putin nato

L'OCCIDENTE DEI COJONI: TARDA NEL SOSTENERE L'UCRAINA E CONCEDE A PUTIN IL MATCH POINT - UN'EVENTUALE AVANZATA DELLE FORZE RUSSE IN PRIMAVERA POTREBBE FAR CROLLARE LA RESISTENZA DI KIEV (CON IL RISCHIO DI PORTARE A UN'ESCALATION MILITARE CON LE FORZE NATO) - PREOCCUPA LA MOSSA A SORPRESA DEL CREMLINO: PUTIN POTREBBE PROPORRE UNA TREGUA UNILATERALE E SPACCARE IL FRONTE DEI LEADER EUROPEI...

1 - IL TIMORE DEGLI EUROPEI “PUTIN ATTACCHERÀ ODESSA E OFFRIRÀ UNA FINTA PACE”

Estratto dell'articolo di Anais Ginori per “la Repubblica”

 

VLADIMIR PUTIN

E se Vladimir Putin proponesse una tregua unilaterale? I segnali sul campo di battaglia in Ucraina indicano il contrario: il presidente russo ha appena deciso di arruolare altri 150mila soldati […]. Emmanuel Macron ha confidato al suo entourage che il Cremlino punta su Odessa, […] Con gli inevitabili rischi di escalation che provocherebbe questo avanzamento delle truppe russe.

 

«A quel punto il dibattito sull’invio di soldati in sostegno dell’Ucraina non sarebbe più teorico ma diventerebbe molto concreto, e noi europei rischieremmo di dividerci» confidano fonti diplomatiche di Bruxelles proprio nel giorno in cui i generali ucraini confidano a Politico il timore che il fronte possa «crollare».

 

emmanuel macron

Dietro all’accelerazione che ha imposto Macron nella retorica dello scontro con Mosca, con la rivendicata «ambiguità strategica» sulle opzioni militari, e l’auspicato «sussulto » chiesto all’Ue per rafforzare subito gli aiuti militari a Kiev, non ci sono solo i dubbi sulle capacità della resistenza ucraina nelle prossime settimane.

 

l timore che circola nelle cancellerie occidentali è proprio una mossa a sorpresa di Putin. A seconda dell’esito dell’offensiva, il leader russo potrebbe giocare la carta del cessate il fuoco unilaterale.

 

emmanuel macron volodymyr zelensky

L’obiettivo del presidente russo sarebbe di spingere in una posizione scomoda molti leader europei, non solo nei confronti di Volodymyr Zelensky ma anche rispetto a opinioni pubbliche nazionali sempre più stanche della guerra. «Dovremmo stare attenti a non essere ingenui davanti a una tregua tecnica che sarebbe solo un bluff di Mosca per intanto riamarsi» confida una fonte europea a Repubblica. In passato, Putin ha regolarmente violato gli impegni al cessate il fuoco negli accordi di Minsk.

 

Ma nel momento in cui la Russia riuscisse a creare l’illusione di una tregua, le forze politiche che già ora tentano di frenare l’invio di armi a Kiev avrebbero un nuovo argomento da usare. Una minaccia reale all’unità tra i governi dell’Ue che in oltre due anni di guerra è stata invece preservata. Sul calendario è segnata una data: le Olimpiadi di luglio a Parigi. Un grande evento sportivo che potrebbe avere ricadute per la diplomazia.

 

emmanuel macron volodymyr zelensky

Non a caso Macron stesso ha evocato la tradizione della «tregua olimpica » con un giornale ucraino. Altre fonti propendono per una finestra di opportunità più ampia per l’eventuale tregua offerta da Mosca: un periodo compreso tra luglio e novembre. Putin vorrebbe approfittare della doppia debolezza dell’Ue e degli Usa. Bruxelles entrerà nella fase post voto delle elezioni europee del 9 giugno. […]  l’ascesa dei gruppi dell’estrema destra Ecr e Id può creare un blocco per ostracizzare l’Europarlamento e, attraverso diversi leader affiliati, provocare uno stallo al Consiglio.

 

PUTIN BIDEN TRUMP2

[…] Putin potrebbe inserirsi così anche nella campagna elettorale Usa. L’eventuale proposta di tregua da parte di Mosca avrebbe molte chances di essere utilizzata da Donald Trump contro Joe Biden, già in difficoltà per far approvare dal Congresso il pacchetto di nuovi aiuti a Kiev. Lo scenario condiviso tra diplomatici occidentali è avvolto da molta incertezza, come tutto ciò che riguarda i piani di Putin. Ma spiega una delle ragioni profonde nell’accelerazione delle ultime settimane. Armare l’Ucraina il più rapidamente possibile, anche nell’ipotesi che Putin possa spiazzare tutti, fingendo a un certo punto di voler la pace.

 

2 - UCRAINA AIUTI OBBLIGATI

Estratto dell'articolo di Marco Bresolin per “la Stampa”

 

JENS STOLTENBERG

«Il sostegno militare all'Ucraina non è un atto di beneficenza, ma un investimento nella nostra sicurezza». Con queste parole, il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha cercato di convincere i ministri degli Esteri dell'Alleanza a cambiare schema di gioco: «Non possiamo più fare affidamento sulle offerte di breve periodo su base volontaria, ma servono impegni vincolanti da parte della Nato e di lungo termine».

 

jens stoltenberg doanld trump - vertice nato

[…] questo ieri i ministri hanno iniziato a discutere di come affrontare il costo del sostegno militare all'Ucraina con una modalità che vincoli tutti i suoi Stati membri, soprattutto quelli che con l'avvento di un nuovo presidente potrebbero cambiare rotta. Il piano per mettere al sicuro il sostegno militare all'Ucraina da un ritorno sulla scena di Donald Trump prevede l'istituzione di un fondo da cento miliardi. Servirà a dimostrare alla Russia che la Nato è pronta a finanziare la fornitura di armi almeno per i prossimi cinque anni. […] Di certo gli interrogativi non mancano: si riuscirà ad arrivare a quota 100 miliardi?

 

soldati nato

Verranno finanziati a debito oppure attraverso contributi diretti dei singoli Stati? E con quale chiave di ripartizione? Se la Nato dovesse decidere di utilizzare il criterio del reddito nazionale lordo, la quota italiana potrebbe aggirarsi attorno agli 8,7 miliardi di euro da spalmare sui prossimi cinque anni. Anche per questo il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, pur giudicando «interessante» la proposta, ha avvertito che «deve essere ancora esaminata e approfondita per valutare tutti gli aspetti tecnici».

soldati Nato

 

[…] l'obiettivo è di arrivare a un accordo al vertice dei leader di luglio. Il ministro ucraino Dmytro Kuleba non ha nascosto il suo scetticismo sulle reali possibilità di arrivare a un accordo. […] Il problema è che per l'intesa è necessaria l'unanimità e il governo ungherese ha già sventolato il veto. […]

 

In sostanza nulla cambierebbe rispetto a oggi, visto che gli Alleati già forniscono aiuti militari a Kiev in forma bilaterale: il nuovo fondo servirebbe soltanto a «garantire una maggiore trasparenza, una maggiore condivisione degli oneri, una maggiore prevedibilità e un impegno più solido». […]

 

vladimir putin

In attesa del piano di aiuti pluriennale, Kiev ha però bisogno di sostegno nell'immediato perché la situazione sul campo di battaglia è ogni giorno più difficile e c'è il rischio di non riuscire a contenere l'attesa offensiva russa di primavera. […] Secondo alcuni alti ufficiali dell'esercito di Kiev citati da Politico, la linea di difesa ucraina rischia seriamente di «collassare». Tutto dipenderà da quando la Russia, grazie anche a condizioni meteorologiche più favorevoli, deciderà di premere sull'acceleratore. Al momento non si registrano grandi avanzamenti da parte dell'esercito di Mosca, ma la situazione viene definita «instabile» e i continui attacchi aerei sull'Ucraina servono proprio per saturare le difese di Kiev. […]

VLADIMIR PUTIN. vladimir putinVLADIMIR PUTIN vladimir putin vladimir putin

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...

giorgia meloni matteo salvini gian marco chiocci roberto sergio bruno vespa giampaolo rossi

FLASH! – IERI È STATO SVENTATO IL PROPOSITO DI GIAMPAOLO ROSSI DI DIMETTERSI DAL VERTICE DEL BORDELLONE RAI, NON CERTO IMPIOMBATO DALL’INESISTENTE OPPOSIZIONE, BENSÌ DEVASTATO DALLE FAIDE E LOTTE TRA I TELE-MELONIANI – “IL FILOSOFO DI COLLE OPPIO” HA RICEVUTO LE RICHIESTE RASSICURAZIONI: SEI IL NUMERO UNO E TUTTI I CHIOCCI E I SERGIO SON NESSUNO. DUNQUE STRINGI I DENTI E RESISTI FINO A MAGGIO QUANDO CON IL VARO DEL DECRETO DI RIFORMA RAI CADRÀ IL CDA E TUTTE LE DIREZIONI…

john elkann repubblica

ALTISSIMA TENSIONE SULLA ‘’TRATTATIVA ESCLUSIVA” TRA JOHN ELKANN E THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI – LE PROBABILITÀ CHE L’OPERAZIONE VADA A PUTTANE AUMENTANO AL PARI DELLE PERDITE DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ - SE SALTA, PRENDE IL FARDELLO GEDI E LO METTE ALL’ASTA? RICICCIA LEONARDINO DEL VECCHIO? – FINORA, TUTTO ERA ANDATO IN DISCESA PER ELKANN: L’ACQUISIZIONE NEL 2020 DE “LA REPUBBLICA” E “LA STAMPA”, DA SEMPRE QUOTIDIANI DI RIFERIMENTO DEL PARTITO DEMOCRATICO, È STATA UN’ABILE MOSSA NON SOLO PER SQUAGLIARE LA FIAT IN STELLANTIS SENZA ROTTURE DI COJONI MEDIATICHE E SINDACALI, MA ANCHE PER PORTARE A TERMINE TRANQUILLAMENTE LA CESSIONE DELLE GRANDI AZIENDE ITALIANE DELLA HOLDING EXOR: DA MAGNETI MARELLI A IVECO – RESTAVA GEDI PRIMA DI VOLARE SOTTO IL CIUFFO DEL PREDILETTO TRUMPONE. MA, A VOLTE, NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO…

giuseppe conte stefano patuanelli

DAGOREPORT – ANCHE NEL MOVIMENTO 5 STELLE TIRA UNA BRUTTA CORRENTE: L’EX MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO, STEFANO PATUANELLI, È IN DISACCORDO CON GIUSEPPE CONTE SULLE “TEMPISTICHE” DEL CAMPO LARGO. L’INGEGNERE TRIESTINO (E ANCHE UN PO’ TRISTINO) VUOLE ACCELERARE E SANCIRE IL PRIMA POSSIBILE L’ALLEANZA CON PD E ALTRI “PROGRESSISTI”, PER ORGANIZZARE LA CAMPAGNA ANTI-MELONI – PEPPINIELLO APPULO, INVECE, TEMPOREGGIA. IL MOTIVO? NON HA MAI ABBANDONATO IL SOGNO DI TORNARE A PALAZZO CHIGI…