ibm project debater

UN CHIP (NON) CI SOSTITUIRÀ – IL PRIMO CONFRONTO DIALETTICO TRA UOMO E MACCHINA FINISCE IN PARITÀ, MA “PROJECT DEBATER”, IL COMPUTER DELLA IBM CHE HA SFIDATO DUE SPEAKER IN CARNE E OSSA, NON È MOLTO CONVINCENTE: HA RIPETUTO PIÙ VOLTE FRASI VAGHE SBAGLIANDO PURE LA CONCATENAZIONE – PER ORA, POSSIAMO STARE TRANQUILLI… – VIDEO

 

Massimo Gaggi per il “Corriere della Sera”

 

project debater

Fi­ni­sce in pa­ri­tà, 1 a 1, il pri­mo con­fron­to dia­let­ti­co tra uo­mo e mac­chi­na del­la sto­ria. Dan Za­frir ha l’aria del sec­chio­ne dai mo­vi­men­ti im­pac­cia­ti, se non ad­di­rit­tu­ra un po’ mec­ca­ni­ci. Ma so­ste­ne­re che, una vol­ta op­po­sto a «Pro­ject De­ba­ter», l’ul­ti­mo gio­iel­lo digitale usci­to dai la­bo­ra­to­ri Ibm, un uo­mo ri­sul­ti me­no con­vin­cen­te, è (an­co­ra) un po’ trop­po. Il gi­gan­te in­for­ma­ti­co ame­ri­ca­no ama pub­bli­ciz­za­re le sue con­qui­ste tec­no­lo­gi­che tra­sfor­man­do­le in stru­men­ti usa­ti per bat­te­re la con­cor­ren­za de­gli uma­ni in tor­nei po­po­la­ri: even­ti che fac­cia­no di­scu­te­re, com­pren­si­bi­li per chiun­que.

 

Garry Kasparov contro Deep Blue

Co­sì 22 an­ni fa il com­pu­ter Ibm più po­ten­te del tem­po, Deep Blue, riu­scì a bat­te­re agli scac­chi il cam­pio­ne del mon­do, Gar­ry Ka­spa­rov, men­tre nel 2011 toc­cò a Wa­tson (una mac­chi­na po­ten­tis­si­ma svi­lup­pa­ta in va­rie ver­sio­ni, la prin­ci­pa­le del­le qua­li vie­ne at­tual­men­te usa­ta per dia­gno­sti­ca­re i va­ri ti­pi di can­cro e le re­la­ti­ve te­ra­pie bio­tec­no­lo­gi­che) bat­te­re i cam­pio­ni di Jeo­par­dy, il più ce­le­bre quiz te­le­vi­si­vo d’America.

 

Se vo­le­te, quel­lo che si è svol­to l’al­tro gior­no ne­gli uf­fi­ci Ibm di San Fran­ci­sco, un di­bat­ti­to tra uo­mo e mac­chi­na con Pro­ject De­ba­ter che ha sfi­da­to due spea­ker in car­ne ed os­sa, Za­frir e Noa Ova­dia, in due di­scus­sio­ni sul­le sov­ven­zio­ni pub­bli­che al­la ri­cer­ca spa­zia­le e sull’uso del­la te­le­me­di­ci­na, è sta­to un con­fron­to sur­rea­le e, for­se, an­che un po’ truc­ca­to: in sa­la, me­sco­lan­ti nel pub­bli­co vo­tan­te, c’era an­che gen­te dell’Ibm che ha com­pren­si­bil­men­te vo­ta­to per la sua crea­tu­ra tec­no­lo­gi­ca ap­pe­na ve­nu­ta al­la lu­ce do­po sei an­ni di ge­sta­zio­ne.

 

project debater 5

Un vo­to d’in­co­rag­gia­men­to, an­che se la mac­chi­na — che ha fat­to una di­chia­ra­zio­ne ini­zia­le di quat­tro mi­nu­ti, ha avu­to al­tri quat­tro mi­nu­ti a di­spo­si­zio­ne per ri­spon­de­re al­le obie­zio­ni emer­se nel con­trad­dit­to­rio e ha for­mu­la­to in due mi­nu­ti le sue con­si­de­ra­zio­ni con­clu­si­ve — non è sta­ta sem­pre ef­fi­ca­ce: ad esem­pio ha ri­pe­tu­to più vol­te che la ri­cer­ca spa­zia­le of­fre no­te­vo­li op­por­tu­ni­tà eco­no­mi­che, usan­do pa­ro­le di­ver­se per espri­me­re lo stes­so con­cet­to. A vol­te, poi, la con­ca­te­na­zio­ne del­le fra­si non è ri­sul­ta­ta del tut­to con­vin­cen­te.

 

In­som­ma, dai pri­mi va­gi­ti di que­sto pa­ral­le­le­pi­pe­do ne­ro ine­vi­ta­bil­men­te ine­spres­si­vo, ver­reb­be da di­re che per ora pos­sia­mo ac­can­to­na­re le no­stre pau­re più estre­me: il ti­mo­re che l’in­tel­li­gen­za ar­ti­fi­cia­le su­pe­ri en­tro qual­che an­no quel­la uma­na, re­le­gan­do chi l’ha crea­ta in un ruo­lo su­bor­di­na­to.

 

project debater 1

La tec­no­lo­gia sta pro­ce­den­do mol­to ra­pi­da­men­te ed è de­sti­na­ta a cam­biar­ci sem­pre di più la vi­ta. I ro­bot so­sti­tui­ran­no sem­pre più spes­so l’uo­mo, ma in fun­zio­ni spe­ci­fi­che, so­prat­tut­to quel­le le­ga­te all’ela­bo­ra­zio­ne di un vo­lu­me im­men­so di da­ti. Il com­pu­ter fa­ti­ca, in­ve­ce, mol­to, a svol­ge­re le va­rie fun­zio­ni che l’uo­mo svol­ge in mo­do più o me­no na­tu­ra­le e con un con­su­mo di ener­gia mol­to li­mi­ta­to: muo­ver­si nel­lo spa­zio, va­lu­ta­re i pe­ri­co­li con un col­po d’oc­chio, ela­bo­ra­re le per­ce­zio­ni sen­so­ria­li. Le mac­chi­ne at­tua­li so­no spe­cia­liz­za­te e per svol­ge­re i lo­ro com­pi­ti spes­so as­sor­bo­no quan­ti­tà enor­mi di ener­gia.

 

project debater 3

Ep­pu­re die­tro l’im­pre­sa­spet­ta­co­lo di San Fran­ci­sco c’è una no­vi­tà che pos­sia­mo con­si­de­ra­re sto­ri­ca: Ibm, che si con­fer­ma all’avan­guar­dia del­la ri­cer­ca sull’in­tel­li­gen­za ar­ti­fi­cia­le (in­sie­me a Deep Mind, uni­tà di ri­cer­ca bri­tan­ni­ca di Goo­gle-Al­pha­bet), pas­sa dal­le sfi­de di­spu­ta­te su un cam­po di gio­co li­mi­ta­to — una scac­chie­ra nel­la qua­le le pos­si­bi­li­tà di gio­co so­no nu­me­ro­sis­si­me ma tut­te no­te e un quiz ri­fe­ri­to a tut­to lo sci­bi­le uma­no ma con do­man­de e ri­spo­ste tut­te con­te­nu­te in im­pal­pa­bi­li ca­sel­le di un ar­chi­vio digitale — al con­fron­to nel ma­re aper­to del­la con­ver­sa­zio­ne, del ra­gio­na­men­to, del lin­guag­gio na­tu­ra­le con tut­ti i suoi in­fi­ni­ti si­gni­fi­ca­ti espli­ci­ti e sot­tin­te­si.

 

project debater 4

Per ades­so le ca­pa­ci­tà del­la mac­chi­na so­no li­mi­ta­te ma, co­me di­mo­stra il ca­so dei tra­dut­to­ri au­to­ma­ti­ci, ciò che og­gi ap­pa­re mec­ca­ni­co e ru­di­men­ta­le, nel gi­ro di po­chi an­ni può di­ven­ta­re una so­lu­zio­ne pra­ti­ca­bi­le e con­ve­nien­te che non ci ru­ba l’ani­ma ma cam­bia le no­stre vi­te e al­te­ra, ine­vi­ta­bil­men­te, il mer­ca­to del la­vo­ro.

 

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