cecilia marogna becciu

L’INCHIESTA SU CECILIA MAROGNA E’ PARTITA GRAZIE ALLA SEGNALAZIONE DELLA POLIZIA SLOVENA, INSOSPETTITA DA UNA SERIE DI MOVIMENTAZIONI ANOMALE REGISTRATE SU DUE CONTI INTESTATI ALLA SUA SOCIETÀ, LA “LOGSIC DOO” - SI TRATTA DI NOVE BONIFICI RICEVUTI (575 MILA EURO), IN SETTE MESI, DALLA SEGRETERIA DI STATO E 120 PAGAMENTI PRESSO HOTEL E NEGOZI LUSSO DA PARTE DELLA DONNA - I MESSAGGI WHATSAPP TRA BECCIU E MONSIGNOR ALBERTO PERLASCA PER L’INVIO DEI SOLDI GIUSTIFICATI DALLA NECESSITÀ DI LIBERARE UNA SUORA COLOMBIANA RAPITA IN MALI

VATICANO, ECCO CARTE INCHIESTA BECCIU-MAROGNA - ESCLUSIVA

Ileana Sciarra e Mia Grassi per https://www.adnkronos.com

 

CECILIA MAROGNA

Tredici pagine per spiegare le ragioni per cui deve restare in carcere (e poi essere estradata in Vaticano) Cecilia Marogna, la 39enne cagliaritana divenuta nota come la 'dama di Becciu' per il legame fiduciario che la lega all'ex numero due della Segreteria di Stato, arrestata a Milano il 13 ottobre scorso, su mandato di cattura internazionale richiesto dall'Ufficio del Promotore di giustizia della Santa Sede.

 

giovanni angelo becciu

L'Adnkronos ha potuto visionare la richiesta di convalida dell'arresto a fini estradizionali fatta pervenire al ministro della Giustizia italiano, Alfonso Bonafede, dagli inquirenti vaticani. Tredici pagine, appunto, in cui la magistratura d'Oltretevere ricostruisce passo dopo passo nei dettagli il caso che sta facendo tremare le mura leonine, già messe a dura prova dallo scandalo dell'acquisto del palazzo di Sloane Avenue a Londra.

 

Peculato e appropriazione indebita aggravata: sono questi i reati di cui è accusata la Marogna. Gli inquirenti vaticani contestano alla manager sarda, nella qualità di amministratrice della Logsic Doo, società con sede in Slovenia "costituita al fine di svolgere assistenza sociale non residenziale e finanziata dalla Segreteria di Stato", di essersi appropriata di 575mila euro "che le erano stati affidati in ragione delle sue funzioni utilizzandoli per acquisti voluttuari incompatibili con le finalità impresse dalla Segreteria di Stato all’atto dell’affidamento stesso" e di aver agito "con più atti esecutivi della medesima risoluzione" e "in concorso con persone allo stato ignote".

giovanni angelo becciu papa francesco bergoglio

 

L'inchiesta, si spiega nelle carte, ha avuto origine da una segnalazione della Polizia slovena, insospettita da una serie di movimentazioni anomale registrate su due conti intestati alla Logsic Doo, la società con sede a Lubiana di cui Marogna è amministratrice. A seguito della segnalazione, gli uomini della Gendarmeria Vaticana, attraverso accertamenti bancari, hanno rilevato che i due conti correnti "risultavano alimentati da nove bonifici emessi dalla Segreteria di Stato tra il 20-12-2018 e 1’11-7-2019 per un ammontare complessivo di 575.000 euro" e che molte delle movimentazioni eseguite "riguardavano spese non compatibili con l’oggetto sociale della società".

Cecilia Marogna e Becciu

 

Dalla visura camerale, infatti, era emerso che la Logsic Doo avrebbe dovuto svolgere attività di assistenza sociale non residenziale mentre dall’analisi degli estratti conto della società era emerso che le spese sostenute dalla Marogna "non avevano alcuna attinenza con le dette finalità assistenziali e umanitarie".

 

Inoltre, dall’analisi dei conti sono emersi oltre 120 pagamenti tra negozi come Prada, Tod’S, Hogan, Missoni, La Rinascente, Montblanc, Louis Vuitton, Maxmara, Poltronesofa, Auchan, alberghi prestigiosi (come l’Hotel Bagni nuovi di Bormio e l'Hotel Cervo in Costa Smeralda), ristoranti di lusso e, sottolineano gli inquirenti, "ulteriori approfondimenti sono in corso".

 

ALBERTO PERLASCA

Quanto alle modalità dei pagamenti, negli atti che l'Adnkronos ha potuto visionare ci sono una serie di conversazioni via Whatsapp tra il cardinale Angelo Becciu e monsignor Alberto Perlasca, all'epoca Capo dell'Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato vaticana.

 

In particolare, il 20 dicembre del 2018 Becciu (che già non era più Sostituto della Segreteria di Stato) scrive a Perlasca di inviare i soldi alla Marogna, incaricata di mediare per il Vaticano per la liberazione di una suora colombiana rapita, e di farlo suddividendo la somma in diverse tranche. "Ti ricordi questione suora colombiana? Pare che qualcosa si muova e il mediatore deve aver subito a disposizione i soldi - scrive Becciu - Li inviamo però a diverse tranche sul conto che più sotto ti indicherò. Primo bonifico: 75.000 euro intestato a 'Logsic doo'. Causale: 'voluntary contribution for a humanitarian mission'".

CECILIA MAROGNA A DUBAI

 

In un successivo messaggio, Becciu ribadisce a monsignor Perlasca la finalità che il fondo avrebbe dovuto assolvere, cioè la liberazione della suora colombiana, alludendo "anche al fatto - sottolineano gli inquirenti - che lo stesso trasferimento fosse stato preceduto dall’autorizzazione della superiore Autorità Sovrana", ossia il Papa: "Ti ricordo che ne ho riparlato con il SP e vuole mantenere le disposizioni già date e in gran segreto". Messaggio al quale, peraltro, Mons. Perlasca risponde "ok per suora" lasciando intendere di essere a conoscenza della vicenda.

 

Agli atti anche lo scambio di messaggi tra Perlasca e Fabrizio Tirabassi, funzionario dell'Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato e suo stretto collaboratore, a cui Perlasca indica i bonifici da fare: “Monsignor Perlasca inoltrava il numero dell’Iban del destinatario – corrispondente al conto corrente intestato alla Logsic Doo – a Fabrizio Tirabassi”, rilevano gli inquirenti nelle carte. Peraltro, lo stesso scambio di messaggi tra Becciu e Perlasca e Perlasca e Tirabassi avviene, rilevano gli inquirenti, "anche in occasione della disposizione degli altri bonifici che hanno costituito il deposito della società Logsic doo", avvenuti tra gennaio e luglio 2019.

ALBERTO PERLASCA

 

Questo porta gli inquirenti a concludere, "con una certezza che esclude ogni possibile ragionevole dubbio, che la Segreteria di Stato aveva versato alla Logsic doo, affidandole alla signora Cecilia Marogna, somme per finalità istituzionali".

 

A spingere gli inquirenti a contestare il peculato, oltre all'appropriazione indebita aggravata, a Marogna, la convinzione che la manager sarda "agì da pubblico ufficiale". In particolare, nella richiesta i magistrati della Santa Sede spiegano che "nell’ordinamento vaticano non esiste la differenza - presente invece nell’ordinamento italiano - tra incaricato di pubblico servizio e pubblico ufficiale" e che "qualsiasi persona titolare di un mandato amministrativo (oltre che legislativo o giudiziario) nello Stato, sia esso nominativo o elettivo, a titolo permanente o temporaneo, remunerato o gratuito, ed a prescindere dalla sua collocazione nell’ambito della organizzazione gerarchica, assume la qualifica di pubblico ufficiale".

 

becciu

In questo senso ritengono che la manager sarda "per l’incarico ricevuto e la natura delle attività che le erano state affidate attraverso la gestione della Logsic Doo - come visto finanziata esclusivamente con fondi erogati dalla Segreteria di Stato -, abbia rivestito la qualifica di pubblico ufficiale". Circostanza suffragata anche dalla corrispondenza intercorsa tra Becciu e monsignor Alberto Perlasca, all'epoca Capo dell'Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato vaticana, dalla quale emerge come la Marogna "avrebbe dovuto collaborare ad una operazione delicatissima e di grande importanza, vale a dire contribuire alla liberazione di una suora colombiana, missionaria in Mali e rapita dalla città di Karangasso provincia di Bamako nel febbraio 2017, che certamente può essere considerata di natura pubblica e rientrante nella nozione di mandato amministrativo temporaneo".

cecilia marogna

 

Ma più di ogni altra cosa, secondo gli inquirenti, conta la dichiarazione del 17 novembre 2017 su carta intestata della Segreteria di Stato sottoscritta da Becciu in qualità di Sostituto della Segreteria di Stato, dove il cardinale attestava che "la signora Marogna presta servizio professionale come analista geopolitico e consulente relazioni esterne per la Segreteria di Stato — Sezione Affari Generali". Una "chiara investitura", secondo gli inquirenti, "implicante l’esercizio di poteri di natura pubblicistica - quale la gestione e conservazione di fondi pubblici destinati ad una finalità non certamente lucrativa - che la signora Cecilia Marogna, invece, ha svilito sfruttandolo e piegando a proprio unico favore il mandato ricevuto".

cecilia marogna

 

Infine, gli inquirenti, a comprova delle loro deduzioni sul mandato pubblico della Marogna, ricordano nelle carte inviate a Bonafede la Lettera Apostolica 11 luglio 2013 "in forma di Motu Proprio del Sommo Pontefice (fonte normativa vincolante) a norma del quale ogni persona titolare di un mandato amministrativo nella Santa Sede, a titolo permanente o temporaneo, remunerato o gratuito, qualunque sia il suo livello gerarchico, è pubblico ufficiale".

 

2 - INCHIESTA VATICANO, NOVE BONIFICI DA BECCIU ALLA MAROGNA

Fulvio Fiano per https://roma.corriere.it

 

Nove bonifici in sette mesi dalla segreteria di Stato a Cecilia Marogna e 120 pagamenti presso hotel e negozi lusso da parte della donna con le somme ricevute. La prova sarebbe anche in una serie di messaggi whatsapp con cui il cardinale Angelo Becciu, numero due della segreteria vaticana, dava disposizioni a monsignor Alberto Perlasca (ex capo dell’ufficio amministrativo della segreteria di Stato) per l’invio dei fondi. È uno dei passaggi fondamentali riportati nella richiesta di convalida dell’arresto della 39enne cagliaritana sottoposta dall’ufficio del promotore di giustizia vaticana al ministro della Giustizia italiano, Alfonso Bonafede, per chiederne l’estradizione in territorio vaticano.

CECILIA MAROGNA

 

Il 20 dicembre del 2018 Becciu (che già non era più Sostituto della Segreteria di Stato) scrive a Perlasca di inviare i soldi alla Marogna, incaricata di mediare per il Vaticano per la liberazione di una suora colombiana missionaria in Mali e rapita dalla città di Karangasso provincia di Bamako nel febbraio 2017, e di farlo suddividendo la somma in diverse tranche. «Ti ricordi questione suora colombiana? Pare che qualcosa si muova e il mediatore deve aver subito a disposizione i soldi - scrive Becciu - Li inviamo però a diverse tranche sul conto che più sotto ti indicherò. Primo bonifico: 75.000 euro intestato a “Logsic doo”. Causale: “voluntary contribution for a humanitarian mission”».

 

In un successivo messaggio, Becciu ribadisce a monsignor Perlasca la finalità che il fondo avrebbe dovuto assolvere, cioè la liberazione della suora colombiana, alludendo «anche al fatto - sottolineano gli inquirenti - che lo stesso trasferimento fosse stato preceduto dall’autorizzazione della superiore Autorità Sovrana», ossia il Papa: «Ti ricordo che ne ho riparlato con il SP (Santo Padre, ndr) e vuole mantenere le disposizioni già date e in gran segreto». Messaggio al quale, peraltro, Mons. Perlasca risponde «ok per suora» lasciando intendere di essere a conoscenza della vicenda.

 

la casa di becciu postata dalla marogna

L’indagine sulla «dama di Becciu», arrestata a Milano il 13 ottobre scorso, nasce da una segnalazione della polizia slovena su una serie di movimentazioni anomale registrate su due conti intestati alla Logsic Doo, la società con sede a Lubiana di cui la manager sarda è amministratrice.In particolare, come accertato dalle indagini della Gendarmeria Vaticana i due conti «risultavano alimentati da nove bonifici emessi dalla Segreteria di Stato tra il 20-12-2018 e 1’11-7-2019 per un ammontare complessivo di 575.000 euro» e molte di queste movimentazioni «riguardavano spese non compatibili con l’oggetto sociale della società», ufficialmente attiva nel settore della assistenza sociale non residenziale.

 

cecilia marogna

Le spese, come detto «non avevano alcuna attinenza con le dette finalità assistenziali e umanitarie» essendo piuttosto pagamenti presso negozi di grandi firme di moda e non solo come Prada, Tod’S, Hogan, Missoni, La Rinascente, Montblanc, Louis Vuitton, Maxmara, Poltronesofa, Auchan e poi alberghi prestigiosi (l’Hotel Bagni nuovi di Bormio e l’Hotel Cervo in Costa Smeralda), ristoranti di lusso. Ulteriori approfondimenti sono in corso.

 

A Marogna vengono contestati il peculato e l’appropriazione indebita proprio in virtù di quell’incarico relativo alla suora rapita. Secondo gli inquirenti vaticani, infatti, la 39 enne «agì da pubblico ufficiale» . I magistrati della Santa Sede spiegano che «nell’ordinamento vaticano non esiste la differenza - presente invece nell’ordinamento italiano - tra incaricato di pubblico servizio e pubblico ufficiale» e che «qualsiasi persona titolare di un mandato amministrativo nello Stato, assume la qualifica di pubblico ufficiale».

 

CECILIA MAROGNA

Agli atti anche lo scambio di messaggi tra Perlasca e Fabrizio Tirabassi, funzionario dell’Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato e suo stretto collaboratore, a cui Perlasca indica i bonifici da fare: «Monsignor Perlasca inoltrava il numero dell’Iban del destinatario – corrispondente al conto corrente intestato alla Logsic Doo – a Fabrizio Tirabassi», rilevano gli inquirenti nelle carte. Peraltro, lo stesso scambio di messaggi tra Becciu e Perlasca e Perlasca e Tirabassi avviene, rilevano gli inquirenti, «anche in occasione della disposizione degli altri bonifici che hanno costituito il deposito della società Logsic doo», avvenuti tra gennaio e luglio 2019. Questo porta gli inquirenti a concludere, «con una certezza che esclude ogni possibile ragionevole dubbio, che la Segreteria di Stato aveva versato alla Logsic doo, affidandole alla signora Cecilia Marogna, somme per finalità istituzionali».

CECILIA MAROGNA

 

E sempre riguardo a Becciu, la polizia federale australiana sta esaminando evidenze di rimesse di denaro dal Vaticano all’Australia, che sarebbero legate a tentativi di influenzare sfavorevolmente il processo per pedofilia a carico del cardinale australiano George Pell, rivale dell’ex cardinale, dal quale poi è stato scagionato. L’indagine è stata avviata dopo che l’ente di controllo dei reati finanziari Australiano ha fornito informazioni alla polizia federale e a quella dello stato di Victoria.

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