droni nel carcere la dogaia di prato

LE NOSTRE CARCERI SONO UN BAZAR: ENTRA DI TUTTO – MEGA PERQUISIZIONE NEL CARCERE “LA DOGAIA” DI PRATO, DOVE SONO STATE ISPEZIONATE LE CELLE DI 564 DETENUTI, 29 DEI QUALI SONO ADESSO INDAGATI – ALL’INTERNO DEL PENITENZIARIO ENTRAVA DROGA CON I DRONI, GIRAVANO TELEFONINI E C’ERA CHI AVEVA PURE INTERNET. ALCUNI DETENUTI ERANO MINACCIATI E COSTRETTI A FARE I “CORRIERI”, INGERENDO OVULI DI DROGA – SEQUESTRATI HASHISH, COCAINA, DECINE DI PASTICCHE, ARMI ARTIGIANALI, CACCIAVITE, UNO SMARTPHONE SENZA SIM, UNO SMARTWATCH E…

Dagosintesi

 

droni nel carcere la dogaia di prato 3

Una perquisizione straordinaria ha coinvolto l’intera popolazione del carcere “La Dogaia” di Prato: il procuratore Luca Tescaroli ha disposto un decreto di perquisizione e sequestro per 564 detenuti, di cui solo 29 indagati, esteso a tutti i reparti, inclusi Semiliberi e aree comuni.

 

Lo scrive Marco Lillo su “Il Fatto Quotidiano”, raccontando come l’operazione nasce da un “fenomeno criminale pulviscolare” che si concentra soprattutto nelle sezioni 8, 5, 6 e 10 ma influenza l’intero istituto, trasformato in quella che il procuratore definisce un’isola di illegalità.

 

drone

Secondo Tescaroli, all’interno del carcere proliferano consegne di droga con i droni che entrano nella Dogaia tranquillamente, minacce ai detenuti con permesso di uscita per costringerli a fare da corrieri, talvolta ingerendo ovuli pieni di droga, pressioni per sfruttare ogni contatto con l’esterno, compresi i colloqui con i familiari, e poi telefonini e internet a go go per coordinare con la tecnologia le attività illegali dalla cella. I detenuti gestiscono i loro social dalla cella così da mostrare all’esterno chi comanda

 

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Durante i controlli sono stati sequestrati hashish, cocaina, decine di pasticche, armi artigianali, un cutter, un cacciavite, punteruoli, uno smartphone senza SIM, uno smartwatch e denaro contante.

 

Tra i fattori che hanno favorito la deriva, il procuratore cita la libertà di movimento concessa ad alcuni detenuti e possibili connivenze nella polizia penitenziaria. L’inchiesta ricostruita da Lillo evidenzia anche l’uso distorto della struttura di accoglienza “Jacques Fesh” come punto strategico per il transito della droga. Centrale il ruolo dei droni, capaci di trasportare stupefacenti, telefoni e armi, con costi elevatissimi per l’acquisto della droga all’interno, spesso pagata tramite carte ricaricabili.

droni nel carcere la dogaia di prato 1

 

Nonostante interventi precedenti, molte utenze e dispositivi non erano stati individuati. Dal luglio 2024 erano stati comunque sequestrati oltre un chilo di hashish, 163 grammi di cocaina, eroina, anfetamine, 49 cellulari e router.

 

Gli indagati sono 29 detenuti di diverse nazionalità, accusati a vario titolo di estorsione, violenza privata, traffico di droga, uso illecito di dispositivi di comunicazione e detenzione di armi. Lillo descrive episodi di aggressioni violente, anche con punteruoli, contro detenuti permessanti costretti a introdurre stupefacenti. Tre detenuti avrebbero inoltre ricevuto armi e telefoni tramite un drone dotato di una lenza di 20 metri.

detenuto

 

Sei detenuti, vittime di violenze e minacce di morte, hanno iniziato a collaborare indicando canali, modalità e responsabili dei traffici. Tescaroli invita altre vittime a denunciare, citando la possibilità di misure di tutela.

 

Il procuratore chiede al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria telecamere, reti anti-lancio, sistemi anti-drone, schermature per bloccare internet e telefonia, oltre a controlli sanitari radiologici per i detenuti al rientro da permessi.

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Alla perquisizione hanno partecipato circa 800 agenti di Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza e Polizia Penitenziaria, conclude Marco Lillo.

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