angelo licheri

L’ANGELO DI VERMICINO – UNO DEI SOCCORRITORI RACCONTA ANGELO LICHERI CHE TENTO’ DI SALVARE ALFREDINO: “RIPETEVA FATEMI SCENDERE, MENTRE ALTRI SI ERANO SPAVENTATI ALLA VISTA DI QUEL CUNICOLO STRETTISSIMO, FU UN VERO EROE, SALTÒ LA FILA PER CALARSI, PROVÒ ANCHE AD AFFERRARLO PER LA CANOTTIERA E LA MAGLIETTA SI STRACCIÒ. QUANDO LO TIRARONO FUORI ERA UNA PALLA DI FANGO, STRAVOLTO, PIANGEVA DISPERATO...”

Laura Bogliolo per “il Messaggero”

 

angelo licheri

«Sentivo Alfredino gridare mamma basta, non ce la faccio più, adesso tiratemi fuori. Intanto io ero pronto a calarmi, insieme ad altri volontari eravamo in fila, la squadra responsabile dei soccorsi stava prendendo le misure dei nostri toraci, sono alto un metro e sessanta, piccolino insomma, ma ci voleva un corpo più esile del mio».

 

È la notte degli Inferi, quando il fango in un campo che è terra di nessuno alle porte di Roma mangia il corpicino di Alfredino Rampi. La folla quasi soffoca il luogo dei soccorsi: sotto terra, al buio, c'è un bimbo terrorizzato.

 

Enrico Mariani, 61 anni, volontario dello Speleo Club di Orvieto, quella notte era insieme ad altri volontari a Vermicino.

angelo licheri

«Con due colleghi speleologi ci siamo subito offerti di entrare in quel pozzo, la polizia stradale organizzò una staffetta che in pochissimo tempo ci portò da Orvieto a Vermicino. Eravamo pronti a calarci, eravamo in fila insieme a tanti altri per farci imbracare, ci misuravano il torace perché quel pozzo era strettissimo, poi ci hanno chiesto di aspettare perché avrebbero potuto avere bisogno di noi».

 

Poi cosa è accaduto?

«All'improvviso è apparso quel piccolo uomo, sardo, passò davanti a tutti, era deciso e non sembrava neanche avere paura, si sbracciava, voleva arrivare davanti al pozzo a ogni costo».

 

Era Angelo Licheri?

«Sì, si fece strada tra tutti con una determinazione impressionante e fu scelto dai soccorsi grazie alla sua piccola statura nonostante non avesse alcuna esperienza come speleologo, la situazione dopotutto era drammatica, il fango rendeva tutto difficilissimo e più passava tempo e minori erano le possibilità di salvare Alfredino».

 

angelo licheri

Quindi ha visto Angelo calarsi?

«Lo hanno agganciato per le caviglie ed è sceso a testa in giù, i medici prendevano il tempo, non si può restare in quelle condizioni per più di 15 minuti, ma sentivo Licheri da quel pozzo gridare disperato sto bene! Lasciatemi qua sotto, non tiratemi su, sto ancora provando a prenderlo!».

 

Intanto la voce di Alfredino era sempre più debole.

«Aveva smesso da un po' di chiedere aiuto alla mamma, Angelo diceva che sentiva solo dei rantoli, aveva provato a pulirgli il visino dal fango, ma il piccolino non reagiva più, la mamma disperata sull'orlo di quel maledetto pozzo ha continuato a chiamarlo, ma non c'erano più segnali».

 

Angelo provò anche con una cinghia a salvare Alfredino.

«La agganciò al piccolino, ma si spezzò, provò anche ad afferrarlo per la canottiera e la maglietta si stracciò, quando lo prese per un polso disse che aveva sentito l'osso rompersi e si disperò, ma Alfredino ormai non era più cosciente».

 

Chiese anche di essere lasciato in caduta libera per cercare di sfondare le rocce?

«Sì fu un vero eroe, c'era una occlusione e tentò in ogni modo di aprire un varco».

 

Alla fine tornò su...

«Passò un tempo interminabile, quando lo tirarono fuori era una palla di fango, stravolto, piangeva disperato e ripeteva non c'è più niente da fare...».

 

E intanto intorno c'era il caos.

«La folla stava vicinissima al pozzo, qualcuno si era portato anche i panini, fu veramente drammatico, non c'era affatto organizzazione».

 

 Ieri Angelo se ne è andato.

«Sono addolorato, quell'uomo ha fatto di tutto per salvare Alfredino, non ce l'ha fatta, ma per tutti noi resta un grande eroe».

angelo licheri

 

 

2 - L'ANGELO TRISTE DI ALFREDINO RIMASTO ANCHE LUI NEL POZZO

Laura Bogliolo per “il Messaggero”

 

La cinghia si spezza, la canottierina si straccia, le dita intanto scavano nel fango, la presa sul polso scivola e il cuore batte forte quando Alfredino, a pochi centimetri di distanza, ormai rantola. Gli incubi segnano il volto di dolore, straziano il corpo e il resto della vita di Angelo Licheri, il piccolo grande uomo che tentò di salvare il bimbo di sei anni precipitato in un pozzo artesiano a Vermicino, poco distante da Roma.

alfredino rampi

 

«Gli ho mandato un bacetto con le dita e sono risalito» raccontò in lacrime quell'anima pura che a testa in giù per oltre quaranta minuti provò a salvare Alfredino Rampi, il figlio dell'Italia intera in quell'estate del 1981. «Di fronte alle tenebre ha avuto un coraggio sovrumano» dice Tullio Bernabei, all'epoca responsabile del soccorso speleologico del Lazio. Fu Bernabei il primo a scendere negli inferi, a tentare di raggiungere Alfredino.

 

Fu sempre lui ad agganciare le funi alle caviglie di Angelo e a calarlo per oltre 60 metri. «Ripeteva fatemi scendere, mentre altri si erano spaventati alla vista di quel cunicolo strettissimo, ma Angelo non aveva paura: mi convinsero il coraggio e la determinazione che aveva e allora decisi di calarlo» aggiunge Bernabei affranto ieri per la scomparsa di Licheri.

 

GLI ULTIMI ANNI

L'angelo di Vermicino se ne è andato nella notte tra domenica e lunedì, a 77 anni, in silenzio e con umiltà, come piaceva a lui. Nessun riflettore, nessuna luce mediatica come invece accadde quella notte quando l'Italia si diede appuntamento a Vermicino. C'era anche Sandro Pertini e da quella esperienza nacque la Protezione Civile.

 

«Angelo non voleva si sapesse che stava male» racconta in lacrime Donatella Cionco, 48 anni, operatrice sanitaria della casa di riposo Fondazione San Giuseppe di Nettuno dove alle 3 si è spento Licheri. Era ospite della struttura dal 2014, una gamba amputata poi la lotta contro una lunga malattia.

 

tragedia alfredino rampi

«Per noi era un amico - ripete Donatella, portavoce di Alessandra Franco, la responsabile della struttura - e guai a chiamarlo eroe, proprio non voleva». Originario di Gavoi, in provincia di Nuoro, all'epoca era un fattorino di una tipografia a Roma. Lesse sui giornali di quel bambino incastrato nel pozzo e corse a Vermicino perché sentiva che poteva provare a salvarlo. «Per non far preoccupare mia moglie dissi che andavo a comprare le sigarette». E invece Angelo andò da Alfredino. «Passò davanti a tanti altri volontari che aspettavano di calarsi - racconta Giorgio Bellocchio, all'epoca speleologo del nucleo di Orvieto - era il più piccolo di statura e fu scelto per introdursi in quel pozzo a testa in giù». Provò per sette volte a portare su Alfredino.

 

COME UN ARIETE

sandro pertini tragedia alfredino rampi

Negli anni è fuggito da ogni tipo di riconoscimento. «Ho rifiutato 27 medaglie d'oro e tanti premi, ho fallito: come potevo accettare?» diceva. Ma è sempre stato presente durante le manifestazioni organizzate dal Centro Alfredo Rampi Onlus fondato dalla famiglia di Alfredino. «Ha partecipato fino all'ultimo - spiega Rita Di Iorio, responsabile dell'associazione - era un volontario puro, un uomo buono e quella notte lo segnò per tutta la vita».

 

«Avevo perso ogni vivacità» raccontò, ma fu sempre al fianco della famiglia Rampi. Portò la bara di Alfredino, ebbe un mancamento e chiese «scusa per il disturbo». A Roma nascerà un murales per il bimbo grazie a una raccolta fondi che sosteneva anche Licheri. Il centro Rampi ieri lo ha ricordato parlando di «valore, coraggio, tenacia e anche della simpatia del piccolo grande eroe, prototipo del volontario disposto ad andare più in là, cercando di superare ogni ostacolo per salvare una vita, con il solo vessillo del proprio cuore».

 

«Si sentiva spesso con mamma Franca - aggiunge l'operatrice sanitaria Donatella - non amava parlare di quella notte, ma non ha mai rifiutato la visita di sconosciuti che negli anni sono passati in clinica per portargli un saluto affettuoso». Fece molti lavori nella sua vita, anche all'estero. «Conosceva tante lingue, ogni tanto ci parlava in spagnolo...» dicono dalla clinica.

 

sandro pertini tragedia alfredino rampi

Oggi alle 15, a Nettuno, i funerali nella parrocchia San Paolo Apostolo. Ci saranno la famiglia, gli amici, ma anche quegli sconosciuti che fecero il tifo per lui quella maledetta notte di giugno di quaranta anni fa. «Fu straordinario - aggiunge Bernabei - mi chiese di mollarlo giù per fare da ariete con il proprio corpo contro le rocce per aprire un varco». E conclude: «Collaboro con la Protezione civile per creare il prototipo di un robot che possa salvare i bimbi dispersi nei pozzi e a quel robot vogliamo dare il nome di Angelo Licheri».

mario proto alfredino rampi

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