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“MIO PADRE POTREBBE AVER VIOLENTATO ANCHE ME, MA MI MADRE NON HA VOLUTO PARLARE” – LA TERRIBILE STORIA DI CAROLINE, LA FIGLIA DI GISÈLE PELICOT, LA DONNA DROGATA E STUPRATA DA DECINE DI UOMINI CHE VENIVANO INGAGGIATI SUL WEB DAL MARITO DOMINIQUE: “CI SONO LE FOTO DI DOMINIQUE IN CUI IO APPAIO PRIVA DI SENSI, SEMINUDA, CON UNA BIANCHERIA INTIMA CHE NON È LA MIA. SOLO MIA MADRE AVREBBE POTUTO CONVINCERLO A PARLARE, MA SI È RIFIUTATA. HA DIRETTO LA SUA RABBIA CONTRO I 50 SCONOSCIUTI, NON CONTRO SUO MARITO. CREDO CHE CERCHI ANCORA DI TROVARGLI DELLE ATTENUANTI.…”

Estratto dell’articolo di Stefano Montefiori per il “Corriere della Sera”

 

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«È stato il processo di mia madre Gisèle, non della nostra famiglia. Lei sa che mio padre Dominique è un predatore seriale, è coinvolto in casi criminali che cominciano ben prima, e sa che potrebbe avere violentato anche me e altri membri della famiglia, ma su questo lei non ha voluto e non vuole parlare. Gisèle mi ha abbandonato, io e lei non ci parliamo più».

 

Il 19 dicembre scorso si è chiuso il processo di Avignone per gli stupri commessi da Dominique Pelicot e da 50 suoi complici, tutti condannati. La moglie Gisèle Pelicot, drogata e violentata per anni dal marito e da sconosciuti, coraggiosa testimone in aula, è diventata un’eroina mondiale. Nel primo libro E ho smesso di chiamarti papà sua figlia Caroline regolava i conti con il padre Dominique. In questo Non è nostra la vergogna , che esce il 30 settembre per Utet, la donna consuma la rottura anche con la ormai celebre madre, Gisèle Pelicot.

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[…]

 

Qual è il suo sguardo, oggi, su un processo seguito dal pianeta intero?

«Quel processo, condotto in modo sbrigativo e parziale, è l’albero che nasconde la foresta. Dominique Pelicot ha concluso la sua carriera criminale drogando sua moglie per 10 anni , ma non ha cominciato con Gisèle. È coinvolto in crimini cominciati negli anni 80-90, è forse un serial killer oltre che un predatore. Ma ci si è occupati solo di Gisèle».

 

In aula, interrogata sulle violenze che lei, Caroline, ha subito a sua volta, sua madre Gisèle dice «preferisco non rispondere».

«Quello è il momento di non ritorno».

 

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Come sono i suoi rapporti con sua madre adesso?

«Non esistono. Non ho più alcuna relazione con mia madre. Lei vive la sua nuova vita, e io continuo la mia».

 

Da quello che lei racconta e scrive nel libro, sembra che in Gisèle convivano due figure: la donna coraggiosa e moderna che denuncia al mondo le violenze subite, e la donna di altri tempi, che almeno inconsciamente o involontariamente tende a proteggere il marito.

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«Non so quanto involontariamente. Gisèle ha diretto la sua rabbia soprattutto contro i 50 sconosciuti complici, non contro suo marito Dominique. Credo che cerchi ancora di trovargli delle circostanze attenuanti. Da quattro anni e mezzo aspettavo a mia volta di avere la verità, ci sono le foto di Dominique in cui io appaio priva di sensi, seminuda, con una biancheria intima che non è la mia. Solo Gisèle avrebbe potuto convincerlo a parlare, ma si è rifiutata.  […]».

[…]

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Qual è la situazione processuale, adesso?

«Ho presentato la mia denuncia, spero in un nuovo processo che chiarisca quello che è successo a me. Dominique ha 72 anni, è stato condannato a 20 ma tra riduzioni varie tra 6-7 anni potrebbe uscire. E ricominciare».

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