COSA HANNO IN COMUNE IL GAY DAI MODI CORTESEMENTE GELIDI E IL CACCIATORE DI FIGA CACIARONE? MOLTO DI PIÙ DI QUANTO SI POSSA PENSARE – L’EX AMBASCIATORE INGLESE A WASHINGTON, PETER MANDELSON, E L’EX PRINCIPE ANDREA SONO FINITI PER FARE LA STESSA FINE: DECAPITATI DAL FANTASMA DI JEFFREY EPSTEIN, A CUI PER ANNI HANNO SERVITO INFORMAZIONI RISERVATE IN CAMBIO DI SOLDI, RAGAZZINE E CHISSÀ COS’ALTRO – CON LORO FINISCE ANCHE LA FINE DELLA “SPECIAL RELATIONSHIP” TRA LONDRA E WASHINGTON E DELL’ANGLOSFERA, RISUCCHIATA ANCHE NEL BORDELLO DEL TRUMPISMO E...
Estratto dell’articolo di Matteo Persivale per il “Corriere della Sera”
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principe andrea peter mandelson 1
È shakespeariana la caduta simultanea del «principe delle tenebre» di Westminster e dell’ex principe-duca di York, privati dei loro titoli dal fantasma di Jeffrey Epstein.
Vite lontanissime e parallele: Peter Mandelson e Andrew Mountbatten-Windsor, l’architetto delle vittorie laburiste dopo decenni di umiliazioni e il fratello minore del futuro re.
[...] Mandelson costretto alle dimissioni dalla Camera dei Lord, Andrea licenziato dal ruolo di altezza reale con una glaciale mezza paginetta firmata da suo fratello ([...] nulla di simile dai tempi di Enrico VIII, a parte i lontani cugini filonazisti subito banditi durante la guerra dal padre di Elisabetta).
keir starmer principe andrea peter mandekson jeffrey epstein
È la fine di tante cose: della «special relationship» tra Londra e Washington incarnata dal ciuffo e dagli abiti blu sartoriali dell’ambasciatore Mandelson scelto «perché si farà ascoltare da Trump» (Andrea fingeva di andare a New York come inviato commerciale per non pagare l’aereo, in realtà si dirigeva a casa Epstein). [...]
Fine di quell’idea ambiziosa di «anglosfera» ora finita nella caciara del trumpismo (che non terminerà con lui, basta ascoltare il suo vice) e nell’eco dei viaggi in Cina del premier canadese Carney.
È la fine del racconto dickensiano di due città, Londra e New York, cosmopolite che giocavano a ping-pong tra politica e finanza, fine (fuori tempo massimo) della Cool Britannia di trent’anni fa che varò la «Terza Via», primavera della speranza di una politica diversa.
Mandelson fu tra i suoi architetti più intelligenti: l’idea di una sinistra moderna che lasciava indietro con la fine della Guerra Fredda i dogmi del passato. Farina del sacco strategico di Mandelson che aveva trovato in Tony Blair l’interprete ideale, per poi tornare sempre nei corridoi del potere (Mandelson nella sua carriera è sempre stato costretto alle dimissioni e sempre ripescato) sia con il severo Gordon Brown sia [...] con l’enigmatico Keir Starmer.
peter mandelson sull isola di jeffrey epstein
[...] Mandelson che scambiava notizie da insider trading con soldi e chissà cos’altro, Andrea fotografato addosso a una ragazzina stesa a terra che pure lui forniva al caro amico Epstein «dritte» orecchiate nei corridoi del Palazzo dal quale è stato sfrattato e non tornerà più. Gemellati nello scandalo il genio della triangolazione politica e «Randy Andy» [...] il gay dai modi cortesemente gelidi e il playboy etero caciarone.
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Così diversi, finiti nello stesso modo: «dritte» in cambio di soldi (e ragazzine). E ora l’inverno della disperazione: la vergogna, la fine di tutto, l’establishment che finge di non averli mai conosciuti mentre in un angolo il fantasma con i capelli grigi, la tuta da carcerato e una cicatrice viola intorno al collo li osserva in silenzio, e sorride.
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Peter Mandelson in mutande con una donna a casa di jeffrey epstein
peter mandelson e il principe andrea
peter mandelson keir starmer
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Peter Mandelson jeffrey epstein
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