“MIO FIGLIO È FINITO NELLE FAUCI DI GRUPPI CRIMINALI CHE ADESCANO BAMBINI E ADOLESCENTI ONLINE” – PARLA LA MADRE DI FLAVIO SANTOIEMMA, IL 15ENNE ITALIANO DETENUTO DA OLTRE 70 GIORNI NEL CARCERE MINORILE DI COORS, A MALTA, CON L’ACCUSA DI PROCURATO ALLARME, ASSOCIAZIONE A DELINQUERE E DETENZIONE/DIFFUSIONE DI MATERIALE PEDOPORNOGRAFICO: “QUESTI CRIMINALI SI GUADAGNANO LA LORO FIDUCIA E POI LI PORTANO SU GRUPPI TELEGRAM CHE DIVENTANO TRAPPOLE. INONDANO I LORO CELLULARI DI MATERIALE VIETATO E ALLA FINE LI RICATTANO: LA ROBA CHE HAI SUL TELEFONINO È REATO; SE NON FAI QUELLO CHE VOGLIAMO NOI, LO DICIAMO AI TUOI E ALLA POLIZIA. SONO VIOLENTI, E QUELLO CHE VOGLIONO È VIOLENZA” – "A MALTA LUI È IL PRIMO CASO MA IN ITALIA SE NE CONTANO GIÀ ALCUNI. PENSO ALL’ACCOLTELLAMENTO DELLA PROF IN PROVINCIA DI BERGAMO..."
PERCHÉ È STATO ARRESTATO FLAVIO SANTOIEMMA? – IL 15ENNE ITALIANO, DETENUTO DA OLTRE 70 GIORNI NEL CARCERE MINORILE DI COORS A MALTA, È ACCUSATO “DI UNA VASTA SERIE DI REATI GRAVI”, TRA CUI PROCURATO ALLARME, ASSOCIAZIONE A DELINQUERE E DETENZIONE/DIFFUSIONE DI MATERIALE PEDOPORNOGRAFICO – LO HA RIVELATO IL MINISTRO DELL’INTERNO MALTESE, GLENN BEDINGFIELD – IL RAGAZZINO SAREBBE STATO ADESCATO DA UN GRUPPO ONLINE, TRAMITE IL VIDEOGIOCO “ROBLOX”, CHE GLI AVREBBE INVIATO MATERIALE PEDOPORNOGRAFICO, NAZISTA E SATANISTA, E POI LO AVREBBE RICATTATO MINACCIANDO DI DENUNCIARLO SE NON AVESSE ESEGUITO I SUOI ORDINI – A UN CERTO PUNTO, I PREDATORI GLI AVREBBERO DETTO “DEVI FAR SCATTARE UN ALLARME BOMBA NELLA TUA SCUOLA” (A MOSTA, CITTÀ CHE SI TROVA NEL CENTRO DELL’ISOLA), PORTANDO ALL'EVACUAZIONE DELL'EDIFICIO E AL SUO ARRESTO... https://www.dagospia.com/cronache/perche-e-arrestato-flavio-santoiemma-15enne-italiano-detenuto-70-giorni-482835
Estratto dell’articolo di Giusi Fasano per www.corriere.it
«Flavio l’ho visto oggi in videochiamata. È molto provato e più passano i giorni più è abbattuto. Ora che può vedere la tv ha sentito quello che si dice di lui in Italia e ha sentito l’intervento del ministero degli Interni di Malta che lo crede coinvolto in tutte quelle accuse... Sa che la situazione è difficile e delicata. Si sente come se fosse già stato condannato. Mi ha detto...»
[…] Daniela piange, tace qualche secondo e poi riprende. «Mi ha detto “mamma, la mia vita ormai è finita”. Lei ha idea di come può sentirsi una madre davanti a un figlio che pensa una cosa del genere?».
La voce di questa madre ci arriva da Malta, dove vive. Daniela (nata e cresciuta a Bari) è la mamma di Flavio, il quindicenne italiano in un carcere maltese dal 25 maggio. Contro di lui nove capi di imputazione che vanno dal procurato allarme all’affiliazione a un gruppo criminale internazionale di matrice terroristica, passando per la detenzione/diffusione di materiale pedopornografico.
Una montagna di accuse, l’una più grave dell’altra.
«Se ha qualche responsabilità non saremo certo noi a negarla. È giusto che le persone paghino se commettono errori. Ma lui non è che un ragazzino. È finito nelle fauci di gruppi criminali che adescano bambini e adolescenti online, sulle piattaforme dei videogiochi.
Giocano assieme a loro, usano il loro linguaggio, si guadagnano la loro fiducia e poi li portano su gruppi Telegram che diventano trappole. Inondano i loro cellulari di materiale vietato e alla fine li ricattano: la roba che hai sul telefonino è reato; se non fai quello che vogliamo noi, lo diciamo ai tuoi e alla polizia. Sono violenti, e quello che vogliono è violenza».
A Flavio hanno chiesto come prima prova di lanciare un finto allarme bomba a scuola, giusto?
«In realtà la chiamata dell’allarme è arrivata da un tizio che stava in Inghilterra. Flavio, a evacuazione avvenuta, ha solo pubblicato una foto su Instagram con le parole «bomb threat», cioè allarme bomba, per provare che in effetti l’evacuazione c’era stata. Arrivare a lui non è stato difficile, e quando hanno controllato il suo telefonino hanno trovato tutto quel materiale orribile...»
[…] Che cosa dice lui delle accuse?
«Che non è colpa sua, che è stato minacciato, costretto, manipolato. Ha fatto quel post sull’allarme a scuola convinto che poi lo avrebbero lasciato in pace. In un certo sento mi sono detta: menomale che tutto è scoppiato quando l’azione richiesta a mio figlio era una cosa da niente. Tremo al pensiero che avrebbe potuto arrivare a far male a qualcuno.
A Malta lui è il primo caso ma in Italia se ne contano già alcuni. Penso all’accoltellamento della prof nel Bergamasco... anche lì la Rete aveva manipolato la mente di un ragazzino. Io spero con tutto il cuore che la storia di Flavio diventi un punto di partenza per aiutare altri ragazzini come lui e per mettere fine a questo sistema».
Lei e suo marito non avete mai sospettato nulla?
«Avevamo notato negli ultimi mesi che lui si era molto chiuso. Proprio lui che ci abbracciava e baciava quando arrivavamo a casa, chiacchierava con noi, vedeva la televisione assieme a noi... All’improvviso è cambiato. Non era più lui, non dormiva più, era sempre attaccato al telefonino, specie di notte. Era sepolto vivo nella sua stanza e quando entravamo neanche ci guardava».
E che cosa avete fatto?
«Abbiamo provato a ragionare con lui ma ci rispondeva sempre: va tutto bene, non vi preoccupate. Abbiamo anche chiesto: non è che sei finito in qualche casino online? E lui: no, no, è tutto a posto. Adesso so che aveva paura. Allora abbiamo chiesto aiuto a scuola, abbiamo cercato di capire se il problema fosse lì, e proprio il giorno dell’arresto avevamo un appuntamento per portarlo da una psicologa». […]







