sottomarino nazista

PERDERE E PURE PERDERSI – A GIUGNO DEL ’45, UN MESE DOPO LA SCONFITTA, UN SOMMERGIBILE TEDESCO ARRIVA IN PORTOGALLO E AFFONDA – I MARINAI SI CONSEGNANO AI PESCATORI CHE LI SFAMANO – ERA LA PRIMA MISSIONE E FU ANCHE L’ULTIMA

Gabriele Romagnoli per “la Repubblica”

 

Accadde esattamente settant’anni fa, in una notte di luna piena come questa. L’ora: 0 e 50. Le coordinate: 41.09 N, 08.41 W. Località: Cabo do Mundo, davanti alla spiaggia di Angeiras, propaggine della città di Porto, un villaggio di pescatori e per questo svegli a quell’ora. Dall’oceano tutto si aspettavano, tranne i fantasmi. Li videro arrivare su una piccola flotta di canotti: sfiniti e laceri, le divise fradice e sporche. Li guardarono increduli: non avevano mai visto da vicino un soldato nazista e quelli erano quarantasette. Li soccorsero perché questo impone la legge del mare. Li aiutarono a raggiungere la riva.

sottomarino nazistasottomarino nazista

 

Messi i piedi sulla terraferma, i naufraghi alzarono le braccia in segno di resa. Si consegnarono a chi la guerra non l’aveva mai combattuta, concedendosi l’illusione della neutralità. Era il 3 giugno del 1945. La Germania aveva accettato la disfatta da quasi un mese. Che cosa era successo a quegli ultimi, sfiniti guerrieri affiorati dal mare?

 

Un riflettore si accende su quello stesso litorale, nella stessa notte, settant’anni dopo. In piedi su una barca un attore di nome Rui Spranger proclama, citando Erri De Luca, che «il torto del soldato è la sconfitta». Alle sue spalle, proiettate su tre grandi vele, scorrono le immagini dei bombardamenti, dei lager, di Norimberga. Il pubblico, composto da residenti di quella che nel corso del tempo è diventata una destinazione turistica, osserva con il medesimo stupore che ebbero genitori e nonni.

 

U BOOT U BOOT

Una compagnia italiana, Assemblea Teatro, è venuta a riportare in superficie una storia dimenticata, ma che appartiene anche a loro. Il suo fondatore, Renzo Sicco, ha una casa proprio qui e qui ha sentito parlare del “sottomarino”. È affondato a trecento metri da riva. Se ne accorsero nel ‘73: le reti si impigliavano in “qualcosa” e chiamarono un gruppo di subacquei per scoprire in “che cosa”. Riemerse la storia.

 

Maggio ‘45, dunque. Il 4, constatato il crollo militare della Germania, l’ammiraglio Donetz diramò l’ordine a tutti i sommergibili di disarmare i siluri, riemergere, issare bandiera nera e consegnarsi. L’U-1277 era uno degli ultimi. Costruito alla fine della guerra, era entrato in acque ormai torbide da un anno. Pesava 871 tonnellate. Il serbatoio poteva contenerne 113 di benzina. Scendeva fino a 180 metri di profondità in 25 secondi. A bordo c’erano 47 uomini di cui 29 marinai, 10 caporali, 4 con il grado di sergente e 4 ufficiali. Avevano età comprese tra i 18 e i 20, tranne il comandante, il tenente di vascello Peter Stever, che ne aveva 27.

 

U BOOT U BOOT

La loro prima e ultima avventura era iniziata il 22 aprile da Bergen. Solo dopo la partenza era stata aperta la busta sigillata con le istruzioni: dirigersi verso il canale della Manica e affrontare la flotta inglese. «Missione per andare in cielo», un nome in codice non troppo enigmatico.

 

Su 40mila soldati tedeschi impiegati negli U-Boot 30mila sono morti. Poco dopo, il contrordine: è finita, fate rotta su Kiel e arrendetevi. Il tenente Stever spense la radio, guardò gli altri ufficiali. Kiel significava morte certa, i sovietici che la presidiavano non avrebbero avuto pietà. Abbassò lo sguardo sulle carte nautiche. Con l’indice puntò la loro posizione, poi lo fece scorrere, a occidente, fino a Vigo, alla Spagna franchista. Lì, lo batté e si fermò. Risollevò la testa. Gli altri annuirono. Avevano carburante e vettovaglie, ma un solo bagno disponibile, nessuna doccia, un cambio di biancheria. In un sottomarino c’è la stessa temperatura del mare e quello del nord è gelido. Spensero la strumentazione per non essere intercettati. Navigarono con le mappe e l’istinto.

U BOOT U BOOT

 

Quasi un mese nella pancia di una balena d’acciaio nella pancia del mare: avevano perso e si erano persi. Difficile immaginare una simbologia più forte per la sconfitta: non ti lascia niente, né una causa, né un senso. Non sei più da nessuna parte, nemmeno dalla tua: per la Germania Stever e i suoi uomini erano disertori, per gli inglesi che li cercavano erano ancora nemici. Entrambi imputavano loro la colpa della disobbedienza. Sbagliarono approdo, ma di poco: Porto è a poco più di cento chilometri in linea d’aria. Quando videro la costa il tenente fece uscire le scialuppe e rimase a bordo con quattro uomini. Diede l’ordine di affondare il sommergibile, che oggi è ancora lì, adagiato e coperto di anemoni bianchi. Ne uscì a riveder le stelle dopo trenta notti.

u boot u boot

 

Rischiarati dalla luna piena e pallidi com’erano, lui e gli altri parvero davvero spettri. I pescatori li sfamarono nelle loro case, con pesce e patate. Fu avvertita la Guardia Fiscal, il cui responsabile, Rudolfo Mesquita, aveva lo stesso nome del nipote che gli è succeduto e ha procurato i permessi per lo spettacolo «degli italiani», sul pubblico lungomare. Ricorda ancora «la leggenda del nonno e dei nazisti spiaggiati».

 

Li chiusero in un vicino castello e poi li spedirono a Lisbona dove li presero in consegna gli inglesi. Rimasero prigionieri di guerra fino al ‘47. Peter Stever più a lungo, condannato per l’affondamento dell’U-Boot 1277. Trent’anni fa, nel quarantesimo anniversario, una dozzina di loro si è ritrovata qui, per una rimpatriata a cena. Settant’anni dopo, senza sopravvissuti, questo spettacolo.

 

ANGEIRASANGEIRAS

«Il punto non è rievocare — dice Renzo Sicco mentre riarrotola le vele — ma riflettere. Sul dovere dell’accoglienza, sulle conseguenze della sconfitta ». E sul fatto che, nell’ora più buia, il torto del soldato è l’obbedienza e nel suo contrario c’è la salvezza, per lui e per tutti.

 

Ultimi Dagoreport

arianna meloni boccia sangiuliano

DAGOREPORT - IL PROCESSO BOCCIA-SANGIULIANO POTREBBE RISERVARE QUALCHE BRUTTA SORPRESA PER L'ARMATA BRANCA-MELONI: SISTER ARIANNA DOVRÀ RISPONDERE SOTTO GIURAMENTO, COME ‘’PERSONA INFORMATA SUI FATTI’’, NON SOLO ALLE DOMANDE DEI MAGISTRATI MA ANCHE A QUELLE DELLA DIFESA DELLA VISPA POMPEIANA. E BASTA UNA PANZANA E SI FINISCE INDAGATI – L’INCHIESTA DI “REPORT” DEL 2024: ''QUAL È STATO IL RUOLO DELLA CAPA DELLA SEGRETERIA POLITICA DI FDI NELLA MANCATA NOMINA DELLA BOCCIA A CONSULENTE DEL MINISTRO DELLA CULTURA?'' – L’AVVOCATO DI GENNARINO, SICA, AMMISE: "ARIANNA AVEVA SOLO AVVERTITO MOLTO PRIMA SANGIULIANO DI STARE ATTENTO PERCHÉ C’ERANO DELLE VOCI CHE GIRAVANO SU QUESTA PERSONA... E AVEVA RAGIONE. LUI ERA PRESO DALLA RELAZIONE" – PIZZICATA IN VIA DELLA SCROFA, LA SORELLA DELLA DUCETTA LA BUTTO' IN CACIARA: “MA LEI DICE DAVVERO CHE AGLI ITALIANI INTERESSA QUESTO?” – GRAN FINALE COL BOTTO DI “REPORT”: “DA QUELLO CHE CI RISULTA, ARIANNA AVREBBE INCONTRATO SANGIULIANO IL 29 LUGLIO PER AVVISARLO DELLE PERPLESSITÀ SULLA NOMINA DELLA BOCCIA. MA IL MINISTRO AVREBBE TENUTO IL PUNTO PERCHÉ LA SORELLA DELLA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SAREBBE IN CREDITO CON LUI, DOPO LA NOMINA DI FABIO TAGLIAFERRI ALLA PRESIDENZA DI ALES, SOCIETÀ IN HOUSE DEL MINISTERO DELLA CULTURA…” - VIDEO

papa francesco fazzini tornielli

DAGOREPORT - LA CASA EDITRICE DELLA SANTA SEDE ANNUNCIA IN POMPA MAGNA CHE, A NOVEMBRE, USCIRA' "IL DIARIO PERSONALE DI PAPA FRANCESCO", LIBRO CURATO DAL CARDINALE ARGENTINO VICTOR MANUEL FERNANDEZ - DIETRO QUESTA OPERAZIONE, CHE HA IL SAPORE DI UN NUOVO “VATILEAKS” CON PARVENZA ISTITUZIONALE, CI SONO ANDREA TORNIELLI, DIRETTORE EDITORIALE DEL DICASTERO DELLA COMUNICAZIONE VATICANA, E LORENZO FAZZINI, RESPONSABILE DELLA CASA EDITRICE - PROPRIO FAZZINI HA RACCONTATO CHE IL CARDINALE FERNANDEZ AVEVA RICEVUTO DA FRANCESCO UNO SCATOLONE PIENO DI SUE VECCHIE AGENDE. PECCATO CHE IL PONTEFICE ARGENTINO NON TENESSE DIARI PERSONALI E DISTRUGGEVA TUTTA LA CORRISPONDENZA E LA DOCUMENTAZIONE IN ARRIVO, UNA VOLTA EVASA - ALLORA PERCHÉ IL LIBRO È STATO INTITOLATO "IL DIARIO PERSONALE", SE BERGOGLIO UN DIARIO NON LO AVEVA E MANCO LO VOLEVA? IL TUTTO PUZZA DI BIECA OPERAZIONE COMMERCIALE...

leonardo lorenzo mariani francesco macri'

DAGOREPORT – DIN-DON! SAREBBE GIÀ FINITA LA LUNA DI MIELE FRA IL PRESIDENTE DI LEONARDO, FRANCESCO MACRÍ, E L’AMMINISTRATORE DELEGATO LORENZO MARIANI – IL MOTIVO DELLA DISCORDIA TRA MACRÌ, SOLDATO ARETINO DI FDI IN QUOTA DONZELLI, INDICATO DA LOLLOBRIGIDA-CROSETTO, E MARIANI, SOSTENUTO DA FAZZOLARI, ALLA FINE È SEMPRE LO STESSO: IL POTERE DELLE DELEGHE - MARIANI NE DIEDE A MACRÌ UNA LUNGHISSIMA LISTA (RAPPORTI ISTITUZIONALI, LE FONDAZIONI, LA SOSTENIBILITÀ, LA SICUREZZA, LE FILIERE, ETC. ETC.), MA TUTTE GESTITE “CONGIUNTAMENTE CON IL CEO” - E MARIANI, A QUANTO PARE, NON GLI FA TOCCARE PALLA…

silvio berlusconi mediaset bettino craxi televisione ceccarelli

DAGOREPORT - 1980, NON LO VIDERO PROPRIO ARRIVARE IL TELE-BERLUSCONISMO... NÉ DA DESTRA NÉ DA SINISTRA - EPPURE, GIÀ NEL 1977 L’ASSESSORE PCI ALLA CULTURA DI ROMA, RENATO NICOLINI, AVEVA AVVERTITO UN REPENTINO MUTAMENTO DELLO SPIRITO DEI TEMPO, LANCIANDO L’ESTATE ROMANA E LA ‘’CULTURA DELL’EFFIMERO’’ - ALL’AVVENTO DELLA TV COMMERCIALE, DC E PC FECERO SPALLUCCE, SPREZZANTI, DIMENTICANDO CHE LA SOCIETÀ CAMBIA NON PER RIVOLUZIONI, IDEOLOGIE, RELIGIONI, ETC.; CAMBIA OGNI VOLTA CHE I MEZZI DI COMUNICAZIONE CAMBIANO - LA NASCITA DEL BISCIONE RIDEFINÌ LE ASPETTATIVE E LE DINAMICHE DI VITA DELLA CULTURA DI MASSA DEGLI ANNI ’80: AL DIAVOLO IL CONCETTO NOVECENTESCO DI PROFONDITÀ, VIVA LA SUPERFICIE COME MASSIMO DELLA PROFONDITÀ - UN CAMBIO DI FORMAT CHE L’EX PALAZZINARO DI MILANO 2 COLSE AL VOLO, MANDANDO IN ONDA UN PALINSESTO A IDEOLOGIA ZERO CHE PREFERIVA L’IMMAGINARIO ALLA RAPPRESENTAZIONE DELLA REALTÀ - SE PCI E DC CONTINUARONO IMPERTERRITI A DEMONIZZARE IL BISCIONE, IL PSI DI BETTINO CRAXI COLSE AL VOLO L’OCCASIONE DI SMARCARSI DALLA TENAGLIA DEI “DUE CHIESE”, SUPPORTANDO SILVIONE - (UN SAGGIO DI FILIPPO CECCARELLI SU COME IL CAVALIERE CREO' IL SUO IMPERO MEDIATICO)

elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – DAJE E RIDAJE, CON CONTE IN MODALITÀ VENTRILOQUO DI TRAVAGLIO, CON I SONDAGGI CHE SPROFONDANO UN PD SUBALTERNO AL M5S SOTTO IL 20%, CON IL CAMPO LARGO RIDOTTO A UNO SPETTACOLO SEMPRE PIÙ UMILIANTE E GROTTESCO, ELLY AVRÀ PENSATO CHE ERA GIUNTA L'ORA DI FINIRLA: CARO GIUSEPPE, HA ROTTO IL CAZZO CON 'STE PROVOCAZIONI QUOTIDIANE SU EUROPA E UCRAINA, E SEMPRE CON QUEL TONETTO DA "PICCOLA, TORNA A PETTINARE LE BAMBOLE". ORA LA MISURA È COLMA: VEDIAMO CHI CE L'HA PIÙ LUNGO: “NEL PROGRAMMA UNO NON VALE UNO, IL PD HA IL DOPPIO DEI VOTI” - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE I NEURONI DI SCHLEIN FUORI DALLE SINAPSI È STATA LA DICHIARAZIONE DELL'AZZECCAGARBUGLI STELLATO: “ERO A FAVORE DI UN FEDERATORE NEL CENTROSINISTRA, MA MI È STATO DETTO DI NO”. UNA FRASETTA CHE HA STIZZITO OVVIAMENTE ELLY (MANCO NOMINATA), MA ANCHE GLI ESPONENTI DI SPICCO DEL VERTICE DEL M5S (IN PRIMIS, PATUANELLI), I QUALI DI UN EVENTUALE "TERZO UOMO" NON NE AVEVANO MAI SENTITO PARLARE - STASERA CONTE HA REPLICATO AL TURBO-VAFFA SPARATO DA ELLY FARFUGLIANDO LA SOLITA SUPERCAZZOLA CON SCAPPELLAMENTO NEL VUOTO DEI GAZEBO: "A QUESTO PUNTO NON CI SONO ALTERNATIVE ALLE PRIMARIE" (E LA GIOSTRA RICOMINCIA...) - VIDEO

sicilia toto cuffaro renato schifani gaetano armao geremia lombardo elvira amata gaetano galvagno

DAGOREPORT – IL TINTINNIO DI MANETTE FA TREMARE IL CENTRODESTRA SICILIANO IN VISTA DELLE ELEZIONI REGIONALI DEL 2027 – LA RICHIESTA DI ARRESTO PER L’EX VICEPRESIDENTE DELLA REGIONE, GAETANO ARMAO, MARITO DELL’EX “ZARINA” GIUSI BARTOLOZZI, ACCUSATO DI CORRUZIONE, HA FATTO SCALPORE. MA LE ANTENNE DI DAGOSPIA IN SICILIA CI SEGNALANO CHE IL NOME PIÙ “PESANTE”, IN TERMINI POLITICI, TRA I NOVE COINVOLTI NELL’INCHIESTA È QUELLO DI GEREMIA LOMBARDO, NIPOTE DELL’EX GOVERNATORE RAFFAELE - LOMBARDO È DEPUTATO DELL’MPA E PRESIDENTE DELL’UFFICIO DI QUESTURA DELL’ASSEMBLEA REGIONALE, DA DOVE PASSANO LE DECISIONI SULLE SPESE – I GUAI GIUDIZIARI DEL CENTRODESTRA NELL'ISOLA NON RISPARMIANO FDI: SONO A PROCESSO PER CORRUZIONE L’ASSESSORE AL TURISMO, ELVIRA AMATA, E IL PRESIDENTE DELL’ARS GAETANO GALVAGNO – E ORMAI È FUORI DAI GIOCHI ANCHE TOTO’ CUFFARO...