matteo angioli e marco pannella

MATTEO ANGIOLI, PUPILLO DI MARCO PANNELLA, SVELA LA NATURA DEL SUO LEGAME CON IL LEADER RADICALE: “È UN RAPPORTO SOCRATICO. SAPEVO CHE PANNELLA PER TUTTI È IL PRIMO FROCIO D’ITALIA. LE VOCI SU DI NOI NON MI PIACCIONO MA ME LE ASPETTAVO”

Tommaso Labate per il “Corriere della Sera”

 

matteo angioli e marco pannella matteo angioli e marco pannella

«Un rapporto socratico…», quello in cui i protagonisti sono il maestro e l’allievo. Pausa. «Socratico…». Altra pausa, questa volta più lunga. Poi le risposte scomode alle domande imbarazzanti arrivano. «E comunque lo sapevo fin dall’inizio che Marco Pannella per tutti è il primo fro..o d’Italia. Per questo, da quando ho iniziato a frequentarlo, ho capito di essere stato “attenzionato” dal resto del Partito radicale. Le voci su me e Pannella le sentivo anche io. No, ovviamente non mi facevano e non mi fanno piacere. Ma me le aspettavo».

matteo angioli matteo angioli

 

Nella camera oscura della maldicenza, dei brusii, degli spifferi e forse anche di qualche sorrisetto si può finire per tantissimi motivi. Matteo Angioli c’è finito dentro per quella irrefrenabile passione politica che nel 1995, quando non aveva compiuto neanche sedici anni, lo spinge a raccogliere nella sua Pistoia le firme per una serie di referendum radicali. Sei anni dopo, Angioli è in volo per Wellington, in Nuova Zelanda.

 

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È da lì che avrebbe avviato quello scambio di lettere con Pannella che quattordici anni dopo — e siamo al 26 luglio scorso — avrebbe innescato il più clamoroso caso politico dell’estate 2015. Da quello scambio di e-mail il leader radicale avrebbe volentieri ricavato una pubblicazione che, a suo dire, Emma Bonino avrebbe ostacolato in tutti i modi. Sono lettere politiche, sì. Ma anche, ha rilevato Carlo Ripa di Meana, che avrebbe dovuto firmare la prefazione di quel libro mai uscito, «lettere di un amore elettronico, illazioni tra due innamorati».

 

Angioli è un vero radicale. E come tutti i veri radicali non ha paura delle parole. «Mi sta chiedendo se ho mai avuto rapporti omosessuali completi passivi o attivi con Pannella? Se è questo che vuol sapere no, né l’uno né l’altro», è il senso di un ragionamento che il giovane Matteo esplicita coraggiosamente con una frase leggermente diversa che ha una crudezza tipica di chi non vuole lasciare margini di dubbio.

 

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E il rapporto «socratico» col leader radicale? «Senta — risponde Angioli con cortesia — io non voglio ripetere quelle voci che ripetono gli altri. Anche perché queste voci non mi hanno certamente fatto piacere. Il mio rapporto con Marco è sempre stato di una chiarezza e di una semplicità unici. E non ho mai avuto dubbi su quello che si aspettava da me».

 

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Chi legge quella corrispondenza che risale all’inizio degli anni Duemila, però, capisce che per Pannella quella pubblicazione può essere l’occasione più rumorosa possibile per un coming out . Coming out che, con la corrispondenza rimasta lontana dalle tipografie, il leader radicale avrebbe rinviato a un’intervista rilasciata nel 2010 al settimanale Chi , durante la quale ammetterà di aver amato nella sua vita «cinque o sei uomini».

 

Il colloquio con Angioli ritorna qui, alle lettere. «Non chiedo niente e non mi aspetto più niente, ormai. Quelle lettere, per il sottoscritto, sono acqua passata. Ma evidentemente, per Marco, quella corrispondenza rappresenta ancora qualcosa di molto importante…». E la presunta operazione di censura che sarebbe stata orchestrata dalla Bonino? «Di queste cose dovete parlare con Emma, non con me… Tanto non c’è più speranza, finisce sempre così. Bonino da una parte, Pannella dall’altra. Marco l’avrà anche detto col suo solito modo brusco che Emma ormai non fa più attività politica col partito. Ma siamo onesti, è o non è così?».

marco pannella urlamarco pannella urla

 

Nonostante sia finito in una tenaglia fatta del «rapporto socratico» con Pannella e delle maldicenze degli altri radicali, al giovane Angioli non interessa che un punto. Quella grande campagna mondiale sulla nonviolenza che lui, col linguaggio spesso oscuro sempre di moda nella real casa pannelliana, declina con la formula «diritto alla conoscenza». Dice lui, infatti, «che la conferenza di fine luglio al Senato, in cui abbiamo ricevuto un messaggio anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, è stata un successo, sì.

 

matteo angioli   matteo angioli

Ma prima ancora c’erano state le conferenze di Bruxelles, quelle a Londra e Parigi, la prima come luogo simbolo della guerra in Iraq, la seconda come capitale del no a quel conflitto. E poi Ginevra, all’Onu, l’Onu si muove su tre diverse direttrici che sono la sicurezza, lo sviluppo e i diritti umani. Noi siamo per promuovere i terzi, anche potenziando il raccordo con lo sviluppo degli Stati. E quando dico noi, penso ai soggetti radicali che hanno lavorato a questa campagna sul diritto alla conoscenza, da “Nessuno tocchi Caino” a “Non c’è pace senza giustizia”».

 

marco pannella fermato dai commessimarco pannella fermato dai commessi

E si ritorna, come dopo un lancio di dadi a Monopoli, alla casella del «via». All’amore, alla politica, alla nonviolenza. Il Partito radicale rischia davvero di morire? «Certo che rischia. Stiamo già facendo i conti con questa morte. Pensi che il progetto sul diritto alla conoscenza l’abbiamo organizzato in quattro. Io più tre volontari, che sono la mia fidanzata Laura Harth, Verde D’Aquino e Luca Bove», risponde Angioli.

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«Se avessimo un sistema elettorale tipo quello britannico, noi radicali saremmo già sparsi nelle file dei liberali, dei conservatori e dei laburisti. Io starei tra i liberali. Forse, non è detto...». Nonostante tutto, intanto, la maldicenza continua fare come in quella vecchia canzone di De Andrè. Insiste, e la lingua batte sul tamburo.

marco pannella fumo marco pannella fumo

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