UNA NAZIONE DI CAPRE - IN ITALIA L’UNICO SETTORE IN CRESCITA E’ QUELLO DEI BENI CULTURALI? BENE, DITELO A MARINO CHE STA “AMMAZZANDO” IL MUSEO MACRO

Lorenzo Salvia per "Il Corriere della Sera"

Con la recessione abbiamo fatto il callo al segno meno. Scendono i consumi per la tavola, i litri di benzina venduti, pure il numero delle sigarette fumate. Poi arrivi alla voce musei ed ecco la sorpresa: nei primi 8 mesi di questo 2013 i visitatori nella strutture statali sono aumentati. Una crescita limitata, lo 0,15%, con un totale di 24 milioni e 416 mila persone che hanno varcato la soglia di un museo della Repubblica tra gennaio e agosto.

Ma che diventa significativa se confrontata con la catastrofe dell'anno scorso, quando i musei avevano registrato un -5,7% e l'intero comparto cultura - tra cinema, teatro e concerti - era andato ancora peggio con un -8%.

In attesa della ripresa dell'economia, se mai arriverà, ecco almeno la ripresina dei musei. E la conferma di come l'appiglio per uscire dalla crisi sia da cercare proprio nel nostro patrimonio culturale, nel turismo, in quell'industria che nessuna concorrenza cinese (e nessuna delocalizzazione) potrà mai distruggere.

C'è un altro segnale positivo nelle tabelle dell'ufficio statistica del ministero dei Beni culturali. L'aumento dei visitatori sarebbe stato più marcato se anche nel 2013 si fosse ripetuta la settimana della cultura, quei 7 giorni di ingressi gratis che l'anno scorso avevano portato quasi un milione e mezzo di visitatori.

Nel 2013 le giornate a ingresso libero sono state scaglionate nel corso dell'anno, forse perdendo quell'effetto traino visto in passato. Una ripresina nonostante l'handicap, insomma. In ogni caso i risultati sono particolarmente positivi nelle strutture più conosciute: a Capodimonte il numero dei visitatori ha segnato un +17%. Pompei cresce del 3,27. Il Colosseo sale del 7,77 mentre gli Uffizi registrano un +5,13. Un miracolo?

«I dati confermano che nei cittadini non manca la sensibilità nei confronti del nostro patrimonio» dice il ministro Massimo Bray. «Abbiamo ascoltato le loro voci attraverso un questionario online nel quale si chiedeva come avrebbero migliorato i musei. E la risposta più frequente è stata quella di una maggiore flessibilità di orari, soprattutto la sera».

Per questo è nata l'iniziativa «Un sabato notte al museo», che ha permesso di aprire le porte di musei e siti archeologici una volta al mese fino a mezzanotte. «Il nostro obiettivo - dice Bray - è farlo sempre più spesso». Dalla consultazione online è poi arrivata un'altra richiesta: riportare i Bronzi di Riace nel museo di Reggio Calabria. «Il nostro impegno - dice il ministro - è vederli di nuovo esposti entro i primi mesi del 2014».
Ma oltre alla giusta elasticità degli orari c'è un'altra carta decisiva per la ripresina dei musei.

A livello internazionale il turismo è un settore in crescita e, nonostante tutto, l'Italia resta in cima alle preferenze degli stranieri, specie di quei nuovi ricchi che arrivano da Russia, Cina e India. Le statistiche del ministero non fanno questa distinzione ma è possibile che buona parte dell'inversione di tendenza sia dovuta proprio ai turisti stranieri. C'è una piccola controprova.

L'aumento degli incassi dei biglietti è molto più forte rispetto a quello dei visitatori: un clamoroso +8,11%, per un totale di 76 milioni di euro sempre nei primi otto mesi dell'anno. Questo vuol dire che è sceso il numero degli ingressi gratis. Ma non è detto che sia una buona notizia. Oltre ai grandi numeri della settimana della cultura, dietro c'è il calo delle gite scolastiche che praticamente non si fanno più. Perché le famiglie non hanno soldi e le scuole ancora meno.

2. AL MACRO IL FANTASMA DEL PALAIS
Rocco Moliterni per "La Stampa"

Quella del Palais de Tokyo a Parigi negli anni d'oro (ossia dal 2002 al 2006, quando fu diretto dall'accoppiata Nicolas Bourriaud e Jérôme Sans) è stata un'esperienza di successo ma probabilmente non ripetibile fuori del contesto francese di quel periodo. Però è difficile farlo capire ai nostri politici che, poco sapendo di arte contemporanea, quando si trovano a dover fare i conti con un museo di cui non sono capaci di disegnare strategia e ruolo, subito dicono che bisognerebbe trasformarlo in una sorta di Palais de Tokyo.

Ossia in uno spazio per la creatività e per gli eventi (vuol dire tutto e niente), dimenticando che i loro musei hanno strutture e storie non comparabili con quell'esperienza. È successo a Torino con il Castello di Rivoli, sta succedendo a Roma con il Macro, a leggere le dichiarazioni dell'assessore Flavia Barca, che brilla per vaghezza nel decidere le sorti del museo. Eppure grazie ai vari direttori (Eccher, Barbero e fino a pochi mesi fa Pietromarchi), il Macro si era costruito un'identità che è stolto buttare a mare.

Come per Rivoli, anche a Roma si parla di una nuova struttura che dovrebbe gestire il Macro, la cui competenza è stata sottratta alla Sovrintendenza da cui dipendono i musei romani e passata al dipartimento cultura del Comune. Il Macro dovrebbe accorparsi con il Palaexpò e le Scuderie del Quirinale e per il nome del nuovo direttore ci sarà da aspettare almeno ancora un mese.

Chi ha assistito e assiste indignato all'eutanasia di Rivoli si mette le mani nei capelli. Per fortuna a Roma, a differenza che a Torino, sia l'associazione Macroamici, guidata da Beatrice Bulgari, sia i dipendenti del museo hanno annunciato battaglie che si spera sortiscano qualche effetto. Perché oggi in Italia i veri nemici dei musei d'arte contemporanea sono i politici e gli assessori che dovrebbero occuparsene.

A Torino mantengono a oltranza Giovanni Minoli alla presidenza del Castello di Rivoli nonostante non sia riuscito né a trovare soldi né a dare visibilità al museo: era molto più sensato affidare la transizione verso la Superfondazione a Patrizia Asproni già nominata al vertice. A Roma riusciranno a cancellare il Macro in nome di
un «nuovo» e fantomatico Palais delle Esposizioni?

 

 

MUSEO DI RIVOLI uffizi uffizi Uffizi Gallery Florence uffizi jpegIGNAZIO MARINO CON LA MAPPA DELLA NUOVA MOBILITA SUI FORI IMPERIALI MUSEO MACRO ROMA Bray con zainetto MUSEO MACRO A TESTACCIO

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