TOGLIETECI TUTTO, E PURE QUEL BRAY - IL MINISTRO DALEMIANO COME RILANCIA POMPEI? NOMINANDO UN SUPERBUROCRATE E ALTRI VENTI SOTTO DI LUI: COSTO 2,6 MILIONI €

Paolo Bracalini per "il Giornale"

«In questo Paese si commissaria tutto, anche Pompei! Vogliamo fare i miracoli e non facciamo le cose normali, poi casca tutto» tuonava Bersani contro l'allora ministro della Cultura Sandro Bondi, reo di aver creato un commissario straordinario per l'area archeologica di Pompei e costretto alle dimissioni poco tempo dopo.

Eppure l'altro giorno al Senato, coi voti del Pd e parte del Pdl è passato il decreto n. 91 2013 sul «rilancio dei beni e delle attività culturali» che dà vita, tra l'altro, alla figura di un superburocrate per Pompei, con molti più poteri rispetto al precedente commissario.
In più, questo nuovo responsabile unico della realizzazione del Grande Progetto e del programma straordinario per Pompei, denominato «direttore generale di progetto», che Palazzo Chigi nominerà entro due mesi, sarà affiancato - si legge nel decreto del ministro dalemiano Massimo Bray - da una «struttura di supporto» composta «da un contingente di personale, anche dirigenziale, in posizione di comando, non superiore a 20 unità, nonché da cinque esperti in materia giuridica, economica, architettonica, urbanistica e infrastrutturale».

Già che c'erano, si istituisce anche un «Comitato di gestione», che ha il compito di pervenire, entro 12 mesi, all'approvazione di un «Piano strategico per Pompei». Un superburocrate con venticinque burocrati sotto di sé e un Comitato di gestione: servirà a salvare e rilanciare Pompei? E poi, con che impegno finanziario? Lo spiega il comma successivo: «L'onere è pari a euro 200mila per l'anno 2013 e euro 800.000 per ciascuno degli anni 2014, 2015 e 2016». Insomma 2,6 milioni di euro in stipendi.

A finanziarli saranno nuove tasse, con accise più alte su produttori (già sfiancati dalle imposte) e consumatori di birra, aperitivi, liquori, prodotti da fumo e oli lubrificanti. Solito metodo. L'ex ministro Bondi è uno dei pochi del Pdl (insieme a Lega nord e M5S) che ha votato contro il decreto.

«Quando fu il governo Berlusconi a istituire un commissario per Pompei la sinistra ci attaccò selvaggiamente, mentre ora che il governo Letta crea un supercommissario, che addirittura travalica i poteri della Soprintendenza, nessuno dice nulla».
Ma nel decreto c'è molto altro oltre a Pompei, molti generosi regali, tanto che Bondi propone un nome alternativo: «Io lo chiamerei decreto “Renzi”, o decreto “marchette varie”».

Ci sono 5 milioni di euro per il Maxxi diretto dall'ex ministra ulivista Giovanna Melandri (che doveva farlo gratis mentre ora percepirà un compenso); 15 milioni di euro per la costruzione del museo della Shoah a Ferrara, fortemente voluto dal ministro (ferrarese) del Pd Dario Franceschini.

I doni però viaggiano soprattutto in direzione Firenze, amministrata da Matteo Renzi, che l'ala governista-lettiana del Pd ha interesse a tenere buono magari con qualche legge-mancia. Ed ecco dunque spuntare 8 milioni di euro per gli Uffizi, una delle richieste fatte da Renzi a Letta quando il premier andò in visita a Firenze («Sono uscito praticamente in mutande - scherzò Letta - Renzi mi ha chiesto un sacco di soldi per gli Uffizi»). Il progetto dei «Nuovi Uffizi», fa notare l'ex sottosegretario Francesco Giro (Pdl), è «un cantiere infinito.

Un cantiere che, a quanto mi risulta, ha già speso circa 30 o 40 milioni di euro. Adesso, ne diamo altri 8 per la prosecuzione dei lavori, a trattativa negoziata privata, e con la solita cooperativa valorosamente impegnata in questi lavori infiniti. Va bene così, perché gli Uffizi sono il più grande museo nazionale. Ma con quel che abbiamo speso dovremmo avere degli Uffizi patinati d'oro!».

Per Firenze non è finita qui, nel «decreto Renzi» (copyright Bondi) c'era e c'è altro. «Nella prima stesura - racconta l'ex ministro - si prevedeva un ingente finanziamento a favore della Fondazione Maggio Fiorentino, di circa 25 milioni di euro».

Super-regalo a Renzi poi sfumato. Ma compensato da un altro dono, contestato come uno «scippo» dal segretario leghista Maroni e dal suo senatore Stefano Candiani. Nel decreto si legge: «Per il Forum Unesco sulla cultura e sulle industrie culturali, che si terrà a Firenze nel 2014, è autorizzata la spesa di 400.000 euro». E qui la notizia non sono soltanto i 400mila euro, ma anche che il vertice Unesco si terrà a Firenze, mentre doveva essere a Monza. Vittoria delle larghe intese, stavolta tutte interne al Pd, tra D'Alema (padrino del ministro Bray) e Renzi.

 

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