irina shayk

L’EDUCAZIONE SIBERIANA DI IRINA SHAYK:MIO PADRE LAVORAVA NELLE MINIERE IN UN POSTO DESOLATO DELLA RUSSIA. QUANDO MORÌ IO, MIA MAMMA E MIA SORELLA CI SIAMO RIMBOCCATE LE MANICHE: COLTIVAVAMO L’ORTO, HO RIDIPINTO UN OSPEDALE PER 6 DOLLARI L’ORA. VESTIVO SOLO GLI ABITI CHE ‘EREDITAVO’ DA MIA SORELLA CHE, PER OGNI CAPO, MI FACEVA PULIRE LA CASA PER UNA SETTIMANA. PER FORTUNA VIVEVAMO IN 24 METRI QUADRATI. LA SVOLTA È ARRIVATA QUANDO CI SIAMO TRASFERITE IN CITTÀ E HO INIZIATO A SCATTARE LE PRIME FOTO PER CASO. POI SONO PARTITA PER PARIGI E...” – I 40 ANNI, IL LEGAME CON L’ITALIA E IL RAPPORTO CON L’EX BRADLEY COOPER...

Estratto dell’articolo di Michela Proietti per il “Corriere della Sera”

 

irina shayk 4

Irina Shayk, nata Irina Valer’evna Šajchlislamova, supermodella russa. Ex di Cristiano Ronaldo, madre di Lea, avuta da Bradley Cooper. Il 6 gennaio ha compiuto 40 anni.

«Vivo l’età con naturalezza. Sono diventata modella tardi, a 19 anni. Per tutti ero fuori tempo massimo. Ho recuperato terreno».

 

Il primo ricordo da piccola.

«Sono all’asilo e non parlo con nessuno. Non sono socievole: forse perché sono cresciuta in mezzo al nulla».

 

La sua famiglia.

«Mio padre lavorava nelle miniere: negli anni Ottanta il governo ti assegnava un lavoro dove serviva. Lui fu spedito in un posto desolato: stavano costruendo un villaggio intorno a una miniera di carbone».

 

Ha avuto un’infanzia segnata dalla povertà?

irina shayk 1

«Dopo la morte di mio padre, mia madre non si è mai risposata: era rigorosa nello scegliere la persona giusta e non ha mai trovato un valido “sostituto”. Ma la parola povertà non ci rappresenta: la mamma ha mantenuto sempre un atteggiamento dignitoso. Ci siamo rimboccate le maniche. Con mia sorella coltivavamo l’orto: pomodori, patate, cetrioli... Oggi saprei dare vita a una produzione di frutta e verdura».

 

Una Cenerentola russa.

«So pulire da capo a fondo una casa o dipingere una parete: l’ho imparato pitturando un ospedale per 6 dollari l’ora.

irina shayk 2

Mi feci assumere per comperarmi delle scarpe nuove. Da piccola indossavo solo abiti di mia sorella Tatiana e ogni volta che “ereditavo” un suo capo lei mi faceva pulire la casa per una settimana. Per fortuna era piccola: 24 mq per 4 persone, un divano letto dove dormivano i miei e una camera per me e mia sorella».

 

Quando è cambiata la sua vita?

«Con la morte di mio padre. Avevo 14 anni e ricordo di aver pensato: “Da oggi l’uomo in casa sono io”. Ero la secondogenita e i miei genitori avrebbero desiderato un maschio. Da quel momento ho messo via la mia parte femminile».

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La moda come è arrivata?

«Con mia sorella ci siamo trasferite in città: io studiavo marketing, lei faceva la scuola di estetista. Le prime foto sono nate per caso. Era buffo: da piccola in casa non c’era una macchina fotografica, le poche foto che avevo ce le scattavano a scuola».

 

La grande occasione?

«Sono partita per Parigi senza sapere l’inglese, senza soldi né vestiti. Vivevo in un appartamento con altre ragazze russe: l’agenzia ci dava 40 euro a settimana per il cibo e la metropolitana. Facevamo la fame. E all’epoca il mio genere non era apprezzato: andavano le ragazze magrissime, bionde. Io con le labbra carnose e il seno abbondante ero fuori. Finché non è arrivata la campagna di Intimissimi. Devo molto all’Italia: dopo quella campagna sono arrivati Vogue Russia e Sport Illustrated. Anche se per tanti anni mi hanno confinato nella gabbia di modella “commerciale”».

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Come ne è uscita?

«Grazie a Riccardo Tisci, che mi ha voluta per Givenchy. Ha avuto il coraggio di osare con una modella cheap: dicevano che ero troppo sexy e forse rifatta. Non avevo neppure i soldi per mangiare, figurarsi per ritoccarmi...».

 

[…] Bradley Cooper, padre di sua figlia.

«È un ottimo padre e condivide gli stessi valori nel crescere Lea. È molto raro che i genitori separati riescano ad essere sulla stessa lunghezza d’onda nell’educazione. Lea non ha nessuna tata: ci occupiamo io e Bradley di lei».

 

Quanto è diversa l’infanzia di sua figlia dalla sua?

«Imparagonabile. Eppure anche Lea non ha telefoni o pc. La televisione le è concessa raramente: io stessa mi tengo al riparo dal flusso di brutte notizie. Cerco di mantenere un’energia positiva».

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Come ha festeggiato i 40?

«Non sono una party girl. Lo faccio più per i miei amici. Sono timida e odio i complimenti. Il regalo più bello me lo ha fatto mia figlia: una cartolina scritta in russo. Mi ha commossa profondamente. Per me è importante che conosca le sue origini».

 

Cosa si è regalata con i primi guadagni della carriera?

«Un appartamento a New York. Non faccio shopping».

 

Ha mai ricevuto avance sul lavoro?

«No, per fortuna».

[…]

 

Oggi è single?

«[…] Purtroppo gli uomini temono le donne forti. Non sono il tipo di donna che tiene la bocca chiusa. E non è apprezzato».

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L’Irina segreta.

«Sono forte, ma anche fragile. Sono umana. A volte non mi sento abbastanza. Ma poi mi rialzo, mi rimetto in piedi. Per me e per mia figlia».

 

Crede?

«Sì. E penso che nella mia vita precedente sono stata sicuramente un uomo» .

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