vino terapia

ALCOL BLUES - DA MEMPHIS A NEW ORLEANS, SI VIVE SEMPRE CON UN DRINK IN MANO - L'AMORE PER GLI ALCOLICI HA INFLUENZATO STORIA, MUSICA E LETTERATURA DEGLI STATI UNITI DEL SUD - QUEL GENIO ALCOLIZZATO DI WILLIAM FAULKNER: "LA CIVILIZZAZIONE E’ NATA CON LA DISTILLAZIONE"

Enrico Deaglio per “il Venerdì - la Repubblica”

new orleans drinknew orleans drink

 

Quando farete – e sarebbe un peccato non metterlo subito in programma – un tour sentimentale del profondo sud degli Stati Uniti (qui c’è il blues, la letteratura, la rivoluzione contro la schiavitù, il jazz, Katrina) potreste, per esempio, scendere in verticale da Memphis, Tennessee (giusto per respirare un po’ di Elvis), attraversare il lunare Delta ormai deserto e costeggiare il Mississippi, fino al grande porto di New Orleans, che alcuni chiamano con disprezzo il luogo più corrotto degli Usa, ma altri – secondo me, giustamente – «il meno corrotto dei Caraibi».

 

Dovunque andrete, comunque, un incredibile tasso alcolico vi farà compagnia: è parte del paesaggio, del suo mistero e del suo peccato. E vi chiederete: senza birra, bourbon, rhum, cognac il blues, la guerra civile, i capolavori letterari sarebbero stati possibili?

 

i bar di new orleans i bar di new orleans

State ora viaggiando nella deserta pianura lungo il Mississippi, dove alcuni milioni di schiavi raccoglievano cotone o tagliavano la canna da zucchero. Per loro era proibito bere alcol, così come era proibito spostarsi senza un permesso, vivere da soli, riunirsi in gruppo e ascoltare musica. Ma era pratica comune intossicare di alcol fortissimo e scadente gli schiavi durante il periodo più duro del raccolto o nelle festività: il nero ubriaco era preferibile a un nero sobrio capace di organizzare la fuga verso nord.

 

Dopo la loro liberazione, i neri ebbero il permesso di muoversi e qualche soldo per farsi una birra;  la prima musica libera nacque in baracche di legno, dove i corpi si muovevano nelle «danze immonde» e l’alcol dilagava nelle parole dei blues; il booze, che serve per dimenticare le solite cose: miseria, la fine di un amore, un’ingiustizia.

ulysses grant ulysses grant

 

Ma tracannavano anche i bianchi, forse per senso di colpa. In un tempo in cui l’ubriachezza era segno di inferiorità morale, Ulysses Grant – il capo dell’esercito di Lincoln, l’uomo che inventò la feroce guerra moderna, e che per questo divenne Presidente – iniziava la giornata con un bicchierone di Bourbon sotto la tenda. Venne chiesto a Lincoln di sostituirlo. E lui, che pure era molto morigerato, rispose: «Mi piacciono i risultati che ottiene. Manderò una cassa di Bourbon a tutto lo Stato maggiore».

 

Nemica dell’alcol è sempre stata la Chiesa e con lei, i movimenti politici evangelici. Ancora oggi, negli Stati del sud ci sono contee wet e contee dry, ovvero quelle dove è permessa la vendita e il consumo di alcolici, o è vietata. In Mississippi, per esempio, su 82 contee, 34 sono dry, per cui c’è un’utile app. Con risultati spesso grotteschi: il traffico nel weekend dalle contee dry verso quelle wet, provoca impennate di incidenti stradali; le virtuose contee dry, che non raccolgono l’Iva sull’alcol, si impoveriscono.

 

i bar di new orleansi bar di new orleans

Il tutto mentre nel Delta, il turismo musical-gastronomico è l’unica cosa positiva nella crisi. Se cercate un epicentro blues alcolico: Clarksdale, e fate tappa al Ground Zero di Morgan Freeman. Oppure fate tappa nel paradosso. È un ristorante, fondato nel 1933 da immigrati italiani, il Lusco’s di Greenwood. Ci vengono addirittura, con gli aerei privati, dalla vicina Louisiana. Però Lusco’s non può servire vino né birra, nessun tipo di alcolico, perché il locale è a meno di 150 metri da una chiesa.

 

walker percywalker percy

Ma se il cliente porta il proprio, può berlo. E dunque il cliente deve attraversare la strada e suonare al citofono di una stamberga. Entra e si trova davanti una garritta con un vetro antiproiettile e una grata. Ordina e paga cash il suo vino rosso francese, in mezzo a guardie del corpo dai colossali tatuaggi e una fila di zombies col cappuccio che raccattano spiccioli per comprare la vodka. Lusco’s e la sua appendice sono l’esempio di perdurante segregazione. I poveri (i neri qui hanno livelli di miseria incredibili) non hanno accesso ai bar. Ma li vedete – ombre ondeggianti, paurose – nei pressi delle stazioni di servizio, dei supermarket.

 

i bar di new orleans    i bar di new orleans

Comprano casse di birra, o magnum di vodka in recipienti che riproducono un kalashnikov o un teschio. Consumeranno a casa, se ce l’hanno, o in una crack house o in un casinò davanti alle slot machines. Il giorno dopo, molte delle loro facce saranno sulla prima pagina del giornale locale.

 

Quando arriverete a New Orleans, tutto cambierà. La città, che è sempre stata diversa – francese, caraibica, siciliana, irlandese, liberal e mafiosa – si è sviluppata con un’economia propria. Se a Detroit fanno  auto e nella Silicon Valley computer, a New Orleans producono le migliori sbronze d’America. Ti dicono: «Qui abbiamo una legge che dice che si può bere per strada, negli uffici, sui mezzi di trasporto, nei musei». E mai una legge ha avuto risultato più appariscente: New Orleans è una città che cammina sorseggiando cocktail.

 

i bar di new orleans  i bar di new orleans

Si comincia a bere nel bar, ma poi si continua all’aperto versando il contenuto in un bicchiere di plastica (la go cup), per cui vedrete uomini che sorseggiano rhum andando in ufficio, impiegate a un tavolino col primo Bloody Mary alle dieci di mattina (esiste anche il Virgin Mary senza vodka; ma il cameriere dice che non ci sono vergini in città); ai vecchi banconi di zinco una pinta di birra gelata si accompagna al piatto di 24 ostriche crude.

 

I cocktail della città riflettono il passato francese, a base di cognac o champagne (alcuni locali sono veri e propri templi, come il bar del Roosevelt, del Monteleone, del Royal Orleans), o la cultura dello zucchero, con rhum e melassa. Ogni notte, il quartiere francese si trasforma in un lupanare.

ground zero blues clubground zero blues club

 

Appena fuori, in piccoli bar di paese (se vi capita, andate a Mamou, parrocchia di Lafayette), donne mature si riuniscono la domenica mattina per bere birra e ballare il zydeco. Si dice che l’euforia esorcizzi la paura della morte improvvisa, le epidemie di febbre gialla rimaste nella memoria. O forse è l’incombenza della natura, lo spettro di Katrina che ha sommerso la città, la malinconia per aver perso la guerra. Per lo scrittore Walker Percy, la fiaschetta di bourbon (neat) era la madeleine di Proust.

 

william faulknerwilliam faulkner

E adesso ritornate all’inizio del viaggio. Oxford, Mississippi, la storica città universitaria, patria del premio Nobel William Faulkner, lo scrittore che è «il» sud – ovvero il perenne trauma della sconfitta, il gentleman che scriveva come Joyce e che inventava territori fantastici, che sarebbero stati poi quelli di García Márquez. Nel piccolo museo nella sua casa, un cartello informa che la vedova, il giorno dopo la sua morte, installò l’aria condizionata nella camera da letto, cui il marito si era sempre opposto. Il suo scrittoio, la sua frase famosa.

 

«Per scrivere, ho bisogno di questo posto, della mia pipa e di un po’ di whisky». Faulkner, completamente alcolizzato, morì nel luglio del 1962. Tre mesi dopo l’Università venne attraversata dai più violenti scontri razziali e il presidente Kennedy schierò 40 mila uomini della Guardia Nazionale per fare varcare allo studente nero James Meredith i portoni dell’Ole Miss. Chissà se sarebbe uscito di casa, Faulkner, se fosse stato ancora vivo.

 

bourbon street drinks   new orleansbourbon street drinks new orleans

Oggi Oxford è una pacifica città ricca. Le case sono ornate di ortensie, gerani, bouganville. Gli studenti, ogni settimana, si ubriacano nella Square. La tomba di Faulkner, in un anonimo prato, è meta di pellegrinaggi. Si viene, si beve un Jack Daniels, si lascia la bottiglia con appena un po’ di liquore per lui. Una delle sue frasi più famose resta: «Civilization began with distillation». Dopo, il tempo finì.

bourbon street drinks    new orleans bourbon street drinks new orleans

 

Ultimi Dagoreport

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO YANKEE A ROMA DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE”, IL “MAGA”-FONO IN ARRIVO IN ITALIA NEL 2027, CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO E SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE ROMA ALEGGIANO NUVOLONI NERI. IL MOTIVO? TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…

fagnani mentana corsini cairo

DAGOREPORT - DUE PERSONAGGI IN CERCA DI EDITORE. POTREBBERO ANCHE ESSERE SEI, PER CITARE PIRANDELLO, VISTO L'EGO TARANTOLATO DI CHICCO MENTANA, IL 71ENNE PENSIONATO MA CON NESSUNISSIMA VOGLIA DI RESTARE ‘’PRIGIONIERO DEI COMUNISTI DE LA7'', E DELLA 48ENNE “BELVA” FRANCESCA FAGNANI, IN ROTTA CON LA RAI – SE IL PROGETTO DEL MAGNATE GRECO KYRIAKOU A CUI LAVORAVA IL CHICCO MACINATO PER LA NASCITA DELLA "CNN ITALIANA" NON SI SA BENE DOVE SIA FINITO, HA PERSO QUOTA L'IPOTESI DI UN RITORNO A MEDIASET AL POSTO DEL CAPO SUPREMO DELL’INFORMAZIONE, MAURO CRIPPA. L’ULTIMA INDISCREZIONE È SKY ITALIA – SE MENTANA VUOL CHIUDERE CON CAIRO, LA FAGNANI VUOLE CHIUDERE "BELVE" PER MANCANZA DI “BELVE”: GLI OSPITI DI RICHIAMO SONO FINITI O PRETENDONO UNA MONTAGNA DI SOLDI - SI SONO ACCAVALLATE VOCI DI UNO SBARCO DELLA FAGNANI A MEDIASET, TIRANDO IN BALLO IL SUO BUON RAPPORTO CON MARIA DE FILIPPI. MA FINCHÉ LA DISCOLA DEL GOSSIP HA UN CONTRATTO CHE LA LEGA ALLA RAI FINO AL 2027, BUSSA ALLA PORTA LA MESSA IN ONDA DELLA NUOVA STAGIONE DI “BELVE”, IL 20 OTTOBRE - QUELLO CHE È CERTO È CHE SIA IL CHICCO CHE LA CHICCA SONO IN UN LIMBO, CON UN MERCATO SULLA CARTA ESISTENTE MA CON MILLE INCOGNITE REALI...

guerra russia ucraina vladimir putin volodymyr zelensky donald trump

DAGOREPORT – NON FATE LEGGERE A TRUMP L’ANALISI DELL’EX DIRETTORE DEI SERVIZI BRITANNICI, JOHN SAWERS, CHE SUL “FINANCIAL TIMES” SENTENZIA: “NON CI SARÀ NESSUNA TREGUA TRA MOSCA E KIEV FINO AL 2027”. IL TYCOON HA LE ORE CONTATE: DEVE TROVARE UN ACCORDO PURCHÉSSIA ENTRO NOVEMBRE, QUANDO I CITTADINI AMERICANI SARANNO CHIAMATI A VOTARE PER LE ELEZIONI DI METÀ MANDATO - UNA SCONFITTA DEL “DERAGLIATO MENTALE” DELLA CASA BIANCA È PRATICAMENTE CERTA. A MENO CHE NON RIESCA A CHIUDERE LA GUERRA IN EUROPA E FAR DIMENTICARE IL DISASTRO MILITARE AMERICANO IN IRAN – PUTIN NON CEDE AD ALCUN COMPROMESSO, E ZELENSKY LA VEDE “NERA” PER IL FUTURO…

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO