kim phuc phan thi napalm girl

“CONDIVIDERE LE IMMAGINI DELLA CARNEFICINA, IN PARTICOLARE DI BAMBINI, PUÒ SEMBRARE INSOPPORTABILE, MA DOBBIAMO AFFRONTARLO” - KIM PHUC PHAN THI, DIVENTATA FAMOSA COME LA "NAPALM GRIL” È PASSATA DA SIMBOLO DEL CONFLITTO IN VIETNAM AD ATTIVISTA CHE AIUTA I BAMBINI VITTIME DI GUERRA E DENUNCIA GLI ORRORI IN UCRAINA: “SONO CRESCIUTA DETESTANDO QUELLA FOTO. POI HO CAPITO CHE CI HA RESO DEI SIMBOLI, È PIÙ FACILE NASCONDERSI DALLA REALTÀ DELLA GUERRA SE NON NE VEDIAMO LE CONSEGUENZE..."

Simona Siri per “la Stampa”

 

kim phuc 1

«Sono cresciuta nel piccolo villaggio di Trang Bang nel Vietnam del Sud. Mia madre racconta che da ragazzina ridevo molto. Conducevamo una vita semplice con abbondanza di cibo, dal momento che la mia famiglia aveva una fattoria e mia madre gestiva il miglior ristorante della città. Ricordo che amavo la scuola e giocavo con i miei cugini e gli altri bambini del villaggio, saltavamo la corda, correvamo e ci rincorrevamo con gioia. Fino a quando tutto è cambiato l'8 giugno 1972».

 

scatto tagliato che vinse il pulitzer nel 1973

Si apre così l'editoriale pubblicato dal New York Times firmato da Kim Phuc Phan Thi, diventata famosa come «la bambina del Napalm». È lei quella che corre nuda, circondata da altri bambini vestiti, dietro di loro i soldati in divisa, in quella che è forse la fotografia di guerra più famosa della storia, opera dal fotografo Nick Ut. Uno scatto che è diventato il simbolo stesso degli orrori della guerra del Vietnam, la prova davanti alla quale il mondo non si è più potuto nascondere. Un'immagine che è Storia con la S maiuscola, momento universale, ma che racconta anche una vicenda privata, un dramma personale del quale forse ci siamo dimenticati, sopraffatti dal ricordo. 

kim phuc

 

«Il napalm si attacca a te, non importa quanto velocemente corri, provoca orribili ustioni e dolore che durano una vita», prosegue Kim Phuc Phan Thi. "Non ricordo di aver corso e urlato: "Nóng quá, nóng quá!" (troppo caldo, troppo caldo!) ma i filmati e i ricordi degli altri mostrano che l'ho fatto". E poi più avanti: "Nick ha cambiato la mia vita per sempre con quella fotografia straordinaria. E me l'ha anche salvata. Dopo aver scattato la foto, mise giù la macchina fotografica, mi avvolse in una coperta e mi portò via perché avessi cure mediche. Gli sono per sempre grata. Eppure ricordo anche di averlo odiato, a volte.

 

kim phuc e il fotografo nick ut

Sono cresciuta detestando quella foto. Tra me e me pensavo: "Sono una bambina. Sono nuda. Perché ha fatto quella foto? Perché i miei genitori non mi hanno protetto? Perché ha stampato quella foto? Perché ero l'unica bambina nuda mentre i miei fratelli e cugini nella foto sono vestiti?" Mi sono sentita brutta e mi sono vergognata. Crescendo, a volte ho desiderato scomparire non solo a causa delle mie ferite - le ustioni hanno segnato un terzo del mio corpo e causato un dolore cronico intenso - ma anche a causa della vergogna e dell'imbarazzo della mia deturpazione. Ho cercato di nascondere le mie cicatrici sotto i vestiti. Ho avuto un'ansia e una depressione orribili. I bambini a scuola mi evitavano. I vicini e in una certa misura i miei genitori avevano pietà di me. Crescendo, temevo che nessuno mi avrebbe mai amata". 

 

la schiena martoriata di kim

Bambina di nove anni all'epoca della foto, oggi Kim Phuc Phan Thi è una donna che si batte per quello in cui crede. Dopo essersi rifugiata in Canada ha dato vita alla Kim Foundation International, un'associazione che offre aiuto ai bambini vittime di guerra. Nel suo editoriale sul New York Times, racconta di aver capito la sua missione solo da adulta, dopo anni trascorsi a rilasciare interviste su quella foto che ha reso e lei i cuginetti "dei simboli, mentre noi siamo esseri umani" e per questo desiderosi di andare avanti, in un processo opposto a quello che fa la fotografia che per sua definizione fissa nel tempo.

 

 È anche per questo che oggi "la bambina del Napalm" è un'adulta che pensa che pubblicare le foto degli orrori dell'Ucraina così come quelle delle vittime delle stragi americane da fucili AR-15 - una questione su cui in Usa c'è molto dibattito- sia non solo doveroso, ma necessario. «Il pensiero di condividere le immagini della carneficina, in particolare di bambini, può sembrare insopportabile, ma dobbiamo affrontarlo», dice in conclusione. «È più facile nascondersi dalla realtà della guerra se non ne vediamo le conseguenze».

il fotografo nick ut 8 giugno 1972kim puck nick ut 2kim phuc nick uttrattamento laser alla schienatrattamento laser al braccio di kim phucprove mediche in vista dell’interventokim phuc sottoposta al trattamentola zia di kim phuc con un bambino di nove mesi che morira dopo dieci giornikim phuc con marito toan huy buikim phuc con figlio thomas e marito 1977kim phuc guarda foto di lei e figlio thomasla piccola kim in fuga straziata dal napalm nella foto celeberima scattata da nick utchristopher wain e nock ut aiutano kim phuc bambina

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