antonio mennetta camorra

GOMORRA E’ VIVA E LOTTA INSIEME A NOI - UN PERICOLOSO KILLER DELLA CAMORRA ATTENDE DA SETTE ANNI IL PROCESSO D'APPELLO PER OMICIDIO: NEL FRATTEMPO SI E' CREATO UN SUO CLAN E HA UCCISO UN PAIO DI PERSONE

Manuela Galletta per “Metropolis Napoli”

 

antonio mennetta 7antonio mennetta 7

Processi lenti, lentissimi. Ne beneficiano i boss (e non solo), ne escono sconfitti i cittadini e pure chi (forze dell’ordine e magistratura inquirente) ha trascorso giorno e notte a confezionare le indagini.  La storia dei D’Amico di San Giovanni a Teduccio è, paradossalmente, il caso meno eclatante di Giustizia lumaca: è trascorso un anno dalla requisitoria del pubblico ministero e la sentenza del processo di primo grado, salvo intoppi, dovrebbe arrivare a settembre.

 

Pochi giorni fa il Tribunale ha motivato il lungo rinvio dell’udienza con le priorità processuali da affrontare (i D’Amico sono liberi su questo procedimento e va data la precedenza alle cause con imputati detenuti o a quelle relative a reati contro la pubblica amministrazioni che hanno tempi di prescrizione più corti). Ma c’è chi, a Napoli, aspetta che la Giustizia si ricordi di loro da molto più tempo.

 

È il caso di Antonio Mennetta, boss della Vanella Grassi di Secondigliano, e di cinque esponenti degli Abbinante del rione Monterosa di Scampia: tutti nomi legati a recenti faide di camorra e a lunghe scie di sangue. È il caso, ancora, degli Stabile di Miano, che sino al Duemila erano un pericoloso clan della camorra mentre oggi non li ricorda quasi più nessuno se non gli addetti ai lavori. Forse.

 

antonio mennetta 5antonio mennetta 5

IL CASO MENNETTA - Nato e cresciuto alla corte dei Di Lauro, Antonio Mennetta – 31 anni - ha conquistato i gradi del boss intorno al 2010 quando ha riabbracciato la libertà per decorrenza dei termini di custodia cautelare. Da allora, raccontano oggi numerosi collaboratori di giustizia, Mennetta ha trascinato il suo gruppo, la Vanella Grassi, fuori dalla cerchia degli Amato-Pagano ed ha inaugurato la guerra contro gli Abete-Abbinante-Notturno (pure loro distaccatasi dagli Amato-Pagano) per il controllo delle piazze di spaccio tra Scampia e Secondigliano, una guerra che il 15 ottobre del 2012 ha portato alla morte di un innocente, il 31enne di Cardito Pasquale Romano. E pensare che la Giustizia avrebbe potuto impedire la sua ascesa criminale.

 

antonio mennetta 3antonio mennetta 3

A metà del Duemila Mennetta venne arrestato con l’accusa di aver firmato uno degli agguati che scandirono la faida tra i Di Lauro e gli scissionisti scoppiata alla fine del 2004: l’omicidio di Biagio Migliaccio, ammazzato nell’autosalone del padre a Mugnano il 20 novembre del 2004 (Migliaccio pagò con la vita l’essere parente del ras Giacomo, tra i promotori della ‘ribellione’). Il 27 aprile del 2007 Mennetta fu condannato in primo grado alla pena dell’ergastolo come chiedeva la procura.

 

Un anno dopo (15 dicembre 2008) il colpo di scena: i giudici della quarta sezione della Corte d’Assise d’Appello di Napoli ribaltarono il verdetto e stabilirono l’assoluzione dell’imputato restituendogli la libertà. La procura generale impugnò la sentenza e propose ricorso per Cassazione. Il 20 luglio del 2009 la Corte Suprema si pronunciò sul caso e annullò la valutazione di secondo grado disponendo la celebrazione di un nuovo processo d’Appello.

 

antonio mennetta antonio mennetta

A questo punto la macchina giudiziaria va in tilt: da allora sono trascorsi sette anni e quel processo non è mai stato fissato. Con buona pace di Mennetta che ha potuto agire indisturbato sino a quando nel 2013 non è tornato in prigione per via di nuove accuse di camorra e di omicidio. Oggi Mennetta ha sulle spalle una condanna per associazione di stampo mafioso e due condanne all’ergastolo, una di secondo grado per la morte di Antonello Faiello (il luogotenente del boss ‘fantasma’ Marco Di Lauro assassinato nell’aprile del 2013) e una rimediata in primo grado per l’agguato a Fortunato Scognamiglio (ammazzato a Melito nel 2012). Questi reati si sono tradotti in un verdetto di colpevolezza sono tutti successivi a quella sentenza della Cassazione che disponeva la ripetizione (mai avvenuta) del processo per l’omicidio di Biagio Migliaccio.

 

antonio mennetta 4antonio mennetta 4

IL CASO ABBINANTE - La Giustizia è rimasta a guardare anche nel caso di cinque esponenti del clan Abbinante, prima al soldo dei Di Lauro e poi tra i promotori della famosa scissione registratasi alla fine del 2004 con il duplice omicidio di Fulvio Montanino (braccio destro del boss Cosimo Di Lauro) e dello zio Claudio Salierno. Il 27 ottobre del 2007 a Calvizzano veniva ucciso Giovanni Moccia, mentre Giovanni Piana, benché ferito, riuscì a salvarsi e pochi giorni dopo passò a collaborare con la giustizia.

 

Poche settimane più tardi, per quell’agguato, scattarono gli arresti del boss Guido Abbinante, Paolo Ciprio, Salvatore Baldassarre, Giovanni Esposito ‘o muort e Giovanni Carriello. Erano tutti accusati da Giovanni Piana e quelle accuse spinsero i giudici della quarta sezione della Corte d’Assise di Napoli (allora presieduta da Giustino Gatti) a disporre la condanna all’ergastolo degli imputati. Era il 9 giugno del 2009. Il 24 marzo del 2011 il ribaltamento di fronte: i giudici della Corte d’Assise d’Appello di Napoli (presidente Pietro Lignola) ‘strapparono’ la sentenza di condanna e mandarono assolti tutti gli imputati, che – ad eccezione di Abbinante (detenuto per traffico di droga) – tornarono pure in libertà. Anche in questo caso la procura generale presentò ricorso. Anche in questo caso la Cassazione dispose un nuovo processo ed anche in questo caso, come per Mennetta, il nuovo processo non è mai stato fissato.

antonio mennetta  6antonio mennetta 6

 

Le conseguenze di questo inspiegabile immobilismo sono negli atti giudiziari: il 15 ottobre del 2012 Salvatore Baldassarre ha ucciso Pasquale Romano, scambiandolo per un camorrista. Gli scaricò contro ben 21 colpi di pistola pensando di avere davanti a sé Domenico Gargiulo detto ‘sicc penniell’, vedetta armata della Vanella Grassi, invece Lino Romano era un bravo ragazzo che quella maledetta sera era andato a far visita alla fidanzata.

 

Giovanni Esposito ‘o muort, invece, avrebbe assunto la guida del clan finendo nel mirino della Vanella Grassi: nel luglio del 2012 è rimasto vittima di un agguato. Giovanni Carriello è tornato in galera nel 2013 per associazione di stampo mafioso ed è stato condannato per quest’accusa sia in primo che in secondo grado per effetto di una nuova inchiesta. Il processo sull’omicidio Moccia e sul tentato omicidio Piana, intanto, aspetta ancora di essere celebrato.  

antonio mennetta  antonio mennetta

 

IL CASO STABILE – Aspettano addirittura la prima sentenza gli Stabile di Miano, che un tempo erano un temuto clan di Miano e che oggi sono spariti dalla scena malavitosa. Nel 2000 fu stabilito il rinvio a giudizio di 18 persone per i reati – contestati a vario titolo – di associazione di stampo mafioso e traffico di droga. Ebbene, il dibattimento non è mai giunto al capolinea. Difficile a crederci, eppure è successo.

 

Il processo è stato paralizzato da un vorticoso cambio di colleghi giudicanti e da lunghi rinvii d’udienza perché – come nel caso dei D’Amico di San Giovanni – non c’era urgenza nel trattare la causa essendo tutti gli imputati liberi (furono scarcerati nel 2002 per decorrenza dei termini di custodia cautelare).

 

Tra un rinvio e un altro un imputato è morto e a miglior vita sono passati alcuni testi di lista della difesa. La girandola di intoppi sembrava essersi spezzata nel marzo del 2014 quando il pubblico ministero antimafia Vincenza Marra (che ha ereditato il fascicolo) chiese la condanna dei 17 imputati ‘sopravvissuti’. Sembrava, perché da allora si attende ancora che tutti gli avvocati degli accusati concludano. Ci vorrà tempo. Chissà ancora quanto. 

Ultimi Dagoreport

fulvio martusciello occhiuto zangrillo

IN FORZA ITALIA C’È UN CLIMA INFAME – IL TAJANEO FULVIO MARTUSCIELLO MANDA UN MESSAGGIO NELLA CHAT DEL PARTITO CAMPANO E INVITA A DISERTARE LA GIORNATA DI OGGI DEL CONVEGNO DEI GIOVANI IMPRENDITORI DI CONFINDUSTRIA A CAPRI: “IL PROGRAMMA DI OGGI È DAVVERO FIACCO”. IL MOTIVO? OGGI ALL’EVENTO PARLERANNO I DUE ACERRIMI AVVERSARI INTERNI DI TAJANI: ROBERTO OCCHIUTO E PAOLO ZANGRILLO – “DOMANI INVECE TUTTI PRESENTI PER APPLAUDIRE ‘IL NOSTRO UNICO LEADER’ (MA CHI E’, KIM JONG UN?)

meloni merz le pen trump

DAGOREPORT - NEI GIORNI IN CUI A BRUXELLES SI TIENE UN CONSIGLIO EUROPEO INFUOCATO, GIORGIA MELONI PERDE IL SUO UNICO ALLEATO: MERZ. SUL BILANCIO COMUNITARIO, IL CANCELLIERE TEDESCO VOLTA LE SPALLE ALLA DUCETTA, CHE SOGNA UN BILANCIO GONFIO, E SI ACCODA AL FRONTE DEI PAESI FRUGALI: "DOBBIAMO RIDURLO IN MODO SIGNIFICATIVO" - INOLTRE, LA MELONI, ORA CHE NON C'È PIÙ L'UNGHERESE VIKTOR ORBAN, SCONFITTO ALLE ELEZIONI DI APRILE, È RIMASTA L'UNICA A DIFENDERE IL DIRITTO DI VETO, CHE BLOCCA OGNI DECISIONE A BRUXELLES - A VIENNA SI SONO RIUNITE LE TESTE D'UOVO DEL VECCHIO CONTINENTE PER INTERROGARSI SUI TERREMOTI POLITICI CHE POTREBBERO SCUOTERE IL MONDO NEI PROSSIMI MESI: DELLE ELEZIONI ITALIANE, ANCORA SENZA UNA DATA, NEPPURE UNA PAROLA. A TOGLIERE IL SONNO AI POTENTONI EUROPEI SONO SOPRATTUTTO TRE APPUNTAMENTI ELETTORALI: ISRAELE, STATI UNITI E FRANCIA....

giuseppe castagna giancarlo giorgetti banco bpm credit agricole

DAGOREPORT - MENTRE GLI OCCHI DI TUTTI SONO PUNTATI SUL PALIO DI SIENA TRA MPS E INTESA, CON FARE SILENTE E QUASI ACCOMODANTE, COM’È IL LORO STILE, I FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE STANNO ALLUNGANDO LE LORO MANINE SU BANCO BPM, SECONDO POLO BANCARIO ITALIANO PER RETE DI SPORTELLI - PER RENDERE L’ISTITUTO, CARO ALLA LEGA, NON PIÙ CONTENDIBILE (VEDI L’OPS DI UNICREDIT FERMATA A COLPI DI GOLDEN POWER), IL MINISTRO DEL MEF GIORGETTI HA PORTATO DENTRO IL CAPITALE SOCIALE DEL BANCO I FRANCESI, GIA’ A CAPO DEL GRUPPO CREDIT AGRICOLE ITALIA - UNA VOLTA RAGGIUNTO IL 29,3% DI BPM, NELLA TESTA DI PARIGI SPUNTA LA GENIALE IDEA: PERCHÉ IMBARCARSI IN UN’OPA ONEROSA SUL BANCO CARO AL CARROCCIO, QUANDO LO SI PUÒ ESPUGNARE “A GRATIS”, SENZA SGANCIARE UN EURO DI PREMIO AI SUOI AZIONISTI? - C’EST FACILE! BASTA FAR CREDERE CHE SIA BPM A COMPRARE CREDIT AGRICOLE ITALIA: IL BANCO INCORPORA LA CONTROLLATA DEI FRANCESI, E IL RISULTATO “POLITICO” È CHE GLI ITALIANI SI PRENDONO LA BANCA TRANSALPINA. IL PIÙ CLASSICO GIOCO DI PRESTIGIO…

giulia presutti

OCCHI FODERATI DI...PRESUTTI – DAL CASO DELLA DENUNCIA DI MOLESTIE SESSUALI NEI CONFRONTI DI NELLO TROCCHIA E SARA GIUDICE (ACCUSE POI ARCHIVIATE), ALLE DISCUTIBILI CENE AL "CEFALU’ BISTRO’" DI LAVITOLA, LA RESISTIBILE ASCESA (E REPENTINA DISCESA?) DI GIULIA PRESUTTI - LA 36ENNE GIORNALISTA RAI, DOPO AVER FATTO RIBELLARE LA REDAZIONE DI "REPORT", ORA FA INCAZZARE L'INTERO GRUPPO DI LAVORO DI “MI MANDA RAI TRE” -LA REDAZIONE DEL PROGRAMMA SI CHIEDE: PERCHÉ UNA GIORNALISTA COME LEI, CHE NON HA MAI CONDOTTO UNA TRASMISSIONE, DEVE PER FORZA CONDURRE? PERCHE' PAOLO CORSINI INTIGNA NEL VOLERLA "LANCIARE" A DISPETTO DEI SANTI? - LA PIACENTE GIULIA E' FIGLIA DEL POTENTE PIERCARLO PRESUTTI, DA 17 ANNI CAPO DELLO SPORT DELL'ANSA, E UOMO DI RELAZIONI TRASVERSALI NELLA ROMANELLA EDITORIAL-POLITICA...

marco caputo giovanni alibrandi rai radio

DAGOREPORT – RADIO RAI, UN UFFICIO DI COLLOCAMENTO PER AMANTI, MOGLI, AMICI DI: DAL CASO CLAUDIA CONTE ALL’INFORNATA DI BELLE E PROCACI GIOVANI SU RADIO2, C’È GROSSO MALESSERE A VIA ASIAGO – IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL PROSSIMO ANNO, È PARTITO IL SOLITO VALZER DI ABBOCCAMENTI CON LA POLITICA (ALCUNI DIRETTORI GIA' S'ALLISCIANO VANNACCI) – LE POLTRONE CHE TRABALLANO: MARCO CAPUTO, DIRETTORE DI RADIO RAI, E GIOVANNI ALIBRANDI, GRAN CAPO DI RADIO2, NOMINATO IN QUOTA LEGA MA POI ALLONTANATOSI DAL CARROCCIO - EMA STOCKHOLMA E LA NUMEROSA SQUADRA DI "BADANTI" AL SUO SEGUITO - LA GRANDE INFORNATA DI "INFLUENCER" E BONAZZE VARIE A RADIO2...

meloni vannacci manlio messina cateno de luca berlusconi

DAGOREPORT - SE IL CAMPO LARGO CONTINUA TAFAZZIANAMENTE A DARSI BOTTIGLIATE SULL'INGUINE, ESCLUDENDO UN GIORNO L’”INAFFIDABILE” RENZI, IL GIORNO DOPO IL “CONTIANO” ONORATO, DOPODICHÉ TOCCA DELEGITTIMARE L’’’ESATTORE” RUFFINI E IL “POLIZIOTTO” GABRIELLI, MELONI DIMOSTRA ANCORA UNA VOLTA DI POSSEDERE INTELLIGENZA POLITICA. NEL PURO SOLCO DEL BERLUSCONISMO D’ANTAN: MA PERCHÉ ESCLUDERE QUANDO SI PUÒ AGGIUNGERE? - E VOILÀ, HA RECUPERATO IL FEDELISSIMO MANLIO MESSINA CHE A SUA VOLTA HA AGGANCIATO IL MOVIMENTO GUIDATO DA CATENO DE LUCA, "SUD CHIAMA NORD" - L’OBIETTIVO DI CATENO (E MESSINA) È QUELLO DI RAGGIUNGERE IL 3% ATTRAVERSO UNA CAMPAGNA DI ARRUOLAMENTO DI ALTRI SINDACI, CONTROCANTO DEL PROGETTO CIVICO ITALIA MESSO SU DA ONORATO, MA NON ESCLUDENDO DI PORTARE NELL’ARMATA BRANCA-MELONI GLI AMICI UDC DI CESA E DI MASTELLA - E COSÌ, PER RIEQUILIBRARE I VOTI PERDUTI DEI BOLLITI SALVINI E TAJANI, E SEMPRE AUSPICANDO CHE LUNGO LA STRADA IL FENOMENO VANNACCI SI SGONFI, “GIORGIA BERLUSCONI” HA COMINCIATO AD ALLARGARE IL PERIMETRO DEL CENTRODESTRA, PRONTA AD ACCOGLIERE IL DIAVOLO (SE NECESSARIO) PUR DI ARRIVARE AL PREMIO DI MAGGIORANZA DEL 42%… - VIDEO