haftar

HAFTAR, MISTERO SENZA FINE – ALCUNI MEDIA RILANCIANO LA NOTIZIA DELLA MORTE DEL GENERALE LIBICO - L’ONU SMENTISCE: “HAFTAR È VIVO”- L’UOMO FORTE DELLA CIRENAICA ERA STATO RICOVERATO NEI GIORNI SCORSI IN OSPEDALE A PARIGI DOPO UN MALORE

haftar

Da www.lastampa.it

 

Il generale libico, Khalifa Haftar, comandante delle forze armate che fanno capo al Parlamento di Tobruk, sarebbe ancora vivo. Dopo ore di allerta, fatto di conferme e smentite, sulla falsa riga dei giorni scorsi in cui il suo malore è stato più volte negato, a voler far chiarezza sulla situazione è l’Unsmil, l’United Nations Support Mission in Libya dell’Onu, con un tweet, testimoniando un colloquio telefonico con Haftar. 

 

Ma è sempre su Twitter che per ore si è inseguita la notizia della morte del comandante delle forze armate fedeli al Parlamento di Tobruk. Erano giorni che si inseguiva la notizia di un suo malore. Informazione prima smentita poi confermata: il comandante delle forze armate fedeli al Parlamento di Tobruk si trovava ricoverato all’ospedale Val de Grace di Parigi dallo scorso 5 aprile a causa di una emorragia celebrale. 

IL GENERALE HAFTAR

Tuttavia Al Arabiya, citando fonti libiche, ha smentito la notizia della morte, affermando che il generale Haftar avrebbe parlato al telefono con l’inviato Onu in Libia, Ghassan Salamè. 

 

Uno scenario politico tutto da capire  

In Libia, la possibile morte dell’uomo forte della Cirenaica potrebbe causare una rottura dello «stallo» e «un rimescolamento delle dinamiche interne e internazionali». Sono gli «scenari azzardati» delineati in un’intervista ad Aki-Adnkronos International da Arturo Varvelli, responsabile per il Medio Oriente e il Nord Africa dell’Ispi. «Privarsi di un attore che fino ad adesso è stato piuttosto importante sicuramente avrà delle conseguenze» perché «in Libia, al di là della questione Haftar, le rivalità personali contano parecchio», sostiene l’esperto. 

 

minniti haftar

L’uscita di scena del generale della Cirenaica, la parte est della Libia, apre infatti scenari inesplorati: senza la sua presenza, rischia di frantumarsi la coalizione di forze che aveva creato senza peraltro indicare un possibile successore. Coalizione, collegata al parlamento di Tobruk, che il generale ha spesso contrapposto al governo di Tripoli, guidato dal premier Fayez Al Sarraj e riconosciuto dalla comunità internazionale. 

 

KHALIFA HAFTAR

L’ambizione del 75enne Haftar era quella di fare il leader: dal 2014 - in parallelo con il percorso del presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi - aveva assunto il ruolo di castigatore di jihadisti e Fratelli musulmani, che ha cacciato da Bengasi in maniera completa a dicembre. Ma controllava anche buona parte del paese grazie ad appoggi di alleati stranieri - Emirati Arabi Uniti ed Egitto in testa - che gli hanno consentito di conquistare pure alcuni strategici terminal petroliferi. 

 

L’inconfessata presenza di paramilitari a Bengasi e la tutto sommato inutile stretta di mano dell’estate scorsa col premier Fayez Al Sarraj a Parigi - con il presidente francese Emmanuel Macron in mezzo alle foto - hanno attestato il sostegno della Francia. Il colbacco con cui si è lasciato fotografare a Mosca simboleggiava invece quello russo. Ma Haftar aveva anche un forte legame con gli Usa. Era stato fra gli ufficiali che aiutarono Muammar Gheddafi ad abbattere re Idris nel 1969 ma poi il colonnello-rais lo scaricò quando il militare si fece catturare in Ciad nell’87: da lì Haftar guidò un fallito golpe sostenuto dalla Cia per abbattere Gheddafi e finì a vivere per due decenni da esiliato in un sobborgo della Virginia, diventando pure cittadino naturalizzato americano.  

MACRON SERRAJ HAFTAR

 

I rapporti con gli Usa  

Il legame con gli Usa si era riappacificato di recente: oltre che da incontri ad Amman anche con un via libera al ritorno della Cia a Bengasi. 

 

L’esercito nazionale libico (Lna), di cui era «comandante generale», pur presentandosi come perfettamente inquadrato resta un mix di milizie e reparti regolari. Una formazione però abbastanza forte da spingersi a controllare anche tratti del deserto meridionale della Libia, un altro teatro di potenziale caos.  

HAFTAR

 

A livello politico, a Parigi l’anno scorso firmò un accordo per tenere elezioni presidenziali entro quest’anno: una possibilità ormai fattasi remota. E sebbene gli venissero ascritte velleità di candidatura, la sua concezione del paese orfano di Gheddafi era - ancora un volta sulla falsariga di Sisi - pessimista: «La Libia di oggi non è matura per la democrazia», che potrà essere sperimentata «forse da future generazioni», disse ancora in marzo al settimanale Jeune Afrique. 

haftar serrajKHALIFA HAFTAR

 

HAFTAR HAFTAR HAFTAR

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…