scorie nucleari rifiuti radioattivi

NESSUNO VUOLE LA "PATATA BOLLENTE" DELLE SCORIE RADIOATTIVE - L'ITALIA STA ANCORA CERCANDO DOVE METTERE IN SICUREZZA CIRCA 100MILA TONNELLATE DI RIFIUTI RADIOATTIVI, OGGI LASCIATI IN DEPOSITI DI FORTUNA O DENTRO LE STESSE VECCHIE CENTRALI NUCLEARI - I CANDIDATI PER I POSSIBILI SITI SONO SCESI DA 67 A 58, MA LA SCELTA DEVE ESSERE FATTA ENTRO LA FINE DEL 2023 - I NO DI PIEMONTE, SARDEGNA E TOSCANA...

rifiuti radioattivi

Paolo Russo per “la Stampa”

 

Mentre ci si accapiglia sul ritorno al nucleare, caldeggiato ora anche da Greta Thunberg, l'Italia è ancora li a sfogliare la margherita su dove mettere in sicurezza quelle circa 100 mila tonnellate di rifiuti radioattivi, oggi stipati in depositi di fortuna o dentro le stesse vecchie centrali nucleari. Da alcuni giorni circolano cartine apocrife delle aree idonee. La mappa Cnai che ridurrebbe per ora da 67 a 58 i siti tra i quali scegliere quello idoneo ad ospitare quell'araba fenice che dopo oltre vent' anni è diventato il deposito unico nazionale delle scorie radioattive.

 

rifiuti radioattivi

Qualcosa come 50 mila tonnellate di rifiuti considerati di basso e medio livello di radioattività, provenienti principalmente dalle quattro centrali nucleari dismesse. Ai quali si aggiungono 28 mila metri cubi prodotti dal settore medico e industriale, più altri 17 mila prodotti da altre attività, come quelle di ricerca.

 

Dalla originaria mappa messa a punto da Sogin, la società di Stato incaricata del decommissioning, ossia dello smaltimento dei rifiuti nucleari, sarebbero state depennate le aree della provincia di Torino - Rondissone e Carmagnola - che pure nella prima mappatura rientravano tra quelle giudicate altamente idonee.

 

rifiuti radioattivi

Confermati sarebbero invece i siti dell'alessandrino, tra i quali quelli di Castelletto-Quargnento e l'area Bosco Marengo-Novi, le uniche ad aver conseguito votazione piena con lode per ospitare un deposito che però nessuno vuole, ma dal quale dipende la messa in sicurezza di questa montagna di scorie radioattive che rischiano di diventare da subito un'altra patata bollente per il nuovo governo.

rifiuti radioattivi 5

 

 Dal ministero della Transizione ecologica smentiscono qualsiasi depennamento, «perché l'istruttoria è tutt' ora in corso». E non si concluderà nemmeno così presto, visto che come comunicato proprio dal Titolare del dicastero, Roberto Cingolani, la scelta finale non avverrà prima del dicembre 2023, mentre il deposito dovrebbe diventare operativo nel 2029. Ma l'altra data da cerchiare in rosso è il 2025, perché se non ci si darà una mossa avviando per allora i lavori, l'Italia incapperà nel procedimento d'infrazione che la Commissione Ue è pronta ad aprire se continueremo ad accumulare ritardi.

 

rifiuti radioattivi 4

«Andiamo a rilento perché la gestione dei rifiuti radioattivi è sempre andata avanti con la logica del "tanto ci pensa il prossimo governo"», lamenta il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani. «Intanto enormi quantità di rifiuti radioattivi si trovano sparpagliati in decine di siti provvisori, alcuni inidonei allo scopo, altri decisamente pericolosi. Comer quello della Cemerad a Statte, in provincia di Taranto, dove nel capannone arrugginito di un'azienda oramai fallita sono stipati migliaia di fusti contenenti materiali radioattivi», denuncia sempre il presidente di Legambiente.

 

Per il quale «Sogin è colpevole di gravissimi ritardi nell'opera di smantellamento delle centrali, mentre il governo dovrebbe coinvolgere con più trasparenza i territori». Facile a dirsi, meno a farsi, perché fin dalla pubblicazione della prima mappa dei siti candidati ad ospitare il deposito nazionale è stata tutta una sollevazione di scudi da parte delle Regioni e dei Comuni interessati.

 

rifiuti radioattivi 3

«Netta contrarierà» l'ha espressa il consiglio regionale della Toscana, mentre quello pugliese ha approvato all'unanimità una mozione che impegna la giunta regionale a far desistere il Governo, anche facendo fronte comune con le regioni confinanti, come la Basilicata, anch' essa tra le aree candidate a quello che nessuno giudica un premio. La Sicilia a sua volta ha messo le mani avanti appellandosi «alle caratteristiche sismiche, ambientali» e persino "culturali" del suo territorio.

 

rifiuti radioattivi 1

Un no deciso lo hanno espresso anche i comuni sardi segnati in rosso dalla mappa di Sogin, mentre in Piemonte affianco ai sindaci dei comuni interessati sono scesi in campo i parlamentari locali, la regione e la Città metropolitana di Torino. Nessuna area idonea ha invece individuato la regione Lazio, favorevole al deposito unico, ma ovviamente altrove.

 

 Storie già viste con termovalorizzatori e gassificatori, anche se il deposito nazionale, nei progetti di Sogin, diventerebbe anche un centro di eccellenza per la ricerca scientifica, con la possibilità di riutilizzare in ambito medico parte delle scorie. Progetti che non sembrano intaccare il fronte del no con il quale spetterà ora al governo Meloni fare i conti.

Articoli correlati

LA TUSCIA RISCHIA DI DIVENTARE IL PIU\' GRANDE DEPOSITO DI RIFIUTI RADIOATTIVI D'ITALIA...

SEMPRE LA SOLITA SCORIA - L\'ITALIA CHIUSE LE CENTRALI NUCLEARI NEL 1987, MA I RIFIUTI RADIOATTIVI...

Ultimi Dagoreport

kyriakou pier silvio berlusconi enrico mentana crippa fedele confalonieri mediaset urbano cairo marina

DAGOREPORT - RITORNA A CASA, LESSO! SI ACCAVALLANO LE VOCI CHE LA PROSSIMA DESTINAZIONE DI ENRICO MENTANA SIA QUELLA DI PADRONE SUPREMO DI TUTTA L’INFORMAZIONE MEDIASET - RUOLO CHE DAL 1998 RICOPRE IL FEDELISSIMO “FELDMARESCIALLO” DI FEDELE CONFALONIERI, MAURO CRIPPA, ARTEFICE MAGICO DEL “RETEQUATTRISMO” DEI DEL DEBBIO-PORRO-GIORDANO-SALLUSTI CHE HA APPARECCHIATO L’AVANZATA POPULISTA DI SALVINI E POI IL MELONISMO SENZA LIMITISMO - CHE PIER SILVIO (E LA SORELLA SUPERIORE MARINA) ABBIA LE PALLE IN SATURAZIONE DEL “CRIPPISMO ALLA FIAMMA” SI ERA BEN CAPITO DALLO SBARCO SU RETE4 DI BIANCA BERLINGUER, POI DI TOMMASO LABATE E INFINE DI MILO INFANTE CHE, OLTRE A CONDURRE DUE PROGRAMMI, E' NOMINATO CONDIRETTORE DELLA “STANZA DEI BOTTONI” DEL CRIPPA-PENSIERO, VIDEONEWS - L’IPOTESI MENTANA È STATA ACCOLTA DALLA CRICCA DI CRIPPA OVVIAMENTE MALE, MALISSIMO, CONOSCENDO ALTRESÌ BENE IL CARATTERINO DI CHICCO. E GIRANO A MEZZA VOCE BATTUTINE DEL TIPO: ‘’PIER SILVIO MANDA IN PENSIONE IL 67ENNE CRIPPA PER SOSTITUIRLO CON MENTANA, PENSIONATO DI 71 ANNI...’’

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI - FINE DEL PRIMO TEMPO....

giorgia meloni e primo ministro etiope abiy ahmed sem fabrizi

DAGOREPORT – COME SI È ARRIVATI AL CLAMOROSO SCAZZO DIPLOMATICO CON L’ETIOPIA? BISOGNA TORNARE AL 2024, QUANDO IL PREMIER DI ADDIS ABEBA, ABIY AHMED, AIUTA GIORGIA MELONI A CONVINCERE L’UNIONE AFRICANA A FIRMARE IL PIANO MATTEI. GLI ALTRI LEADER DEL CONTINENTE NERO ERANO SCETTICI (EUFEMISMO) E AHMED TIRA FUORI DAL CILINDRO IL COINVOLGIMENTO DELL’UE – SOLO CHE IL GOVERNO ETIOPE SI ASPETTAVA QUALCHE “VANTAGGIO” CHE, EVIDENTEMENTE, NON È ARRIVATO. RISULTATO? LA “RITORSIONE” CONTRO SEM FABRIZI, OTTIMO AMBASCIATORE, CHE DOPO DIECI MESI È STATO RICHIAMATO IN ITALIA PER EVITARE L’UMILIAZIONE DI ESSERE DICHIARATO “PERSONA NON GRATA"

ceuta migranti spagna francia pedro sanchez giorgia meloni emmanuel macron

FLASH – IN POCHI SOTTOLINEANO QUALI SONO GLI UNICI DUE GRANDI PAESI DELL’UE A NON ACCODARSI AI “RESPINGIMENTI” DEI DUBLINANTI VERSO L’ITALIA: FRANCIA E SPAGNA – MACRON E SANCHEZ SE LA RIDONO DI FRONTE ALLE DIFFICOLTÀ DI GIORGIA MELONI, E MOSTRANO ORGOGLIOSAMENTE MA SENZA PUBBLICIZZARLA LA LORO POSIZIONE: NOI SIAMO PER L’ACCOGLIENZA, NON RIMANDIAMO INDIETRO NESSUNO, ANCHE SE POTREMMO. UNA MOSSA POLITICA CHE MANDA FUORI GIRI GLI OTOLITI DELLA “SIRENETTA DEL COLLE OPPIO”

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…