barbara spinelli

RESA DEI CONTI TRA I SINISTRATI - DOPO AVER SUBITO LO SCIPPO DEL SEGGIO DALLA SPINELLI, MARCO FURFARO SBOTTA: “SONO STATO TRATTATO COME CARNE DA MACELLO” - LUCA MASTRANTONIO: “CON PARTITI A PROGETTO, OGGI PAGA IL CINISMO INTELLETTUALE DEL ‘MANUALE SPINELLI’”

1 - LA RABBIA DELL’ESCLUSO FURFARO “TRATTATO COME CARNE DA MACELLO”

Da “la Repubblica”

marco furfaromarco furfaro

«Sono amareggiato, non lo nascondo. Non importa se sono, anzi, siamo stati, perché con me c’era Eleonora Forenza, trattati come carne da macello». Lo scrive in una lettera aperta a Barbara Spinelli, Marco Furfaro, candidato di Sel nella lista Tsipras, escluso dal Parlamento Ue dopo la scelta di Spinelli di accettare il seggio. Furfaro, nel testo pubblicato su Huffington Post , lamenta una scelta «fatta in stanze sconosciute, sotto campane di vetro e in una logica proprietaria». 

Furfaro lamenta il silenzio della neo europarlamentare, la sua assenza alla riunione convocata ad hoc per discutere del seggio, la «logica proprietaria» della sua scelta. Che è, aggiunge il coordinatore di Sel, Nicola Fratoianni, «sbagliata», anche perché «ha disatteso la parola data». Solidarietà alla Spinelli esprime invece Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista: «Non può essere trasformata in capro espiatorio».

2 - SPINELLI: “VADO IN EUROPA PER TUTTA LA SINISTRA LE ACCUSE DI SEL SONO FALSE E INGIUSTE”

marco furfaro marco furfaro

Alessandra Longo per “la Repubblica”

Ormai ha deciso di andare in Europa ed è il momento, per Barbara Spinelli, di ragionare pacatamente su quel che è successo, su quell’incendio divampato dentro l’Assemblea dei Comitati territoriali della Lista Tsipras, sulle accuse di «unilateralismo» che ha ricevuto per la decisione di accettare, su pressione dello stesso Tsipras, il ruolo di europarlamentare, sulla rabbia di Sel che perde il suo “ambasciatore” a Strasburgo. 

Ore difficili per chi non è abituato alla durezza dello scontro politico. Ma Spinelli spera che la tormenta passi: «Vado in Europa in rappresentanza di tutti e spero di essere all’altezza. Se Sel pensa di aver perso quello che ritiene essere il “suo” candidato (Marco Furfaro, collegio Centro, ndr) è segno che c’è ancora strada da fare, che la Lista Tsipras deve perfezionarsi. Il candidato arrivato dopo di me al Centro, collegio che ho scelto perché sono di Roma, non era candidato di Sel, ma della Lista; tale dovrebbe essere considerato dal suo partito».

PAOLA BACCHIDDU PAOLA BACCHIDDU

Barbara Spinelli, partenza tormentata.

«Sì, tormentata. Inizialmente non intendevo andare in Europa, ma sono rimasta sorpresa dal numero di preferenze che ho preso e dalle forti spinte ad accettare il mandato».

Con che spirito affronta il suo primo incarico istituzionale?

«Con una grande speranza e la volontà di contribuire al cambiamento radicale dell’Europa, delle sue politiche. Urge un forte segno di discontinuità».

I due partiti che hanno appoggiato la Lista, Sel e Rifondazione, sembrano in difficoltà. L’affermazione di Tsipras li fa diventare di colpo vecchi contenitori?

«Questo era — ed è ancora — il progetto: costruire un’aggregazione di sinistra più ampia, che includa le espressioni della società civile e i partiti che si riconoscono nel progetto. Certo non è un obiettivo che si realizzi subito, produce scossoni, tormenti».

Sel, orfana del suo candidato, ha avuto un rigurgito identitario.

PAOLA BACCHIDDU PAOLA BACCHIDDU

«Perché lo considera il “suo” candidato e non della Lista. Sel sta vivendo una profonda crisi. Non sa decidersi tra Tsipras e Schulz ma questo è un problema di Sel. Gli assestamenti, dolorosi, sono fisiologici. Ci vogliono saggezza e comprensione reciproca».

Il risentimento nei suoi confronti in queste ore è forte.

«Mi si accusa di essermi chiusa in una torre d’avorio, a Parigi, di aver deciso da sola. Di aver scelto fra Centro e Sud trattando i candidati arrivati dopo di me “come carne da macello”, così scrive Furfaro. È falso e ingiusto. Tra il voto e la decisione finale non c’è stato il vuoto ma un pieno: di contatti, di negoziati dei garanti con i partiti che esprimevano le candidature. Fallite le trattative, qualcuno doveva pur decidere. Su invito dei garanti l’ho fatto io».

Tsipras la vuole vicepresidente del Parlamento Europeo. Il cognome Spinelli è un valore aggiunto anche nei rapporti con il Pse. I suoi rapporti con Schulz?

«Non ho rapporti personali. La mia linea non è ostile al gruppo socialista ma alternativa alle politiche da esso fin qui sottoscritte. Se i socialisti smettono di inseguire le larghe intese, responsabili dell’austerità, se marcano una discontinuità, il dialogo sarà interessante ».

PAOLA BACCHIDDU PAOLA BACCHIDDU

Altri dialoghi interessanti in Europa?

«Con i Verdi».

Lei ha sempre detto che c’erano dei punti di contatto anche tra la Lista Tsipras e 5Stelle. Adesso corteggiano Farage.

«Farage è nazionalista, xenofobo, nuclearista. Cose lontane anni luce dai sette punti di Grillo sull’Europa. Vedremo se i suoi deputati accetteranno il diktat. I sette punti sono ancora là».

Non la spaventa questo nuovo lavoro?

BARBARA SPINELLIBARBARA SPINELLI

«Si, provo spavento e spero soprattutto di essere all’altezza. Il passaggio dall’osservazione all’azione non è poca cosa. Ma continuerò a scrivere».

La politica è un mestiere duro.

«Anche la scrittura a volte lo è».

C’è un vento populista in Europa che fa paura.

BARBARA SPINELLIBARBARA SPINELLI

«Più che impaurente lo trovo uno stimolo, per i veri europeisti. Inquietante è che vengano definiti populisti, in blocco, tutti gli elettori che rifiutano le attuali politiche europee. Non si può pensare che esistano da una parte i filo-europei, peraltro responsabili della crisi, e dall’altra una massa di antieuropeisti. L’Europa nasce solo se c’è un agorà con spazio per conflitti e alternative. L’Europa solidale e federale che immagino non la fanno solo i governi. Nasce dalla base e dovrà avere una Costituzione il cui incipit sia: “Noi, cittadini d’Europa” ».

I primi tre punti dell’agenda Spinelli?

cha11 moni ovadiacha11 moni ovadia

«Appoggio a un New Deal per l’occupazione; lotta contro l’intollerabile segretezza delle trattative di partenariato commerciale tra Usa ed Europa; conferenza sul debito che preveda condoni per i Paesi in difficoltà».

Andando in Europa sente il peso di chiamarsi Spinelli, figlia di Altiero?

«Mio padre scrisse il Manifesto di Ventotene dentro una guerra che divideva l’Europa. La crisi di oggi è una specie di guerra, anche se non armata. E come allora, serve una “rivoluzione europeista”».

3 - IL “MANUALE SPINELLI” PER INTELLETTUALI CIVETTA

Luca Mastrantonio per il “Corriere della Sera”

cha19 moni ovadiacha19 moni ovadia

Il caso di Barbara Spinelli, giornalista prestata alla politica con vuoto a perdere, è utile per capire come funziona la Terza Repubblica. Liquida, post-moderna, demagogica ed ego-machiavellica. Anche a sinistra, dove Spinelli ha deciso di rimangiarsi la parola data, non rinunciando più al suo seggio europeo ottenuto con la lista Altra Europa con Tsipras, per la quale si era candidata come “civetta”, per attirare voti da dare agli altri. Evidentemente segue anche lei un principio oggi più che mai sovrano in politica, che potremmo riassumere così: il (proprio) fine giustifica i mezzi (altrui). 

IL BIKINI E L’ETEROGENESI DEI FINI
Quali mezzi? Quelli economici: il capitale, per quanto piccolo, messo a disposizione in gran parte da Sel per la campagna elettorale; e quelli mediatici, usati da Paola Bacchiddu, responsabile della comunicazione della lista, quando ha pubblicato una foto in costume per ottenere più visibilità. Spinelli ha così “ringraziato” il partito di Nichi Vendola tenendosi il posto, ai danni del primo non eletto di Sel (Moni Ovadia, invece, ha lasciando il suo, a vantaggio di Rifondazione). E alla Bacchiddu? Neanche un grazie. Doppia ingratitudine: l’eterogenesi dei fini che porterà Spinelli a Bruxelles è figlia anche di quel bikini. 

E POI? ZERO DIALOGO INTELLETTUALE
Spinelli non ha partecipato all’infuocato dibattito sul suo ripensamento; all’assemblea romana ha mandato una lettera da Parigi, spiegando che ha ceduto alle pressioni dei garanti, non proprio una garanzia, e degli appelli: peccato che alcuni, come Sabina Guzzanti, abbiano firmato quello sbagliato, contro la Spinellia Bruxelles. Ad Alexis Tsipras, poi, non dispiacerebbe giocarsi per la vice-presidenza del Parlamento quel nome che Barbara ha ereditato dal padre, Altiero (quando però lo citò Eugenio Scalfari per criticarla, lei andò su tutte le furie). E, ancora, dice di aver ricevuto tante preferenze: troppe per lasciare il posto a un altro. 

cha07 moni ovadiacha07 moni ovadia

DAL CENCELLI ALLO SPINELLI
Ecco: in tempi di partiti a progetto e liste tenute assieme con lo spago, non serve il bilancino che assegna posti e poltrone dall’alto in stile “manuale Cencelli”. Oggi paga di più la presunta investitura dal basso e il cinismo intellettuale. Il “manuale Spinelli”. Barbara, ovviamente.

Ultimi Dagoreport

trump netanyahu bin salman

DAGOREPORT – TRUMP IN CUL DE SAC: A UN MESE E MEZZO DALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IN CUI RISCHIA DI PERDERE OLTRE ALLA CAMERA ANCHE IL SENATO, IL DISTURBATO DELLA CASA BIANCA E' POSSEDUTO DALL'URGENTE BISOGNO DI USCIRE DAL PANTANO IN CUI SI È INFILATO NEL GOLFO - PER RISOLLEVARE I SUOI CONSENSI AGONIZZANTI, HA DAVANTI TRE GLI SCENARI POSSIBILI: PER DIMOSTRARE CHE IL CIUFFO CE L'HA ANCORA DURO, CONTRO IL PARERE DEI SUOI GENERALI, TRUMP ORDINA UN NUOVO MASSICCIO BOMBARDAMENTO DELL’IRAN – SECONDO IPOTESI: IL TYCOON ABBASSA LA CRESTA E RAGGIUNGE UN COMPROMESSO CON IL REGIME DI TEHERAN (PASDARAN E CIA TRATTANO DA TEMPO SOTTOTRACCIA), USCENDONE DI FATTO CON L'IMMAGINE DELLO SCONFITTO – LA TERZA STRADA VEDE I PAESI DEL GOLFO, LE CUI ECONOMIE STANNO PAGANDO UN PREZZO ALTISSIMO PER LA SCELLERATA GUERRA TRUMPIANA, TENTARE UN ACCORDO DIRETTO CON IRAN E HOUTHI PER RIPRENDERE A MACINARE PETRODOLLARI – TRA LO STALLO IRANIANO, IL CONFLITTO CHE CONTINUA IN UCRAINA, NETANYAHU SCARICATO E MELANIA INVEPERITA DI PORTARE LE CORNA, “THE DONALD” E' UN ANIMALE FERITO, QUINDI PERICOLOSO...

urbano cairo enrico mentana

DAGOREPORT - VUOI VEDERE CHE ALLA FINE TRA URBANO CAIRO ED ENRICO MENTANA FINIRÀ A TARALLUCCI E VINO, INTONANDO: CHI HA AVUTO, HA AVUTO, CHI HA DATO, HA DATO, SCURDAMMOCE 'O PASSATO? - SE CHICCO NON HA ANCORA TROVATO UNA ALTERNATIVA AL SINISTRISMO DE LA7 (CHE FINE HANNO FATTO LA ''CNN ITALIANA'' DI KYRIAKOU, IL RITORNO A MEDIASET O LE VOCI SU SKY?), DA PARTE SUA URBANETTO NON HA ANCORA SCOVATO CON CHI SOSTITUIRLO AL TG E LASCIA LA PORTA APERTA AL RINNOVO DEL CONTRATTO IN SCADENZA IL 31 DICEMBRE PROSSIMO: "LA MIA STIMA PER MENTANA E' INTATTA..."

giorgia meloni ignazio la russa antonio tajani fabio rampelli roberto occhiuto marina berlusconi cirielli

DAGOREPORT – IN QUELLA POLVERIERA CHE E' DIVENTATA L'ARMATA BRANCA-MELONI, LA MICCIA E' COLLEGATA A DUE EVENTI: L’ELEZIONE SUPPLETTIVA IN CALABRIA E IL VOTO A SCRUTINIO SEGRETO ALLA CAMERA SULLA LEGGE ELETTORALE (SPUNTERANNO FRANCO-TIRATORI TRA COLORO CHE SANNO DI NON ESSERE RICANDIDATI NEL 2027? CHE DECIDERANNO LE DONNE DI FORZA ITALIA INVEPERITE PER LA MANCATA ALTERNANZA DI GENERE?) – IL CASO CALABRESE, CON IL CANDIDATO DI VANNACCI CHE RUBA VOTI A FORZA ITALIA E RISCHIA DI FAR VINCERE IL PD, PUO’ ESSERE L’OCCASIONE CHE TAJANI ASPETTAVA DA TEMPO: REGOLARE I CONTI CON IL GOVERNATORE OCCHIUTO, SUO NEMICO INTERNO, SU CUI RICADREBBE LA COLPA DELLA SCONFITTA DI FABIO ROSCIOLI, TESORIERE DI LADY BERLUSCONI – SE LA FAIDA TRA GLI AZZURRI È PALESE, IN FDI DEVONO GESTIRE I MALUMORI DEI “RAS” LOCALI. A MILANO LA RUSSA NON DIGERISCE LA PROPOSTA DI CANDIDARE A SINDACO L’AZZURRO PEREGO, NOME NON SGRADITO A VIA DELLA SCROFA - IN CAMPANIA C’È LA ROGNA DEL VISPO CIRIELLI, L'EX COLONNELLO DI GIORGIA CHE INVOCA DI IMBARCARE VANNACCI NELLA COALIZIONE - NEL LAZIO IL MENTORE DELLE SORELLE MELONI, FABIO RAMPELLI, NON SOLO SI E' AUTOCANDIDATO A SINDACO DI ROMA IN BARBA AL PARTITO, MA SCALPITA PER PIAZZARE I SUOI "GABBIANI" NELLE PROSSIME LISTE ELETTORALI - STENDIAMO UN "PELO PIETOSO" SUL'ALTRO ALLEATO, LA LEGA SPROFONDATA AL 4,5% CON SALVINI APPESO A CIO' CHE POTRA' SUCCEDERE DOMENICA PROSSIMA SUL PRATONE DI PONTIDA...

roberto vannacci elly schlein giorgia meloni legge elettorale ballottaggio

DAGOREPORT! LA NUOVA LEGGE ELETTORALE È INCOSTITUZIONALE? MONTA IL DIBATTITO CON 160 COSTITUZIONALISTI CHE ANDRANNO AVANTI CON I RICORSI ALLA CORTE COSTITUZIONALE - LA SCOMMESSA DELLA MELONI: UNA VOLTA APPROVATA LA LEGGE, ANDARE AL VOTO A MAGGIO PER EVITARE IL GIUDIZIO DI INCOSTITUZIONALITA' DELLA CONSULTA – LA PROTESTA DEL CIVICO ONORATO SULLE FIRME RICHIESTE PER PRESENTARE LE LISTE (6MILA PER OGNI COLLEGIO): UNA NORMA CHE IN REALTA’ FA COMODO A FORZA ITALIA E NOI MODERATI IN FUNZIONE ANTI-ONORATO MA ANCHE ALLA SINISTRA, CHE SI METTEREBBE AL RIPARO DALLE NUOVE CREATURE POLITICHE (TIPO GRILLO) – VANNACCI AL 99% NON DOVREBBE AVER BISOGNO DI RACCOGLIERE LE 6MILA FIRME - L’ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA PER CHI ARRIVA AL 42%: NON NE PARLA NESSUNO NEL PD PERCHE’ FA COMODO ANCHE A SCHLEIN…

elly schlein giuseppe conte dario franceschini

DAGOREPORT - CONTRORDINE, COMPAGNI, LE PRIMARIE SI FARANNO INDIPENDENTEMENTE DALLA LEGGE ELETTORALE! CONTE HA DATO UN AUT AUT AGLI ALLEATI DEL CAMPO LARGO METTENDO I GAZEBO COME “CONDICIO SINE QUA NON” PER ESSERE NELL'ALLEANZA CON IL PD – MA LE PRIMARIE, OLTRE A ESSERE DIVISIVE, SONO UN GRAN CASINO SUL FRONTE REGOLAMENTARE: SARANNO APERTE O CHIUSE? CI SARA’ IL VOTO ONLINE? E PREVEDERANNO UN BALLOTTAGGIO? - PER ELLY, CHE TREMA PERCHÉ CONTE CON LA POSIZIONE SULL’UCRAINA DRENA VOTI AL PD SCESO AL 20%, I GAZEBO SONO DIVENTATI UN PROBLEMA ANCHE ALL’INTERNO DEL PARTITO (AL PUNTO CHE NON HA POTUTO CONCEDERE L’ENDORSEMENT A MARIO CALABRESI, CANDIDATOSI A SINDACO DI MILANO, PERCHÉ HA PAURA DI PERDERE I VOTI DI PIERFRANCESCO MAJORINO). COSI’ PER BLINDARSI E’ COSTRETTA A STRINGERE ACCORDI CON RENZI, FRANCESCHINI E ALTRI CAPATAZ DEM. MA NON ERA LEI CHE DICEVA “NON VOGLIAMO PIÙ CAPIBASTONE E CACICCHI?”

giorgia meloni tommaso longobardi giovanbattista fazzolari gian marco chiocci filini

DAGOREPORT - COME MAI GIORGIA MELONI HA FATTO “ROTOLARE LA TESTA” DEL SUO STRATEGA SOCIAL, TOMMASO LONGOBARDI? A POCHI MESI DALLE ELEZIONI, CON I SONDAGGI CHE DANNO IL CAMPO LARGO IN VANTAGGIO E VANNACCI CHE SCIPPA CONSENSI A DESTRA, LA DUCETTA SI È ACCORTA CHE LA PROPAGANDA DI PALAZZO CHIGI NON FUNZIONA PIÙ – LONGOBARDI ERA GIÀ FINITO NEL MIRINO DEL “CERCHIO TRAGICO” DELLA SORA GIORGIA DOPO LA DISFATTA AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DOVE ERANO STATI DECISIVI I VOTI DEGLI ELETTORI PIÙ GIOVANI PER IL “NO” – ORA LA DUCETTA VUOLE UNA SVOLTA NELLA COMUNICAZIONE DEL GOVERNO E RICICCIA L’IDEA DI ASSOLDARE COME PORTAVOCE IL DIRETTORE DEL TG1, GIAN MARCO CHIOCCI. PICCOLO PARTICOLARE: CHIOCCI, FIN TROPPO AUTONOMO ED ESPERTO, SAREBBE UN “ACQUISTO” INDIGESTO PER FAZZOLARI E FILINI, IL DUO CHE GESTISCE LA MACCHINA COMUNICATIVA DI FDI – SI VOCIFERA CHE PALAZZO CHIGI PENSI A GINO ZAVALANI, VOLTO DI ESPERIA, PER RILANCIARE I SOCIAL – LA PRECISAZIONE DI ZAVALANI