chiara cringolo

MORIRE DI COVID A 21 ANNI - LA STORIA DI CHIARA CRINGOLO DECEDUTA ALLE “MOLINETTE” DI TORINO - È ARRIVATA CON UN TAMPONE POSITIVO. TRASFERITA D'URGENZA DALL'OSPEDALE DI IVREA PERCHÉ NONOSTANTE L'ETÀ NON RIUSCIVA PIÙ A RESPIRARE. DA QUEL MOMENTO I SUOI FAMIGLIARI NON L'HANNO PIÙ VISTA: “DICEVANO CHE LEI ERA GIOVANE, CHE CE L'AVREBBE CERTAMENTE FATTA. È SEMPRE STATA IN SALUTE: FORSE ERA APPENA SOVRAPPESO. ERA APPENA ROBUSTA, MA NIENTE DI IMPORTANTE”

Andrea Bucci per “la Stampa”

 

Era un lunedì: il 19 di ottobre. Chiara quel giorno non stava bene. Aveva qualche linea di febbre. Era stanca, spossata. Ma si sa, la vita delle mamme è così se hai un bambino piccolo. E poi lei era sempre in forma. Il Covid era una roba lontana vista da qui, una storia di altri, sentita in tv oppure letta sui giornali. Venti giorni dopo Chiara Cringolo, 21 anni, un bimbo di 13 mesi, un marito e una casa in un paese a 50 chilometri da Torino, Romano canavese, è morta di Covid all'ospedale Molinette, il polo più grande del torinese dove si combatte il Coronavirus. Dove si tenta di salvare la vita, a chi, come Chiara, arriva lì in condizioni disperate. Chiara è morta domenica sera e qualcuno ha telefonato alla famiglia: «Purtroppo non ce l'ha fatta».

 

Chiara Cringolo

Glielo hanno detto così, come avranno fatto centinaia di volte, a centinaia di famiglie, da quando è iniziata la pandemia. Anziani, gente di mezza età, persone con mille patologie già diagnosticate. Ma stavolta la storia è differente perché lei aveva appena 21 anni. Era una «bambina» come la chiama adesso il papà: «la mia bambina». Chiara era sempre stata bene.

 

«Guardava il mondo con infinita dolcezza» sussurra il suo compagno, Mario. Chiara aveva «occhi profondi e un sorriso che ti incanta». Ecco, la storia di Chiara Crignolo, va raccontata non partendo da qui. Ma dall'ingresso del reparto di terapia intensiva delle Molinette, dove era finita qualche giorno dopo quel maledetto lunedì, con la diagnosi di polmonite bilaterale da Covid 19. La rianimazione universitaria è su, al secondo piano: dalle finestre si possono vedere il Po le colline.

 

Chiara Cringolo

Ed è quasi un posto che ti dà speranza. Chiara è arrivata con un tampone positivo. Trasferita d'urgenza dall'ospedale di Ivrea perché nonostante l'età non riusciva più a respirare. Da quel momento i suoi famigliari non l'hanno più vista. Hanno sperato e pregato ogni giorno. Hanno fatto mille carezze al bimbo: «Mamma torna tra pochi giorni: non piangere più, ci siamo noi».

 

Ripercorrere adesso questa storia è tutto uno strazio. Senti papà Antonio e respiri il dolore di lui: «Povera la mia bambina, chissà quanto ha sofferto». E ti vien da piangere quando narra di quelle giornate passate ad aspettare con il telefonino sempre in mano: «Perché sa, ogni pomeriggio un medico oppure un infermiere ci chiamavano per aggiornarci. Erano tutti gentili. Ci dicevano che lei era giovane, che ce l'avrebbe certamente fatta».

 

In fondo parlare con chi l'aveva in cura era un po' come essere lì accanto a lei. Vederla guarire. E poi c'erano i numeri, le statistiche sull'età delle vittime, c'erano gli epidemiologi in tv a confortare: «I giovani se la cavano meglio di chi è già avanti negli anni». «Chi è sano corre meno rischi di complicanze». Nonno Antonio adesso guarda nel vuoto e ripete a tutti le stesse cose. «Chiara è sempre stata in salute: forse era appena sovrappeso. Era appena robusta, ma niente di importante».

 

Chiara Cringolo

Ripete che in casa stanno tutti bene. Anche se tutti sono risultati positivi al Covid: lui e sua moglie Barbara, le sorelle di Chiara, il papà del bimbo. Che sono tutti in quarantena. Ma nessuno sta male. «Sa cos' è la cosa che mi fa più male in questo momento? Non aver avuto la possibilità di stringere un'ultima volta le mani di mia figlia e dirle sono qui bambina mia, non aver paura» ripete nonno Antonio. Il resto sono lacrime. Paura. Alle otto di sera il sindaco del paese chiama nonno Antonio: «Per qualunque cosa noi ci siamo». Poi gli dice del messaggio che il cardinal Bertone ha fatto arrivare ai suoi concittadini: «Anche lui vi è accanto con la preghiera». «Grazie» dice nonno Antonio. Ma anche pregare, adesso, non consola abbastanza.  

 

Ultimi Dagoreport

elezioni israele isaac herzog netanyahu eisenkot

DAGOREPORT – IN ISRAELE, DOPO LE ELEZIONI, CI SONO SOLO TRE SCENARI PLAUSIBILI: UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE, UN ACCORDO DELL’OPPOSIZIONE CON GLI ARABI O NUOVE ELEZIONI – UNA GRANDE COALIZIONE È IL SOGNO DEL PRESIDENTE HERZOG E DEGLI STATI UNITI: PERMETTEREBBE DI RIMUOVERE QUEI MEZZI CRIMINALI ESTREMISTI DI BEN GVIR E SMOTRICH, CHE OSTACOLANO IL PIANO DI TRUMP PER GAZA E ROMPONO IL CAZZO IN CISGIORDANIA. MA EISENKOT ESIGE CHE “BIBI” NON SIA PREMIER, E PER ACCONTENTARLO, HERZOG DOVREBBE CONCEDERE LA GRAZIA AL PREMIER – L’ACCORDO CON LE LISTE ARABE È COMPLICATO: NESSUNO SI VUOLE ACCOLLARE IL RISCHIO DI GOVERNARE CON I MUSULMANI – UN RITORNO ALLE URNE SAREBBE UN REGALO PER “BIBI” – LA POSSIBILE NUOVA ESCALATION IN IRAN E LA PAURA DI EISENKOT DI FINIRE TRITURATO DA QUEL VECCHIO VOLPONE DI NETANYAHU, CHE HA GOVERNATO 19 DEGLI ULTIMI 30 ANNI...

marina pier silvio berlusconi soldi profitti denaro

FLASH – MARINA O “MARETTA”? SEMBRA CHE STIA MONTANDO UN PO' DI TENSIONE TRA I FRATELLI BERLUSCONI - MARINA, CHE IN QUANTO PRESIDENTE DI FININVEST È LA CAPA DI “PIER DUDI”, È PREOCCUPATA DAL FUTURO ECONOMICO DI MEDIASET. E NON SOLO PER L'IMPERO ITALIANO: TEME CHE L’ACQUISIZIONE DI PIER SILVIO DELLA TV TEDESCA PROSIEBENSAT SIA STATA UNA MOSSA  AZZARDATA E CHE POSSA METTERE A RISCHIO LA TENUTA DEI CONTI DEL BISCIONE - (A COLOGNO ANCORA SCOTTA IL RICORDO DEI 900 MILIONI DI EURO BUTTATI NEI DIRITTI TV E IL FLOP DI MEDIASET PREMIUM, CHE STAVANO PER FAR SCHIOPPARE L’AZIENDA...)

cateno de luca vannacci meloni

DAGOREPORT - “VANNACCI E’ IL GENERALE DELLE STRONZATE. OGNI COSA CHE DICE È UNA STRONZATA!”- VIDEO-BOOM! CATENO DE LUCA, NEO-ALLEATO DI GIORGIA MELONI, AVRÀ IL RUOLO DI BASTONARE VANNACCI PER CONTO DELLA DUCETTA: “AL SUO PARTITO DEI CAZZARI, OPPONGO IL PARTITO DEL PRAGMATISMO” - L’ACCORDO TRA LA MELONI E "SCATENO" E’ STATO CHIUSO DA LA RUSSA E DAL SUO FEDELISSIMO GAETANO GALVAGNO, PRESIDENTE DELL’ARS. GLI ESPONENTI SICILIANI DI FDI SONO SCONCERTATI, MA TACCIONO PER PAURA DI NON ESSERE RICANDIDATI: DE LUCA LI HA FATTI A PEZZI - QUANDO DE LUCA SI SCAGLIAVA CONTRO LA RAI: “È DIVENTATA TELE-MELONI, VESPA STABILISCE CHI È MAGGIORANZA E CHI È OPPOSIZIONE. È UN SISTEMA ASSERVITO A UN’OLIGARCHIA” – LA REPLICA DI VANNACCI A DE LUCA: “CONOSCO LE CATENE E LE CATENARIE, ALTRI CATENI NON NE CONOSCO. NON MI OCCUPO DI COSE DI POCO CONTO” - VIDEO 

leonardo maria del vecchio

FLASH! - SIAMO QUASI A NOVEMBRE E TUTTE LE SOCIETÀ, QUOTATE E NON, HANNO COMPILATO E RESO PUBBLICI I LORO BILANCI 2025 – SEBBENE IL CODICE CIVILE PREVEDA CHE SIANO PRESENTATI ENTRO 120/180 GIORNI DALLA CHIUSURA DELL’ESERCIZIO (31 DICEMBRE), LMDV CAPITAL DI LEONARDINO DEL VECCHIO, NON L’HA ANCORA RESO DISPONIBILE, PUR ESSENDO LA SUA HOLDING DI PARTECIPAZIONI (TWIGA, QN, IL GIORNALE, LEONE FILM GROUP, IMPREDO, ACQUA FIUGGI, ETC.) AL CENTRO DEL FAMILY-OFFICE DELL’EREDE LUXOTTICA – COME MAI TALE RITARDO? FORSE TROPPO IMPEGNATO A FARE LE PULCI AL “FATTO QUOTIDIANO”?

papa leone xiv javier milei viaggio argentina arcivescovo paul richard gallagher

DAGOREPORT - DOPO LA RECENTE OPERAZIONE PER L’ASPORTAZIONE DI UN CANCRO AL POLMONE, CHE ARIA TIRA IN VATICANO INTORNO A ROBERT PREVOST? - ALLA VIGILIA DEL SUO  VIAGGIO IN AMERICA LATINA, CHE SOSTEGNO RICEVE DAL SUO MINISTRO DEGLI ESTERI, L'ARCIVESCOVO PAUL RICHARD GALLAGHER? - SENTITE CON QUANTA MALCELATA SODDISFAZIONE, PARLANDO NELLA SEDE DELLA STAMPA ESTERA, IL CARDINALE BRITANNICO SI È ESPRESSO SULLO STATO DI SALUTE DI LEONE XIV: IL CANCRO DEL PAPA RAPPRESENTA UN "CAMBIO DI PARADIGMA" - GALLAGHER HA COSÌ GLOSSATO IL ‘’GAMECHANGER’’: L’ETÀ RELATIVAMENTE GIOVANE E LA BUONA CONDIZIONE FISICA AVEVANO INDOTTO ALCUNI CATTOLICI A CONSIDERARLO UN ’’PAPA SUPERMAN’’. LA MALATTIA HA PERÒ MOSTRATO CHE È ‘’UN POVERO MORTALE, PROPRIO COME TUTTI NOI’’ (AMEN) - EPPURE IL VIAGGIO CHE PAPA LEONE SI ACCINGE A FARE HA UNA TAPPA ESTREMAMENTE DELICATA: L’ARGENTINA DI QUELLA MOTOSEGA DI XAVIER MILEI, DOVE I CATTOLICI ERANO IL 90% NEGLI ANNI ‘60 E SONO OGGI RIDOTTI AL 57%, E PAPA BERGOGLIO VIENE BOLLATO ANCORA DI “COMUNISMO” - RIUSCIRÀ PREVOST A FARE LA PACE TRA ARGENTINI E LA CHIESA CATTOLICA?

malago galliani calcagno ulivieri

DAGOREPORT - NELLA CORSA ELETTORALE PER LA PRESIDENZA FIGC, L’ASSOCALCIATORI (AIC) E L’ASSOALLENATORI (AIAC) SONO PRONTE A SCARICARE MALAGÒ, CANDIDATO DELLA LEGA A, PER ACCODARSI A BEPPE MAROTTA E SOSTENERE IL SENATORE FORZISTA ADRIANO GALLIANI - COME GIUSTIFICHERANNO IL REPENTINO VOLTAFACCIA AI LORO STESSI ASSOCIATI? L’AIC DI UMBERTO CALCAGNO NELLA STORIA RECENTE È STATA SOSTENITRICE DELLE DECISIONI DELLA SERIE A, COME L’ASSOALLENATORI DI RENZO ULIVIERI CHE LO SCORSO LUNEDÌ AVEVA DICHIARATO: “LA NOSTRA IDEA RESTA QUELLA DI ESSERE AL FIANCO DELLA LEGA DI SERIE A. ASPETTEREMO DUNQUE QUELLO CHE DECIDERANNO LORO” - L’ASSOCALCIATORI DEVE FRONTEGGIARE UN CRESCENTE NUMERO DI OPPOSITORI INTERNI CHE DANNO BATTAGLIA SUL FONDO DI FINE CARRIERA: “DOVE SONO I NOSTRI SOLDI?” - L’ASSOALLENATORI E' IN PIENA LOTTA DI SUCCESSIONE PER IL POST-ULIVIERI...