grafica veneta bergoglio papa francesco maurizio maggiani

“DENUNCIARE NON BASTA, SIAMO CHIAMATI AL CORAGGIO DI RINUNCIARE” - PAPA FRANCESCO RISPONDE ALLO SCRITTORE MAURIZIO MAGGIANI, CHE HA DETTO DI VERGOGNARSI QUANDO HA SCOPERTO CHE I SUOI LIBRI VENIVANO STAMPATI DA “GRAFICA VENETA” SFRUTTANDO ALCUNI LAVORATORI PAKISTANI SCHIAVIZZATI: “SONO TANTI GLI UMILIATI E GLI OFFESI DI OGGI, MA CHI DÀ A LORO VOCE? CHI LI RENDE PROTAGONISTI, MENTRE SOLDI E INTERESSI SPADRONEGGIANO? LA CULTURA NON SI LASCI SOGGIOGARE DAL MERCATO. ABBIAMO BISOGNO DI UNA DENUNCIA CHE PORTI ALLA LUCE LE MANOVRE OSCURE CHE IN NOME DEL DIO DENARO SOFFOCANO LA DIGNITÀ DELL'ESSERE UMANO”

1 - QUESTA VICENDA MI HA SCOSSO: HO AVUTO VERGOGNA DI ME

Da “Il Secolo XIX”

 

Grafica Veneta Spa

Nella sua impietosa autocritica, scritta dopo l'arresto di due manager della tipografia Grafica Veneta, Maurizio Maggiani ha scritto al Papa e nella sua rubrica pubblicata domenica 1° agosto su Il Secolo XIX: "Ho schifo di me, così attento al Dop, all'Igp, al Doc, che non sono stato attento a ciò che più mi doveva riguardare".

 

Lo scrittore si è rivolto dunque a Papa Francesco ponendo un interrogativo: "Santità, ci aiuti: vale la pena produrre bellezza grazie agli schiavi? Le storie che mi piace raccontare sono le storie dei silenti, degli ultimi e degli umili, come canonizzano i critici letterari, storie che altrimenti non avrebbero voce, che si dissolverebbero nel nulla portando con sé nella smemoratezza le vite; è da lì che vengo, non so e non voglio dimenticarlo.

MAURIZIO MAGGIANI

 

Orbene, nei giorni scorsi la cronaca mi ha informato che i miei libri, al pari della grande parte dei libri prodotti in questo Paese, sono stati stampati in un centro dove operava anche una sedicente cooperativa che avrebbe sfruttato fino all'indicibile il lavoro di cittadini pakistani".

 

Prosegue Maggiani: "Ho provato vergogna di me che sto così attento a tenermi le mani pulite e non servirmi di prodotti in sospetto di sfruttamento, eppure non ho mai riflettuto sull'evidenza che il mio lavoro di romanziere, così nobile, così intriso di privilegio, è parte di una catena del sistema produttivo non dissimile da ogni altra, e dunque passibile delle stesse aberrazioni. E ho avuto vergogna di me, che, fedele come penso di essere al mandato dei senza voce, ho dimenticato di essere collega di ogni altro lavoratore, moralmente vincolato alla solidarietà dell'appartenenza ad un unico destino di venditori della propria opera.

papa francesco 1

 

Finché la cronaca non me lo ha mostrato, della schiavitù dell'ultimo anello della catena editoriale non sapevo, ma il non sapere non è un diritto, è una condizione di minorità". Poi il dilemma: "Ora che so, come posso sottrarmi al semplice quesito: val la pena di scrivere storie con l'ardore delle migliori intenzioni che vorremmo ricche di bellezza e saggezza, l'utile bellezza, se poi per offrirle al lettore abbiamo bisogno del lavoro di schiavi?". Una domanda caduta nel vuoto, accolta da silenzio di molti colleghi.

 

"Mi rivolgo a Lei Santità" scrive dunque Maggiani "perché con tutto il mio cercare non riesco a vedere nessuna altra autorità morale che oltre ad avere alta voce è disponibile ad ascoltare, a chiedersi prima di giudicare, in nome di una fraternità universale di cui altrimenti non sento che considerare con supponenza e noia.

Grafica Veneta Spa

 

Tra le molte fatiche della Sua pastorale è compreso anche lo scrivere, io sono tra i molti suoi lettori, e mi permetto di dirLe che alcune delle sue "opere" le ho lette come grandi, affascinanti, sagge storie. Dunque, in qualche modo per una piccola parte della sua grande parte, siamo colleghi lavoratori della scrittura.

 

So bene che il suo lavoro di "scrittore" prende strade assai distanti dalla catena, la filiera, dove va a compiersi il mio, ciononostante ora Lei sa, e, in nome dell'indivisibile responsabilità che ci lega tutti quanti, mi permetto di farle carico della domanda a cui non ho avuto nessuna risposta: val la pena di produrre belle e sagge opere se per farlo abbiamo bisogno del lavoro degli schiavi?"

 

https://www.lastampa.it/topnews/tempi-moderni/2021/08/12/news/l-appello-al-santo-padre-dello-scrittore-maggiani-la-bellezza-e-le-catene-possono-stare-insieme-1.40591186/amp/

 

CARO MAGGIANI, LA CULTURA NON SI PIEGHI AL DIO MERCATO

Da "il Secolo XIX"

 

Maurizio Maggiani

Papa Francesco scrive allo scrittore Maurizio Maggiani, che gli ha indirizzato una lettera, pubblicata il 1° agosto nella sua rubrica domenicale sul Secolo XIX, sul tema della dignità del lavoro e delle azioni necessarie per "spezzare i meccanismi perversi dello sfruttamento".

 

La lettera di Maggiani muoveva dal caso dell'azienda Grafica Veneta di Trebaseleghe (Padova), dove le case editrici più importanti stampano libri di autori italiani e stranieri, anche con tirature record, basti pensare alla saga di Harry Potter di J. K. Rowling.

 

papa francesco

L'azienda è stata travolta da un'inchiesta per caporalato, con minacce, pestaggi e ritorsioni nei confronti di lavoratori pakistani, messe in atto da un'azienda che lavorava in appalto per il colosso della stamperia, con il coinvolgimento di due manager della stessa Grafica Veneta, ora agli arresti domiciliari.

 

Nei giorni scorsi i lavoratori accompagnati dai sindacalisti sono stati ricevuti in prefettura: obiettivo, creare un dialogo con l'azienda e consentire a chi sta collaborando alle indagini di ottenere il permesso di soggiorno e di mettere in atto un piano-casa per accogliere chi si è ritrovato senza stipendio.

 

La lettera di Papa Francesco a Maurizio Maggiani

Fabio Franceschi ospite a “Porta_a_Porta”. Grafica Veneta ...

Gentile Signor Maggiani, ho letto la sua lettera pubblicata il 1 ° agosto. Con coraggio, senza temere di provare vergogna, ha voluto commentare la notizia che tanti avrebbero taciuto: i suoi libri - e molti altri - sono stampati sfruttando il lavoro schiavizzante di diversi cittadini pakistani.

 

Così ha informato me e i lettori di questo paradosso e ha posto una domanda: "vale la pena produrre la bellezza grazie agli schiavi? "Sono rimasto colpito dalle sue parole. Lei non pone una domanda oziosa, perché in gioco c'è la dignità delle persone, quella dignità che oggi viene troppo spesso e facilmente calpestata con il "lavoro schiavo", nel silenzio complice e assordante di molti.

DOSTOEVSKIJ

 

Lo avevamo visto durante il lockdown, quando tanti di noi hanno scoperto che dietro il cibo che continuava ad arrivare sulle nostre tavole c'erano centinaia di migliaia di braccianti privi di diritti: invisibili e ultimi - benché primi! - gradini di una filiera che per procurare cibo privava molti del pane di un lavoro degno.

 

La questione che lei pone è forse ancora più stridente: persino la letteratura, pane delle anime, espressione che eleva lo spirito umano, è ferita dalla voracità di uno sfruttamento che agisce nell'ombra, cancellando volti e nomi.

 

Ebbene, credo che pubblicare scritti belli ed edificanti creando ingiustizie sia un fatto di per sé ingiusto. E per un cristiano ogni forma di sfruttamento è peccato. Ora, mi domando, che cosa posso fare io, che cosa possiamo fare noi? Rinunciare alla bellezza sarebbe una ritirata a sua volta ingiusta, un'omissione di bene.

 

La penna, però, o la tastiera del computer, ci offrono un'altra possibilità: quella di denunciare, di scrivere cose anche scomode per scuotere dall'indifferenza, per stimolare le coscienze, inquietandole perché non si lascino anestetizzare dal "non mi interessa, non è affare mio, cosa ci posso fare se il mondo va così?".

Grafica Veneta Spa

 

Per dare voce a chi non ha voce e levare la voce a favore di chi viene messo a tacere. Amo Dostoevskij non solo per la sua lettura profonda dell'animo umano e per il suo senso religioso, ma perché scelse di raccontare vite povere, "umiliate e offese". Sono tanti gli umiliati e gli offesi di oggi, ma chi dà a loro voce? Chi li rende protagonisti, mentre soldi e interessi spadroneggiano? La cultura non si lasci soggiogare dal mercato.

 

bergoglio con i fedeli brasiliani

Lei racconta, come ha scritto, "le storie dei silenti, degli ultimi e degli umili". Apprezzo questo e pure quello che ha scritto il 1 °agosto, perché non ha calcolato i suoi ritorni di immagine, ma ha messo nero su bianco la voce scomoda della coscienza. Di questo abbiamo bisogno, di una denuncia che non attacchi le persone, ma porti alla luce le manovre oscure che in nome del dio denaro soffocano la dignità dell'essere umano. È importante denunciare i meccanismi di morte, le "strutture di peccato".

 

Ma denunciare non basta. Siamo chiamati anche al coraggio di rinunciare. Non alla letteratura e alla cultura, ma ad abitudini e vantaggi che, oggi dove tutto è collegato, scopriamo, per i meccanismi perversi dello sfruttamento, danneggiare la dignità di nostri fratelli e sorelle. È un segno potente rinunciare a posizioni e comodità per fare spazio a chi non ha spazio. Dire un no per un si più grande.

fedor dostoevskij 9

 

Per testimoniare che un'economia diversa, a misura d'uomo, è possibile. Questi sono i pensieri che mi vengono dal cuore. Le sono fraternamente grato per aver attirato la mia attenzione su un grave problema dei nostri giorni, grazie per la sua denuncia costruttiva! E grazie a quanti fanno rinunce buone e obiezione di coscienza per promuovere la dignità umana.

 

Fraternamente,Francesco.

 

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