inge feltrinelli

INGE, L'ALTRA FACCIA DELLA VESTAGLIA  - DELL'EDITRICE CHE BRINDÒ ALL'ATTENTATO BR CONTRO INDRO MONTANELLI, SI RACCONTA SOLO IL FOLKLORE, DA HEMINGWAY A FIDEL CASTRO - INTANTO, FELTRINELLI LA LASCIO’ NEL ’68 PER SPOSARE SIBILLA MELEGA – DI SICURO GIANGIACOMO, GRAN FINANZIATORE DI CUBA (SPINA NEL FIANCO DEGLI USA) E DI POTERE OPERAIO, FU ASSASSINATO DAI SERVIZI SEGRETI INTERNAZIONALI

BRAVA RAGAZZA TEDESCA

Aldo Cazzullo per il Corriere della Sera

 

INGE FELTRINELLI E BUKOWSKI

Di Inge (da Ingeborg, in svedese: Amata) Feltrinelli si favoleggiava che avesse avuto il più famoso scrittore, il più importante pittore, il più tenebrosamente affascinante dittatore del Novecento. A chiederglielo, sorrideva. E rispondeva che in realtà il vero uomo della sua vita era stato Giangiacomo Feltrinelli; gli altri li aveva solo fotografati.

Aveva un modo di raccontare divertito, senza nostalgie: un fluire in cui ogni tanto si intuiva una nota di imbarazzo, o di leggerezza, o di rabbia (quando parlava della morte del marito).

 

Inge Feltrinelli e Hemingway

«Ernest Hemingway mi corteggiò un po'; ma io ero una brava ragazza tedesca, e non mi lasciai andare. Divenni amica della moglie, passai con loro due settimane, in una Cuba poverissima, dove i bambini morivano per strada come a Calcutta. Ogni giorno uscivamo in barca con un esule delle Baleari, Gregorio Fuentes, il pescatore del Vecchio e il Mare. Ma non pescavamo quasi mai niente: il marlin che si vede nel nostro celebre autoscatto era vecchio di tre giorni.

Inge Giangiacomo e Carlo Feltrinelli

 

Poi andavamo al Floridita, dove in onore di Hemingway facevano il daiquiri Papa doble: praticamente un' insalatiera. A tavola però beveva solo Valpolicella, l' aveva scoperto sul fronte italiano della Grande Guerra. Ci arrivò la notizia della morte di Stalin; Hemingway ne fu distrutto, lo trovai ubriaco sul pavimento».

feltrinelli e omar sharif dottor zivago

 

«Anche Pablo Picasso fu galante; ma io sempre brava ragazza tedesca. Era un piccolo diavolo affascinante e misterioso, un toro dagli occhi magnetici. Viveva in una villa vicino a Cannes, La Californie, in un disordine spaventoso, accudito dalla sua compagna Jaqueline, che gli era devotissima. Dopo la sua morte si suicidò. Ho un bellissimo ricordo anche di Chagall: un angelo. Un vecchio ebreo russo pieno di charme.

Pareva un violinista dei suoi quadri».

Giangiacomo Feltrinelli

 

«Fidel Castro era carismatico, nonostante la voce stridula e una certa confusione ideologica.

 

Feltrinelli con l'ultima moglie Sibilla Melega

Ma anche con lui non accadde nulla, tanto più che andavo da lui con mio marito. Sulla terrazza teneva le galline e un canestro per giocare a basket. Ci rimproverò perché avevamo ospitato Virgilio Piñera e altri intellettuali cubani omosessuali, e noi gli tenemmo testa. A casa di Castro ritrovai Gabriel García Márquez. Avevo conosciuto un piccolo colombiano, poverissimo, di commovente sensibilità; trovai un uomo di successo che viveva come un tycoon hollywoodiano, tra lampade Tiffany e telefoni bianchi: il trionfo del kitsch. Tra Gabo e Fidel c' era competizione. Castro lo ammirava: grazie a lui scoprì la letteratura, prima non aveva letto nulla. García Márquez lo pativa. Si sfidavano in gare di barzellette. Una provocazione continua».

Feltrinelli e Sibilla Melega

 

Henry Miller e Feltrinelli

Ci sarebbe poi anche il più fascinoso presidente degli Stati Uniti, John Kennedy: «Per ritrarlo mi imbucai a un party. Uomo straordinariamente sexy, passava di tavolo in tavolo per chiedere finanziamenti ad anziane signore. Lo fotografai mentre tentava di spennare Elizabeth Arden, coperta da un chilo di diamanti».

Feltrinelli e Sibilla Melega

 

 

Giangiacomo Feltrinelli lo conobbe a una festa: «Lo trovai solo, annoiato. Parlammo per tutta la notte su una panchina davanti al lago.

Carlo Feltrinelli

Era diretto al Polo Nord, avrebbe dormito in tenda. Lo presi in giro perché si mangiava le unghie. Giorni dopo ricevetti una sua cartolina dalla Scandinavia. Diceva, in tedesco: "Ho le unghie lunghe come Pierino Porcospino"». La versione ufficiale della sua morte sotto i traliccio di Segrate non l' aveva mai convinta. «Certo non è stato un incidente; fu un delitto politico - diceva Inge -. Giangiacomo fu assassinato; anche se non so da chi. Era un uomo scomodo.

 

Giangiacomo feltrinelli a Berlino nel sessantotto

Troppo scomodo, troppo libero, troppo ricco; troppo tutto. Era tenuto d' occhio da cinque servizi segreti, compresi il Mossad e la Cia. E ovviamente quelli italiani. Forse sono stati loro. Lui sapeva di Gladio e dei loro depositi di esplosivi. Per difendersi da Gladio fondò i Gap, reclutando ex partigiani e giovani rivoluzionari. Temeva un golpe di destra; e non era una paura immaginaria».

CASTRO FELTRINELLI 2

 

Giangiacomo era diventato rivoluzionario perché aveva capito che con i libri non avrebbero cambiato il mondo, o almeno non abbastanza in fretta. «Tentai di fermarlo - confidava la moglie -. Lui mi lasciò. Nel mio diario scrissi: He' s lost, è perduto».

 

 

INGE FELTRINELLI, L'EDITRICE CHE BRINDÒ ALL'ATTENTATO CONTRO INDRO

Feltrinelli e Inge

Stenio Solinas  per il Giornale

 

CASTRO FELTRINELLI

Poiché siamo un Paese senza più memoria, conviene partire da qui, dal ricordo di ciò che è stato, per dissipare la fumeria d'oppio di un presente edulcorato. E quindi occorre riandare a quel giugno del 1977 in cui, immobilizzato in un letto d'ospedale dopo che le Brigate Rosse gli hanno sparato, Indro Montanelli scrive sul suo diario: «Dal Giornale mi mandano tre sacchi di telegrammi: ne hanno contati quindicimila. Ma la notizia che in fondo mi fa più piacere è che in due salotti milanesi - quello di Inge Feltrinelli e quello di Gae Aulenti - si è brindato all'attentato contro di me e deprecato solo che me la sia cavata. Ciò dimostra che, anche se non sempre scelgo bene i miei amici, scelgo benissimo i miei nemici».

Funerale Giangiacomo Feltrinelli

Giangiacomo Feltrinelli and Sibilla Melega

 

All'epoca Inge Feltrinelli, morta a 87 anni, ne aveva quasi cinquanta, non era insomma una bambina ingenua né una adolescente sventata. Sei anni prima, quello che era stato suo marito, Giangiacomo Feltrinelli, era saltato in aria mentre stava sabotando un traliccio dell'Enel a Segrate, e insomma i guasti del fanatismo ideologico Inge li aveva vissuti da vicino.

Sibilla Melega

 

 

Feltrinelli

Nel suo libro Il terrorismo italiano, Giorgio Bocca osservò allora che rispetto alla frenesia rivoluzionaria che colse Feltrinelli su finire degli anni Sessanta, Inge aveva «troppo buon senso e troppo spessore umano per essere la compagna adatta» di una simile avventura. Giudiziosamente, lasciò infatti il marito alla sua nuova moglie, Sibilla Melega, e se ne restò alla guida della casa editrice che del marito aveva il nome e che negli anni immediatamente a seguire continuò a sfornare libri e libretti sulle rivoluzioni in ogni continente che poi, quando il decennio di piombo finì e il clima generale mutò, la lasciarono sull'orlo del disastro economico.

carlo feltrinelli 65ba1e04 e64c 4f3c 8b5b 8f3887ca3759Feltrinelli e Castro nel sessantaquattro

 

Si salvò dal fallimento perché, naturalmente, era una donna intelligente, dotata di fiuto editoriale e delle giuste conoscenze internazionali, di un catalogo che, alleggerito di tutto il ciarpame terzomondista e no, aveva un suo valore. Si salvò anche perché, come certa parte della borghesia progressista italiana che si era vestita alla comunista in quanto era la tenuta più alla moda, il più glamour dei prét-à porter, al cambio imperioso della nuova stagione ideologico-politica lo aveva riposto nell'armadio, un vintage magari da rindossare, ma sempre con parsimonia e all'insegna romantica e svagata dei «formidabili quegli anni», niente di più, niente sangue sui tessuti da ricordare, che orrore, così poco chic... Ora c'era il business delle librerie e dei punti vendita da cavalcare capitalisticamente.

FELTRINELLI e FIDEL CASTROfeltrinelli x

 

Nata in Germania nel 1930 e in Germania cresciuta durante il regime hitleriano (il padre, un industriale tessile di origine ebraica, emigrò negli Stati Uniti, la madre accettò la corte di un ufficiale tedesco che fece da patrigno alla bambina), già negli anni Cinquanta Inge è una fotoreporter affermata. Gira il mondo, ritrae Hemingway a Cuba, Picasso sulla Costa Azzurra, Greta Garbo in Madison Avenue. Nel 1958 incontra Feltrinelli a un party dall'editore amburghese Rowohlt, l'anno dopo è sua moglie e intanto, fra Il dottor Zivago e Il Gattopardo, suo marito è divenuto un editore internazionale.

feltrinelli

 

 

Carlo e Inge Feltrinelli

Nelle storie familiari di entrambi, gli elementi in comune sono molti e senza fare del freudismo banale, aiutano a spiegare l'ubriacatura ideologica che in seguito li afferrerà. Erano i rampolli di padri da cui non erano mai stati amati (quello di Inge la respingerà quando lei andrà a trovarlo negli Stati Uniti), avevano un irrisolto complesso di classe e di colpa con quella borghesia da cui provenivano.

 

 

Nel caso di Feltrinelli, questo complesso raggiungeva il parossismo dovuto alla schiacciante fortuna paterna, prosperata per di più sotto il regime fascista, con, anche qui per soprammercato, un patrigno che era il figlio di quel Luigi Barzini del fascismo supporter e divulgatore. Per Inge c'era il buco nero della Germania nazista e di quell'ufficiale della Wehrmacht in sostituzione paterna, di cui parlerà soltanto in tardissima età, e il decennio dei Cinquanta fatto di cocktail, safari, ricevimenti, buona società.

Feltrinelli feltrinelli

 

Ora, sempre per tornare alla memoria, dalla seconda metà degli anni Sessanta, ciò che si andò diffondendo in Italia fu proprio il gusto mimetico del travestimento. Fu una strana epidemia che, come osservò sul tamburo Enzo Bettiza, «non risparmiava le famiglie più in vista, i cui epigoni, sdoppiati, pur continuando a occuparsi di affari e di denaro, sfoderavano in quegli anni un odio patologico contro le proprie origini borghesi».

FELTRINELLI DEL BABUINO D

FELTRINELLI DEL BABUINO D

 

Nel caso di Inge e Giangi (era questo il diminutivo del secondo) c'era l'aggravante dell'editoria, ovvero un rapporto diretto, scriveva ancora Bettiza, «con la fabbrica delle idee e delle opinioni, che dava al loro sinistrismo un lustro intellettuale e uno chic mondano che ne allargava il raggio d'influenza nella società». Il tutto in un confuso bisogno di espiazione e di protesta, di nevrosi autopunitiva, sullo sfondo di un'epoca allucinata, febbrile e febbricitante.

GIANGIACOMO feltrinelli

 

Si dirà: sono cose del passato e Inge Schönthal Feltrinelli è stata in seguito anche molto altro, l'ultima «regina dell'editoria internazionale», l'amica di Nadine Gordimer, Doris Lessing e García Márquez, il «ministro degli esteri» del libro, una donna piena di vita, un'incantatrice... Certo, tutto vero, ma questo lo leggerete domani su tutti gli altri giornali. L'altra faccia della medaglia la trovate solo qui. La verità, si sa, è rivoluzionaria.

INGE FELTRINELLI E BUKOWSKI

feltrinelli

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