matteo tiziano renzi telefono

“LA VERITÀ” SI TOGLIE I MACIGNI DALLE ROTATIVE: “DA TEMPO A FIRENZE GIRAVA LA VOCE CHE LA PROCURA AVESSE CHIESTO AL GIP L'ARRESTO DI TIZIANO RENZI E LAURA BOVOLI PER LA GESTIONE DI ALCUNE COOPERATIVE ANDATE IN BANCAROTTA. PER QUESTO AVEVAMO ANNUNCIATO “SVILUPPI” CLAMOROSI. MA TIZIANO E SUO FIGLIO MATTEO HANNO PREFERITO PREPARARE QUERELE CONTRO I GIORNALISTI COLPEVOLI DI DENUNCIARE LE PRESUNTE MALEFATTE DEI RENZI IMPRENDITORI…” - IL RIEPILOGO DELLA VICENDA

Giacomo Amadori per “la Verità”

 

GIACOMO AMADORI

Tanto tuonò che piovve. Dopo essere stati coinvolti in diverse indagini Tiziano Renzi e sua moglie, Laura Bovoli, sono finiti agli arresti domiciliari con l'accusa di bancarotta fraudolenta e per emissione e utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti nella gestione di alcune cooperative fiorentine. I due genitori e i loro complici sono accusati di aver provocato «dolosamente» il fallimento di tre cooperative dopo averne svuotato le casse, incassando in maniera illecita svariati milioni di euro. I lettori di questo giornale erano già stati messi in guardia a dicembre su che cosa stesse bollendo presso la Procura di Firenze, tanto che titolammo «Renzi, svolta nell' inchiesta per bancarotta».

 

E aggiungemmo «sviluppi clamorosi per i fallimenti di Marmodiv e Delivery, i cui amministratori di fatto, secondo gli inquirenti sono i genitori del premier. Decisivo anche il ruolo di Mariano Massone, già indagato con Tiziano a Genova». E infatti oltre ai genitori dell'ex premier è finito ai domiciliari anche Massone. Hanno tutti il divieto di colloqui tranne che con i famigliari e i difensori.

 

tiziano renzi e laura bovoli

Da tempo a Firenze girava la voce che la Procura avesse chiesto al gip l'arresto di Tiziano Renzi e Laura Bovoli per la gestione di alcune cooperative andate in bancarotta. Per questo avevamo annunciato «sviluppi» clamorosi. Ma neanche in questo caso nessuno parve accorgersene. E Tiziano e suo figlio Matteo hanno preferito preparare querele contro i giornalisti colpevoli di denunciare le presunte malefatte dei Renzi imprenditori.

 

Avevamo anche scritto: «L' ultima e definitiva battaglia tra la famiglia Renzi e la giustizia italiana si sta combattendo intorno a quel che resta della cooperativa Marmodiv di Firenze, per cui la Procura di Firenze ha chiesto il fallimento.

 

Il fascicolo è lo sviluppo dell' indagine sul crac di un' altra coop bianca (anche se per gli inquirenti non si tratta di vere cooperative), la Delivery service Italia, e potrebbe riservare clamorosi sviluppi. L' inchiesta, condotta dal procuratore aggiunto Luca Turco, consentirebbe di collegare diversi episodi di bancarotta che in passato hanno riguardato fornitori della famiglia Renzi. Vicende raccontate solo su questo giornale e nei libri I segreti di Renzi 1 e 2».

tiziano renzi e laura bovoli

 

L'INIZIO DELLA STORIA

Una parte importante dell' inchiesta era partita dalla Procura di Cuneo che, indagando sul crac della Direkta srl, aveva incrociato alcune operazioni sospette con i Renzi e con la cooperativa Delivery service, riconducibile agli stessi genitori e a Massone. E proprio sul primo numero della Verità pubblicammo intercettazioni e sms riguardanti i due genitori e contenuti in quel fascicolo. Le carte vennero trasmesse a Firenze per competenza.

 

Gli amministratori che si sono succeduti nei vari cda sono tutti finiti sul registro degli indagati. Già nell' ottobre 2017 avevamo elencato le prime iscrizioni eseguite per il fallimento della Delivery: quelle degli ex presidenti Pier Giovanni Spiteri, Pasqualino Furii (in rapporti d' affari pure con la Marmodiv) e Simone Verdolin e dell' ex vicepresidente Roberto Bargilli (ex autista del camper per le primarie di Matteo Renzi).

 

LAURA BOVOLI E TIZIANO RENZI

Ma l' elenco si è via via allungato. Per esempio sono stati coinvolti nelle indagini anche i presunti amministratori di fatto, cioè i genitori di Renzi, ma pure lo storico socio d' affari dei genitori dell' ex premier, Mariano Massone, il cui padre Gian Franco venne nominato vicepresidente della Delivery praticamente a sua insaputa, esattamente come gli era accaduto con la Chil post, altra bad company trasferita con tutti i suoi debiti dai Renzi a Massone. Per quel crac Massone, nel 2016, ha patteggiato una pena di 26 mesi per il reato di bancarotta, mentre Tiziano dopo 29 mesi di indagini è stato archiviato. «Eppure i due sono personaggi dello stesso livello», era stato il secco giudizio di chi indaga a Firenze.

 

L' inchiesta riguarda anche il crac della Europe service srl e la gestione della cooperativa Marmodiv per cui la Procura ha chiesto il fallimento e il 31 gennaio il giudice del tribunale fallimentare Silvia Governatori ha ordinato un' ultima Ctu (consulenza tecnica d' ufficio).

L' azienda aveva cambiato gli amministratori a marzo (tutti soggetti di fiducia dei genitori di Matteo Renzi) e si era affidata a uomini selezionati da Massone. A maggio, secondo i pm, dalle casse della coop sarebbero stati distratti 270.000 euro e per questo ne hanno chiesto il fallimento nonostante il disperato tentativo di sistemare i conti cedendo l' azienda alla Dpm di Massimiliano Di Palma, altra vecchia conoscenza del trio Tiziano-Laura-Mariano.

 

laura bovoli

SUONA IL CAMPANELLO

Nella lista delle aziende fallite c' è anche la Europe service, cooperativa gemella della fallita Delivery: avevano la sede legale allo stesso indirizzo rignanese e solidi legami con Alessandria, crocevia degli affari di Mariano Massone, ex coindagato di Renzi senior a Genova. Ieri è stata Laura Bovoli ad aprire la porta ai finanzieri alle 18.53. Dall' altra parte c' erano tre ufficiali con il provvedimento di arresto. Ma i guai non finiscono qui perché il 4 marzo i due genitori di Matteo Renzi sono attesi da un altro processo per emissione di fatture false del valore di circa 200.000 euro che sarebbero state pagate per operazioni fittizie.

 

Ieri Matteo Renzi ha commentato la notizia quasi in tempo reale e ha scritto sui social: «Sono costretto ad annullare la presentazione del libro a Torino per una grave vicenda personale. Da circa un' ora mio padre e mia madre sono ai domiciliari. Ho molta fiducia nella giustizia italiana e penso che tutti i cittadini siano uguali davanti alla Legge. Dunque sono impaziente di assistere al processo. Perché chi ha letto le carte mi garantisce di non aver mai visto un provvedimento così assurdo e sproporzionato Mai. Adesso chi crede nella giustizia aspetta le sentenze. Io credo nella giustizia italiana e lo dico oggi, con rispetto profondo, da servitore dello Stato».

LAURA BOVOLI MAMMA MATTEO RENZI

 

Poi ha parlato del suo travaglio personale: «Da figlio sono dispiaciuto per aver costretto la mia famiglia e le persone che mi hanno messo al mondo a vivere questa umiliazione immeritata e ingiustificata». L' ex premier non ha rinunciato comunque a paventare l' ennesimo complotto: «Se io non avessi fatto politica, la mia famiglia non sarebbe stata sommersa dal fango. Se io non avessi cercato di cambiare questo Paese i miei oggi sarebbero tranquillamente in pensione.

 

Dunque mi sento responsabile per il dolore dei miei genitori, dei miei fratelli, dei miei figli e dei miei nipoti. I dieci nipoti sanno però chi sono i loro nonni. [...] E sanno che ciò che sta avvenendo è profondamente ingiusto».

 

MATTEO RENZI TIZIANO

Tuttavia non sono queste inchieste ad aver causato il declino politico dell' ex leader del Pd, bensì i cittadini italiani, che alle elezioni del 4 marzo 2018 scelsero (in massa) di rottamare il Rottamatore. «Voglio che sia chiaro a tutti», ha concluso, prima di annunciare una conferenza stampa per oggi alle 16, «che io non mollo di un solo centimetro. La politica non è un vezzo personale ma un dovere morale. Se qualcuno pensa che si possa utilizzare la strategia giudiziaria per eliminare un avversario sappia che sta sbagliando persona».

 

LA SOLIDARIETÀ DEL CAV

MATTEO E TIZIANO RENZI

Parole che ricordano il Silvio Berlusconi di qualche anno fa, che è intervenuto subito sulla vicenda: «Credo che Renzi sia addolorato e che pensi che se lui non avesse fatto politica questo non sarebbe accaduto. È una cosa che non sarebbe accaduta se la sinistra avesse accettato di realizzare la nostra riforma della giustizia».

 

In tarda serata il legale della famiglia Renzi, Federico Bagattini, ha voluto confermare le parole di Matteo Renzi, parlando di «procedimenti difficilmente comprensibili» tenendo conto dell' età dei due coniugi, entrambi incensurati, e delle accuse.

 

Nello stillicidio di dichiarazioni, non poteva certo mancare la pasionaria Maria Elena Boschi, icona della stagione del renzismo, ovviamente via social: «Continuo a credere nella giustizia, ma credo ancora più di prima che questo Paese abbia bisogno del coraggio di Matteo Renzi...». Hashtag: #SiamoTuttiMatteoRenzi.

MATTEO E TIZIANO RENZI

 

I due vicepremier gialloblù, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, hanno scelto invece di non infierire sull' avversario politico e, quasi all' unisono, hanno scelto la linea del «niente da festeggiare».

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