente già nel 90! Il piano, secondo gli accordi pesi dai governi che ci hanno preceduto, è un grandissimo regalo ai francesi». Il vicepremier grida al complotto: «Ci risiamo, tutto il sistema contro il Movimento, è sempre stato così. Tra Tav e Olimpiadi le strumentalizzazioni si sprecano, ma se pensano di farci paura si sbagliano». Tutta colpa, argomenta, «del partito del cemento che non vede l'ora di mettere le mani sul nostro territorio: come sempre siamo il loro grande nemico e ne andiamo fieri, dei palazzinari che usano i loro giornali per farci la guerra non ci frega nulla».

MAPPA TAV EUROPA

 

E ora, che fare? Semplice, basta scaricare sul premier. «Noi - insiste Di Maio - non abbiamo mai pensato a una Tav leggera, ho fiducia che Conte trovi una soluzione». Dietro di lui. M5S sembra ricompattarsi. Alessandro Di Battista «concorda al cento per cento». E Toninelli continua «a pensare alle migliaia di chilometri di strade italiane in dissesto perché non sono stati spesi i soldi per la manutenzione».

Ultimi Dagoreport

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE DI RAI3, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI...

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...

meloni gasparri nordio paromonov vannacci

DAGOREPORT – COSA CI FANNO IL MINISTRO NORDIO E IL SENATORE GASPARRI NEL PARTERRE DI UN MAXI-EVENTO CHE SEMBRA AVER ARRUOLATO SAN FRANCESCO NEL MONDO “MULTIPOLARE” E FILO-RUSSO? CON LORO ANCHE ALTI UFFICIALI DELLE FORZE ARMATE – PRENDERANNO PARTE AI “TAVOLI DI PACE: UN’ESPERIENZA FRANCESCANA, UN’ETERNA SFIDA TUTTA ITALIANA”, CHE SI TERRANNO A FORMELLO, ALLE PORTE DI ROMA, DA FINE AGOSTO A INIZI DI SETTEMBRE – I PARTECIPANTI ALL’EVENTO SEMBRANO ACCOMUNATI DAL DISPREZZO PER IL MONDO OCCIDENTALE E PER SIMPATIE NEMMENO TROPPO CELATE PER LE VARIE AUTOCRAZIE. SI VA DALL’AMBASCIATORE RUSSO ALEXEY PARAMONOV, ALL’AYATOLLAH IRANIANO MOHAMMAD HOSSEIN. E, NATURALMENTE, CI SARÀ IL GENERALISSIMO VANNACCI – IMMAGINIAMO QUANTO SARÀ ENTUSIASTA GIORGIA MELONI DELLA PRESENZA DEL “SUO” GUARDASIGILLI IN MEZZO A QUESTE TRUPPE…

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…